Moltiplicare i bulbi, i rizomi e i tuberi

Le tecniche di propagazione delle piante "bulbose", cioè di quelle provviste di organi sotterranei adatti allo scopo.

Le piante che noi di solito definiamo bulbose hanno trovato il modo di vivere, di fiorire e di riprodursi con grande facilità. Il loro cuore vitale è sempre sottoterra, al riparo da intemperie, da parassiti e da avversità. In superficie compaiono le foglie, i fiori, i frutti e i semi. Sanno svanire nel nulla per trascorrere mesi interi in perfetto riposo, incuranti di tutto ciò che accade sopra di loro. Quando l'orologio biologico scandisce i tempi della fioritura si donano con generosità, rivelando grandi doti artistiche. Le loro fantasie di bellezza, di colori e di profumi sono sempre entusiasmanti.

Antholyza paniculata (Iridaceae)
bulbo tubero, Sud Africa

Arisaema sikokianum (Araceae)
radici tuberizzate, Giappone

Le bulbose annunciano la primavera quando la neve non è ancora scomparsa, poiché sono tra le prime piante che fioriscono. Anche d'autunno molte di esse riempiono i campi di montagna di tenui colori per lasciare l'ultimo ricordo della bella stagione trascorsa. Coltivare queste piante non è impegnativo. I problemi sono ridotti al minimo grazie ai singolari e intelligenti adattamenti che hanno acquisito. La varietà di «trovate» è tale da destare meraviglia, posseggono però un elemento comune: l'esistenza di organi sotterranei, provenienti dalla modificazione di fusti, di radici e di foglie, adattati per accumulare riserve nutritive, proteggere gemme, superare periodi di siccità e di gelo, riprodursi e moltiplicarsi. Chiamare bulbose queste piante è impreciso da un punto di vista botanico; è però comodo. Il nostro pensiero corre subito ai tulipani, ai narcisi, ai gigli, ma non disdegniamo di unirvi anche Begonia, Oxalís, Zantedeschia e Dahlia. Un attimo di confusione ci coglie quando la nostra vicina ci chiede in regalo qualche «patata di ciclamini». Occorre dunque fare un po' di ordine, con qualche semplificazione: essere precisi senza diventare antipatici per troppa pignoleria. Alle bulbose vengono ascritte piante dotate di bulbi veri e propri, di cormi o bulbo-tuberi, tuberi, rizomi, radici tuberose ed anche pseudo bulbi. La moltiplicazione di queste piante è semplificata proprio dalla morfologia degli organi poiché sono ricchi di meristemi di fusto e di quelli di radice. La caratteristica di poter attraversare periodi di riposo vegetativo in cui sono privi di radici e di foglie viene sfruttata proprio per la loro propagazione. In questa fase le bulbose possono essere maneggiate, immagazzinate o spedite lontano. Si preferisce perciò moltiplicare le bulbose per parti vegetative piuttosto che per seme. Molti cataloghi che vendono piante per corrispondenza si sono infatti specializzati soprattutto in bulbose. Si è sviluppato un fiorente commercio e si sono consolidate nei secoli tradizionali ed intensive coltivazioni. L'Olanda, ad esempio, deve la sua ricchezza alla coltivazione di estese superfici di tulipani. Le bulbose sono quindi piante facili da coltivare. Quando lo desideriamo o quando la stagione è propizia possiamo creare le condizioni per far cessare il periodo di dormienza. Il risveglio produrrà l'accrescimento degli organi mancanti ed il ritorno alla piena attività fotosintetica.

