Ludovico Winter e la riviera dei fiori

Il paesaggio della Liguria occidentale, la Riviera di Ponente, ha subito grandi trasformazioni strutturali e vegetazionali nell’800.
Là dove prima era caratterizzato dalle piantagioni di agrumi e dalle colture d’ulivo, o magari da terreni incolti lungo la costa, oggi il paesaggio presenta una vegetazione esotica ricca di palme, di agave e di yucca, e di coltivazioni fioricole che si estendono sui terrazzamenti delle colline. Le colture degli agrumi sono state sostituite e gli uliveti si trovano ancora nell’entroterra.
Ludovico Winter, recandosi nella Riviera ligure, a Bordighera, nella metà dell’Ottocento, ha influenzato decisamente l’insediamento e lo sviluppo del florovivaismo. Nella Riviera egli fu uno del primi a dedicarsi alla coltivazione dei fiori e alla acclimatazione di piante esotiche che appartengono oggi al quadro paesaggistico tipico della Liguria occidentale.

Il cammino verso la Riviera
Ludovico Winter nacque nel 1846 a Heidelberg, in Germania. I suoi amici dicevano che avesse ereditato dalla madre, una pittrice ingegnosa, la sensibilità per l’arte e il suo interesse per la natura, da cui lo stimolo ad esercitare la professione di giardiniere e paesaggista.
Per studiare il giardinaggio si recò a Erfurt, allora centro tedesco del florovivaismo, e frequentò per due anni la famosa scuola di Orticoltura di Potsdam per approfondire i suoi studi. Ritornò solo per pochi mesi a Erfurt nel vivaio di Ferdinand Júhlke, il quale fu nominato più tardi direttore dei Giardini Reali di Berlino,Potsdam e Sanssouci. Il giovane Winter voleva conoscere il mondo.
Il suo pellegrinaggio lo portò, prima di arrivare alla costa mediterranea, al Giardino Botanico di Bonn-Poppelsdorf e a Parigi.
Per finanziare la sua residenza a Parigi partecipò dapprima alla costruzione della grande serra delle palme presso l’Esposizione Universale del 1867, e poi lavorò come giardiniere nei parchi delle Tuiléries.
Ma dovette lasciare presto questo lavoro perché fu sorpreso da un agente della Imperatrice Eugenie, moglie di Napoleone III, mentre cantava insieme con un collega francese “La Marsigliese”, allora canzone rivoluzionaria. Il Winter fu licenziato subito.
Invece che ritornare in Germania, dove lo attendeva un lavoro come capo- giardiniere, cominciò prima con una visita della Francia del Sud per poi giungere in quel “paradiso” che è la Riviera di Ponente.

 

Viale di Cupressus sempervirens nel giardino Hambury.

 

 

Una pergola nel giardino Hambury.

 

Il Giardino Hanbury
Fu a Hyères che Winter conobbe l’inglese Thomas Hanbury. Gli inglesi scoprivano in quel tempo la Riviera, destinata, per il clima mite, ad essere una ideale stazione invernale.
Sir Hanbury, ricco commerciante ritornato dalla Cina, comprò alla Mortola, vicino alla città di Ventimiglia, un terreno abbandonato a se stesso e coperto da pini, mirti e ulivi. Lì volle creare, insieme con il fratello Daniel, un giardino che contenesse piante da tutto il mondo.
L’interesse naturalistico, in particolare per lo studio delle piante esotiche che arrivavano dalle colonie d’oltremare, cresce nella nuova borghesia dell’Ottocento.
Nel 1868 Sir Hanbury affidò al Winter la realizzazione di un giardino, situato su un promontorio affacciato sul mare. Nel corso del cinque anni nei quali Winter fu occupato con la creazione del giardino, furono realizzate enormi trasformazioni e lo scoglio venne modificato in un giardino vario e molteplice.

 

 

 

Una veduta sulla villa Hambury.

 

 

Numerose piante esotiche furono importate da tutte le parti del mondo. Il clima mite – temperature sotto lo zero sono rare anche in inverno – e la posizione a mezzogiorno protetta dalle Alpi Marittime dai venti freddi, favoriva la loro acclimatazione in pienaria. Qui non servivano, come nell’Europa del Nord, le serre in ferro e vetro, i cosiddetti giardino d’inverno. Nella realizzazione del giardino come giardino paesistico romantico il Winter rispettò la vegetazione locale e le coltivazioni tradizionali dell’ulivo, delle vite e degli agrumi.
Nella parte occidentale e sud dell’antica Via Aurelia, che attraversa il giardino si trovano ancora oggi queste coltivazioni mentre la parte orientale del giardino è riservata alla vegetazione esotica.

 

 

 

Echium fastuosum (isole Canarie)
nel giardino Hambury.

 

 

Datura sanguinea (Colombia, Cile)
nel giardino Hambury.

