Il mondo micro del terreno (parte II)

Continuando il nostro viaggio nell’incantevole micromondo sotterraneo, si individuano saprofiti e fissatori dell’azoto.

Saprofiti. Sono il gruppo più cospicuo di microrganismi; si procurano il carbonio direttamente dalla decomposizione delle lunghe catene di sostanza organica morta. Tipici esempi di saprofiti sono i funghi nel legno deperito, i batteri ed i funghi presenti nel compost e nel primo strato di terreno delle foreste, alcuni azotofissatori, i lieviti del pane e molti altri ancora. Batteri benefici e funghi vivono sulla superficie delle radici capillari (rizosfera), solubilizzando alcuni elementi minerali, come il fosforo, da fonti minerali insolubili e rendendoli disponibili alle radici delle piante. Essi decompongono la materia organica, producono promotori di crescita per le radici, aumentano la struttura del suolo e a volte competono con patogeni agenti di malattie radicali. I microrganismi della rizosfera si riproducono in abbondanza perché le quantità di carbonio organico sono presenti nel suolo in quantità abbondante.

Fissatori biologici dell’azoto. L’aria è composta per l’80% da azoto. Nessun uomo, animale o pianta è in grado di usare direttamente l’azoto elementare. Per essere assimilato da qualsiasi forma vivente, dev’essere prima fissato, legandosi con altri elementi come l’idrogeno, l’ossigeno e il carbonio e poi venire utilizzato nella sintesi degli amminoacidi, peptidi, proteine ecc. L’azoto fissato, finisce nella catena alimentare di qualsiasi essere vivente. La fissazione dell’azoto è seconda per importanza solo alla fotosintesi. Solo alcuni microrganismi del suolo e gli actinomiceti possono fissare l’azoto atmosferico. Fondamentalmente sono tre i sistemi microbiologici coinvolti nella fissazione. L’azoto atmosferico può essere legato simbioticamente da noduli batterici radicali (principalmente Rhizobium spp.), presenti in più di 100 specie di leguminose erbacee e su alcune leguminose arboree (acacia, mimosa, glicine, robinia, ecc.).

Specifici actinomiceti (principalmente Frankia spp.) formano associazioni simbiotiche, con le radici di piante non leguminose come casuarine, eleagnus e ontani, anche attraverso alcuni batteri presenti nella rizosfera delle piante e alcuni batteri liberi nel suolo.

I batteri liberi nel terreno, sfruttano il carbonio della sostanza organica del suolo. Senza tutte queste fonti di carbonio i microrganismi non potrebbero fissare l’azoto. L’azoto fissato, dopo alcune trasformazioni biochimiche, è finalmente rilasciato nel suolo sottoforma di azoto ammoniacale o ione nitrato, per essere utilizzato dalle piante. I microrganismi detti “simbionti”, ottengono il carbonio di cui hanno bisogno, direttamente dall’associazione con l’ospite vivente. In questa unione, l’ospite non è danneggiato, ma cresce grazie ad un mutuo beneficio. Esempi di simbionti sono i batteri azoto fissatori (come visto in precedenza), i funghi micorrizogeni, vari microbi e alghe formanti i licheni.

 

Nei terreni urbani è quindi necessario ricorrere all’apporto artificiale di sostanza organica, di spore di funghi micorrizogeni e di altri microrganismi utili. L’uomo crea per gli alberi situazioni così artificiali e di difficile sopravvivenza che risulta di vitale importanza fornire aiuti biologici esterni e mirati. Un’alta intensità luminosa ed una buona fertilità del terreno accelerano la colonizzazione delle radici. Concimazioni ed annaffiature abbondanti, stimolando la crescita veloce delle radici con un basso contenuto di zuccheri, deprimono lo sviluppo di micorrize. E’ importante ricordare che l’introduzione artificiale di funghi micorrizogeni e batteri non stimola la crescita dell’albero, ma elimina gli inibitori di crescita. Questi partners benefici sono quindi, strumenti insostituibili per migliorare la sopravvivenza delle piante nei nostri suoli urbani difficili. Oggi è possibile disporre commercialmente di funghi micorrizanti, batteri benefici e sostanze biostimolanti; si può, quindi avere un aiuto artificiale, ma naturale, per ridurre le morìe da trapianto ed aumentare la vigoria di alberi maturi.

 




Ma quanti capitolati d’appalto prevedono l’impiego di tali sostanze e quanti operatori ne tengono davvero conto quando mettono a dimora un nuovo albero?


Vedi articolo: Il mondo micro del terreno (parte I)