Malattie: impariamo a conoscerle

 

Attacco di oidio su lauroceraso in forma piuttosto consistente. La crittogama può essere confusa da inesperti, con un attacco di larve defogliatrici

L'antracnosi su foglie di leccio, può essere scambiata con danni prodotti dalla fillossera del leccio, setto che produce sul fogliame i sintomi rappresentati nella illustrazione, su porzione di foglia ingrandita

Le principali essenze arboree, arbustive e da fiore, esistenti sul territorio nelle zone sistemate a parco, nei giardini e nelle zone urbane, subiscono da tempo ed in modo continuo, danneggiamenti di varia natura, a volte anche molto consistenti.
Tali tipi di danneggiamento non sempre sono imputabili a malattie o ad intestazioni di insetti come siamo abituati a sentire diagnosticare, purtroppo con molta fretta e superficialità.
Molte volte si tratta di problemi derivanti da cause non parassitarie o addirittura da comportamenti errati da parte dell'uomo.
Infatti, le diagnosi più strane a volte anche errate ed i rimedi più strampalati, in qualche caso addirittura inopportuni, vengono impartiti con la facilità tipica del tecnico poco responsabile e non conoscitore della materia.
Il mestiere del fitopatologo è troppo specialistico e difficoltoso, soprattutto nella diagnostica e nell'aggiornamento continuo sui mezzi di cura delle fitopatie, perché possa essere affrontato, anche se a volte con una certa parvenza di serietà, dai tanti guaritori d'occasione, sparsi ancora oggi a caso nei territori più sensibilizzati.

Dobbiamo diffidare e questo è un ulteriore appello che mi sento di rilanciare, di tutti coloro che non possono conoscere a fondo la materia (inesperienza, mancanza di studi specifici, interessi di natura commerciale, attività estranee al settore ecc.) ed andare alla ricerca di coloro che possono essere veramente in grado di valutare il problema ed hanno buone probabilità di poterlo risolvere.
Per questo, non è sufficiente che un tecnico abbia delle conoscenze o abbia effettuato studi nelle materie agrarie, o in botanica od architettura sia pure del paesaggio, oppure svolga attività nel campo della chimica degli antiparassitari, specie se questa sia legata al settore commerciale o quant'altro di simile; al contrario bisogna andare sempre più alla ricerca di specialisti in fitoiatria e fitofarmacia, ma sicuramente che abbiano operato da lungo tempo nel settore specifico delle piante ornamentali.
Questa premessa mi pare doverosa in quanto, purtroppo, ancora oggi si assiste alle più plateali confusioni nel campo fitosanitario specifico del settore ornamentale e vengono eseguiti interventi anche fortemente perturbatori dell'ambiente senza seguire una base tecnica ed a volte anche senza un nesso logico, a supporto di operazioni estremamente delicate ed importanti.