 

 

Nel 1897 nella seconda edizione del catalogo “Hortus Mortolensis” sono state elencate, in ordine alfabetico, ben 3.600 specie di piante presenti nel giardino; quindici anni più tardi si contano oltre 5.800 specie di piante. La realizzazione del Giardino Hanbury, oggi amministrato dall’Università degli Studi di Genova, fu l’inizio della distribuzione della vegetazione tropicale nella Riviera che fu poi sviluppata, ulteriormente, come vediamo dall’opera di Winter nei suoi vivai a Bordighera.

 

Nolina longifolia (Sud-Messico) nel giardino Hambury.

 

 

Daryantes palmeri (Australia) nel giardino Hambury.

 

 

 

Fontana con Colocasia esculenta e papiri (India) nel giardino Hambury.

 

 

Neobuxbamia polypha (Messico) nel giardino Hambury.

 

 

Le prime coltivazioni fioricole
Il Winter conosceva i vantaggi climatici della Riviera e fece molte esperienze nella coltivazione delle piante. Quando il Giardino Hanbury fu realizzato, nel 1873, il Winter, sposato con una italiana e più tardi padre di undici figli, cercò un nuovo impegno e, incoraggiato dalle sue esperienze, cominciò con la coltivazione delle prime rose a Bordighera.
Questo suo lavoro costitui l’inizio di uno sviluppo che ha procurato a questa zona della Riviera il nome “Riviera dei Fiori”.
Già nell’ottobre del 1874 il Winter inviò le prime rose fresche a Monaco in Baviera. Fu la pietra miliare per il commercio internazionale del fiori provenienti dall’Italia.
E’ vero che già in precedenza a Nizza, allora italiana, lo scrittore francese Alphonse Karr (1808-1890) coltivava per passatempo i fiori e li spediva a Parigi, e che esistevano, oltre alle coltivazioni per la profumeria, piccole coltivazioni di fiori recisi sulla Costa Azzurra, ma con l’iniziativa del Winter la produzione floreale si espandeva a dimensioni industriali. Nel frattempo, la ferrovia lungo la costa, terminata nel 1871, costituiva un mezzo di trasporto rapido per il commercio con l’Europa del Nord.
L’agricoltura, prima dello sviluppo delle coltivazioni fioricole, era caratterizzata principalmente dagli agrumi, lungo la costa, e dalle colture dell’ulivo sulle colline.
L’ulivo fu introdotto dai Focesi nel 680 a.C. a Marsiglia e venne diffuso lungo la costa ligure. (Si ritiene anche che l’ulivo sia stato portato, molto più tardi, dai Crociati dalla Palestina).
Gli agrumi, introdotti dai Crociati dalla Siria e dalla Palestina alla fine dell’11° secolo, vennero coltivati in Liguria dal 14° secolo. Nel corso del 19° secolo, la loro importanza si riduceva visibilmente, a causa della concorrenza della Sicilia e della Spagna, le quali si erano integrate nella rete internazionale del commercio. Inoltre le malattie parassitarie minacciavano la coltivazione degli agrumi nella Riviera ligure.
I successi considerevoli del Winter incoraggiavano gli abitanti a cercare la loro fortuna nelle coltivazioni floricole.

 

 

 

Campo fiorito di Calendula.

 

 

Busto di Ludovico Winter nel giardino pubblico “Capo Amelio” di Bordighera.

 

 

A partire da Bordighera e Ospedaletti, il paesaggio venne trasformato, a poco a poco, in terrazze coperte di fiori. Inizialmente i campi fioriti vennero creati lungo la costa, là dove esistevano possibilità d’irrigazione, sostituendo cosi gli agrumi. Quindi si espandevano sulle colline, dove le cosiddette fasce sono state trasformate faticosamente in terrazze.
Qui le aree floricole venivano innaffiate mediante la distribuzione dell’acqua attraverso tubature sotterranee e per mezzo di impianti particolari. Per la raccolta dell’acqua si costruirono le “vasche” rotonde, che caratterizzano tuttora il paesaggio.
Dapprima la coltivazione riguardava le rose Safrano, Captain Christy e Paul Nabonnaud, le violette, anemoni e narcisi selvatici. Quindi da Lione giunse il garofano rifiorente che si sviluppava, con le sue specie numerose, come il fiore più importante, oltre alla rosa, per la coltivazione rivierasca.
Per proteggere le coltivazioni dal freddo occasionale, esse venivano coperte con stuoie di paglia tutte le sere quando vi fosse pericolo di gelo. In seguito le stuoie vennero sostituite dalle vetrine. Queste prime serre mobili furono utilizzate per decenni. Solo nel 1960 iniziava la diffusione della copertura a serra fissa. Oggi circa la metà delle superfici coltivate è coperta da vetri e da teli in plastica.

 

Giardino pubblico a Ventimiglia progettato da Ludovico Winter.

