Potare gli alberi: come?

Nei diversi momenti che contraddistinguono la vita delle piante - allevamento, maturità, senescenza - si applicano diversi tipi di potatura. Qui di seguito troverete indicazioni precise sulle modlità di taglio e sulle finalità.

Potatura di allevamento: potatura che viene effettuata su piante giovani, sia in vivaio, sia a dimora, al fine di raggiungere rapidamente l'habitus definitivo voluto. Sono comprese tra queste anche le cosiddette potature di trapianto che venivano un tempo effettuate, al momento del trapianto dal vivaio al giardino, allo scopo di riequilibrare la parte aerea con quella radicale, spesso soggetta, in questa fase, a mutilazioni. Abbiamo detto «venivano». in quanto nella tecnica vivaistica moderna e più evoluta, comune nel Nord Europa ed attualmente adottata in Italia dalle più valide ditte vivaistiche, la potatura di allevamento si riduce ad una leggera potatura per correggere e formare le piante al fine di ottenere alberi ed arbusti ben rivestiti di rami tutt'intorno. Le potature di trapianto, col diffondersi delle macchine trapiantatrici sono ormai in via di scomparsa. Le macchine permettono di zollare e preparare con pane di terra rapidamente tutte le piante; comprese le specie spoglianti e. di spostare rapidamente anche grandi esemplari arborei, con pane di terra. Attualmente le potature di trapianto vengono sempre meno effettuate e sul mercato europeo tale prodotto vivaistico poco qualificato dal punto di vista tecnico e commerciale non è richiesto. Le potature di trapianto, che nelle specie spoglianti consistevano un tempo in vere e proprie capitozzature, fatte anche al fine di «impalcare» le piante, sono estremamente dannose e possono venire effettuate soltanto per piante di scarso pregio e caratteristiche o per alcune specie a rapido accrescimento come pioppi e salici in cui la velocità di cicatrizzazione è tale da poter sopportare senza conseguenze su esemplari giovani anche un intervento di capitozzatura.

Platano in forma obbligata. Il corretto intervento di potatura, ripetuto ogni anno in inverno, consiste in un diradamento dei nuovi rami sviluppati l'estate precedente. Vengono tagliati alla base tutti i nuovi rami deboli e tutti i più vigorosi. Dei restanti se ne seleziona un limitato numero (da 3 a 6 in genere) per ogni branca principale. L'inverno successivo, queste branchette di due anni verranno a loro volta eliminate. Questo tipo di potatura, in certi casi indispensabile per mantenere alberi vigorosi entro sagome ben definite, ha come principale inconveniente la formazione delle cosiddette «teste di salice», cioè di ingrossamenti della zona terminale delle branche principali provocati dal sovrapporsi dei tessuti cicatriziali. Col tempo queste masse diventano sede di infezioni fungine, vi si possono annidare parassiti diversi. In questi casi occorre eliminarle tagliando la branca al disotto, o allungandola. Il taglio sotto costituisce, in genere, una capitozzatura e, inoltre, tende ad abbassare troppo la chioma. E' pertanto preferibile, ove possibile, tentare la ricostruzione di una nuova branca terminale anche utilizzando nuovi rami avventizi.

Potatura di produzione: nel campo delle ornamentali, le potature di produzione vengono praticate in alcune specie fiorifere (rose, arbusti da fiore rampicanti ecc.) al fine di regolare la periodicità della fioritura e la distribuzione dei fiori o dei frutti ornamentali.

Potatura di mantenimento: queste potature vengono praticate su specie costrette in forme obbligate. La frequenza degli interventi può essere annuale o ripetuta più volte nel corso dell'anno. Infatti piante arboree spoglianti, di medio o grande sviluppo, potate a «quinta», a «pensilina», o in forme a sviluppo orizzontale, richiedono minuziosi interventi invernali e, spesso, un intervento di potatura verde. Il mantenimento delle forme a siepe richiede, a seconda delle specie impiegate, frequenti interventi estivi da effettuare mediante forbici, seghe meccaniche, falcetti, ecc.
A questo proposito occorre dire che non tutte le specie si prestano bene alle forme obbligate: è il caso, tra le spoglianti arboree, del noce, del castagno, della paulownia, mentre altre specie sono più docili alle forme obbligate, quali l'acero campestre, l'olmo, il tiglio, il platano, tra le spoglianti e il leccio, il cipresso, il bosso, laAlloro, tra le sempreverdi. Le potature di mantenimento di forme obbligate, debbono comunque venire effettuate con notevole frequenza, cioè annualmente su rami di piccolo diametro (max 1-2 cm). Il volerle effettuare, come spesso accade per ragioni di economia, solo dopo alcuni anni dal precedente intervento, può spesso causare malattie fungine, deformazione della struttura arborea e in definitiva il deperimento delle piante. Meglio è, in questi casi, modificare la forma di allevamento da obbligata a libera (v. potatura di riforma).