Potrei al riguardo fare molti esempi per dare corpo a quanto ho sempre cercato di sostenere ed alla situazione generale appena ricordata che mi sembra giusto dover combattere ancor oggi con ogni mezzo possibile. Mi basta comunque citare due casi molto banali, ma di ricorso frequente, che sono legati a due fitopatie, la fillossera del leccio (Phillloxera quercus-ilicis) e l'oidio del lauro (Sphaerotheca pannosa).
La prima, un insetto conosciuto e presente in varie plaghe, è stata combattuta per lunghi periodi con prodotti anticrittogamici perché scambiata con la crittogama Elsinoe quercus-ilicis, producente l'antracnosi fogliare nel leccio.
La seconda, che al contrario è una crittogama, molto diffusa sul Prunus laurocerasus, è stata combattuta per lunghi periodi con prodotti insetticidi, anche dotati di alta tossicità, perché scambiata con possibili erosioni fogliari da parte di larve d'insetti.
Orbene, a parte il risultato tecnico diretto da una lotta chimica fitosanitaria in molti casi mai conseguito negli anni passati contro queste fitopatie, per le ovvie ragioni conseguenti ad una completamente errata impostazione degli interventi, occorre rilevare gli altri principali aspetti negativi della vasta operazione non valutati.
Infatti essa ha portato ad una distribuzione in ambiente di quintali di prodotti antiparassitari comunque inquinanti a tutti i livelli, ad una spesa considerevole senza riscontro di utilità, a rischi elevati sia per gli operatori ad ' detti che per gli stessi utilizzatori dell'operazione (proprietari dei giardini o delle piante e fruitori dell'ambiente) e da ultimo ad una ulteriore rarefazione provocata dall'uso dei veleni chimici, degli antagonisti utili, presenti ancora oggi in molti casi e non più in grado da soli, di contenere in modo equilibrato le fitopatie più comuni.
Quanto citato, mi pare sufficiente ad evidenziare la necessità di dover distinguere in ogni territorio a parco, a giardino o verde di arredo le principali e più comuni fitopatie, siano esse di natura animale (soprattutto insetti ed acari), di natura vegetale (soprattutto crittogame) o di natura fisiologica-ambientale-antropica (fisiopatie, inquinamenti, interventi errati dell'uomo ecc.). Ciò in quanto, solo da una loro precisa conoscenza e da una loro corretta classificazione, ne può uscire una diagnosi abbastanza precisa tale da portare con sicurezza a compiere interventi di qualche utilità, possibilmente i più adatti al caso e dotati di caratteristiche tendenti ad una vera soluzione del problema o ad una sua reale limitazione.

I danni precoci di antracnosi del platano, possono anche essere confusi con danni da freddi tardivi, specialmente sui germogli appena sviluppati

Foglia di ippocastano con la classica manifestazione di danno prodotta dalla crittogama producente il seccume

Per prima cosa occorre precisare che non tutte le fitopatie verificabili producono danni tali da essere motivo di preoccupazione.

DANNI ALLE FOGLIE
Infatti, i danneggiamenti al fogliame, specie su pianta a foglia caduca, non produrranno mai danni pregiudiziali sia nel caso di attacchi di parassiti animali, sia di crittogame.
Essi sono molto frequenti in parchi, giardini e nel verde urbano; conviene sopportarli, specie dove si abbia la sensazione della presenza di un buon equilibrio biologico nell'ambiente.
Tra questi ricordiamo i danni prodotti da vari insetti, lepidotteri o coleotteri defogliatori, ma converrà porre parti. colare attenzione a quelli le cui larve sono dotate di peli urticanti che possono al contatto determinare irritazioni cutanee od a quelli le cui larve siano dotate di considerevole voracità.
Trattasi di larve per lepidotteri, come le processionarie della quercia e del pino, alcuni limantridi tra cui il bombice dispari ed altri ancora tra cui l'arctide Hyphantria americana. Per queste larve l'intervento meccanico che prevede una loro eliminazione (nidi, ovature) è il più consigliato mentre in alternativa resta la lotta biologica a base del prodotto Bacillus thuringiensis da qualche anno in commercio anche in Italia.

Afidi e acari
Anche gli afidi ed acari succhiatori di linfa, possono determinare deperimenti a volte vistosi, specie su piante erbacee od arbustive.
Infatti le rose, le petunie, l'ibisco, oltre ad oleandro, lagerstroemia, pittosporo, maggiociondolo, edera, crespino, viburno, crisantemo ecc. presenti nei giardini, oltre ancora alle più comuni piante arboree quali tiglio, acero, cedro, pioppo ecc. presentano con frequenza i sintomi dei loro attacchi.
Pure in questi casi non si dovrà esagerare nel rincorrere i parassiti, anche Perché solitamente, specie su piante arboree sono in coabitazione con un numero elevato di antagonisti, quali i coleotteri coccinellidi, i ditteri sirfidi, neurotteri crisopidi, acari fitoseidi ecc.
Sarà buona norma ricorrere ad interventi di natura agronomica, quali le irrigazioni alle chiome che al pari dei temporali con precipitazioni consistenti, possono rarefare la presenza dei citati parassiti e parzialmente ripulire gli organi vegetali. Ciò dovrà essere fatto nelle ore in cui la differenza di temperatura tra l'acqua usata e l'ambiente in cui si opera, sia ridotta al minimo, per evitare danni di natura termica.
Gli eventuali interventi di natura chimica che dovranno essere eseguiti soltanto con i prodotti più specifici e meno perturbatori dell'ambiente (pirimicarb, piretro, phosaione , acephate, dicorel e tetradiphon), potranno avere una certa validità, solo se eseguiti per tempo e con il rispetto di tutte le norme tecniche esecutive.
Nel caso contrario, essi sono da evitare.

