Lontano dai giardini di casa

Il tema giardino nella narrativa di Richardson e Voltaire.

Clarissa e Cunegonda vivono i bei giardini di casa nel Settecento, quando ai luoghi di erbe e fiori si va con ragione e sentimento. L'una, eroina del romanzo di Richardson, di nome e cognome fa Clarissa Harlowe e, protetta da un'alta siepe di tasso, può osservare le intese dei suoi famigliari che meditano per lei vantaggiosi matrimoni di convenienza. Il giardino di Clarissa non è sontuoso né paesaggistico in quanto gli Harlowe non possono ancora assimilarsi a quegli aristocratici dal fine sentire che attribuivano al giardino le suggestioni e le emozioni del cuore. Si tratta piuttosto di un'onesta azienda agricola con l'utilizzo di legnaia e latteria, realistica e funzionale. Cunegonda, invece, amore ideale di Candido, protagonista dell'omonimo racconto di Voltaire, è figlia di un barone tedesco e, in quanto tale, le spetta il castello avito con annesso boschetto.
Uscire dal giardino per entrambe significa entrare in quel miscuglio e in quel composito che fa da trama alle due opere.
Clarissa, nelle fantasie dell'aristocratico libertino Lovelace che la insidia, è lei stessa un bel giardino ove penetrare per coglierne ogni delizia. E come non riconoscere nel linguaggio figurato di Richardson quel giardino del Cantico dei Cantici ove lo sposo coglie i dolci frutti del suo amore? Ma Lovelace non penetra nel giardino, è Clarissa, in fiore d'indipendenza, che ne esce sottraendosi all'impegno di una figura paterna verso cui si mette in competizione. La aspettano i tristi destini della donna perduta per amore: i postriboli della città, la prigione, infine la bara. Anche madamigella Cunegonda per infortuni di guerre e di virtù perde casa e boschetto per calarsi nell'esperienze del mondo: prima lontana da Candido, poi ritrovandolo per perderlo di nuovo fino al ricongiungimento finale né triste né lieto. Nel corso delle due vicende l'immagine del giardino torna sempre e con insistenza e in mutate figurazioni simboliche, ma identico è il progressivo logoramento cui il topos è sottoposto.
Per Clarissa la scelta di fuggire dal giardino per seguire le promesse d'amore di un infingardo, conferma un suo istinto di libertà e di indipendenza, ma già a Londra, inverno della sua coscienza, eccola in una terra degradata che prende la forma di una città dalle vie strette e logore, svilita in un bordello ove la sventurata finisce per buttar l'occhio su di un cortiletto di vasi e cocci. E fin dentro la prigione dei debitori nella stanza dagli umili arredi, Clarissa posa l'occhio su di un bouquet di fiori malmessi sempre pensando i fioriti cespugli di casa. A conclusione del romanzo e della sua vita l'eroina di Richardson porta ancora la sorpresa di un fiore: un giglio spezzato inciso sulla sua bara. Per Cunegonda, violentata impoverita, a servizio di truci individui al di qua e al di là degli oceani, il bosco dell'avito castello di Vestfalia, scompare anche nel ricordo. Incontrerà nuovi giardini, invece, il sempre dubbioso Candido e penetrerà con il passo della conquista nei giardini del Perù, mitico Eldorado, dove i poveri giocano a piastrella con rubini e diamanti e tutto è organizzato per essere il migliore dei mondi possibili. Che è mai la felicità, pensa Candido, se non puoi narrarla agli amici e hai perso l'amore? Solo uno spazio mentale onirico e scivoloso da cui Voltaire fa uscire il suo eroe alla ricerca di nuovi destini. Nella Propontide Candido e Cunegonda finiscono per rincontrarsi. Dove? In un orto lontano miglia e miglia dagli spazi delle foreste della Vestfalia. Lei è già brutta e con i seni avvizziti, lui è un candido disilluso che non sa dire altro che "il faut cuitiver notre jardin". Come? a pistacchi, a cedri, arance limoni melangole ananassi. E abbiamo riportato tutte le qualità ortofrutticole segnalate da Voltaire. Del resto, riferendoci all'immaginario biblico, viene detto nel Genesi che dopo il giardino di gioia di Adamo ed Eva, a noi tocca dopo il peccato originale, riguadagnare l'altro soffrendo e sudandoci. E sempre stato così dal patto di Dio con Noè dopo il diluvio.