Un annoso platano in forma obbligata in cui si stanno gradualmente eliminando le «teste di salice». Sono visibili i nuovi prolungamenti delle branche principali lunghi 50-100 cm. E' visibile anche l'oculata potatura di diradamento cui la pianta è stata sottoposta.

Corretta operazione di diradamento e cimatura di rami in platano con la tecnica del «taglio di ritorno». E' stata effettuata l'asportazione di tutti i rami più deboli e di parte di quelli troppo vigorosi, alleggerendo la chioma in modo equilibrato e non privando nessun prolungamento di branca della gemma terminale.

Potatura di risanamento, di ringiovanimento, di riforma: queste potature comprendono operazioni a carattere straordinario, veri e propri interventi di tipo chirurgico, da effettuarsi al fine di risanare gli alberi con branche deperite o con fusti compromessi da fatti degenerativi del legno come la «carie», attacchi di insetti xilofagi, ecc. (risanamento) asportando le parti colpite da malattie, o di stimolare l'attività vegetativa di piante da frutto senescenti (ringiovanimento), asportando gran parte delle gemme a fiore Le gemme sono organi destinati a dare origine, in una fase di sviluppo successiva, ad organi vegetativi (germogli destinati a divenire rami: gemme a legno) o riproduttivi (fiori: gemme a fiore) o ad entrambi (gemme miste).

La pianta da frutto non potendo più produrre fiori e frutti esplica la sua attività in germogli derivati da gemme dormienti esclusivamente vegetativi (a legno). Questa pratica è comunque da escludere per le piante ornamentali.
Infine, la potatura di riforma ha lo scopo di modificare la struttura scheletrica delle piante onde conferire loro una forma differente, in genere più razionale.

Giovani platani in un viale dopo la potatura invernale. L'intervento è stato di cimatura, per arrestare le branche principali ad una determinata altezza e di diradamento dei rami troppo deboli, troppo vigorosi e di quelli in soprannumero. Sono visibili i nuovi rami con funzione di cima. La tecnica del «taglio di ritorno», per impedire l'interruzione della funzione di cima esercitata dalla gemma tenninale è indispensabile nella potatura degli alberi ornamentali.

Acer campestre allevato in forma obbligata e in corso di trasformazione verso la forma libera. Sono visibili due tagli per la riduzione di «teste di salice» e la riformazione di una nuova cima per la branca. Alcune specie naturalmente a sviluppo ridotto possono essere mantenute in forma libera anche in strade non molto vaste.

Tigli allevati per anni in forma obbligata bassa, la cui chioma è in corso di trasformazione in forma libera naturale. Quando vi è spazio, le piante in forma obbligata possono essere trasformate in forma libera. In questo modo dopo 4-6 anni di attente cure, gli alberi ricondotti in forma libera non richiedono più costose operazioni di potatura ordinaria, ma soltanto interventi straordinari di rimonda.

Particolari di giovani platani potati in forma semi-libera «a tutta cima», con la tecnica del taglio di ritorno. Questa tecnica, diffusa negli anni '50 da esperti potatori italiani nella frutticoltura di tutto il mondo, stranamente non è stata recepita nel nostro Paese, nel settore del verde ornamentale. Ciò dimostra quali e quanti siano i problemi connessi con la divulgazione tecnica e con l'istruzione professionale nel settore del giardinaggio.

LE OPERAZIONI DI POTATURA
Le operazioni di potatura consistono in asportazioni di parti più o meno importanti delle piante o in altre operazioni volte allo stesso fine della potatura. Per comodità espositiva possiamo distinguere le operazioni di potatura vera e propria dalle operazioni complementari.