Jaborosa integrifolia (Solanaceae)
rizomatosa, Argentina

Sandersonia aurantica (Liliaceae)
tuberosa, Sud Africa

I bulbi
E' definito propriamente «bulbo» l'adattamento per il quale alcune piante appartenenti a numerose famiglie in particolare di monocotiledoni (Liliaceae, Iridaceae, Amaryllidaceae, Araceae, ecc.) sono costituite da un fusto ipogeo breve ed ingrossato, ricco di riserve nutritive, dotato di un apice vegetativo e di un disco basale fornito di radici. Di fatto è una pianta completa di radici, di fusto e di foglie carnose (scaglie) con funzione di deposito, che vive sotto il livello del terreno. L'apice vegetativo sviluppa in superficie foglie verdi e steli fiorali. Il tulipano è un tipico bulbo. Se viene sezionato ci si accorge che dal disco basale partono grosse tuniche (catafilli) che avvolgono il fusto. All'ascella di queste scaglie si formano nuovi bulbetti laterali. L'apice vegetativo possiede la gemma a fiore avvolta dai primordi di foglie aeree. I bulbi possono essere «tunicati», come le cipolle ed i tulipani, o «embricati», come quelli dei gigli. Nel primo caso la parte esterna è formata da una membrana sottile e robusta, nel secondo caso questa protezione è assente e le squame sono quasi separate. La vita del bulbo attraversa varie fasi. Da una situazione di riposo o di dormienza, di solito invernale, si passa ad una fase vegetativa. in cui le radici e l'apice crescono. Il bulbo si ingrossa accumulando riserve. La successiva fase riproduttiva è caratterizzata dall'allungamento dello stelo fioraie, dalla produzione di fiori e di semi. Nello stesso tempo il bulbo forma al suo interno nuovi apici vegetativi e bulbilli laterali. Le stagioni di fioritura e quindi anche le varie fasi vegetativi sono variabili da specie a specie. Conosciamo ed utilizziamo numerose specie a fioritura primaverile, come tulipani, narcisi, giacinti, Fritillaria, Scilla, Erythonium, Galanthus, Muscari, ecc. Tuttavia esistono bulbose a fioritura autunnale e invernale, come l'Amaryllis. La moltiplicazione di queste piante si ottiene con facilità togliendo dal bulbo principale i bulbilli secondari che vengono prodotti. Questi sono gia piccole piante complete ed in grado di radicare, di crescere e di fiorire. In molti casi e questa la via più naturale, poiché il vecchio grande bulbo muore lasciando al suo posto una corona di giovani bulbilli. Tulipani e iris bulbose possono essere moltiplicati in tale modo. Molti gigli producono in superficie numerosi bulbetti avventizi, sia a livello del terreno che sulla parte aerea. Quando i bulbi sono formati da squame carnose e robuste, originate da foglie modificate, si può procedere alla loro separazione ottenendo numerose nuove piante. Di fatto si attua una moltiplicazione simile a quella descritta per le talee di foglie, poiché tali sono le squame. Alla base di queste scaglie si formano nuovi bulbilli che produrranno piante complete. Quasi tutte le specie ed ibridi di gigli, Fritillaria e Nomocharis si prestano a questa tecnica. Essa non e adatta ai bulbi tunicati come quelli di Lachenalia, Narcissus, Scilla, Muscari, ecc. per i quali si ricorre alla intaccatura. La stimolazione di nuovi germogli si ottiene producendo profonde incisioni nel disco basale al fine di provocare callosità e fenomeni di cicatrizzazione. Proprio questi ultimi stimolano l'emissione di piccoli bulbi. Abbiamo già visto, parlando di talee, che il processo di radicazione passa attraverso la formazione di calli cicatriziali. Le giovani piante così ottenute dovranno essere coltivate fino al raggiungimento della maturità, talvolta anche degli anni. E' il caso del Cardiocrinum giganteum, un giglio alto più di 3 metri, i cui fiori sbocciano solo dopo parecchi anni. La pianta madre muore subito dopo, lasciando però nel terreno piccoli figli pronti a riprendere il ciclo di nuovo. Lo sanno bene i vivaisti specializzati che vendono a caro prezzo i bulbi di taglia grande poiché sono prossimi alla fioritura.

