Paeonia daurica subsp. mlokosewitschii

Una peonia raffinata, color giallo primula, delicatamente profumata.

Paeonia mlokosewitschii
Paeonia mlokosewitschii

Mentre vi esercitate nella corretta dizione di Paeonia mlokosewitschii, vi racconto qualcosa di questa pianta.
Nei giardini italiani la si vede assai di rado, tant’è che non ha un nome comune, e la definizione “peonia dorata del Caucaso” proviene semplicemente dalla traduzione e dall’unione di due nomi comuni inglesi. Oltremanica infatti è pianta molto stimata (premiata nel 1955 con l’Award of Merit della R. H. S., riferisce Ippolito Pizzetti*) e si è guadagnata anche il nickname di “Molly the Witch” – un tentativo di aggirare le difficoltà di pronuncia del nome scientifico.

Come ulteriore conferma, l’esemplare che coltivo proviene dal Mini-Arboretum di Guido Piacenza, a Pollone, e credo fosse là giunto attraverso le collezioni della Hillier & Sons di Winchester. Il Mini-Arboretum è chiuso da molto tempo (con grandissimo dispiacere degli appassionati di piante rare, ovviamente compreso chi vi scrive, che partiva in pellegrinaggio ogni primavera per tornare a casa con l’auto traboccante di piante, per di più legate e pacciamate con striscie e cascami di cashmere…) e dunque la mia Molly deve avere più di quindici anni – passati i quali è arrivata a produrre contemporanemente ben sette fiori, tanto per parlare della lentezza con cui cresce.
Le ragioni per ammirarla sono numerose, ma va osservata da vicino. I germogli sono soffusi di un porpora vinoso, colore che poi rimane lungo i piccioli e i bordi delle foglie; queste, dalla bella forma, hanno la pagina suddivisa tipica delle peonie, ma con i lobi arrotondati e con una caratteristica sfumatura glauca; i fiori, meno grandi di quelli delle consorelle, non si aprono mai completamente e formano una coppa giallo primula a racchiudere molli stami giallo oro e sensuali stimmi rosati, in uno strano contrasto.
Il profumo è leggero e gradevole.
L’ultima sorpresa sono i frutti, capsule che ancora verdi si aprono longitudinalmente per mostrare l’interno bianco e lanuginoso, dove sono raccolti i semi: color fuchsia quelli sterili, blu quelli fertili.

Non è pianta su cui costruire un giardino, o almeno mi pare che non abbia forza sufficiente per questo; tuttavia, è una delle piante capaci di richiamare alla mente un intero paesaggio. Portamento, dimensioni, consistenza delle foglie raccontano che si tratta di una pianta adattatasi a crescere in ambienti in cui la luce del sole giunge direttamente al mattino o alla sera e solo macchiata dalle fronde di piante più grandi durante il resto del giorno; anche il colore dei fiori potrebbe essere il risultato di un adattamento, poiché appare più luminoso e visibile di altri nella mezz’ombra.
E allora, scartabellando un po’, scopro che il nome scientifico fu scelto dal botanico russo Alexandr Alexandrovic Lomakin (1863-1930) per onorare il botanico polacco Ludwik Franciszek Mlokosiewicz (1831-1909), che incontrò la nostra strega-peonia esplorando la gola del fiume Lagodekhi, a partire dalla città omonima alle pendici meridionali del Grande Caucaso Orientale, nella regione del Kakheti, in Georgia, non lontano dal confine con l’Azerbaijan. Qui i monti, tagliati da numerose valli strette e lunghe scavate dai fiumi, sono ricoperti da boschi fino al limite altitudinale degli alberi, intorno ai 1800 metri.
Dove i boschi iniziano a diradarsi, nelle schiarite sempre più ampie, cresce la peonia dorata, in gruppi fitti e sparsi.La vallata fa parte oggi delle Aree Protette di Lagodekhi, ovvero la Riserva Statale e il Parco Nazionale, e fu proprio Ludwik Franciszek Mlokosiewicz, nel 1903, a sollecitare per primo presso l’Accademia Imperiale la formazione di una riserva naturale. La bellezza dei fiori, sostiene Michael Pollan**, non è per le api; è per noi: una seduzione che ci spinge a preservarli.

* Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, a cura di I. Pizzetti, Milano, 1998

** Michael Pollan, La Botanica del desiderio, Milano, 2005.