Ippocastano

IPPOCASTANO

Nome scentifico:

Aesculus hippocastanum

Nome italiano:

Ippocastano, castagno dell'india

Famiglia:

Hippocastanacee

Distribuzione: E' una specie spontanea solo nella penisola balcanica (Albania, Grecia settentrionale, Bulgaria) dove forma estesi boschi puri o consociati con querce e aceri. Introdotto in Europa centrale a metà del 1500 si è prontamente adattato e si è largamente diffuso con la coltivazione. In Italia è ampiamente usato come albero da ombra per alberature stradali, nei parchi e nelle piazze, più frequente nel Nord e nel Centro.

Portamento: Chioma rotondeggiante o a forma di cupola alta e densa, con un diametro che può raggiungere i 10-12 m, fusto poco allungato e diritto, cilindrico e maestoso, con branche principali poco ramificate ma robuste, rami secondari ricurvi verso il basso, quelli giovani sono pelosi, grigi o bruno-rosa.

Sviluppo: Albero non molto vigoroso di lento accrescimento, può in ogni caso raggiungere e superare i 25 metri di altezza, non possiede una eccezionale longevità (150-300 anni).

Habitat: E' una specie di facile adattabilità, diffuso nelle zone pianeggianti e in quelle montuose (fino a 1.500 m sulle Alpi) lo si può trovare frequentemente isolato, o in filari. E' una specie mesofila tendenzialmente sciafila. E presente allo stato spontaneo solo nei boschi balcanici e del Caucaso consociato ad altre essenze a foglia caduca come querce, frassini e aceri.

Terreno: Predilige terreni umidi e ben drenati, teme l'aridità ed è per questo che vegeta meglio in terreni profondi, fertili e soffici, non eccessivamente argillosi, si tratta tuttavia di una specie assai rustica; estremamente adattabile a quasi tutti i tipi di suolo.

Corteccia: E' in un primo tempo grigia liscia e sottile, con ramuli bruni e pelosi, successivamente si scurisce e si fessura desquamandosi longitudinalmente con l'età, in piccole placche grigio-nerastre.

Legno: E' poco pregiato, non molto flessibile, di colore bianco tendente al giallognolo, è leggero e tenero, poco durevole, per queste motivazioni non trova numerosi impieghi commerciali, utilizzato scarsamente solo per piccoli lavori artigianali o come combustibile.

Radici: L'apparato radicale è costituito da radici molto espanse, che costituiscono in superficie una fitta trama. Assume uno sviluppo volumetrico molto esteso e abbastanza superficiale, e quindi può determinare danni a strutture fisse, come manufatti in muratura e manti stradali.

Importanza ambientale: una specie scarsamente utilizzata in selvicoltura, ma è ampiamente impiegata per la creazione di viali e parchi nelle nostre città; allo stato spontaneo è poco presente e costituisce quasi una rarità.

Foglie: Sono palmate, composte da 5-7 foglioline sessili di forma obovata-lanceolata più larghe all'apice, sorgono tutte dallo stesso punto sul picciolo scanalato, lungo e verde-giallo. Le foglie sono caduche, opposte e molto ampie, con margini irregolarmente dentellati e nervature molto pronunciate, di colore verde intenso sulla pagina superiore, più pallide inferiormente, dapprima con pelosità rugginosa verso la base, successivamente glabre. In autunno cadono abbastanza precocemente dopo essere diventate di un bel giallo aranciato; quando cadono lasciano una caratteristica cicatrice a ferro di cavallo sul ramo.

Fiori: Sono zigomorfi ed ermafroditi, con calice tubuloso-campanulato a 5 lobi, lunghi circa due centimetri, hanno una corolla a 5 petali bianchi e frangiati con una macchia rosa o giallastra alla base. Sono riuniti in grandi infiorescenze erette di forma piramidale, molto appariscenti (racemi multiflori terminali), lunghi da 20 a 30 centimetri, fioriscono da aprile a maggio.

Resistenza: Ottima al freddo, alle nebbie, al vento ed alla neve, teme però le gelate tardive ed è molto sensibile all'inquinamento atmosferico. Presenta una buona resistenza alla aridità del suolo, ma teme quella dell'atmosfera e l'ombreggiamento. Può subire danni da patogeni di origine vegetale quali carie del legno o marciumi radicali, dovuti soprattutto alle potature e agli urti subiti, viene inoltre gravemente attaccato da un fungo che provoca maculature fogliari abbastanza estese (Cuignardia aesculi) e da un insetto (Cameraria ohridella)  che impone trattamenti preventivi.

Frutti: Sono capsule sferoidali, coriacee, giallo-verdognole, ornate da brevi e flessibili aculei, aprendosi in valve, lasciano uscire da uno a quattro semi simili a castagne. I frutti sono acheni tondeggianti lucidi e di colore bruno rossiccio, con un grande ilo grigio e opaco alla base. I frutti non sono commestibili per l'uomo, ma vengono utilizzati da vari animali. La maturazione dei frutti avviene da settembre ad ottobre inoltrato.

Varietà: La reperibilità sul mercato vivaistico di questo albero è ottima, sia per quanto riguarda la disponibilità di giovani piante sia per la ricerca di esemplari di notevoli dimensioni. Tra le più frequenti varietà di Ippocastano possiamo ricordare Aesculus pavia (si tratta di una specie nord americana con fiori rosso porpora), Aesculus x carnea (ibrido tra l'ippocastano e l'A. pavia, avente infiorescenze rosate).