Il Codice Forestale Camaldolese, la ricerca delle radici per lo sviluppo sostenibile

La secolare esperienza di gestione del patrimonio naturale da parte dei monaci benedettini camaldolesi. Il Codice Forestale Camaldolese e la biblioteca on line che raccoglie oltre otto secoli di documnti su come si coltivano i boschi�



“… se saranno gl’Eremiti studiosi veramente della solitudine, bisognerà che habbiano grandissima cura, & diligenza, che i boschi, i quali sono intorno all’Eremo, non siano scemati, ne diminuiti in nium modo, ma piu tosto allargati, & cresciuti”.
Eremiticae Vitae Regula a Beato Romualdo Camaldulensibus Eremitis tradita, Paolo Giustiniani, Camaldoli 1520.
Tradotta dal latino alla lingua toscana da Dom Silvano Razzi, 1575.

Oltre otto secoli di libri, fogli sparsi e lettere che racchiudono il sapere dei monaci Camaldolesi sulla foresta casentinese. Si tratta di tutte le loro conoscenze su come si gestiscono e si tutelano i boschi, che ora sono state raccolte e in parte digitalizzate.

Sono nati così il Codice Forestale Camaldolese (di quattro volumi cartacei) e una enorme banca dati on-line accessibile a tutti: una vera e propria biblioteca virtuale sulla conservazione del nostro patrimonio boschivo.

Il primo dei quattro libri del loro codice è da qualche mese disponibile e contemporaneamente, ha aperto ufficialmente i battenti anche la biblioteca on line con undici sezioni: sei sugli aspetti generali del progetto e sulla storia dell’ordine camaldolese, due su specifiche attività di progetto rivolte alla scuola e all’università, tre con informazioni sulle fonti, le abbazie e gli eremi camaldolesi.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Osservatorio Foreste INEA e il “Collegium Scriptorium Fontis Avellanae” e si propone il recupero, la valorizzazione e la diffusione del patrimonio storico-culturale della Congregazione Benedettina Camaldolese nella gestione secolare (dal 1027 al 1868) del territorio montano e delle sue risorse naturali. In particolare lo studio del materiale conservato nelle fonti camaldolesi edite e in altri numerosi documenti e atti, in gran parte ancora sconosciuti, conservati negli Archivi di Stato e in quelli privati, permetterà di recuperare il patrimonio di conoscenze acquisite nella gestione agricola e nelle utilizzazioni forestali dei territori Appenninici.

Non si tratta di un semplice studio rivolto al passato, bensì di un’opportunità per poter comprendere il senso profondo e le motivazioni che stanno alla base del rapporto uomo – ambiente inteso come fondamento etico essenziale per l’avvio di una politica nazionale, regionale e locale che riconosca il ruolo insostituibile svolto dagli operatori agricolo – forestali e artigianali della montagna italiana.
La prima idea progettuale nasce da Don Salvatore Frigerio, che come Presidente del Collegium manifestò nel 2002 (Anno Internazionale delle Montagne) agli Stati Generali della Montagna di Torino, l’intenzione di mettere al centro di una ricerca scientifica il patrimonio di conoscenze e testimonianze che la Congregazione Benedettina dei monaci Camaldolesi ha avuto con le risorse naturali nel corso dei secoli.
Il lavoro di digitalizzazione è stato svolto dall’Istituto nazionale di economia agraria (Inea) in collaborazione con il Collegium Scriptorium Fontis Avellanae. Finora sono stati portati in formato elettronico 195 documenti dal 1253 al 1935 per un totale di 1.896 pagine, digitalizzate presso l’Archivio storico dell’Eremo e Monastero di Camaldoli. Presso l’Archivio di Stato di Firenze dovranno ora essere digitalizzati altri dieci volumi suddivisi in 70 tomi per un totale di 14.156 pagine scritte dal 1001 al 1857.

www.codiceforestale.it