Calochortus amabilis (Liliaceae)
bulbosa, Stati Uniti

Lilium bulbiferum (Liliaceae)
bulbosa, Europa

I bulbo-tuberi o cormi
Un altro tipo di bulbosa è quella caratterizzata dalla presenza di un bulbo-tubero. La differenza sostanziale tra il bulbo ed il bulbo-tubero è data dalla esistenza di nodi e di internodi. Esistono squame fogliari, come nel primo caso, ma queste, fuse tra loro, sono unite al fusto a livelli successivi, separati dall'internodo. Queste scaglie ispessite sono costituite da tessuto di riserva e quelle esterne, ormai secche, fuhgono da tunica protettiva. La gemma principale è situata all'apice del bulbo-tubero. Produrrà foglie e steli fioriti. Altre gemme secondarie vengono emesse in posizione nodale, tra una scaglia e la successiva. Il bulbo tubero produce due tipi di radici, diverse come aspetto. Alla base, cioè nella parte piu' vecchia della pianta, vi è un apparato radicale fibroso; alla sommità, dove prendono origine il giovane bulbo-tubero e lo stelo fiorale, si formano altre radici, carnose e robuste. Tipico cormo è quello del gladiolo, ma anche Acidanthera, Crocosmia, Tritonia, Crocus, Sparaxis, Moraea e Ixia sono bulbo-tuberi.
La singolarità di molti cormi è che tutti gli anni producono un nuovo bulbo-tubero sopra quello esistente. In tal modo si hanno cormi disposti a piramide uno sopra l'altro. Per impedire che questi nuovi organi escano dal terreno, le radici sono contrattili ed ancorano la pianta tirandola verso il basso. Il vecchio cormo si abbassa ed il nuovo prende il suo posto. I cormelli, spesso numerosi, prodotti nella stagione sono utilizzati come materiale di propagazione. Essi si formano di solito alla intaccatura tra il vecchio cormo e quello dell'anno formando una corona. Alla fine della stagione possono essere separati ed immagazzinati al fresco, pronti per la stagione successiva. Quando si ha la necessità di ottenere un numero maggiore di piante si ricorre alla divisione dei bulbo-tuberi in varie parti, facendo in modo che ognuna di esse abbia una piccola gemma, quella che di solito viene chiamata «occhio». Dopo aver lasciato che la superficie tagliata si sia asciugata, questi pezzetti di cormo vanno posti in un vaso uno per uno o, distanziati, in piena terra. Si deve quindi attendere che emettano radici e foglie. Anche in questo caso, soprattutto se si tratta di cormi troppo piccoli, per stimolare la formazione di nuovi germogli da utilizzare per la moltiplicazione è sufficiente praticare ferite e tagli nella parte apicale.

Sanguinaria canadensis 'Flore Pleno' (Papaveraceae)
radici tuberizzate, America settentrionale

Tecophilaea cyanocrocus (Tecophilaeaceae)
bulbosa, America Meridionale

I tuberi
Dare la definizione di tubero è facile, poiché tutti abbiamo dimestichezza con i tuberi di patata (Solanum tuberosum). Sappiamo che questo fusto sotterraneo ingrossato è un organo di riserva di amidi e di sostanze nutritive. Nello stesso tempo tutti abbiamo visto vecchie patate germogliare in vari punti ed emettere fusti e foglie. Il tubero è un fusto a tutti gli effetti, anche se «obeso». t dotato di nodi e di internodi. Le gemme infatti segnano la posizione dei nodi e sono disposte a spirale. La gemma apicale si trova dalla parte opposta rispetto al colletto della pianta. Nella stessa posizione vengono prodotte le radici. Ai nodi quindi vengono prodotti nuovi fusti aerei e subito sotto di essi crescono radici avventizie. Si hanno perciò due tipi di fusti: quelli sotterranei che si ingrossano accumula-ndo amido in modo da superare senza difficoltà i periodi di dormienza e quelli aerei che producono foglie e fiori. Esistono tuberi enormi, quelli della patata dolce possono arrivare a 45 kg e quelli di altre specie tropicali, come l'Amorpbopballus titanum raggiungono i 50~60 kg. La tecnica di moltiplicazione di queste piante prevede la divisione del tubero in porzioni dotate di almeno una gem ma o occhio. Per prevenire la formazione di marciumi è sempre consigliabile trattare la superficie tagliata con polvere fungicida. Il trapianto deve essere comunque effettuato quando questa si è asciugata bene ed ha formato una pellicola cicatriziale. In molti casi è sufficiente prelevare piccoli tuberi secondari per ottenere materiale adatto alla moltiplicazione. La Boussingaultía baselloides, un rampicante sudafricano, con altre piante, ha la stranezza di produrre piccoli tuberi (tubercoli) lungo il fusto, molto lontano dalla radice. E' molto facile allora staccarli e piantarli per ottenere nuovi esemplari.

