Il Bosco del Pere-Lachaise

Al cimitero di Parigi: dai sicomori ai pioppi attraverso i miti della morte e delle rinascite.

"Un libro è un grande cimitero ove su di un grande numero di tombe non si possono più leggere i nomi cancellati".
Così scriveva Marcel Proust nel Tempo Ritrovato. Marcel Proust è sepolto nel cimitero dell'Est di Parigi, al Père-Lachaise, nella 85a divisione, seconda traversa, vicino all'antico settore musulmano. Insieme a lui vivono il sonno eterno e l'eternità della fama altri grandi delle Lettere francesi: il poeta Apollinaire, lo scrittore Balzac, gli amori sconsolati tragici perenni di Abelardo ed Eloisa, il novelliere La Fontaine, Molière, Zola. La collina dei morti eccellenti di Francia è un bosco di densa vegetazione percorso da una fitta rete di sentieri tortuosi che attraversano il pendio e da viali lungo i quali steli, cippi, un dedalo di tombe, obelischi e cenotafi, marmi su cui si avvolgono i rampicanti. L'atmosfera richiama la sacralità di una necropoli la cui storia comincia da lontano: nel 1626 quando la comunità gesuita comprò una proprietà sul Mont Louis per farne una dimora di villeggiatura per preti. Durante la Pasqua del 1675, il Reverendo Padre François de La Chaise, confessore del re Luigi XIV, si fece prestare la dimora, dove passerà l'intera vita, per potere ricevere il suo re in piena libertà. Indipendente, intelligente, sagace, il Reverendo Padre diventò in poco tempo potentissimo. Sempre più ricca, nel contempo, diveniva anche la villa alla periferia di Parigi; un grande giardino alla francese venne portato a termine, poi l'orangerie, infine un magnifico verziere e un grande bacino per alimentare d'acqua il terreno. La Chaise riceveva sontuosamente a Mont Louis; Racine e Boileau gli facevano visita e anche tutti coloro che ritenevano, a torto o a ragione, che fosse in grado di agire sui destini della politica francese contando sull'influenza esercitata sul sovrano. Le memorie dei suoi fasti rimasero nel nome che fu dato nel 1804 al luogo quando venne trasformato nel Cimitero dell'Est di Parigi. Superbo cimitero giardino, subito ammirato, imitato, divenne il punto di riferimento di uno stile europeo di cimitero: così luminoso e orientato nella parte volta a mezzogiorno verso la valle della Senna. Dove ora sorge la cappella era il corpo della villa all'italiana; attualmente i parterre che occupavano troppo spazio, sono da lungo tempo scomparsi. La vita del cimitero più noto d'Europa, giardino sospeso sulla città di Parigi, mescola nelle sue zolle gli umori della vita e le trasformazioni della morte, il finire degli uomini nella perenne rinascita di alberi e fiori. Nel cimitero si possono contare fino a 12.000 piante: 500 olmi, forse tuie, come tutte le conifere simbolo di immortalità; i sicomori (oltre 200) con il cui legno gli Egiziani fabbricavano i sarcofagi. Le acacie, profumatissime e dalla verzura persistente, simbolo della vita che rifiuta di estinguersi; qualche centinaio di platani; uno dei più bei faggi di Parigi e dell'intera regione è posto lungo il cammino del Dragone. Anche cipressi, cedri, sofore, e il frassino, simbolo protettore e minaccioso ad un tempo, che secondo il mito, mette in fuga il serpente, cioè la tentazione, il pericolo, il peccato. Molta cura anche per i pioppi, qui voluti nel piano architettonico ottocentesco di Alexandre Théodore Brogniart a ricordo dell'Isola dei Pioppi dove i resti umani di J. Jacques Rousseau erano stati cremati, e per il valore simbolico della pianta. Foglie di pioppi coprivano la fronte di Eracle l'eroe che, sceso nel regno dell'al di là dopo aver vinto il mostro infernale Cerbero, ritornò trionfante sulla morte. li lato delle foglie rivolte verso la sua tempia rimase bianco, il lato rivolto all'esterno cupo come il fumo: la pianta celebra, infatti, la dualità di ogni essere, la comunione della vita con la morte, la sopravvivenza dopo la fatale frontiera. Piantato davanti alla soglia del regno dei trapassati ridava loro la speranza che avevano perduto insieme alla vita stessa. In senso opposto il pioppo annunciava la caduta di ogni attesa nel futuro segnalando rigido e diritto l'ingresso agli Inferi, proprio come le Eliadi, sorelle di Fetonte, che per la disperazione e il troppo pianto per il fratello caduto dal carro del Sole, si trasformarono in pioppi radicandosi al suolo. Pianta funeraria per eccellenza, esso rappresenta il ricordo più che la speranza, il tempo andato e le forze che trascinano indietro più che il futuro della rinascita, soprattutto l'idea di trasformazione come forza e istinto della natura.