Pini nostrani, pini esotici e falsi pini

Quali differenze tra i pini italiani? E quali con quelli esotici? Ed esistono specie che assomiglianio ma non lo sono affatto?

 

Non tutte le conifere si addicono al clima e al paesaggio mediterraneo. L'abete, per esempio, dai 1.000 metri di altitudine in su è a casa sua in perfetta armonia e bellezza, ma più in giù, accostato agli olivi, agli agrumi, alle palme, mi pare spaesato e non si ritrova nelle migliori condizioni di salute.
Varie specie di pino sono invece mediterranee così come il nostro bel cipresso. Il pino italico è tanto italiano che starebbe bene perfino sulla nostra bandiera; è il «pino da pinoli» o «pino parasole» e scientificamente Pinus pinea che con il pino marittimo (Pinus pinaster) popola specialmente i territori litoranei e sub-litoranei della Penisola, in suoli profondi, sciolti, solo moderatamente calcarei. Il pino d'Aleppo (Pinus halepensis) è presente nella macchia mediterranea, soprattutto nei terreni rocciosi, scoscesi, aridi, di natura argillo-calcarea che fronteggiano il mare. In Liguria della macchia mediterranea che ricopriva gran parte del litorale e dell'immediato entro-terra restano relitti sempre più ristretti. Più elegante, più maestoso è Pinus pinea; di più sobrie esigenze è il pino d'Aleppo, ma di aspetto tutt'altro che disprezzabile. Entrambi sono presenti assieme al pino marittimo nei parchi, nel giardini, nelle alberature stradali anche in prossimità del mare per la loro resistenza alla salsedine. Purtroppo in alcune zone della costa tirrenica, dove il mare è più inquinato, le sostanze oleose e diverse nebulizzate dal vento sulle foglie danneggiano seriamente anche i pini fronteggianti il mare in prima linea. Sarebbe opportuno, nel giardini e dove si può, lavare la chioma delle piante con forti ed abbondanti getti d'acqua immediatamente dopo le libecciate.
Altre numerose specie di pini esotici originari di climi caldi e temperati possono trovare posto adeguato nei nostri giardini, tali ad esempio, l'elegantissimo Pinus longifolia; il messicano Pinus ayacahuite; il californiano pino di Monterey (Pinus insignis o Pinus radiata); il cubano Pinus caribae ecc.

Monumentali Pinus canariensis a Bordighera

PINUS CANARIENSIS
Il pino delle Canarie pur essendo discretamente diffuso in Riviera ed in altre zone d'Italia, non sembra che goda delle attenzioni dei vivaisti. Ne esiste a Bordighera uno stupendo esemplare in un giardinetto lungo la Via Romana, altri ve ne sono nel giardino Hanbury a La Mortola, presso Ventimiglia, a Ospedaletti e Sanremo in giardini privati. Non conosco quelli esistenti nel Napoletano, in Sicilia ecc.
E' un grande albero che può arrivare a 40 m, o più, ed il fusto assumere il diametro di 2 m. Presenta fusto diritto, slanciato, con corteccia scagliosa, di colore rossiccio.
I rami sono disposti a verticilli o palchi e rivestono gran parte del fusto se la pianta non è addossata ad altri alberi e la chioma assume una forma cilindrica o piramidale non perfettamente regolari.
Le foglie aghiformi, riunite in fascetti trini in guaine di circa cm 1,5, sono trigone, appuntite, pendenti, di un bel verde piuttosto cupo.
I fiori maschili in amenti di 5-10 cm. I femminili in coni solitari sessili o quasi che divengono legnosi dopo la fecondazione ed a maturità sono lunghi circa 10 cm, larghi 4 cm e di colore bruno rossastro. I semi, duri, lunghi I cm o poco più maturano al secondo anno.
Il legname di questo Pino, al quale viene dato il nome di Tea nelle isole originarie, è biancastro, molto resinoso che si conserva per lunghissimo tempo, adatto per costruzioni in acqua (palafitte, ecc.), fasciame per imbarcazioni, pali, tavolame, costruzioni varie, ma non è coltivato in Italia come pianta forestale. In giardino è un albero imponente che ha anche il pregio di essere poco comune; si ambienta bene nelle regioni nostre più calde e bene si inserisce nel paesaggio.
E' da segnalare una certa soggezione agli attacchi della processionaria dai quali le piante debbono essere difese. 
 