Operazioni di potatura vera e propria
In pratica, queste operazioni, si possono dividere in due gruppi: 1) Asportazione totale di branche o di rami (potatura di diradamento); 2) Asportazione parziale di branche o d'i rami (potatura di raccorciamento).

Conseguenze della capitozzatura su un platano. Oltre a costituire veicolo per infezioni fungine, l'asportazione di parte di grandi branche, finché la pianta è vigorosa, provoca la schiusura di numerose gemme dormienti nella zona prossima al taglio. I rami che si originano da queste entrano in concorrenza tra loro e si sviluppano senza un saldo ancoraggio. Se non si interviene con dosati diradamenti, dopo qualche anno, un forte vento, o il peso della neve, possono provocare scosciature di intere branche. Dopo una capitozzatura bisogna curare l'albero per alcuni anni diradando gradualmente i rami che si sono sviluppati al fine di ricostruire una chioma equilibrata basata su poche branche.

Come intervenire per eliminare una branca bassa. Se una branca sporge su una strada ad una altezza inferiore ai 4 m occorre asportarla. Il taglio deve venire eseguito al raso, senza lasciare monconi, effettuato come «taglio di ritorno» per non interrompere la «funzione di cima».

Diradamento delle branche più basse sul bordo di una strada per permettere il libero transito dei veicoli. Quei rami e branche che flettendosi, possono ostacolare il traffico, debbono venire asportati. Tuttavia è opportuno ricordare che non circolano veicoli più alti di 5-6 metri. E' inutile, quindi, ripulire i tronchi, come di solito si fa, fino a 8 e più metri.

1) Tagli per soppressione di branche e rami.
Si tratta, nel primo caso, di interventi demolitori cui si ricorre, principalmente nelle caducifoglie, per operazioni straordinarie di risanamento di ringiovanimento, o di riforma. I tagli, da effettuarsi di preferenza durante il periodo di riposo vegetativo, delle piante, comportano la completa esportazione di una o più branche con una recisione praticata quanto più possibile in prossimità della base delle branche stesse, in modo da evitare di lasciare un moncone la cui cicatrizzazione riesce spesso impossibile. I tagli inoltre, debbono venire eseguiti con ogni cautela onde evitare la «scosciatura» delle branche nel corso della loro esecuzione. A, tal fine, occorre anzitutto eseguire un primo taglio che intacchi la branca per circa un terzo del suo diametro, sul lato rivolto verso il basso ed in prossimità del tronco, indi si sega. la branca partendo dalla parte dorsale ad una certa distanza dalla sua inserzione. Un terzo taglio, di pareggiamento, va infine praticato il più vicino possibile alla inserzione della branca.
Questi tagli si effettuano anche in taluni tipi di conifere (es. Pino italico) per eliminare branche basse che ormai hanno esaurito la loro funzione. Questi tagli si effettuano anche nel caso di interventi di ricostruzione della chioma spesso necessari su alberi sottoposti negli anni precedenti a capitozzature e, successivamente, abbandonati a loro stessi.
Per favorire una rapida cicatrizzazione ed impedire l'insediamento di agenti di marciume attraverso le ferite, occorre che la superficie di taglio, ben levigata, sia ricoperta con sostanze cicatrizzanti. Esistono in commercio ottimi specifici prodotti (Lac-Balsam, ecc.) ma sono efficaci anche le resine poliviniliche tipo «Vinavil». Debbono comunque evitarsi certi prodotti, spesso consigliati, quali il carbolineum, il solfato di ferro, il solfato di rame, la cui azione caustica si traduce in un maggior danno per le piante.
Nel caso dei tagli per asportare i rami, gli interventi, se effettuati su rami di non grande diametro, sia durante il periodo di riposo, sia durante l'attività vegetativa, lasciano ferite che, in genere, possono rimarginare in breve tempo.
Questi interventi vengono solitamente praticati per eliminare rami che si trovano in posizione concorrenziale con altri. Sia nella fase di allevamento, quando le piante hanno subito una vigorosa potatura di trapianto, sia nella riparazione di piante sformate da irrazionali capitozzature o da rotture di rami per la neve, ecc., si rendono spesso necessari interventi di questo tipo.