Le radici tuberose
Le radici tuberose, a differenza dei tuberi, che sono adattamenti del fusto, prendono origine dalla modificazione delle radici. La differenza è sostanziale. La parte prossimale emette fusti aerei, mentre quella distale radici. Vi è quindi una polarità inversa rispetto ai tuberi veri e propri in cui la parte distale rappresenta l'apice vegetativo. Le radici tuberose non hanno nodi ne internodi, quindi nemmeno gemme situate lungo la loro superficie. Queste ultime sono prodotte al colletto della pianta e da esso partono anche le radici ingrossate recanti alle estremità fitti ciuffi di radichette fibrose. Un esempio comune di radice tuberosa è quello di Dahlia. Anche alcune begonie e la patata dolce hanno la stessa struttura. La moltiplicazione di queste piante è meno facile di quella delle altre poiché i meristemi di fusto sono localizzati solo al colletto. La radice da sola non può sviluppare una pianta intera se non è fornita almeno di una gemma nella parte apicale. Bisogna perciò sezionare in verticale la prima porzione di fusto aereo in modo da mantenere unite almeno una radice ed una gemma del colletto. Allora la pianta sarà autosufficiente, la gemma svilupperà un nuovo fusto e dal colletto stesso cominceranno a formarsi radichette che, accumulando materiale di riserva, diventeranno sempre più gonfie.

Gynandriris sisyrinchium (lridaceae)
rizomatosa, Africa meridionale

Sparaxis tricolor (lridaceae)
bulbosa, Sud Africa

I rizomi
I rizomi sono anch'essi fusti modificati. Corrono in orizzontale sotto terra o appena in superficie. Possiedono sempre nodi ed internodi. Le radici sono portate nella parte inferiore dei nodi ed i fusti crescono nella parte superiore. La gemma apicale è deputata all'allungamento, ma si formano anche ramificazioni secondarie proprio come in un fusto aereo. Vi sono specie che hanno rizomi sottili, altre invece ingrossati e robusti. In questo caso fungono nello stesso tempo da riserva di sostanze nutritive. Tipici rizomii sono quelli delle iris rizomatose. Se abbiamo cura di osservare bene la loro struttura vediamo che le lunghe foglie crescono in corrispondenza dei nodi ed altrettanto succede, nella parte inferiore, per le radici. La distanza internodale è di solito breve, cosicché l'aspetto di questi organi è tozzo e robusto. Le Iris rizomatose si possono moltiplicare estirpando la ceppaia e dividendo in tronconi i rizomi che la formano. Occorre badare che ogni segmento abbia gemme o foglie. Queste ultime possono essere accorciate lasciandone solo pochi centimetri. La talea cosi ottenuta deve essere interrata alla stessa profondità della ceppaia originaria. L'operazione di divisione risulta più efficace se effettuata in estate, a fioritura ormai conclusa. All'inizio sono necessarie abbondanti innaffìature, che verranno poi diradate. Le iris, grazie all'acqua ed ai nutrimenti accumulati nelle radici, resistono bene alla siccità.
Alcune piante, come le peonie, le felci e gli asparagi hanno rizomi a ceppaia, detti anche rizomi a corona. I numerosi fusti crescono molto ravvicinati tra di loro creando in superficie un fitto intrico di rami. L'apparato radicale è pressoché sferico.
I rizomi a corona vanno trattati con maggiore cautela, poiché bisogna dividerli lasciando ad ogni porzione le gemme destinate a produrre fusti. Il periodo migliore è alla fine della stasi vegetativa, di solito al termine dell'inverno. Altre piante rizomatose sono il rabarbaro, i mughetti, le calle e Begonia rex. Nel mio giardino vi è un'altra rizomatosa piuttosto particolare. E' la Jaborosa integrifolia, una solanacea che riesce a colonizzare molti metri quadri di aiola grazie ai suoi rizomi sotterranei. Ai nodi crescono foglie simili a quelle della lattuga, anche se più coriacee. I bianchi fiori a stella spuntano dal terreno, solitari od affiancati alle foglie. Prelevando porzioni di rizomi forniti di foglie ho potuto regalare ad amici questa rarità.

