Inquinamento: variopinte utili spie

Sulla collina di Agrigento prospicente il mare e rivolto a sud-ovest, verso l'abitato di Porto Empedocle, si erge maestoso un pino (Pinus pinea), chiamato il "Pino di Pirandello". Quest'albero, alto 20 metri, deve il suo nome al celebre drammaturgo siculo: cresce, infatti, presso la casa natale di Luigi Pirandello.
Già da vari anni, però, il pino mostra segni di sofferenza: la chioma, ampia ben 15 metri ed un tempo rigogliosa, è ora assai ridotta e con branche spoglie di aghi, deperite e rinsecchite. Accurati esami hanno verificato un danno dovuto sia ad agenti atmosferici marini, come la salsedine, sia alle industrie locali i cui fumi investono l'albero per buona parte dell'anno.
Tanti altri meno illustri ma altrettanto preziosi pini delle più belle zone costiere italiane soffrono a causa dell'inquinamento atmosferico. Molti pini della Toscana, ad esempio, sono soggetti ad una grave forma di deperimento dovuta all'azione fitotossica degli aerosol marini inquinati da tensioattivi. Questi, infatti, contenuti nei detergenti sintetici in commercio, raggiungono il mare toscano attraverso i corsi d'acqua rimanendo in superficie, come una sottilissima pellicola.
Poi, dopo essere entrati nella composizione degli aerosol trasportati dai venti, si depositano sugli aghi dei pini. Sono questi tensioattivi che facilitano la penetrazione e l'accumulo dei sale e che provocano il dissolvimento dei sistema fíbrillare – ceroso degli stomi, nonché la degenerazione dei cloroplasti.
Non solo i pini, ma tante altre piante ornamentali, dalle fragranti fresie ai vigorosi platani, rappresentano per l'uomo dei preziosi "campanelli d'allarme". Fiori ed alberi costituiscono delle utili "spie" che informano, proprio per gli effetti nocivi prodotti su di esse, che l'aria è inquinata da sostanze nocive anche alla nostra salute.

Alcune precisazioni
Prima di fare la diretta conoscenza con alcune di queste piante "spia", scelte fra i fiori e gli alberi a noi più famigliari, è bene chiarire alcuni concetti relativi al complesso fenomeno dell'inquinamento atmosferico, responsabile di vere e proprie malattie della vegetazione, contraddistinte da specifiche sintomatologie e da un decorso benigno o maligno.
Si tratta, quindi, di malattie abiotiche, i cui agenti patogeni non sono funghi, virus, batteri, insetti, ecc., ma sostanze chimiche (composti di zolfo, cloro, fluoro, idrocarburi, ossidanti, ecc.), la cui concentrazione e persistenza è tale da risultare appunto nociva. Non dimentichiamo, tuttavia, che anche certi composti normali della atmosfera, come l'etilene, possono diventare inquinanti quando la loro concentrazione è maggiore di quella ordinaria.
Le risposte delle piante che vivono in un ambiente atmosferico inquinato sono estremamente variabili, poiché dipendono da numerosi fattori, tra cui tipo e concentrazione dei tossico, parametri climatici e caratteristiche genetiche dell'organismo vegetale interessato.
Le piante-spia, gli utili indicatori di inquinamento atmosferico di cui ci occupiamo, sono quelle che per la loro sensibilità a determinati composti manifestano specifiche sintomatologie anche in presenza di concentrazioni relativamente basse della sostanza tossica. L'attenta osservazione della vegetazione ornamentale che ci circonda, dal "Pino di Pirandello" alle foreste costiere, così come di fiori, arbusti ed alberi in città, lungo le autostrade e soprattutto nelle zone suburbane industriali, può essere utile anche a capire di quale inquinante si tratta, quale ne è la fonte e l'entità stessa dei fenomeno (Fig. 1).

(Fig. 1) – Le raffinerie di petrolio, come queste di Ravenna, costituiscono delle pericolose fonti antropogenetiche di inquinamento atmosferico

Piante-spia
Le risposte delle piante ornamentali alla presenza di inquinanti atmosferici si traducono in alterazioni di forma e di colore, su foglie e fiori, che sulle piante-spia sono alquanto specifiche e facilmente diagnosticabili.
Il gladiolo, ad esempio, pianta-spia per eccellenza del fluoro, manifesta trascolorazioni di tonalità bianco-avorio nelle cultivars a fiore bianco e di tonalità bruno-scura in quelle a fiore colorato (Fig. 2). Se invece nell'aria sono presenti i composti dello zolfo, le sue foglie evidenziano striature internervali, collassate, con sbiancamenti e necrosi che dall'apice si estendono man mano a tutto il lembo fogliare (Fig. 3).

