La prima mappa mondiale delle foreste



IRielaborando i dati raccolti dai satelliti della Nasa, un gruppo di scienziati della Colorado State University ha realizzato la prima mappa completa delle foreste su scala globale che riporta l’altezza degli alberi. La mappa, creata a partire dai dati raccolti dai satelliti ICESat, Terra e Aqua della Nasa, aiuterà gli scienziati a costruire un inventario delle quantità delle emissioni di CO2 assorbite dalle foreste di tutto il mondo e della velocità dei cicli di carbonio dalla fase di immagazzinamento della CO2 alla fase della restituzione della stessa all’atmosfera.
Uno degli aspetti più originali della nuova mappa è la divisione delle foreste basata sull’altezza degli alberi: la mappa non mostra l’altezza di singoli alberi, ma quella media di zone con un’area di circa 5 chilometri quadrati. Risulta ad esempio che le foreste più alte sono raggruppate lungo la costa americana sul Pacifico nord-occidentale e in alcune zone del sudest asiatico, mentre le più basse si trovano nel Canada del nord e nell’Eurasia. Le foreste di conifere sono le più alte ergendosi facilmente sopra i 40 metri (131 piedi). Al contrario, le foreste boreali in cui regnano l’abete rosso, l’abete, il pino, il larice sono alte in media meno di 20 metri (66 piedi). Alcune zone delle foreste pluviali tropicali, sono alte in media circa 25 metri (82 piedi), più o meno come querce, faggi, betulle e di boschi di latifoglie comuni in Europa e gran parte degli Stati Uniti.

Ma l’interesse scientifico per la nuova mappa va ben oltre l’altezza degli alberi. Essa ha importanti implicazioni nel calcolo delle quantità di carbonio contenute nelle foreste della terra e per spiegare che fine fanno circa 2 miliardi di tonnellate di CO2 che risultano “mancanti” nei bilanci annuali degli scienziati. E’ stato calcolato, infatti, che l’uomo emette attraverso le sue attività circa 7 miliardi di tonnellate di carbonio all’anno, per lo più sotto forma di CO2. Di queste 3 miliardi di tonnellate finiscono in atmosfera e 2 miliardi nel mare. Non è chiaro dove finiscano i due miliardi restanti, anche se gli scienziati ipotizzano che siano catturate e stoccate dalle foreste come biomassa attraverso la fotosintesi.

La mappa è stato il frutto di un paziente lavoro di ricerca del professor Michael Lefsky. Lo scienziato dell’ateneo americano per ottenerla ha utilizzato una particolare tecnologia di rilevamento a distanza, il LIDAR (Laser Imaging Detection and Ranging), in grado di determinare la distanza di un oggetto o di una particolare superficie grazie all’uso di uno speciale laser.

Le indicazioni, oltre a dare stime precise della distribuzione e della salute delle foreste, possono dare utili indicazioni sul ciclo del carbonio. “Ogni anno l’uomo produce 7 miliardi di tonnellate di carbonio, soprattutto sotto forma di CO2 – spiega Michael Lefsky, della Colorado State University, sulla rivista Geophysical Research Letters – 3 miliardi restano in atmosfera, mentre 2 sono assorbiti dagli oceani.

Il resto potrebbe essere “sequestrato” proprio dalle foreste, ma per capirlo dobbiamo avere un’idea esatta di quanta biomassa esiste sul pianeta, e la mappa può essere molto utile in questo”. Il programma continuerà ora combinando questi dati con quelli sul volume delle foreste, per ottenere un “inventario delle biomasse” mondiali e poter così verificare la partecipazione degli alberi al ciclo del carbonio.

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