Insetti: Metcalfa pruinosa

 

Forte attacco di Metcalfa pruinosa su vegetazione di Ampelopsis (vite americana). Si noti la presenza sulla pagina inferiore fogliare di neanidi ricoperte da secrezione cerosa e di giovani adulti lungo il rametto.

Elevata presenza di adulti non più giovani, lungo il rametto ed i piccioli fogliari di Acer negundo.

Descrizione dell'insetto
E' un organismo appartenente all'ordine dei Rincoti, sottordine Omotteri, famiglia Flatidae, il cui nome specifico è Metcalfa pruinosa (Say, 1830). La sua introduzione in Italia è piuttosto recente, tanto che viene segnalato per la prima volta, attorno al 1980.
L'insetto assomiglia nella forma adulta alle varie cicadelle presenti un po' dovunque. La forma dell'adulto che si presenta coriaceo e robusto è tipica triangolare con le ali trapezoidali, tenute quasi verticalmente durante il riposo, tanto da fare assumere all'insetto nell'occasione, un aspetto assottigliato ed appiattito.
Il colore del corpo, molto tenue subito dopo la metamorfosi, è di un grigio-brunastro più deciso dopo qualche giorno, tempo necessario per permettere all'insetto di irrobustire i tegumenti che presentano variegature e sfumature più chiare.
La lunghezza del corpo, a sviluppo completato, è di circa 7-8 mm e la posizione che gli adulti assumono, cominciando dalla fine del mese di luglio, epoca in cui si notano di solito i primi sfarfallamenti che proseguono più massivamente in agosto, è di regola orientata su file quasi allineate, lungo l'asse dei rametti più giovani e dei germogli delle piante ospiti.
Questi adulti si muovono rapidamente se disturbati e sono molto atti al salto ed al volo, con possibilità di compiere spostamenti di una certa rilevanza che gli permettono di cambiare rapidamente posizione e di rifugiarsi anche sotto ripari in muratura o addirittura all'interno delle abitazioni, durante i momenti avversi dal punto di vista climatico.
 

Rametto di olmo, infestato da varie forme di Metcalfa pruinosa.

Rametto e foglie di Lagerstroemia, infestati in modo evidente dall'insetto, in diverse fasi di sviluppo.

La riproduzione
Verso la fine dell'estate (settembre ed oltre) e sembra con maggiore preferenza nelle ore serali o notturne, si hanno gli accoppiamenti degli adulti, cui seguono a poca distanza le ovideposizioni da parte delle femmine. La deposizione delle uova sembra avvenire di preferenza in posizione isolata ed in modo casuale, sulla zona corticale dei rametti, fra le varie screpolature presenti, mediante un organo particolare chiamato ovopositore, con il quale le uova vengono infisse nei tessuti.
A questo punto, appare chiaro che l'insetto passerà l'inverno proprio sotto forma di uova, molto protetto e quindi poco vulnerabile e rintracciabile.
Le uova di colore bianco translucido e forma allungata (mm 1 x 0,5), cominciano ad aprirsi (fase di schiusura), già in qualche caso, dal mese di maggio inoltrato e sembrano avere una schiusura molto scalare che aumenta nel mese di giugno, fino a culminare in luglio, tanto da potersi riscontrare giovanissime neanidi, ancora fin verso la metà di luglio ed anche oltre.
In questo periodo (maggio-luglio), si notano le presenze di giovani neanidi che compiono subito una muta e si portano di preferenza sulle pagine inferiori fogliari o lungo i teneri germogli. Esse presentano all'inizio un colore molto chiaro, quasi biancastro che si evolve in poco tempo al verdastro e si trovano avvolte da una sostanza cerosa biancastra molto evidente che ne permette una facile identificazione. Anche in questa fase, l'insetto è molto mobile e salta facilmente se viene disturbato.
Solo nel mese di luglio, si possono notare presenze contemporanee di neanidi e di adulti che si originano dalle neanidi dell'inizio estate. Dal mese di agosto, si notano soltanto adulti che a volte invadono completamente la vegetazione e saltano da una parte all'altra delle piante.
L'insetto compie una sola generazione all'anno e vive in prevalenza a spese di numerose piante arboree ed arbustive, denotando una notevole polifagia.