Cocciniglie
Per le cocciniglie in genere, vale lo stesso discorso, anche se esse aggrediscono e si insediano con facilità oltre che sulle foglie, pure nei germogli, rami e fusti (nelle piante arboree). Molte di esse si trovano facilmente negli ambienti citati e con buona frequenza su ortensia, evonimo, oleandro, edera, forsizia, ligustro, amphelopsis, cactacee, kentia, bromeliacee, ficus e nelle piante arboree tipo frassino, noce, lagerstroemia, gelso, sofora, tiglio, catalpa, cipresso, pino, abete ecc.
Anche in questo caso si potrà fare ricorso in giardino alla lotta meccanica, tagliando e bruciando rami infestati e si dovrà prestare la massima attenzione ai vari insetti antagonisti presenti e particolarmente ad imenotteri calcididi e coleotteri coccinelidi, prima di eseguire interventi di natura chimica.
Le cocciniglie sono molto pericolose e prolifiche, tanto da essere in molti casi pregiudizievoli per la salute delle piante, pertanto ove sarà necessario eradicare una infestazione, si potrà intervenire con olio bianco semplice od attivato durante la fase di fine inverno oppure con prodotti ad azione contro le neanidi giovani, tipo diazinone e malathion, nel momento in cui esse sono più piccole e quindi vulnerabili.
In questi casi, l'epoca d'intervento citata, riveste particolare importanza ed è fondamentale per l'esito delle operazioni di difesa.

Malattie crittogamiche
Anche molte malattie crittogamiche aggrediscono il fogliame delle piante nei parchi, giardini e verde urbano. Bisogna cercare di non fare troppa confusione anche se a volte si incontrano difficoltà nelle diagnosi.
Le foglie di platano ad esempio, vanno soggette a seccume da Gnomogna platani che nella fase di inizio primavera, può essere anche confusa con danni da freddo, come pure le foglie di ippocastano, di tiglio, di quercia e leccio, possono andare soggette a danni da antracnosi fogliare, confondibili rispettivamente con danni da inquinamento veicolare o di natura simile per le prime due, danni da filiossera od altro ancora per le ultime specie.
Anche gli attacchi di oidio sulle foglie non si contano (aceri, rose, frassini, lauroceraso, evonimo ecc.) ed una volta superata la fase più critica, con presenza della caratteristica ed inconfondibile muffetta biancastra, possono essere confusi con molti altri tipi di danneggiamento, quali attacchi di insetti (per esempio sul lauroceraso), seccumi fogliari di altro tipo (mancanza di acqua, compattezza del terreno ecc.), danni da inquinamento od altre cause ambientali.
Il sistema migliore di difesa per gran parte di queste malattie crittogamiche, consiste nella raccolta e bruciatura del fogliame caduto o nel taglio ed eliminazione delle parti infette.

Attacco elevato di fillossera su quercia. Si noti il diffuso arrossamento fogliare, confondibile con qualche seccume di natura crittogamica o anche di natura ambientale

Decolorazione fogliare prodotta da ragno rosso (acaro tetranichide) sulle foglie più giovani di pittosporo in giardino. Queste decolorazioni, peraltro inconfondibili, potrebbero indurre il tecnico inesperto alla formulazione di diagnosi errata, attribuendo per esempio il danno ad una forma di clorosi

DANNI A RAMI E FUSTI
Passando ai danni sui rami e fusti, si possono notare problematiche altrettanto evidenti, ma già dotate di una pericolosità maggiore, rispetto a quanto riscontrabile a livello fogliare. Infatti, sui germogli più o meno lignificati, sui rami ed anche sulle branche più grosse e sui tronchi, si verificano di frequente problemi di più difficile soluzione.

