Orti e giardini: il cuore di Roma antica. Aprono a Roma i giardini del Palatino

Nel cuore della Roma antica le suggestioni dei giardini del Palatino sono visitabili fino al 14 ottobre 2012



La storia degli spazi verdi del Palatino, dal momento in cui furono formati ai nostri giorni, rappresentano la storia delle specie vegetali che hanno arricchito i nostri giardini in questi secoli.

Allestiti in maniera sontuosa in età imperiale, trasformati in parte in Orto Botanico dai Farnese, per accogliere soprattutto le nuove piante importate dalle Americhe, furono ripristinati nell’Ottocento ad opera dell’archeologo Giacomo Boni, che accanto alla flora classica romana, vi volle introdurre anche le nuove piante che arrivavano dall’Oriente e dal sud Africa grazie all’intensificarsi degli scambi commerciali favoriti dal dominio inglese.

Numerose testimonianze letterarie e alcune iconografiche consentono di riprodurre i giardini di età imperiale, ma non è possibile conoscere con esattezza quali fossero le specie effettivamente coltivate nei vasti peristili, anche per l’impossibilità di condurre indagini scientifiche per le vicende che hanno caratterizzato i luoghi nel corso dei secoli. È stata deciso di dedicare particolare attenzione ai ninfei presenti sul Palatino, dei quali restano i confini ben definiti; per ricostruire la loro immagine la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Romahapensato di richiamarne le due componenti fondamentali, il marmo e l’acqua, riprodotte simbolicamente tramite l’uso di piante. Per richiamare il marmo sono state utilizzate fioriture bianche, per l’acqua fioriture nelle diverse tonalità di blu – azzurro; così Plumbago, Surfinia, Solanum, Convolulus, Verbena e Petunia nei colori bianco e gamma del blu e viola consentono di rendere visivamente leggibile l’idea dei ninfei. La tecnica usata per è assimilabile a quella della mosaico coltura, che è di spettacolare impatto estetico, concentrandosi su piante (circa 12.000) in soli due colori, con predominanza di quelle azzurro-blu.

Diverso è invece il caso del peristilio della casa di Augusto, solo in parte scavato: l’intimità del luogo ha suggerito di riproporre la struttura del giardino raffigurato sulle pareti affrescate della Villa di Livia, attualmente esposte nel Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo. Le specie utilizzate, di cui sono stati rintracciati resti anche negli antichi giardini pompeiani, sono rigorosamente quelle raffigurate negli affreschi: melograni, viburni, oleandri, cotogni, rose, cipressi e pervinche, ai quali si aggiungono platano, abete e pino, specie estranee, secondo Plinio, alla flora autoctona del tempo, e forse celebrate in questi affreschi come specie ornamentali di recente introduzione.

Nel criptoportico neroniano è stato realizzato un percorso didattico relativo alla flora di età imperiale, frutto di un’attenta ricostruzione filologica, presentato e illustrato in una serie di pannelli con citazioni degli autori classici che descrivono i giardini dell’antica Roma.

Più difficile, se non impossibile il recupero degli Orti Farnesiani, area scelta dal cardinale Alessandro Farnese quale luogo di sperimentazione botanica per la messa a dimora di piante esotiche, secondo un criterio collezionistico, come la yucca e l’agavei pomodori, i peperoni e i peperoncini, il tabacco e il fico d’ India, per citare solo quelle più note, che hanno contribuito a modificare abitudini alimentari e paesaggio.

Nel Novecento l’archeologo Giacomo Boni allestì un giardino all’italiana a conclusione degli scavi promossi per riportare alla luce le dimore imperiali. Piantò cipressi e allori, ma accolse anche specie importate a seguito dell’espansione del dominio inglese come peonie e camelie.

Con questo evento si ripropongono, in un’area che nella vita recente del giardino ha fatto tradizionalmente da vivaio, le piante raffigurate nelle tavole seicentesche dell’Aldini e del Ferrari, con apposite didascalie che segnalano le specie che arrivarono in Europa a partire dalla fine del ‘700 quali glicine, bouganvillee, mandarino, peonie, ciliegi e meli da fiore, gerbere, per citarne solo alcune.

L’intero roseto, costituito negli anni Sessanta, è stato anch’esso rinvigorito in quest’occasione utilizzando varietà rigorosamente ottocentesche.

La genesi e la ricchezza degli Orti Farnesiani vengono invece narrate attraverso un’esposizione di stampe riunite nella Casina Farnese, riaperta al pubblico in questa occasione. La Casina, che utilizzava le strutture antiche nel sottosuolo come fondazioni, non aveva carattere abitativo. Era un punto d’appoggio, destinato a brevi soggiorni, visite, appuntamenti galanti, colloqui segreti, ma soprattutto per l’osservazione del panorama. In questa occasione sarà possibile seguire il restauro degli affreschi del loggiato realizzati da artisti riconducibili all’ambiente degli Zuccari.

Il percorso di visita si articola in 8 stazioni, cui si aggiunge il cosiddetto Criptoportico neroniano, dove viene allestita l’area didattica che illustra la storia dei luoghi interessati.

1) Il giardino della Casa di Augusto

2) I fiori azzurri nel Ninfeo ellittico

3) Orti e giardini nelle stampe antiche in mostra alla Casina Farnese

4) Le piante e il vetro per imitare l’ acqua della fontana ottagona

5) Le petunie e la plumbago nei peristili della Domus Augustana

6) Le verbene dello Stadio

7) Le essenze del Vivaio Farnesiano

8) Il giardino di rose antiche negli Orti Farnesiani

Il progetto ideato da Electa con la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Roma è curato da Annamaria Ciarallo, Giuseppe Morganti, Maria Antonietta Tomei .

Orari: dalle 8.30 a un’ora prima del tramonto.

Non si effettua chiusura settimanale.

La biglietteria chiude un’ora prima

Ingresso Palatino: via di San Gregorio 30

Il biglietto consente l’accesso al Colosseo e al Foro romano