Piante ospiti dell'insetto
Le specie preferenziali dell'insetto sono anche erbacee come le viole, il trifoglio, l'erba medica e l'ortica, ma in prevalenza le intestazioni più frequenti si sono verificate sulle  piante da frutto, su piante arbustive e cespugliose o arboree spontanee o piantate nei giardini.

Anche l'agrifoglio può essere infestato dall'insetto che nel caso specifico si presenta ancora in forma contenuta.

Infestazione in fase iniziale di Metcalfa pruinosa su pianta di pittosporo. Le operazioni di difesa in questa fase, possono risultare ancora di buona efficacia.

Le zone di diffusione
Le condizioni migliori di sviluppo da parte dell'insetto, si sono sempre riscontrate nelle zone più trascurate, ove si trovano incolti ricchi di arbusti, tanto che in modo evidente, gli attacchi si notano lungo le recinzioni di case, di parchi e giardini, nelle siepi e nei tratti di vegetazione più nascosti che rappresentano in molti casi, il serbatoio di conservazione per l'insetto ed il punto di partenza per altre infestazioni.
Il suo areale di diffusione, nei pochi anni del primo ritrovamento descritto per l'Italia (Zangheri-Donadini, 1980), è già rappresentato da un vasto territorio che comprende il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l'Emilia-Romagna, la Toscana, il Lazio e sembra in fase di ulteriore estensione.
Questa possibilità e avvalorata dal fatto che l'insetto si adatta molto bene a, diversi tipi di piante ospiti, tanto da trovare praticamente ovunque il materiale su cui nutrirsi e moltiplicarsi.
Inoltre, nei nostri territori, non sembrano ancora esistere, almeno in misura sufficiente gli insetti antagonisti che nei luoghi di origine del parassita (America settentrionale e centrale) tendono a limitarne notevolmente le intestazioni.
Tra questi, con la speranza si possa instaurare quanto prima la loro presenza, per definire un rapporto di antagonismo e determinare un possibile contenimento del fitofago in tempi non troppo lunghi, si citano alcuni lmenotteri, tra cui il Drilnide Psílodryinus typhlocybae.

Metcalfa pruinosa in consistente attacco su siepe di biancospino. L'aggressione consistente è favorita dalla fittezza della vegetazione e dalla trascuratezza a livello manutentivo.

