Leguminose in giardino

 

 

 

Cladrastis lutea

 

Se si dovesse compilare una graduatoria, riguardante le famiglie botaniche che si sono rese maggiormente utili all’uomo, assisteremmo a una bella gara fra le graminacee e le leguminose per la conquista della prima posizione. In favore delle prime giocano i nomi dei cereali che da sempre ci sfamano (frumento, mais, riso, ecc.) mentre per le seconde vanno citati non solo i generi utili per l’alimentazione, ma anche quelli che hanno contribuito in altri modi alla sopravvivenza umana. Si pensi solo all’importanza dell’erba medica (Medicago sativa) in quanto eccellente foraggera, ma anche fertilizzante naturale per incrementare i livelli d’azoto nel suolo. In ogni caso, entrambe le famiglie possono contare su un esercito di piante abbondantissimo, che per le leguminose tocca la ragguardevole cifra di 16.400 specie raggruppate in 657 generi. Di fronte a tali numeri, i botanici sono soliti ricorrere anche alla categoria delle sotto-famiglie, che talvolta assumono i connotati di vere e proprie famiglie.

Una famiglia benemerita
Nel caso delle leguminose si hanno così le Caesalpinioideae, prevalentemente tropicali, con circa 2.000 alberi e arbusti; le Mimosoideae, comprese alcune piante acquatiche, con 3.100 specie; infine, le 11.300 Papilionoideae, diffuse molto anche nelle regioni temperate, soprattutto con specie erbacee. Naturalmente, la famiglia è benemerita per il consistente apporto dato all’ornamentazione dei giardini, tanto che qualsiasi tentativo di elencazione risulterebbe largamente incompleto: Acacia., Cercis, Wisteria, Cytisus, Sophora, Laburnum, Lespedeza… Si può solo aggiungere che ogni categoria orticola (alberi, arbusti, erbe e rampicanti) è ben fornita di specie, con una tale varietà di forme, colori e periodi di fioritura da consentire la realizzazione di un giardino con sole leguminose: un’idea stravagante, ma non del tutto peregrina. Se poi si vogliono ottenere risultati di assoluta originalità, si impiegheranno essenze poco note, ma non per questo meno interessanti e attraenti. L’unico vero problema, in tal caso, e quello di reperire le piante desiderate, cercandole continuamente in questo o quel vivaio, se non con scambi di semi e talee con altri appassionati.

Laburnocytisus adamii Sutherlandia frutescens

Indigofera heterantha, facilemente reperibile presso i nostri vivai e garden-center

 

Caragana arborescens può essere coltivata all’aperto anche nelle nostre zone dal clima più mite

Gli alberi, rustici o delicati, portano sempre fiori sorprendenti
Le nostre insolite proposte (che comunque abbiamo fotografato in giardini europei) partono con gli alberi, ben rappresentati da Cladrastis lutea, una pianta abbastanza conosciuta ma poco usata. Originaria degli U.S.A. è un albero che può toccare i 10 metri d’altezza, spesso con più fusti già a breve altezza dal suolo. La corona è ampia e regolare e i rami, leggermente penduli, portano foglie imparipennate, con foglioline che in autunno assumono una splendida colorazione gialla. Anche le infiorescenze sono molto attraenti, con lunghe pannocchie bianche e profumate, un po’ simili a quelle del glicine, ma compaiono solo sugli alberi adulti.
Mentre Cladrastis è decisamente rustica, altrettanto non si può dire di Bauhinia aculeata, un alberello di modesta altezza (5-6 metri) proveniente dall’America Centrale, che quindi esige climi temperato-caldi. Pur avendo dei bei fiori bianchi, di dimensioni non trascurabili, questa specie si fa preferire per la curiosa forma delle foglie, decisamente bilobate in virtù di un taglio che dall’apice entra nella lamina per un terzo della sua lunghezza: una caratteristica che si ritrova in molte specie di questo genere. Un’altra particolarità comune a Bauhinia è quella di possedere forti aculei, che in B. aculeata sono appaiati e ricurvi. Un terzo splendido esemplare di albero è costituito da X. Laburnocytisus adamii, un ibrido da innesto, fra due belle specie europee, Laburnum anagyroides (il comune maggiociondolo) e Chamaecytisus (o Cytisus) purpureus. Da questo matrimonio è nato un alberello alto fino a 7-8 metri, che presenta connotati tipici dei due genitori. Simile nel portamento al maggiociondolo, ma con foglie più piccole, l’ibrido è attraente per le lunghe infiorescenze in cui gli originari giallo e rosso si miscelano per dar vita a tinte rosate o bronzee. Un difetto di questa pianta è che sullo stesso esemplare possono rispuntare le vecchie infiorescenze appartenenti ai genitori.

