Le camelie invernali

Le camelie a fioritura invernale offrono una attraente fioritura che nei nostri climi si protrae da settembre-ottobre sino a febbraio, presentando una eccezionale scalarità che mantiene gli arbusti vestiti di colori particolarmente brillanti per diverse settimane o addirittura mesi interi.

Tra le numerose varietà invernali primeggiano quelle appartenenti alla Camellia sasanqua e quelle che fanno capo alla Camellia hiemalis e Camellia vernalis, secondo alcuni botanici sistematici, sottospecie della precedente. Le camelie a fioritura invernale offrono un’attraente fioritura che nei nostri climi si protrae da settembre/ottobre sino a febbraio, presentando una eccezionale scalarità che mantiene gli arbusti vestiti di colori particolarmente brillanti per diverse settimane o addirittura mesi interi. Attraverso una sapiente scelta di varietà da coltivare si potrà avere una fioritura continua da settembre sino a febbraio.
Le camelie non sono generalmente profumate; fanno eccezione le Camellia lutchuensis, C. fraterna, C. transnokoensis, C. vietnamensis, C. sinensis e C. sasanqua. Ibridi tra queste ed altre specie sono stati creati per aumentare la fragranza dei fiori.
La C. lutchuensis è ritenuta dalla maggior parte degli esperti la più profumata ed è stata diffusamente usata nei programmi di miglioramento genetico. Insieme alle altre camelie citate in precedenza ha un fiore piccolo, bianco e semplice e non è di facile coltivazione.
L’unica camelia ad avere una vasta gamma di varietà che emanino profumi differenti è la C. sasanqua. Il profumo della sasanqua è abbastanza lieve ma intenso e avvolgente soprattutto in giornate calde con alta umidità, che creano le condizioni migliori per l’estrazione degli olii. Camminando tra gruppi di sasanqua, in giornate invernali particolarmente limpide, sembra di essere catapultati in primavera.
Il genere camelia appartiene alla famiglia delle Theaceae e raggruppa specie originarie di un’area che comprende il Giappone sfiora la Corea e si estende nellla cina sud-orientale e nelle zone limitrofe dell’Indocina.

La camelia in Italia

Secondo l’abate Lorenzo Berlese, botanico e padre della Cameliografia, la prima camelia a giungere in Italia fu piantata intorno al 1760 nel giardino della Reggia di Caserta grazie all’amicizia di Lord Nelson con l’ambasciatore inglese Sir Hamilton. In Francia venne coltivata nel giardino di Malmaison su richiesta di Giuseppina, moglie di Napoleone I.

… e sul Lago Maggiore

La zona di produzione del Distretto Floricolo del Lago Maggiore (province di Verbania, Novara e Biella) è caratterizzata da un terreno acido e un clima mite, non troppo secco, particolarmente favorevole alla crescita delle acidofile: camelie, azalee e rododendri, skimmie e pieris.
Nell’area del Lago Maggiore si trova una tra le più grandi collezioni al mondo di camelie a fioritura invernale con petali dalle tonalità che vanno dal bianco al rosa, al rosso e con le più diverse forme e sfumature.
La coltivazione di camelie affonda le sue origini nella storia degli ultimi 150 anni con la presenza di innumerevoli varietà nei vivai e giardini storici di Ville e Dimore private e aperte al pubblico, come i parchi dell’Isola Madre e Bella, Villa Taranto a Verbania, Villa Anellli….

Curiosità

Molte sono le curiosità sulle camelie invernali: dalla Camellia sinensis, la pianta del tè dai caratteristici fiorellini bianchi rivolti verso il basso, alla Camellia oleifera dalla fioritura bianca in profusione e dai cui semi si estrae un olio diffuso in Oriente a scopo alimentare e cosmetico (per rendere i capelli più mossi e lucenti), alla Camellia sasanqua (Sazankwa= fiore del tè della montagna originario dell’isola giapponese di Okinawa. Questo fiore è un motivo ricorrente degli Obi, le fasce dei kimono legate con un nodo a farfalla sulla schiena)

Leggende

Altrettanto bella la storia, risalente al 2737 a.C., che vide protagonista l’allora imperatore della Cina, Shen Nung. Costui, essendo molto attento all’igiene, aveva dato ordine alla servitù di far bollire l’acqua da bere. Per meglio sorvegliare il lavoro si sedette sotto un albero nei pressi delle caldaie. Una folata di vento fece cadere delle foglie nel recipiente dell’acqua calda destinata a dissetare gli uomini: fu così che il sovrano, senza saperlo, bevve il primo tè della storia.
Sempre nell’antichità le piante di camelia erano considerate piante che non morivano mai: in quanto simbolo di immortalità venivano quindi piantate sulle tombe dei samurai.
Forse più veritiero è l’aneddoto riguardante la sostituzione da parte dei Cinesi, a danno degli Inglesi, di piante del thè (Camellia sinensis) con esemplari di Camellia japonica per evitare che le prime si diffondessero in Occidente.