Possibilità di difesa
Al momento attuale, le possibilità di difesa contro l'insetto descritto, sono purtroppo molto scarse.
Come già ricordato, registriamo l'assenza quasi totale di antagonisti che potrebbero comunque instaurarsi, tenendo conto di altri casi piuttosto simili, già verificatisi nel passato come quello del parassita oofago Polynema striaticorne che a seguito della sua acclimatazione e diffusione, ha fatto registrare un buon successo contro il fitofago Rincote Omottero Membracide, Stictocephala bisonia (Vidano, 1966-1968).
La rapida diffusione della Metcalfa pruinosa, non ha ancora permesso un vero approfondimento delle conoscenze sul fitofago e tanto più l'impostazione di prove di lotta e di valide strategie di difesa degli attacchi dell'insetto.
Stante comunque la sua effettiva limitata dannosità, soprattutto consistente in rallentamenti nella crescita dei germogli o nella riduzione di alcune fioriture, accompagnate da effetti in ordine estetico-ornamentale, a cui si può aggiungere la formazione di fumaggine sulle secrezioni liquide ed un certo fastidio determinato anche all'uomo dalla loro massiccia presenza, non sembra opportuno, almeno per ora insistere su mezzi di lotta, specialmente di natura chimica, poco conosciuti nei loro effetti e forse anche poco efficaci, eseguiti con ogni probabilità e sicuramente in diversi casi, in momenti di scarsa vulnerabilità dell'insetto.
A mio parere, almeno per ora, le operazioni che possono dare al riguardo qualche risultato positivo, sono rappresentate da tutte le pratiche agronomico-meccaniche tendenti a mantenere libera dalle principali piante ospiti dell'insetto e soprattutto da quelle di natura infestante, la zona che si vuole salvaguardare o su cui si tende a ridurre le infestazioni già presenti in forma ancora contenuta.
La eliminazione di rovi e di altre arbustive infestanti, specie nelle zone di recinzione di giardini e di parchi o nei tratti più nascosti od in abbandono da tempo e specialmente dei rami più giovani di ogni pianta ospite, rappresenta un deterrente alla diffusione dell'insetto, sia per l'eliminazione di materiale già infestato e probabilmente carico di uova già deposte, sia per la costituzione di nuovi ambienti contrari alla funzione di serbatoi di conservazione e quindi meno adatti allo sviluppo ed alla diffusione dell'insetto in parola. Ovviamente, l'importanza di queste operazioni aumenta quando si tratta di ambienti ricadenti in ambito di aziende produttrici di piante da riproduzione, come nel caso dei vivai.
Comunque, il ricorso a mezzi di difesa chimica, appare quasi sempre il mezzo risolutore in assoluto di ogni problema fitosanitario.
Già più volte abbiamo cercato di dimostrare la perlomeno ambigua validità di questo concetto troppe volte divulgato in modo superficiale ed alquanto generalizzato.
Nel caso di Metcalfa pruinosa, occorre innanzi tutto ricordare che nella fase di ovatura (ottobre-maggio), la vulnerabilità dell'insetto appare del tutto trascurabile e quindi risulta inopportuna ogni forma di intervento chimico rivolto contro le uova.
Le neanidi in fase di sviluppo e gli adulti, appaiono pure difficilmente vulnerabili, perché si spostano rapidamente e sono raggiungibili con difficoltà, specie con interventi insetticidi di auspicabile moderata tossicità. Pertanto, il momento di massima vulnerabilità dell'insetto, si verifica quando dalle uova cominciano a schiudere le neanidi o quando esse sono ancora molto giovani e cioè dall'inizio di giugno fino a luglio.
In questi periodi vengono consigliate abbondanti irrigazioni alle chiome che tendono a far rimuovere e quindi a ripulire le piante, dalle più giovani e delicate forme dell'insetto e/o dalle iniziali formazioni di melata e di protezione cerosa.
Solo in questo momento e nelle aziende di produzione vivaistica o sul verde territoriale pubblico e privato in cui l'insetto si sia diffuso creando problemi di vera dannosità, può essere consigliato il ricorso ad interventi antiparassitari, tenendo conto comunque di evitare i periodi di fioritura delle piante ospiti ed in ogni caso la presenza di api o di altri insetti pronubi, attratti dalla secrezione di melata, prodotta dagli insetti già in fase trofica.
Gli eventuali interventi con prodotti chimici, sono per il momento consigliabili solo nei casi sopracitati, eseguendoli di buon mattino ed indirizzando le irrorazioni contro le pagine inferiori fogliari già ben aperte.
I prodotti più adatti allo scopo e che sembrano dare al momento i risultati migliori, sono da cercare tra quelli contenenti i seguenti principi attivi tuttora in commercio: acefate, amitraz, dimetoato, endosulfan.
Gli interventi citati, a causa della schiusura fortemente scolare delle uova, dovranno essere ripetuti con frequenza, previa osservazione sulla effettiva presenza delle giovanissime neanidi e sempre in attesa di maggiori acquisizioni sia riguardo le abitudini dell'insetto, sia in rapporto ad una migliore organizzazione delle operazioni di difesa.