Una bella specie molto rustica è Desmodium tiliaefolium; merita di essere più diffuso anche perché fiorisce piuttosto tardivamente. Va collocato in posizione soleggiata

 

Piptanthus laburnifolius

Pur essendo originaria dei climi caldi, Lygos sphaerocarpa può sopportare temperature rigide

 

Chamaespartium sagittale

 

Molti arbusti sono di origine orientale
Fra gli arbusti, la scelta di piante inusuali si fa difficile a causa del gran numero di concorrenti. Sutherlandia frutescens è un basso cespuglio che cresce sulle montagne asciutte e sulle dune sabbiose della Namibia e del Sud Africa, da dove è arrivato in Europa nel 1683. Spesso coltivato in serra, può anche trovare spazio all’aperto nei climi più caldi, presentandosi alto 1-2 metri con un portamento solitamente eretto, ma talvolta procombente. Le foglie sono composte da 13-21 segmenti lanceolati, mentre i fiori sono raggruppati in numero da 6 a 10 in racemi ascellari, con una sgargiante colorazione rosso- i scarlatta. I frutti che ne sortiranno sono come piccoli palloncini gonfiati, simili a quelli di Colutea.
Dalla Siberia e dalla Manciuria proviene Caragana arborescens, arbusto alto anche 5 metri, con piccole foglioline ellittiche e fiori papilionacei di un bel giallo pallido che si aprono in maggio. Di questa specie esistono alcune cultivar che puntano soprattutto sulla varietà del portamento, da strisciante e procombente. Pure molto bassa – circa 1 metro – è Indigofera heterantha, specie himalayana, i cui pregi sono affidati alle infiorescenze, in eretti racemi di fiori purpureo-rosati, che compaiono in luglio, mese di scarse fioriture.
Le foglie ovate od obovate, un po’ simili a quelle di un tiglio, hanno procurato il nome specifico a Desmodium tiliaefolium, ma quelli che ancora una volta attraggono sono i fiori, composti in lunghe pannocchie di color rosa-lilla, anch’essi aprentisi in tarda estate e addirittura fino a ottobre. E un’altra specie himalayana e cinese, che andrebbe maggiormente impiegata nei p nostri giardini, pur richiedendo protezione in inverno.
Assai più diffusa di un tempo è invece la sorprendente Erythrina crista-galli, anch’essa tardiva nella fioritura, con fantastici racemi di fiori rosso-scarlatti di grandi proporzioni. Giunta in Europa dal Brasile già nel Settecento, Erythrina può raggiungere le dimensioni di un alberello, con foglioline lunghe fino a 15-18 cm e talvolta munite di piccolissimi aculei sul dorso.
Sempre dalle montagne del Nepal arriva un’altra curiosa specie di arbusto semi-sempreverde, Piptanthus laburnifolius, che appunto presenta un fogliame simile a quello del maggiociondolo, ma che soprattutto è attraente per l’abbondante fioritura, costituita 13 da racemi con singoli fiori gialli della lunghezza di 3 cm. Essendo nativo di zone che arrivano a 3.500 metri di altitudine, è questa una specie abbastanza tollerante del freddo.
Chamaespartium (o Genista) sagittale può benissimo venire impiegata nei giardini rocciosi, trattandosi di una pianta prostrata, non più alta di 15 cm. Specie originaria dei Balcani e del Sud Europa, la sua caratteristica più importante è quella di offrire una fioritura densa e prolungata, a partire dalla tarda primavera fino a tutta l’estate. Terminiamo il settore degli arbusti con una pianta spagnola e nordafricana, Lygos (o Retama) sphaerocarpa, che può sopportare temperature invernali anche molto basse: alto fino a 150 cm, questo arbusto deciduo ha foglie piccolissime, che negli esemplari adulti possono essere del tutto assenti, mentre dai fiori giallastri nascono in luglio curiosi frutti sferici, la parte precipuamente ornamentale della pianta.

