Il verde di Burle Marx

 

La laguna amazzonica

Incontro del Rio Negro con il Rio Solimoes

Nel vasto Brasile non manca certo la varietà degli ambienti naturali: l'immensa foresta delle regioni amazzoniche, il grande mato solcato dal fiume più maestoso del mondo e dai suoi affluenti e da una fitta rete di igarapè, gli stretti canali che si insinuano in profondità nel manto vegetale; il cerrado degli altopiani centrali coperti di erbe ed arbusti; il sertao nordestino, dove solo la scarna vegetazione xerofita della caatinga riesce a sopravvivere alla tremenda aridità; la depressione dei Pantanal, inondata da dicembre ad aprile, ambiente ricchissimo della più bella fauna e flora brasiliana; la foresta pluviale atlantica, che si estende seguendo il litorale dal nord al sud dei paese; le foreste di conifere meridionali, caratterizzate soprattutto dalla presenza delle araucarie. Sono i tesori contenuti in questa grande diversità di ecosistemi che Burle Marx vuole conoscere quando scopre la sua insopprimibile vocazione per la botanica; i colori, le forme dei paesaggi naturali e della vegetazione diventano per lui tanto fonte continua di ispirazione quanto strumenti per l'attuazione delle sue fantasie creative.

Itamaraty Palace sede del Ministero degli Esteri

Cenni biografici
Dalla nativa Sao Paulo (4 agosto 1909) Burle Marx, nel 1914, si trasferisce con la famiglia a Rio de Janeiro dove viene avviato allo studio del canto; a diciotto anni si reca in Germania e durante il soggiorno biennale in quel paese visita l'orto botanico di Berlino che possiede una ricca collezione di piante della flora brasiliana. Resta affascinato dallo spettacolo esuberante delle piante tropicali e avverte con chiarezza il desiderio di conoscerle più profondamente. Rientrato in Brasile abbandona il canto e si iscrive alla Scuola nazionale di Belle Arti con l'intenzione di dedicarsi all'architettura, ma finisce con il scegliere la pittura su consiglio di Lucio Costa, l'urbanista di origine italiana che ha creato intorno a sé un circolo culturale modernista cui si avvicina anche Burle Marx. E' Lucio Costa ad invitare in Brasile il grande Le Corbusier per tenere delle conferenze che riescono ad entusiasmare gli architetti progressisti brasiliani già sensibili ai fermenti della "Bauhaus" d'oltreoceano. Tra la pittura e il giardinaggio la distanza è breve; dalla prima Burle Marx impara l'armonia delle linee nel disegno e i rapporti tra i volumi, affina la sua sensibilità ai colori, scopre le regole formali della composizione, insomma assimila i principi di un'educazione figurativa raffinata che gli saranno indispensabili quando creerà i paesaggi dei suoi giardini.

Cubismo ed astrattismo in architettura
Intensissima e varia è l'attività di Burle Marx come progettista di spazi pubblici e giardini privati; il suo modo di fare giardinaggio prevede la valorizzazione della flora autoctona, l'uso dei materiali locali tradizionali, un equilibrato rapporto con l'ambiente in cui le sue opere si collocano. Gli incarichi che gli vengono affidati sono delle autentiche sfide trattandosi spesso di interventi su larga scala da attuarsi in un ambiente di dimensioni amplissime ed esigua tradizione paesaggistica. Che si tratti della ristrutturazione, avvenuta a partire dagli anni Cinquanta, dei litorale di Rio de Janeiro, dalla spiaggia di Flamengo a quella di Copacabana, o che si tratti degli orientamenti forniti nel '72 per il piano paesistico della città di Ouro Preto, una meraviglia architettonica nelle montagne dello Stato di Minas Gerais dichiarata "Patrimonio dell'Umanità", per le sue bellezze naturali ed artistiche, Burle Marx affronta i problemi dei riassetto e dell'arredo con la sicurezza dei maestro colto e progressista che immagina e crea senza sforzo apparente rifiutando modelli estranei, esotismi ingiustificati. Egli propone gli elementi della natura brasiliana inseriti fra quelli architettonici sottolineando volutamente l'artificio che gli consente di ottenere una composizione saldata intorno a un motivo conduttore e ben lontana in verità da ogni pretesa di essere "naturale".

Brasilia: arredo urbano progettato da Burle Marx

Le sue opere rivelano l'influenza della sua particolare formazione artistica, riferentesi a cubismo e astrattismo, e del contatto con architetti ed urbanisti contemporanei di grande levatura come Oscar Niemeyer, allievo di Le Corbusier, e Lucio Costa. Con queste due personalità Burle Marx lavora negli anni Sessanta e Settanta alla costruzione di Brasilia, la capitale federale fatta nascere dal presidente Kubitschek sui nudi altipiani a cerrado del Brasile centrale con l'intento di realizzare un miracolo urbanistico di organizzazione e socializzazione, in parte tuttavia non riuscito. A lui viene affidata la sistemazione degli spazi soprattutto esterni ai palazzi governativi sorti lungo l'asse centrale della città, concepita nel suo insieme con una sagoma di aeroplano, nonché del verde delle quadras, i quartieri residenziali distribuiti nelle ali.