Insetti xilofagi
Fra essi, gli attacchi di insetti xilofagi (che vivono e si nutrono prevalentemente all'interno del legno), presenti nei parchi, giardini ed anche nel verde di arredo, in quantità elevatissima su molte specie di piante. Essi rappresentano uno dei problemi fitosanitari più preoccupanti e di difficile risoluzione.
Si passa infatti dagli insetti lepidotteri xilofagi le cui larve scavano notevoli gallerie, anche molto ampie entro il legno grosso o nei rami più piccoli (Cossus cossus, Zeuzera pirina), ai coleotteri xilofagi che addirittura scavano gallerie enormi (Cerambix cerco) nei tronchi (specie di querce) o tante piccole gallerie sottocorticali con numerosi forellini di sfarfallamento (molti scolitidi).
Purtroppo contro questo tipo di danno i rimedi sono scarsissimi e si limitano praticamente alla lotta meccanica con uccisione diretta delle larve, o con il taglio e l'asportazione delle parti infestate, od alla lotta biologica mediante l'uso di nematodi entomoparassiti e di trappole sessuali od attrattive per la cattura e quindi la rarefazione degli adulti (queste ultime presentano lo scopo prevalente del monitoraggio).
L'introduzione nei fori di insetticidi gassificanti effettuati in maniera artigianale o con bombolette spray può dare qualche risultato soltanto se l'infestazione è limitata e l'operazione risulta eseguita.
In questi casi, la prevenzione è alla base di ogni possibile soluzione reale del problema.
Occorre evitare danneggiamenti di ogni altro tipo alle piante e particolarmente lesioni di qualsiasi genere, oltre a tenere continuamente le piante nelle migliori condizioni di vegetazione e di sanità generale.

Crittogame del legno
Le malattie crittogamiche particolarmente dannose agli organi legnosi e semilegnosi delle piante, sono soprattutto quelle di natura vascolare che possono aggredire rami e fusti, producendo vere e proprie morie di esemplari anche molto belli in tempi molto brevi. Fra esse, alcune sono particolarmente preoccupanti come le specifiche grafiosi dell'olmo, cancro colorato del platano, cancro del cipresso o le ubiquitarie tracheoverticillosi che possono aggredire diverse piante legnose (particolarmente il gruppo degli aceri), arbustive ed erbacee da fiore.
Queste malattie sono le più pericolose perché portano la pianta a morte sicura e sono facilmente trasmissibili tra organi piante diverse, mediante soprattutto gli attrezzi di taglio in facile uso a giardinieri ed addetti al verde in generale.
Non esiste rimedio per esse, pertanto la lotta meccanica, basata sul taglio e sulla distruzione degli organi o delle piante colpite è l'unico mezzo per bloccarne la diffusione.
Per evitare i facili insediamenti di queste malattie, la prevenzione consistente nell'evitare il più possibile le ferite, soprattutto dovute ai tagli frequenti e grossolani, con attrezzi peraltro quasi mai disinfettati a dovere, rimane ancora l'unica via efficace a disposizione degli operatori del settore. Anche i cancri rameali che sono prodotti da Nectria sp. su varie specie di piante ornamentali, da Phomopsis sp., Sphaeropsis sp., Dasyschipha Wilcommi ecc., in alberi e arbusti di varia specie, rappresentano un tipo di danno piuttosto comune, che anche i cancri sui rami di platano prodotti da Gnomogna platani. Tutte queste forme che sono meno pericolose e preoccupanti delle precedenti, vanno combattute con una attenta sorveglianza, cui segue la eliminazione delle parti attaccate che nel frattempo sono disseccate parzialmente o totalmente.
La disinfezione successiva alla rimonda, specialmente nelle zone di taglio, con prodotti anticrittogamici è un'operazione da ritenere necessaria.

