Passiflore: il racconto di un coltivatore, collezionista e ibridatore

Alla famiglia delle Passifloracee appartengono specie dai fori complessi e meravigliosi. La botanica, le tecniche colturali, le specie e gli ibridi più belli: un affascinante excursus accompagnat da un collezionista

Passiflora edulis

P. pinnatistipula

La prima passiflora che mi capitò di vedere fu la P. caerulea, molti anni fa, sulla riviera ligure. Rimasi stupito per la complessità del fiore e per la sua studiata simmetria. Ricordo che mi diede la sensazione di qualcosa di esotico e di raro: un vero gioiello vegetale.
Successivamente conobbi altre passiflorae, incredibilmente più belle, e il mio stupore andò aumentando. Decisi di non perdere tempo. Ricercai dappertutto notizie, semi e piante.
Ora, a distanza di anni, possiedo diverse specie di questo bellissimo rampicante. Alcuni esemplari fioriscono e fruttificano abbondantemente, adattandosi senza problemi a condizioni climatiche non proprio ideali; altri si fanno desiderare e, anno dopo anno, vegetano vigorose, ma senza regalarmi la soddisfazione di vedere i loro fiori.

Un po' di botanica
Le Passiflorae provengono in gran parte dalle zone tropicali del continente americano, ma sono presenti anche nelle zone temperato-calde dell'Asia, dell'Africa e dell'Oceania. Il loro nome deriva da una fantasiosa interpretazione di alcune insolite strutture del fiore.
Si dice infatti che un missionario vide nel fiore della P. caerulea i simboli della passione di Cristo: la corona di spine è richiamata dai filamenti disposti a raggiera, i 3 stigmi sembrano i 3 chiodi… e con molta fantasia vi si vedono: la colonna della flagellazione, 10 apostoli, la spugna imbevuta di aceto, le 5 ferite ecc. così divenne il popolare fiore della passione.

Esistono 300-400 specie di Passiflorae, oltre a numerosi ibridi. La maggior parte si comporta da rampicante, aggrappandosi ai sostegni per mezzo di viticci. Di solito hanno foglie lobate, divise cioè in 2, 3 o più foglioline, ma talvolta sono intere (P. quadrangularis). I frutti sono bacche rivestite da un tegumento cuoioso ripiene di semi avvolti in una polpa spesso commestibile e profumata.

I fiori, generalmente ermafroditi, hanno una curiosa struttura. Il calice è rivestito da 3 brattee. Da questo partono 5 sepali che si uniscono, alternandosi, ad altrettanti petali più vistosamente colorati. Dal ricettacolo prende origine una corona di filamenti, spesso vivacemente striati e contrastanti, più evidente nel gen. Passiflora propriamente detto, evanescente invece nel ex-gene Tacsonia (P. pinnatistipula, P. antíoquiensis, P. mollissima ecc.). Dal centro geometrico del fiore partono poi gli organi sessuali veri e propri: i 5 stami con le antere, l'ovario allungato sormontato da 3 stili con stigmi allargati a clava.
Sono proprio questi filamenti, talvolta così imponenti da nascondere i petali stessi, che donano un notevole effetto estetico al fiore diventandone l'essenza.
L'unica specie rustica è la P. coerulea; le altre sono più o meno delicate e sensibili al freddo.

P. violacea

P. quadrangularis

La coltivazione
Coltivo le mie passiflore in vasi da 20-30 cm di diametro. Ciò mi permette di spostarle nella posizione più adatta secondo la stagione. Non ho la fortuna di vivere in una zona a clima mite, perciò mi sono dotato di una piccola serra leggermente riscaldata per il periodo invernale. Qualsiasi altra protezione, purché in buona luce ed al riparo da freddi intensi e prolungati può andare ugualmente bene. E opportuno non scendere al di sotto dei 1 00.
Ciò vale per la pianura padana ed altri climi analoghi. In zone climatiche più miti si può rischiare di lasciarle all'aperto, purché in posizione protetta e riparata.
L'avventura comincia in primavera, quando, passato il pericolo di gelate tardive, porto all'aperto le mie piante. Interro i vasi in una posizione soleggiata e protetta da un muro rivolto a sud. Dopo un breve periodo di stasi, esse riprendono a vegetare e a crescere. Compaiono presto i bianchi fiori della P. edulís, quelli gialli della P. herbertiana, poi quelli arancioni della P. cinnabarina. Di seguito a ondate successive, fioriscono tutte le altre P. caerulea, P. violacea, P. ametisthina … e finalmente, la più attesa, la più incredibile di tutte: la P. quadrangularís.