Itamaraty Palace

Un progetto del 1989 di Burle Marx proposto per l'esposizione internazionale di Osaka

Itamaraty Palace
E' del 1965, ad esempio, il progetto per il giardino del Palazzo degli Archi o di ltamaraty, sede dei Ministero degli Affari Esteri. Qui Burle Marx opta per un disegno astratto dello specchio d'acqua, che accoglie il movimento del cielo e l'immagine capovolta della facciata ad arcate nella sua superficie immobile e quasi dei tutto sgombra. In posizioni laterali sono collocati i contenitori per le piante quadrangolari, circolari o semicircolari, appena sporgenti dall'acqua come isole o anche sommersi per lasciar credere che le piante crescano liberamente (e infatti qualcuna si spinge oltre il limite per lei previsto). Le specie scelte sono sistemate sulle isole a masse con un'interessante armonizzazione delle tessiture verdi; le grandi foglie di Typhonodorum lindleyanum svettano sui loro fusti marroni, più morbido è l'effetto delle piume argentee della Cortaderia selloana, l'erba delle Pampas, spettinata la massa a nastri ricadenti dei Crinum asiaticum. L'atmosfera formale è accentuata dalla presenza sull'acqua della scultura bianca rotondeggiante, "La Meteora" di Bruno Giorgi, e del suo riflesso..
Sempre a Brasilia, durante i lavori di scavo per la costruzione dell'edificio destinato al Ministero dell'Esercito, erano state trovate delle formazioni cristalline di roccia che diventano il tema del progetto dei 1971 per il giardino triangolare antistante l'edificio oltre la larga strada. Burle Marx celebra i cristalli dei Brasile, famoso per la sua ricchezza di pietre preziose e semipreziose, con le forme geometriche dei monoliti di cemento a vista sistemati in cinque gruppi irregolari; qualcuno invece vedrebbe in essi un'eco dei giardini Zen giapponesi essenzialmente composti di pietra e acqua.

Ministerio do exercito

 

I blocchi di cemento emergono dal liquido immobile dei laghetto a profilo movimentato le cui rive sono fatte di ghiaietto e sabbia in contrasto con il verde delle piante acquatiche e di quelle raggruppate al bordo. Lo slancio dei "cristalli" neutralizza l'eccessiva piattezza del luogo così come l'acqua, sempre presente nelle creazioni di Burle Marx, dà profondità con il suo effetto specchiante. Le aiuole circostanti contengono macchie compatte di fiori coloratissimi, il blu della Plumbago, l'arancione della Lantana, il giallo dell'Allamanda. La pavimentazione è una composizione a mosaico lineare nei due colori del marrone e del beige. L'interesse di Burle Marx per la materia minerale si era già evidenziato nel giardino costruito intorno al Museo di Arte Moderna di Rio, dove delle colonne di granito si ergono sopra un letto rettangolare di pietre di fiume in un gradevole contrasto di tessiture.

Il Sitio
Burle Marx reperisce gli strumenti necessari per i suoi fini estetici nell'enorme patrimonio floristico del Brasile grazie a una ricerca continua ed amorevole. Non solo. Per approfondire il suo studio naturalistico nel '49 acquista con il fratello 80 ettari di terreno a qualche decina di chilometri da Rio, che diventano il suo "laboratorio" per conoscere le piante nelle loro esigenze ambientali e nel loro potenziale ornamentale. Il Sitio di Santo Antonio da Bica, così si chiama il laboratorio-residenza, si arricchisce via via di piante, anche rare, provenienti dalle varie zone del Brasile, per le quali si ricostruiscono i microclimi adatti; particolarmente notevoli sono le collezioni di orchidee, bromelie, Philodendron. Burle Marx compie numerose spedizioni nella foresta alla ricerca di nuove specie e per studiare le associazioni vegetali, vedere le piante nel loro contesto originario, ciò che gli permette di evitare errori di cattiva ambientazione quando le traspone nei giardini da lui progettati. La sua conoscenza diventa profonda; scopre persino delle specie non note, a cui i ciassificatori danno il suo nome in segno di omaggio (Anthurium burle-marxii Barroso, Philodendron burle-marxii Barroso, Vellotia burle-marxíi Smith ecc.), e il Sitio si trasforma presto in un punto di riferimento importante per botanici e paesaggisti.
E forse questo rapporto immediato con la natura e le gratificazioni che egli ne deriva che fanno diventare Burle Marx un difensore accanito della flora brasiliana. Attivissimo nella condanna della distruzione in atto delle foreste tropicali, mette in guardia dalla pericolosa smania di civilizzazione dei nuovi ricchi, si oppone ai disboscamenti che fanno spazio alla monocoltura, alle strade, agli stabilimenti industriali; è una voce tanto competente quanto spesso inascoltata quando segnala i danni irreversibili portati agli equilibri ecologici della natura. La sua lotta contro l'appiattimento, l'insensibilità paesaggistica, gli interessi privati, la distruzione viene volutamente ignorata (non è neppure invitato a partecipare al congresso mondiale tenuto a Rio de Janeiro nel 1992 per discutere i problemi ecologici del pianeta), nondimeno chi conosce il suo lavoro riconosce l'importanza del suo insegnamento e riesce a leggere in modo corretto i numerosi segni da lui lasciati nel paesaggio brasiliano.