La dinastia Brueghel

Fino al 29 luglio, la bottega fiamminga attiva tra XVI e XVI secolo è in mostra a Villa Olmo a Como con 70 dipinti e 30 fra disegni e grafiche. E con loro un Bosch

 

 

Colori, bellezza e persino profumo, che pare di sentire, chiamano apine, zanzarone, mosche, libellule: è il mondo dei Brueghel, che profuma le stanze di Villa Olmo fino al 29 luglio.

Un tripudio di fiori quello di Jan Brueghel il Vecchio, soprannominato ‘dei Velluti’ per la resa quasi tattile dei suoi soggetti, e di suo figlio Jan il Giovane che si distinsero particolarmente nelle composizioni floreali.

I due botanici della pittura riempiono i loro quadri di specie perfettamente individuabili. In una natura morta, Jan dei Velluti ne riproduce ben 58. E la natura non lussureggia solo in vasi di vetro luccicante o in ceste perfettamente impagliate nel colore, ma anche nei boschi di Anversa carichi di frutti e abitati da sacre famiglie e allegorie accompagnate da una folla di animali usciti dai bestiari medievali.

È una ricerca dei tipi più curiosi che vivono in aria, terra e acqua: ipappagalli immancabilmente fiammeggiano rossi in cielo, mentre tacchini e struzzi li guardano dal basso insieme con scimmiette (nei bestiari, associate a concetti di male e peccato) che si contendono il primo piano con umili (nel senso etimologico del termine) ricci spinosi,procioni, scoiattoli o maestose tigri, leoni, leopardi giunti da terre lontane tra cinghiali, capre, mucche che con i loro occhioni languidi guardano i nuovi arrivati, decisamente troppo aggressivi per i loro gusti.

Anche i pesci rivendicano la loro presenza e, approfittando dei trasparenti flussi correnti, fanno mostra di loro, rinunciando a rimanere sott’acqua. I più strani, poi, si esibiscono fieri, come lo scorfano che rosso se ne infischia della sua bruttezza e si spinge incontro allo spettatore, o il pesce palla che, pur lasciando intravedere inquietanti tratti umani grossolani, sfoggia la sua silhouette.

Jan Van Kessel il Vecchio, dal canto suo, mette in mostra la sua collezione di farfalle in olio su marmo bianco o rame.

E in questa folla fauno-floristica dov’è l’uomo comune? La sua presenza è suggerita dalla città che con precisione certosina si innalza azzurra sui fondali in un lavoro miniaturistico tutto da seguire nel dettaglio.

Si fa protagonista con Pieter Brueghel il Vecchio che in mostra vediamo attraverso le riproduzioni del figlio Pieter Brueghel il Giovane, fratello di Jan il Vecchio.

Nel villaggio che qualcuno identifica con Pede Sainte Anne, si diverte spensierato a pattinare sul fragile fiume ghiacciato, sottovalutando che le trappole che egli ha preparato per gli uccelli potrebbero prefigurare una sorte condivisa, imposta dalla natura matrigna pronta a vendicarsi per il torto fatto subire ai suoi figli alati.

Festeggia all’aperto le nozze di due popolani in un’atmosfera che tiene ben lontana da sé ogni morigeratezza. Ed ecco che coppie si baciano o ballano appassionatamente, uomini bevono smodatamente, altri non nascondono la loro eccitazione al contatto con le belle contadine.

L’unica che non sembra divertirsi è la sposa seduta al banchetto nuziale, allestito sotto il drappo con la corona.

E non se la devono passare meglio gli adulatori che strisciano dentro al sedere di un gigante di manica (in realtà una sacca) larga raffigurato in un tondo che rende ancora più vorticoso questo procedere in un abisso che è morale.

Il male è protagonista anche de I sette peccati capitali di Hieronymus Bosch, per la prima volta in Italia, dipinto attorno al quale ruota il percorso della mostra; Bosch fu maestro e punto di riferimento stilistico di Pieter Brueghel il Vecchio.