Gli pseudo bulbi
Gli pseudo bulbi sono anch'essi organi ingrossati, provenienti da fusti. Sono caratteristici di molte orchidee e di solito sono aerei. Terminano con una gemma adatta a sviluppare foglie e fiori. La base dello pseudo bulbo è fornita di radici. La loro funzione è quella di accumulare sostanze di riserva ed acqua per superare i periodi di dormienza. A differenza di tutti i casi visti fino ad ora, gli pseudo bulbi sono organi aerei, dotati di foglie ed in grado di produrre radici. Nel periodo di riposo vegetativo possono essere staccati dalla pianta madre e fatti radicare in ambiente con alta umidità atmosferica. In seguito avverrà il germogliamento e verranno emesse le foglie. Molte specie di orchidee hanno organi simili a rizomi e come tali possono essere trattati per ottenere nuove piante. Gli pseudo bulbi dormienti radicano con maggiore facilità se vengono trattati con ormoni stimolanti come l'acido indolbutirrico.

Sempre più giù
Per moltiplicare e coltivare le bulbose senza inconvenienti è necessario sapere a quale profondità vanno piantate. Sulle confezioni di queste piante vengono indicati i periodi di piantagione, le distanze e la profondità.
E meglio però farsi un piccolo schema da tenere a disposizione per ogni eventualità. Le più superficiali sono le iris rizomatose, le begonie tuberose e Agapanthus. Esse devono essere ricoperte appena da un piccolo strato di terra, lasciandone in superficie l'apice. Un po' più sotto, a circa 2 cm, si mettono bulbi di Polianthes. Seguono poi Freesía, Anemone e Ranunculus.

Galantbus, Acidanthera, Zantedeschia, Peonia, Scilla, Tigridia, Canna, iris tuberosi, Zephyranthes, Galtonia e Muscari necessitano di 8-10 cm di profondità.
E bene piantare Dablia e Gladiolus a circa 12-15 dalla superficie. E infine Hymenocallis e Lilium vanno posti tra i 15 ed i 20 cm.
Un altro problema da affrontare è quello della posizione dell'organo sotterraneo nel terreno. Bulbi e cormi devono essere piantati in verticale. A volte però non è facile distinguere la parte apicale da quella inferiore e si rischia di deporre i bulbi capovolti. Occorre cura ed è necessario cercare tracce delle vecchie radici e dei frammenti di fusto o primordi di gemme per capire la polarità esatta. Molti rizomi, tuberi e radici tuberizzate devono essere deposti orizzontali. Ciò vale per quelli di Gloríosa superba e di Sandersonia aurantica (a 12 g- 15 cm), di Dablia, di Zantedeschia e di Canna.
Trascorso un certo tempo dovremo controllare l'apparire in superficie di abbozzi fogliari o di steli. Se siamo per natura impazienti smuoveremo appena la terra per vedere se la dormienza si è interrotta. Saremo senz'altro stupiti nel constatare che la gemma stava già bucando il terreno e che numerose radichette sono comparse attorno ad essa. La fioritura arriverà. Per ora dobbiamo ricorrere alla immaginazione.