PINUS CANARIENSIS

Famiglia: Pinaceae.
Nomi comuni: Pino de las Canarias; Pino di Tenerife; Pino Tea.
Patria: Isole Canarie.
Esigenze climatiche: Rustico nella regione degli Agrumi ed in parte di quella degli olivi. Adatto al clima marittimo; sopporta benissimo prolungate siccità estive; come in altre piante l'umidità atmosferica si condensa copiosamente sulle foglie fino a cadere abbondantemente sul terreno.
Esposizione: I semenzali e le giovani piante amano crescere alla mezz'ombra di più alti alberi o arbusti, ma poi richiedono pieno sole ed abbondante luce. Le piante debbono essere ben distanziate da altre per poter essere illuminate da ogni lato.
Terreno: Si adatta a terreni argillosi, argillo-calcarei purché di rapido scolo, ed a terreni silicei.
Moltiplicazione: Seme. Riparare le semine ed i primi-trapianti dalla troppo forte insolazione. I soggetti affidati al vivaio, in piena terra, dovrebbero essere trapiantati ogni duo e anni con pane di terra o quanto meno con zolla contenuta mediante opportuni tagli con la vanga.

 

Giovane pianta di Casuarina

CASUARINA EQUISETIFOLIA
E' un albero sempreverde che può raggiungere 20-25 m o più; di crescita rapidissima, con fusto diritto e chioma conico-piramidale o colonnare se non viene deturpata da assurde innaturali potature.
I giovani ramuli ancora erbacei, pendenti, ad internodi piuttosto ravvicinati, non portano vere foglie, ma verticilli di brattee, generalmente 7, ma anche 6 o 8. La funzione clorofilliana viene svolta dai ramuli che sono verde-grigio.
E' pianta monoica; i fiori non sono appariscenti e di nessun interesse decorativo. La spiga maschile è cilindrica ed i pseudo-coni femminili sono globosi.
E' una pianta utilissima anche in giardini e parchi, specialmente in prossimità del mare, in suoli ad alta salinità, e data la rapidità della sua crescita si presta a formare barriere ai venti salsi anche dove non possono vivere i pini. Si consiglia di piantare piante giovani: crescono quasi a vista d'occhio! Si tenga conto che hanno un sistema radicale molto sviluppato che entra in contesa con le piante meno vigorose; quindi non è pianta adatta per piccoli giardini. Sopporta tutte le potature, ma ciò non significa che debba essere assoggettata, a potature assurde deformanti: la si lasci al suo portamento naturale, intervenendo, dove necessario, con pochi tagli di correzione.
Il cosiddetto «pino d'Australia», scientificamente Casuarina assomiglia a prima vista ad un pino come tanti altri falsi pini, ma pino non è e neppure una Pinacea. Per alcuni aspetti, per le infruttescenze simili a coni o a galbuli, ricordano le conifere; per le foglie ridotte a ridottissime brattee verticillate e per gli esili rami somigliano ad altre Gimnosperme, le Ephedra, o anche agli ancor meno perfetti Equiseti che sono soltanto delle crittogame vascolari. Casuarine sono già Angiosperme, cioè piante con semi racchiusi in veri frutti; forse, date le predette somiglianze, nell'evoluzione delle specie vegetali segnano il primo o uno dei primi passaggi dalle Gimnosperme alle Angiosperme.
Sebbene dotate di vegetazione meno lussureggiante dei pino, hanno superiori possibilità di utilizzazione e non sono disprezzabili neppure dal lato decorativo e paesaggistico. Altre specie di Casuarina che si incontrano nei giardini sono: Casuarina cunninghamiana, molto somigliante a C. equisetifolia; Casuarina stricta, con rami penduli, di colore verde intenso; Casuarina torulosa o C. tenuissima ecc.
 

CASUARINA EQUISETIFOLIA

Famiglia: Casuarinaceae.
Nomi comuni: Pino d'Australia; Albero coda di cavallo.
Patria: Australia.
Etimologia: Il nome del genere deriva dal Casuario, uccello australiano, per una certa somiglianza del suo piumaggio con la vegetazione della Casuarina.
Esigenze climatiche: rustica nella regione degli agrumi ed in buona parte di quella dell'olivo. Sopporta lunghe siccità, vento e clima marittimi.
Esposizione: Pieno sole.
Terreno: Predilige terreni sabbiosi o sciolti, prossimi al mare; prospera anche in quelli salsi; accetta terreni più compatti.
Moltiplicazione: Da preferirsi quella per seme. Si possono fare anche talee che sono di facile attecchimento.