Rametto di cedro deodara denotante i sintomi di un forte attacco progresso di afidi. Si noti la ricca fumaggine e lo sporco depositatosi sulla abbondante melata prodotta dagli afidi a seguito della loro alimentazione

Trappola sessuale per la cattura di adulti di cossidi (Cossus cossus), applicata ad una pianta di ippocastano in un parco

Carie
La stessa cosa può dirsi per le varie crittogame producenti sul legno le tanto temute carie.
Infatti esse si insediano soltanto a mezzo soluzioni di continuità dei tessuti, dovute a traumi o tagli di ogni genere.
Occorre evitare il loro insediamento, in quanto le piante aggredite da grosse carie del legno sono compromesse e prima o poi destinate a cadere o spezzarsi soprattutto in presenza di avversità meteoriche.
Pertanto, non si dovranno eseguire tagli soprattutto di elevate dimensioni ed in particolare quando non se ne riscontri alcuna necessità.
Si dovranno evitare tutte le ferite che possono verificarsi durante le lavorazioni al terreno, nelle zone di parcheggio auto ecc. e quando ciò si abbia comunque a verificare, effettuare una rapida cura delle ferite, sistemando gli strappi e disinfettando con frequenza per un certo periodo, le superfici scoperte dalla corteccia staccata, mediante l'uso di prodotti rameici o benzimidazolici.

DANNI A COLLETTO E RADICI
Per quanto concerne i problemi principali e più comuni ai colletti ed alle radici, il discorso si fa ancora più complicato e difficoltoso.
Bisogna subito ricollegarli a quanto detto a proposito delle carie del fusto, anche trattando l'argomento a livello dei colletti.
In questo caso, però, l'insediamento delle malattie crittogamiche, è molto più semplice data la posizione di più facile rottura nella corteccia, di facile mascheramento successivo, di elevata presenza di piante erbacee e di alto tenore di umidità, tutte cose che facilitano notevolmente lo sviluppo di crittogame e quindi la successiva marcescenza del legno.In questo punto, si hanno inoltre le maggiori sollecitazioni, soprattutto in corrispondenza di temporali e periodi ventosi, per cui si delinea una notevole pericolosità relativamente a questo tipo di danno nella posizione di attacco di tutta la pianta alle radici.
Pertanto, la pericolosità che si denota n questi casi, va tenuta in debito conto, e le piante devono essere coninuamente sorvegliate, curate e se necessario anche abbattute, prima ancora che abbiano a creare problemi molto più gravi. Per quanto concerne le radici, si dovrà prestare particolare attenzione perché una spia del loro anormale sviluppo è proprio la vegetazione epigea.
Non è il caso di intestardirsi in cure particolari spesso propinate senza risparmio alla parte aerea od in somministrazione di elementi fertilizzanti o simili al terreno, quando le radici siano ammalate specie se in modo grave.
L'unico sistema è guardarle, rimuovendo il substrato e definire possibilmente la malattia che può averle distrutte.
I marciumi radicali da armiliaria mellea sono i più frequentemente riscontrabili, ma molte altre cause possono influire sull'annullamento degli apparati radicali delle piante (lavorazioni ai lati delle piante, scavi profondi, pavimentazioni, costipamenti, ecc.).
Nel caso del marciume radicale, accertato il problema che peraltro è molto frequente, occorrerà togliere le piante pericolose, eliminare i residui radicali, disinfettare il terreno e lasciarlo libero per qualche tempo, prima di ripiantare in esso altri esemplari.
Ciò anche al fine di evitare la diffusione della malattia che può passare acilmente da una pianta all'altra. i pari passo, occorrerà rimuovere anche tutte le cause predisponenti ad essa, quali soprattutto i ristagni idrici, I costipamento del terreno e le lesioni i tessuti durante le tante lavorazioni che vengono eseguite attorno alle piante.