 

 

Il giardino “Vallone del Sasso” del Winter a Bordighera
(oggi abbandonato).

 

L’integrazione della vegetazione esotica
Il Winter compì un’opera eccezionale con l’inserimento della coltivazione floreale a livello industriale nella Riviera. Ma ciò non gli bastava, e si dedicò ben presto anche alla coltivazione della vegetazione esotica.
Il suo interesse principale furono le palme. Ciò corrispondeva al gusto dell’epoca, quando le palme, di solito Phoenix canariensis, Kentia forsteriana o Lantania borbonica, non potevano mancare nei “salotti eleganti”. Nel 1875 il Winter creò il suo primo giardino, situato nella parte orientale di Bordighera nel Vallone del Sasso, una stretta valle ricca d’acqua e particolarmente protetta dal vento. Il giardino, allora molto conosciuto, ma oggi abbandonato, si sviluppò come un vero giardino botanico.
Oltre una collezione immensa e rigogliosa di cactee, agave, cycas e altre piante esotiche, il Winter realizzò un vero bosco di palme. Fra le circa sessanta specie diverse si trovano anche alcune centenarie.
Contemporaneamente il Winter iniziò un commercio internazionale delle piante esotiche, coltivate nella Riviera. Per l’esportazione, le piante di alto fusto venivano preparate secondo una tecnica speciale da lui sviluppata. Le piante venivano tolte dal suolo con le radici avviluppate nella loro terra che, stretta in piccoli cassoni, continuava ad alimentare le piante anche per lungo tempo. Questo trattamento venne praticato in seguito da tutti gli stabilimenti di orticoltura. Un altro terreno dal Winter trasformato in un giardino lussureggiante fu il giardino della “Madonna della Ruota”, tuttora esistente.

 

Scorcio del giardino della Villa Etelinda a Bordighera.

 

 

Agave americana nel giardino della Villa Etelinda.

 

Un gruppo di antiche palme di datteri, le cosiddette Scheffel-Palme (il poeta Victor von Scheffel scrisse sotto le palme la poesia drammatica “Vicino alla morte”) caratterizzava il promontorio situato tra Bordighera e Ospedaletti.
Il Winter lasciava l’ambiente delle palme nella sua selvatichezza naturale, e armonizzava il restante terreno con i dintorni, integrando cautamente le piante esotiche nella vegetazione locale. L’attrazione del giardino era costituita da una pergola, le cui colonne furono costruite dal Winter come i tronchi delle palme di datteri (Phoenix dactyllfera).
Oltre a questi, il Winter realizzò molti altri giardini privati e pubblici nella Riviera, che possiamo ancora oggi visitare. Ad esempio i giardini della Villa Zirio e della Villa Romita a Sanremo e quello della Villa Etelinda a Bordighera, che si distinguono per la vegetazione esotica in armonia con la vegetazione locale. Il Winter, come scrissero i suoi amici, si sforzava costantemente di accentuare la bellezza di un luogo attraverso la sua capacità di accordare l’arte con la natura.

 

Scorcio di giardino con sullo sfondo la Villa Zirio a Sanremo.

 

 

Cycas revoluta nel giardino della Villa Zirio.

 

Lo sviluppo dopo Winter
L’opera del Winter, che morì nel 1912, diede un impulso importante allo sviluppo della Riviera di Ponente. La coltivazione dei fiori recisi e delle piante esotiche si è sviluppata fortemente fino a costituire uno del settori economici più importante della regione, e caratterizza visibilmente il paesaggio ligure Se si considera che nel secolo scorso oltre alla palma nana (Chamaerops humilis) che esisteva, a nord, non oltre Villafranca e Monte Carlo, si trovava nella Riviera soltanto la Phoenix dactylifera, introdotta dal Saraceni, la ricchezza della vegetazione esotica d’oggi è affascinante e degna di nota. Ma col passare del tempo le piante esotiche, costituendo una voce importante dell’economia, hanno limitato in gran parte la vegetazione spontanea locale, che si distingueva parimenti per la ricchezza straordinaria, come testimoniano le descrizioni nei diari dei viaggiatori che la osservarono tra il Settecento e l’ottocento. La coltivazione floricola industriale, dopo un ventennio di boom eccezionale, è in declino per fattori diversi. Per fronteggiare la concorrenza sul mercato internazionale, le colture protette, pur se necessarie, provocano una perdita di elementi di alto valore estetico e paesaggistico, per nominare solo uno del numerosi problemi ambientali causati da una agricoltura intensiva.
L’armonizzazione, come la intendeva il Winter, fra l’arte e la natura, non si riscontra più, visitando la Riviera, ma è evidente un paesaggio variegato, che ci mostra la direzione dello sviluppo avvenuto negli ultimi cent’anni.

 

Campo di Agapanthus con muro a secco e piccola vasca.

 

 

Una veduta sulle serre di Sanremo.