La Pittura Botanica ieri e oggi in Italia

Il mondo naturale costituisce da sempre una fonte privilegiata di ispirazione per gli artisti, ciascuno dei quali lo ha interpretato secondo la propria epoca, cultura, sensibilità.
Alcuni tra i più grandi, basti citare Bellini, Pisanello, Schongauer, Durer o Leonardo, ci hanno lasciato dei veri e propri “studi di natura” dai quali traspare l’osservazione attenta e amorevole dedicata a piante, fiori o a una semplice zolla d’erba.

Radici antichissime

La Pittura Botanica, ossia quella disciplina artistica caratterizzata da una realistica rappresentazione dal vero del Regno Vegetale, in un armonico equilibrio tra ricerca estetica e rigore scientifico, ha radici antichissime. La raffigurazione di piante, fiori e frutti appare infatti largamente diffusa presso le civiltà mediterranee, come testimoniano gli affreschi visibili in molte tombe egizie, in alcune dimore pompeiane, e soprattutto quelli che ornavano la villa di Livia a Prima Porta, ora conservati a Palazzo Massimo delle Terme a Roma.

Scopi decorativi e scientifici

Oltre a funzioni decorative, questo genere pittorico ebbe probabilmente fin dagli albori anche scopi scientifici ed in particolare fu al servizio della medicina: già Plinio il Vecchio (I sec. d.C.), nella sua Naturalis Historia, cita alcuni esempi di erbari con illustrazioni a colori, tra cui uno attribuito a Cretevas, botanico greco del II sec. a.C., sottolineando le insidie e le difficoltà insite nella raffigurazione delle piante.
Contemporaneo a Plinio, il medico greco Pedanio Dioscoride scrisse un’opera, conosciuta con il nome latino di De Materia Medica, che divenne un fondamentale testo di riferimento anche nei secoli successivi e di cui vennero eseguite varie copie. Di esse alcune sono giunte fino a noi: la più celebre è il Codex Vindobonensis, eseguito a Costantinopoli nel 512 d.C., oggi custodito nella Biblioteca Nazionale di Vienna e dichiarato “Patrimonio dell’Umanità”. Le oltre quattrocento tavole che lo illustrano possiedono una qualità pittorica ed un realismo alieni dallo stile dell’ arte bizantina contemporanea, con un livello di accuratezza che è rimasto insuperato per molti secoli.
Esiste un’altra importante versione, di poco posteriore, conosciuta come Codex Neapolitanus o Dioscorides Neapolitanus, conservato nella Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”, a Napoli. La rilevanza di questa opera, anche con un minor numero di https://www.verdeepaesaggio.it/immagini, si basa su una duplice constatazione: l’innegabile particolarità della rappresentazione delle piante, a due o tre per pagina, e la non diretta discendenza dalla versione viennese, confermandosi un modello ancestrale ad entrambe.

Nel Medioevo e nel Rinascimento

Nel Medioevo l’arte naturalistica scomparve , lasciando il posto a forme stilizzate e simboliche.
Rinacque nei primi secoli del secondo millennio, come possiamo vedere ad esempio nelle miniature dei vari Tacuina Sanitatis, manoscritti con norme igieniche e considerazioni filosofiche di vario tipo legate alla salute.
Nel Rinascimento, come in tutti i campi, iniziò anche per la pittura naturalistica e botanica un periodo di fioritura che in Italia ebbe il suo culmine nel Cinque-Seicento. In quell’epoca, caratterizzata dal desiderio di conoscenza e di catalogazione del creato, principi e scienziati facevano a gara per arricchire le loro collezioni, intessendo una fitta rete di scambi di https://www.verdeepaesaggio.it/immagini che venivano commissionate a stuoli di pittori e disegnatori : per citare un esempio, il grande naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605) aveva organizzato nella propria casa una vera e propria “bottega artistica”, impegnata nella raffigurazione del maggior numero di piante e animali, nell’intento di costruire visivamente quello che egli denominava “il gran Teatro di Natura”.
Molti sono i pittori botanici italiani di quel periodo che bisognerebbe ricordare : Gherardo Cibo, Pietro Michiel e altri, tra i quali spicca la figura di Jacopo Ligozzi (1547-1626), le cui stupefacenti tavole a tempera raffiguranti piante e animali eseguite per la famiglia de’ Medici (ora conservate presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi) non cessano di stupirci, tanto i soggetti sembrano “vivi” e pronti a balzar fuori dal dipinto.
Splendide sono anche le pergamene con fiori e frutti di Giovanna Garzoni (1600-1670), la quale, pur essendo contesa da pontefici e sovrani, modestamente si autodefiniva “miniatora”.
Di molti altri artisti si sono persi i nomi, ma restano le loro opere a testimoniare il loro valore, non marginale nell’ambito della Storia dell’Arte.