(Fig. 2) – Il gladiolo 'Snow princess' è pianta-spia per eccellenza dei composti del fluoro; i sintomi appaiono sulla parte apicale delle foglie sottoforma di ampie zone necrotiche

(Fig. 3) – Striature internervali e collassate, sbiancamenti e necrosi che dall'apice si estendono man mano a tutto il lembo fogliare, indicando che l'aria è inquinata da composti dello zolfo. La preziosa "spia" è il gladiolo

Analogamente la fragrante freesia manifesta disseccamenti e maculature dei petali (Fig. 4), mentre le foglie del pelargonio appaiono necrotiche nelle zone marginali del lembo (Fig. 5).

(Fig. 4) – Gli effetti dello zolfo atmosferico sulla fresia consistono in disseccamenti e maculature sui petali

(Fig. 5) – Sempre lo zolfo causa disseccamento marginale su foglie di pelargonio

Oltre al gladiolo, anche l'iris rizomatoso è molto sensibile ai composti dei fluoro. Le macchie necrotiche poligonali che compaiono su questa pianta ornamentale, attualmente molto utilizzata per decorare i giardini dei centri abitati (è il famoso giaggiolo o iris di Firenze), sono spesso confuse con quelle causate da infezioni batteriche, fungine o virali (Fig. 6).

(Fig. 6) – L'iris rizomatoso o giaggiolo è molto sensibile al fluoro, come dimostrano queste aree necrotiche sulla parte distale delle sue foglie

Per avere conferma che l'agente eziologico sia proprio il fluoro, potremmo osservare se, nelle immediate vicinanze, crescono dei tulipani, piante-spia per eccellenza di questo inquinante atmosferico, e se le loro foglie appaiono deformi e con necrosi nella porzione distale. In mancanza di tulipani indirizziamoci verso le conifere. Clorosi, ingiallimenti e necrosi rosso-brune degli apici degli aghi, riduzione di sviluppo dei germogli ed aspetto cespuglioso delle piante: queste le "informazioni" che il pino (P. poderosa e P. strobus) (Fig. 7) e l'abete (Fig. 8) possono fornirci per segnalare un inquinamento da fluoro.

(Figg.7-8) Il pino e l'abete sono piante-spia per i composti del fluoro: il sintomo tipico è la necrosi della porzione terminale degli aghi

Altra pericolosa sostanza per gli effetti nocivi che produce sulla vegetazione ornamentale è il cloro; ma, fortunatamente, gli inquinamenti dai suoi composti sono rari ed accidentali. In ogni caso, margherita, papavero, fiordaliso, zinnia, girasole, rosa e tulipano sono molto sensibili al cloro, così come lo è il filodendro le cui foglie mostrano necrosi apicali delimitate da un margine clorotico di qualche millimetro (Fig. 9).

(Fig. 9) – Questa foglia di filodendro mostra l'effetto dell'inquinamento atmosferico da parte dell'acido cloridrico: necrosi dell'apice

Dalle informazioni ai fatti
Se fiori ed alberi ci informano che l'atmosfera è inquinata non restiamo insensibili: consideriamo che anche noi respiriamo la stessa aria ricca delle sostanze tossiche artefici delle malattie riscontrate su di essi. Utilizziamo poi le informazioni delle piante-spia per sciegliere la vegetazione ornamentale più consona all'ambiente. Esistono, infatti, per ogni inquinante, delle piante "tolleranti", nel senso che mantengono inalterato il loro aspetto estetico e quindi decorativo anche in presenza di elevate concentrazioni dei tossico. Ad esempio sono "tolleranti" o "resistenti" ai composti solforici: acero, cedro, lillà, ligustro e tiglio; a quelli del fluoro: begonia, camelia, crisantemo, frassino, ligustro, platano, quercia, salice, sambuco, tiglio, ecc.; ai composti del cloro: geranio, rododendro, mughetto, garofano, abete rosso e pino nero.
Molte di queste piante, adeguatamente collocate nelle zone ove più concentrate sono le fonti di inquinamento (raffinerie, fabbriche, inceneritori, ecc.) potranno non solo creare dei preziosi polmoni di ossigeno, ma svolgeranno, proprio perché in grado di assorbire e metabolizzare le sostanze nocive, una preziosa attività detossificante dell'aria.

Inquinamento atmosferico e vegetazione (A. Mezzetti et al., 1987) edito a cura dell'istituto di Patoloaia vegetale di Bologna.