La Mimosa e la Festa della Donna

Le origini della Festa della Donna

L'istituzione dell'8 marzo come giorno della Festa della Donna è di origine controversa, anche se è abbastanza attendibile che sia legata ad un incendio in fabbrica in cui morirono molte donne. Alcuni lo fanno risalire al 1908, quando a New York le operaie dell'industria tessile Cotton insorsero per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare; dopo alcuni giorni di manifestazione il proprietario chiuse le porte dell'edificio e fece appiccare un fuoco. Tra le fiamme morirono tutte le 129 operaie. Altri ritengono invece che sia da ricondurre all'incendio, non doloso ma causato dalle condizioni della struttura, della fabbrica newyorkese Triangle Shirtwaist Company produttrice di camice, che nel 1911 provocò la morte di 146 persone. Altra data è quella dell'8 marzo del 1917, quando a San Pietroburgo le donne manifestarono per chiedere il rientro dei loro uomini impegnati nella Prima Guerra Mondiale. Certa è comunque sia la discussione sui temi della donna proposti da Rosa Luxemburg e Clara Zetkin durante la Seconda Conferenza Internazionale Socialista di Copenhagen del 1910 e la richiesta di istituire l'8 marzo come Giornata internazionale della donna

Perché la mimosa come simbolo? 

In Italia, questo giorno viene celebrato per la prima volta all'inizio degli anni '20, con un'interruzione durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma è con l'8 marzo del 1946 che su iniziativa dell'UDI, l'Unione Donne Italiane, viene celebrata in tutto il paese la Festa della Donna, per la quale viene scelto come simbolo la mimosa, un'usanza tutta italiana. Questo fiore fu scelto perché fiorisce nel periodo febbraio-marzo, era poco costose e profumato, oltre al fatto che il colore giallo da un senso di vitalità.

Esigenze colturali 

Le mimose esigono un clima mite durante tutto l’anno e preferiscono luoghi caldi e soleggiati. Possono resistere fino a temperature minime di – 5°C senza subire danni irreversibili. Nella Riviera di Ponente il clima di coltivazione della mimosa è ideale, poiché gli inverni sono miti e la temperatura raramente scende sotto lo zero. Nell’entroterra del Ponente Ligure, fino ad altitudini di 400 – 500 metri s.l.m., si impiantano mimose per ottenere una fioritura tardiva. In alcune località si ottiene una buona fioritura di “Rustica”, “Mirabilia” e soprattutto di “Gaulois” in febbraio e anche in marzo. 

In genere le specie coltivate hanno portamento arbustivo o di piccoli alberi, e raggiungono un’altezza variabile tra i 5 e gli 8 metri: alcune piante di Acacia dealbata possono toccare punte di 15 metri di altezza e oltre. Preferiscono in genere terreni neutri o subacidi, mentre temono i terreni calcarei e i ristagni d’acqua: in questo caso possono andare incontro a fenomeni di clorosi ferrica, per cui è necessario intervenire con adeguate concimazioni.

Specie di mimosa coltivate in Italia per il fiore reciso

La mimosa fa parte del genere Acacia che appartiene alla famiglia delle Leguminose.

Esistono circa 450 specie riconducibili al genere Acacia, di cui 350 originarie delle regioni dell’Oceania, in particolare Australia e Tasmania, le altre da Asia, Africa e America. Alcune specie introdotte in Italia nei secoli scorsi sono ormai naturalizzate.

Le specie e le cultivar prodotte derivano tutte dalle seguenti specie di origine australiana: A. decurrens Willd. var. dealbata F. v. M., A. podalyriifolia Cunn., A. retinoides Sch. (A. floribunda Hort.), A. baileyana F. v. M., A. spectabilis Cunn.

Derivano dalla Acacia dealbata le seguenti cultivar, coltivate per la produzione di fronde fiorite:

Touraire: fiorisce in gennaio, è la più precoce, ha un fiore di color giallo oro molto decorativo.

Rustica: inizia la fioritura in gennaio-febbraio; è la seconda a fiorire in ordine di tempo.

Gaulois: è una cultivar più tardiva, molto vigorosa e fiorifera. E’ la varietà più affermata.

Dalla Acacia podalyriaefolia Cunn. si sono originate diverse cultivar: un esempio è la Denis Boodey, che si può trovare da novembre a dicembre ed è caratterizzata da fronde pesanti e robuste.

La Acacia retinoides, meglio conosciuta come Acacia floribunda, è anche detta comunemente “Mimosa quattro stagioni”: il nome è rappresentativo del fatto che è una specie ricca di fiori. E’ una specie originaria dell’est dell’Australia, rustica e molto resistente al freddo, che è stata naturalizzata nella Riviera francese e ligure dove trova condizioni climatiche ideali per il suo sviluppo. Ha una fioritura molto prolungata, che va dall’inizio dell’estate all’autunno inoltrato, ma attraverso una tecnica di potatura nella stagione estiva è possibile posticipare la fioritura in inverno inoltrato. Grazie a questa caratteristica, questa specie presenta il più esteso periodo di produzione.

La Acacia howitti Hort. è comunemente conosciuta con il nome di “Claire de lune” ed è presente tutto l’inverno: può essere venduta fiorita oppure “verde”, cioè con i fiori non ancora formati, sia naturale che colorata artificialmente. 

La produzione della mimosa in Italia

La quasi totalità della produzione italiana della mimosa proviene dalla Riviera Ligure di Ponente, è infatti una delle coltivazioni più caratteristiche della produzione di Sanremo. La produzione di mimosa si estende su una superficie totale di circa 350 ettari: in provincia di Imperia ci sono oltre 1600 aziende coltivatrici di mimosa; la produzione annua nel Ponente ligure si aggira sui 36.000 quintali, pari a circa il 95% dell’intera produzione nazionale, con una PLV stimata per il 2003 di circa 13 milioni di €.