P. x 'Imperatrice Eugenia'

P. herbertiana

Fiori particolari
Sono rimasto sempre stupito dai nomi che i botanici assegnano alle piante. In questo caso sembra che il fiore non l'abbiano nemmeno degnato di uno sguardo. E l'hanno infatti chiamata quadrangularis semplicemente perché il suo fusto, peraltro simile a quello di altre specie (P. alata), ha sezione quadrata. Eppure il suo grosso fiore rosso-violaceo è veramente spettacolare. Chi lo vede per la prima volta pensa ad un imbroglio: quello che non è un fiore, è uno dei quegli esseri marini, una medusa, una strana attinia; oppure è finto. Ma è profumato, e poi guardando bene e toccandolo si vede che è proprio un fiore.
Qualche testo dice che sia uno dei fiori più belli, anche se non si può paragonare a una orchidea: è troppo simmetrico e studiato. È meglio non usare vasi troppo grandi o terriccio troppo ricco. Ciò comporterebbe un forte aumento del verde a danno della fioritura. Con le innaffiature non si deve esagerare, anche se queste piante amano una buona umidita atmosferica e frequenti spruzzature. Non hanno particolari esigenze riguardo al terreno da usare, e richiedono qualcosa per arrampicarsi: recinzioni, fili, pergolati, ecc.
Normalmente si comportano da sempreverdi, se la temperatura minima invernale non scende troppo. Può capitare che perdano completamente la parte aerea, ma ributtano in primavera all'arrivo delle giornate calde.
Giunto l'autunno, ritiro in serra i miei esemplari, riducendo loro tralci troppo abbondanti e disordinati. Qualcuno prosegue nella fioritura, ma hanno a riposo.

P. cinnabarina

Le specie più belle
Delle 300-400 specie catalogate, solo poche decine sono in coltivazione. Sicuramente tra le più belle, oltre alla P. quadrangularis e alle altre già citate, vi sono: la P. coccinea, di un rosso vivacissimo con petali volti all'indietro; la P. antioquiensis, color ciclamino; la P. mollissima, rosa. E ancora: la P. racemosa, la P. Allardii, la P .pinnatistipula, la P. umbellicata, la P. manicata, l'ibrido 'Imperatrice Eugenia', ottenuto incrociando la P. quadranguiaris con la P. caerulea, ecc.
Molte di queste producono frutti commestibili, talvolta squisiti come quelli della P. edulis e P. quadrangularis. Coltivo anche una specie erbacea (P. suberosa) che produce una miniatura di fiore verde chiaro e frutti neri grossi come piselli. La P. capsularis, dai bianchi fiori stellati, ha invece curiose foglie bilobate. Sembrano la silouette della testa di un gatto con le orecchie dritte.

P. suberosa

P. caerulea

Dove trovarle
É possibile reperire piante delle specie che ho citate e di molte altre rivolgendosi a vivaisti specializzati in piante da amatori o rare.
Alcuni degli esemplari che possiedo sono stati ottenuti da semi trovati su cataloghi inglesi. In questo caso l'attesa è stata più lunga e gli insuccessi maggiori. Talvolta però ho avuto fioriture già al secondo anno dalla semina.
Occorre ricordare che si ha una buona germinazione tenendo i semi in acqua per una notte prima della semina. E necessaria una temperatura relativamente elevata: 25-30 °C circa, e un po' di pazienza. Molte specie si riproducono facilmente anche per talea.