Galega officinalis, chiamata volgarmente capraggine o avanese, è una pianta rusticissima molto adatta per la formazione di aiuole

 

Glycyrrhiza echinata

Tetragonolobus maritimus è prezioso per la formazione di un giardino roccioso

 

Psoralea bituminosa

Erbacee appariscenti, utili o medicinali
Le leguminose erbacee sono infinite e spesso sono legate all’aspetto utile della famiglia. Galega officinalis, europea, alta fino a 150 cm, viene coltivata sia per le sue virtù officinali (fra l’altro riduce la glicemia nei diabetici) sia per la bellezza delle sue spighe tardo-estive e per la delicatezza delle sue masse fogliose.
Stretta parente della pianta della liquerizia è Glycyrrhiza echinata, proveniente dal sud – est europeo: alta fino a 130 cm, ha belle foglie composte con 5-13 foglioline e infiorescenze biancastre di 2 cm.
Tetragonolobus (o Lotus) maritimus è una pianta prostrato-ascendente delI’ Ucraina, adatta per giardino roccioso, con solitari fiori papilionacei di un bel giallo pallido.
Psoralea bituminosa, comune nelle regioni centro-meridionali italiane, appartiene a un genere che si presta agli usi più disparati, dalla cucina alla medicina; questa specie ha infiorescenze a capolino emisferico e lunghe foglie ellittiche.
Le erbacee più belle, pero, sono Oxytropis todomoshiriensis e Baptisia australis. La prima è una specie asiatica di montagna (Sachalin), molto bassa (fino a 10 cm d’altezza) e strisciante, con bellissimi fiori blu-violacei ma un po’ delicata. La seconda arriva invece dalle praterie americane ed è alta fino a 150 cm, con foglie a tre segmenti e lunghi racemi di fiori blu, un po’ rassomiglianti a quelli dei lupini, a differenza dei quali, pero, conserva le foglie fino all autunno.

Una delle Leguminose erbacee più belle:

Oxytropis todomoshiriensis

Arriva dalle praterie americane

Baptisia australis

 

Metodi di propagazione

Baptisia australis – da seme: si semina sotto vetro o in luogo protetto
Bauhinia aculeata – da seme o da talee semilegnose: si eliminano le foglie e si fanno radicare con riscaldamento basale leggero, in sabbia umida
Cladrastis lutea – da seme: in autunno o primavera, da talea radicale
Desmodium tiliaefolium – da seme: si semina appena il seme è maturo; se invece lo si conserva occorre immergerlo per 15 minuti in acido solforico concentrato prima della semina. Come annuale, si semina a fine inverno per talea prelevata in primavera; si cimano gli apici per favorire lo sviluppo dei getti laterali – per divisione
Erythrina crista-galli – da seme: in primavera in letto caldo o per divisione radicale. Veloce a crescere, richiede 3-4 anni per fiorire
Calega officinalis – da seme: dopo immersione in acqua per 12 ore – per divisione
Glycyrrhiza echinata – da seme o per divisione
Indigofera heterantha – per talee semi-mature da germogli laterali o per talee radicali: si fanno radicare sotto vetro
X Laburnocytisus adami – per innesto: in genere a occhio su talea di L. vulgaris. A dimora dopo 1-2 anni in contenitore
Lotus maritimus – per seme: in autunno, dopo scarificazione – per talea o per divisione
Oxytropis todomorshilensis – da seme: si semina in primavera sotto vetro o in luogo protetto; si proteggono le nuove piantine durante il primo inverno, quindi si pongono a dimora
Piptanthus laburnifolius – da seme: si semina quando i semi sono maturi o nella primavera successiva, sotto vetro o all’aperto in luogo riparato; la germinazione avviene in 7-10 gg – da talea semilegnosa: si preleva in estate, effettuando il taglio basale all’altezza dei nodi; radicazione in sabbia; messa a dimora dopo 1-2 anni: può soffrire per il trapianto.
Psoralea bituminosa – da seme o da talea; messa a radicare in sabbia, con leggero riscaldamento basale; soffre per il trapianto
Sutherlandia frutescens – da seme, in primavera – da talea, prelevata in gennaio-febbraio, con riscaldamento basale; si allevano le nuove piantine in serra fredda.

M.L.