I grandi libri illustrati

Nel XVI secolo, grazie all’acquisizione delle nuove tecniche di stampa e incisione, iniziava in tutta l’Europa la pubblicazione dei grandi libri illustrati dedicati alle piante, la cui realizzazione, oltre a richiedere ingenti risorse finanziarie, impegnava impresari, scienziati, incisori , stampatori e pittori del valore di Georg Dionisius Ehret o di Pierre Joseph Redouté .
In Italia due secoli dopo, apparve il Traité du Citrus (1810-11),del conte Giorgio Gallesio (1772-1839), seguito dalla straordinaria Pomona Italiana, che uscì a dispense e la cui stesura durò ventidue anni.
Si tratta di una raccolta delle varietà di frutti di maggior pregio, trovate nel corso di continui viaggi, descritte da lui stesso e dipinte dai maggiori artisti botanici dell’epoca.
Nel secolo appena trascorso, mentre in Europa, ma anche nel Nord America, in Giappone, Australia e Sudafrica, la pittura botanica andava sempre più affermandosi, come testimoniano le ricche collezioni presenti in vari musei di quei Paesi, da noi veniva progressivamente relegata in posizione secondaria, al pari di altre esperienze artistiche che non privilegiano l’elemento concettuale-astratto.

Floraviva

E’ solo in quest’ultimo ventennio che, accanto ad un aumento del grado di coscienza circa le problematiche ambientali, vi è stata una “riscoperta” di tutte le forme d’arte legate alla natura e, in particolare, un risveglio di interesse per la Pittura Botanica da parte di pittori, sensibili a questi temi .
Nel marzo 2004 un gruppo di essi, dopo una serie di esperienze espositive comuni, incoraggiato dagli apprezzamenti suscitati, ha dato vita a FLORAVIVA, un’associazione avente come obiettivo la promozione e la diffusione della Pittura Botanica.
Questi artisti sono accomunati da una prassi pittorica che privilegia le tecniche dell’acquerello e della gouache su carta di cotone e pergamena (“cartapecora”). La stesura del film pittorico si realizza in una successione di sottili velature di colore; per i particolari più minuti si lavora con la lente d‘ingrandimento.
Tra le doti richieste al pittore botanico, oltre a solide basi tecniche e scientifiche, ci sono la capacità di osservazione, di concentrazione e l’assenza di fretta: ritrarre una fogliolina può richiedere un giorno di lavoro.
Ogni opera è quindi il frutto di una studiata preparazione e di un’esecuzione lenta e meditata,
alla cui base c’è sempre un’attenta e appassionata osservazione delle piante, viste in tutti i loro atteggiamenti e dettagli, anche quelli minimi che spesso sfuggono ad uno sguardo distratto: una traccia di ingiallimento, una macchia di ruggine su un lembo fogliare, una corteccia corrugata, ecc. ; elementi apparentemente marginali che, al contrario, rendono gli esemplari da ritrarre estremamente interessanti nella loro unicità.
Con i suoi “ ritratti di piante “, l’ Associazione si propone in primo luogo di veicolare, attraverso il diletto dell’ arte, l’ interesse e l’ amore per la natura, oggi sempre più esposta ai pericoli di uno sfruttamento incosciente, che ne vanifica le recondite potenzialità comunicative.

Per informazioni:

FLORAVIVA – associazione italiana pittori botanici dell’Associazione

www.floraviva.org