La necessità della Rosa – Rosa longicuspis / Rosa mulliganii – Nel giardino bianco di Sissinghurst

Un viaggio a ritroso nel tempo, insieme a un botanico raffinato, alla scoperta di una curiosità botanica legata alla rosa più nota di uno dei giardini più famosi al mondo: il giardino bianco di Sissinghurst, di Vita Sackville-West e Harold Nicolson.

Si racconta che, per tradizione familiare, i discendenti della straordinaria unione tra Harold Nicolson e Vita Sackville-West attendessero la seconda settimana di luglio per celebrare le nozze, affinché la cerimonia si svolgesse sotto la cupola della grande rosa rampicante, proprio in quei giorni in fiore, posta al centro del White Garden di Sissinghurst, così da godere appieno della benedizione di tanta bellezza.
Volendo replicare l’esperienza nel nostro giardino, quale varietà dovremmo cercare?
Si legge in Rete che l’attuale struttura metallica che sostiene la grande rosa rampicante risale al 1969: prima la scena era diversa. Scrive Vita: “Lungo il sentiero centrale [del White Garden] corre un viale di rose bianche rampicanti che si sparpagliano su vecchi alberi di mandorlo.” Come ben si vede in una fotografia dell’edizione italiana del Garden Book, la cui didascalia così recita: “Il giardino bianco.Tutti i fiori di questo giardino sono bianchi o grigi. I mandorli al centro avevano una doppia fioritura poiché quando il loro fiore appassiva, veniva sostituito lo stesso anno dai festoni bianchi, simili a pizzi, della Rosa filipes e della “Garland Rose”, che venivano fatti crescere sui rami. Il vaso smaltato di terracotta è cinese, ed è stato acquistato da Harold Nicolson al Cairo, nel 1937.”*

Immagine attuale del White Garden a Sissinghurst (© National Trust Images)

Oggi mandorli sono scomparsi, le piante di Rosa filipes e di “Garland Rose” sono state sostituite con un’altra specie. Quale? Una metà degli appassionati a cui chiederete vi risponderà Rosa mulliganii, l’altra Rosa longicuspis. Una confusione che arriva da lontano; andiamo per gradi.

Graham Stuart Thomas (1909-2003), grande conoscitore di rose, afferma di aver a lungo distribuito Rosa mulliganii con il nome di Rosa longicuspis.** Trattandosi di una specie rara in coltivazione, è lecito supporre che molte rose oggi in commercio in Europa siano segnate da quell’errore – compresa la rosa di Sissinghurst. Ma come fu che un esperto come Graham Stuart Thomas vi incorse?

Altro passo indietro; Brian Mulligan (1907-1996, botanico irlandese), allora Assistente del Direttore di Wisley, giardino di acclimatazione della Royal Horticultural Society, nota, tra quelle nate dai semi inviati dallo Yunnan da George Forrest (1873–1932, botanico scozzese, formidabile cacciatore di piante), una piantina di rosa dalle caratteristiche non corrispondenti ad alcuna delle specie a lui note; invia quindi campioni dell’esemplare a George Albert Boulenger (1858-1937), naturalista belga, che, dopo molti anni di lavoro al British Museum, si occupa anche di rose. Questi attribuisce la pianta a una nuova specie che classifica come Rosa mulliganii.

Prima ancora, nel 1861, il botanico bolognese Antonio Bertoloni (1775-1869) pubblica sulle Memorie della Reale Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna la descrizione di una nuova specie di rosa, proveniente dalla Cina, che nomina Rosa longicuspis. Bertoloni non compie viaggi, ma classifica molti campioni ricevuti da botanici stranieri; probabilmente si tratta di soli exiccata.

All’origine di tutto, dunque, vi sono due classificazioni che si basano ognuna sulla descrizione di un solo esemplare (o su pochi provenienti ogni volta da un solo sito).
In attesa di trovare nuovi argomenti scientifici, azzardo l’ipotesi che la popolazione di questa rosa dello Yunnan, essendo distribuita su un areale vasto, possieda una elevata variabilità e che il caso abbia voluto che gli individui giunti in Europa provenissero da località sufficientemente lontane da mostrare, nei caratteri presi in considerazione, differenze tali da ingannare i nostri botanici (d’altra parte essi erano ancora estranei ai concetti di popolazione, variabilità eccetera). Per fare un paragone con il genere Homo, sarebbe come classificare come specie distinte uno scandinavo e un ganese.

In effetti la recente Flora of China***, tra le 95 specie presenti sul territorio (65 le endemiche, molte quelle note anche ai giardinanti), riconosce Rosa longicuspis – probabilmente per precedenza nella data di pubblicazione del nome – ma non Rosa mulliganii.

Ciò non significa che da un punto di vista giardinistico le differenze non siano apprezzabili; la scienza indaga caratteri che alla floricoltura non interessano – e viceversa; che un esemplare abbia le foglie porpora anziché verdi è trascurabile per il botanico ma notevole per il giardiniere (motivo per cui in questo articolo non riporto il nome dell’autore dopo il nome della specie, come invece sarei tenuto a fare da botanico – mentre sarebbe utile indicare il coltivatore da cui la pianta proviene, per poter così risalire, attraverso la catena dei distributori, alla vera identità in caso di dubbi). Si potrebbe dire allora che se per i botanici Rosa mulliganii non esiste, esiste invece nel mondo dei giardinieri.

Insomma, l’appassionato di rose che afferma che Rosa longicuspis si distingue da Rosa mulliganii per il colore rossastro dei rami giovani (carattere botanicamente secondario) avrebbe dalla sua parte molte ragioni.
Nei primi due anni l’esemplare che coltivo in giardino è cresciuto di solo un paio di metri, con pochi fiori; poi si è irrobustito e al quinto anno i rami continuano a crescere per tutta la buona stagione arrivando ovunque; vorrei allevarlo come ricadente, ma gli piace esplorare e si è infilato in mezzo a tutti i cespugli vicini.
Le foglie non sono meno belle dei fiori: lucide, consistenti, verde bosco – e molto sane. Nel momento di gloria si vedono insieme i fiori bianchi, le foglie scure e i giovani getti rosso mogano in concordia discors.
Il profumo dei fiori – anzi, degli stami – è dolce e si espande bene nell’aria; è l’ultima delle mie rose a fiorire (prima metà giugno) ed è divenuta l’indicatore del passaggio dalla primavera all’estate. I frutti, scarsi rispetto alla fioritura abbondante, per ora sono l’unica parte non soddisfacente – ma forse dovrò attendere che la pianta maturi perché ne produca in abbondanza.

*Vita Sackville-West, Del Giardino, Milano, 1975.
Dalla Prefazione di Ippolito Pizzetti: “[…] il Garden Book […] è un’antologia, postuma, di altre quattro antologie […], compilata da Philippa Nicolson. Queste quattro antologie sono costituite da una scelta degli articoli che V. Sackville West scrisse negli anni in cui tenne la sua rubrica settimanale sull’Observer, tra il 1947 e il 1961, cioè quindici anni, fino a poco prima di morire.”

**Graham Stuart Thomas è il primo a paragonare il profumo di R. mulliganii all’aroma della banana.

***Wu Zheng-yi, P. H. Raven et al., Flora of China, 1994.

In tutte le immagini, un esemplare di Rosa longicuspis acquistato in Italia e piantato da tre anni.
Fotografie dell’autore dove non diversamente specificato.