Il giardino privato di Roberto Burle Marx Il Sitio

Presentazione del volume il 4 febbraio presso la Facoltà di Architettura Università degli Studi di Roma Tre

Venerdì 4 febbraio , alle ore 18, presso l’aula Attavanti della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Roma Tre (Via della Madonna dei Monti, 40), nell’ambito del progetto “OPEN – Corso di Perfezionamento in Progettazione dei Parchi e dello Spazio Pubblico”, verrà presentato il volume di Giulio G. Rizzo, IL GIARDINO PRIVATO DI ROBERTO BURLE MARX IL SITIO. Sessant’anni della fondazione Cent’anni dalla nascita di Roberto Burle Marx, pubblicato per i tipi della Gangemi Editore.

Interverranno alla presentazione, insieme all’autore Giulio G. Rizzo, Francesco Cellini, Francesco Ghio, Franco Panzini e Franco Zagari. Con coordinamento di Annalisa Metta.

Un uomo, un luogo, un secolo: Burle Marx, il Sítio, il Novecento. Un documento e al tempo stesso una denuncia: questo è il libro di G. G. Rizzo, un lungo lavoro di ricerca, paziente e appassionata, condotta sempre su due piani: il primo legato alla vicenda personale di un'amicizia fra il protagonista e l'autore, e il secondo riferito allo studio svolto in modo sistematico e scientifico. Un metodo, non sempre consueto nel mondo dei libri sui "giardini" dove spesso l'inventiva e lo stupore tendono a prendere il sopravvento sull'analisi, appagandosi di gratificare il lato dell'immaginazione, la tavolozza dei colori e la pittoricità della descrizione per stabilire col lettore una complicità di cose non dette e, troppo spesso, non conosciute neppure da chi scrive. Rizzo ha affrontato coraggiosamente e senza esitazione la materia con assoluto rigore: riordinando le informazioni disponibili (e sono tante), verificandole nel tempo, analizzandole e, doverosamente, giudicandole. È l'applicazione di un metodo scientifico che non solo rende giustizia sia all'opera di Burle Marx e alla sua personalità, ma anche alla complessità e alla profondità della sua formazione.

Così il Sítio è stato costruito nel tempo ed è vissuto della quotidianità delle attenzioni di Burle Marx (la sua visita mattutina e serale) e dei suoi collaboratori: ogni pianta, ogni fiore, ogni sasso ha una sua logica e una sua ragion d'essere. Nulla è casuale, tutto è armonico. E come in un giardino perfetto il pensiero, il lavoro, la natura e lo spirito si mescolano con il disegno, le tecniche e le leggende, che trasmettono l'anima delle piante e la loro relazione ancestrale (vorrei dire biblica) con gli uomini. Un luogo così esige rispetto, deve essere tramandato nella sua interezza fisica e spirituale. Mai i termini di integrità e di autenticità – riconosciuti nella convenzione del Patrimonio dell'Unesco e definiti dalla convenzione di Nara – hanno trovato più appropriata collocazione così come la dizione "paesaggio vivente evolutivo", che riconosce i beni patrimonio dell'Umanità, può trovare campo di applicazione più coerente: per questo il problema della protezione del Sìtio merita i toni accorati e drammatici usati nel testo [Mariella Zoppi]

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