Le conseguenze dello sviluppo di un albero che presenta due tronchi principali fin dall'allevamento in vivaio.
a) La pianta giovane nei primi anni dopo l'impianto;
b) La pianta a maturità. La chioma è equilibratamente distribuita tra le due branche;
c) A causa di un forte temporale o di una improvvisa precoce nevicata può scosciare una intera branca. In questo caso l'albero resta squilibratole privo di metà della chioma.

2) Tagli di raccorciamento.
Il raccorciamento consiste nella parziale esportazione dei rami o delle branche.

Tagli di raccorciamento dei rami: sono tagli che servono ad una parziale asportazione dei rami. Il taglio deve venire praticato obliquamente, al di sopra di una gemma a legno o di una gemma mista. Quando l'operazione è limitata alla parte apicale del ramo viene definita spuntatura. Quando l'operazione è molto energica e lascia solo un breve tratto di ramo è detta speronatura. «Nelle piante acrotone il raccorciamento di un ramo, praticato prima della schiusura delle gemme, sposta verso la base il gradiente di vegetazione, facendo sviluppare anche quelle gemme che altrimenti sarebbero rimaste quiescenti. Nelle piante basitone, il raccorciamento dei rami accentua la naturale tendenza al prevalente sviluppo dei germogli che derivano dalle gemme basali» (Baldini, I.C.).
Il raccorciamento dei rami si applica di solito agli alberi adulti in filari (alberature stradali) in spazi ristretti al fine di mantenerne forzatamente lo sviluppo entro un modello prefissato, sia per impedire che i rami si dispongano troppo a ridosso delle case, di impianti di illuminazione stradale o altri impianti fissi, sia per facilitare le operazioni di potatura negli anni successivi, mantenendo artificialmente all'albero dimensioni ridotte. «Come nel caso del diradamento (ottenuto con la soppressione di parte dei rami), il numero dei «punti di accrescimento» (gemme a legno complessivamente esistenti sull'albero) viene ridotto, ma con effetti sostanzialmente diversi: nel caso del diradamento i germogli che provengono dalle gemme di rami superstiti risultano, infatti, singolarmente meno sviluppati di quelli che si formano dalle gemme superstiti dei rami raccorciati, e ciò anche quando le due operazioni hanno lasciato uno stesso numero di gemme sull'albero. Lo sviluppo complessivo di tutti i germogli, ossia la nuova vegetazione, può risultare, invece, superiore nel caso del diradamento. Nelle piante molto vigorose, poi, soprattutto nella fase di allevamento il raccorciamento dei rami può provocare effetti anche opposti a quelli sopra indicati e cioè dar luogo a nuovi rami che, anche singolarmente considerati possono risultare meno sviluppati di quelli che si sarebbero ottenuti sui rami conservati con il diradamento» (Baldini, I.c.).

Sequenza dei tagli per asportare una grossa branca.
a) taglio di sicurezza, distante dall'intersezione sul tronco;
b) asportazione della branca con taglio esterno a quello di sicurezza;
c) terzo taglio, raso al tronco, di pareggiamento nel rispetto del "collare".
 

Tagli di raccorciamento di branche: per evitare l'emissione di numerose branche avventizie in prossimità del taglio, queste operazioni debbono venire eseguite possibilmente come «tagli di ritorno», cioè in corrispondenza della inserzione di un ramo o di un'altra branca di ordine inferiore. In questo modo la complessa funzione ormonale di regolazione dello sviluppo vegetativo che esercitava la «cima» della branca o del ramo viene assunta da una nuova «cima».
Il taglio deve essere eseguito in modo da non lasciare monconi, questi infatti impedirebbero una buona cicatrizzazione della ferita. Le operazioni di capitozzatura producono spesso danni irreversibili alle piante in quanto nella zona sottostante al taglio si insediano processi necrotici interessanti i tessuti interni dell'albero che, a poco a poco, possono estendersi in tutta la pianta.

Cimatura: operazioni di potatura verde consistenti nell'asportazione dell'apice dei germogli. Le cimature sono operazioni colturali frequentemente usate in floricoltura sia su piante erbacee (garofano, crisantemo, ecc.) che arbustive (rosa, ecc.) ed arboree. Scopo della cimatura è di favorire lo sviluppo di molti getti laterali onde ottenere fioriture più copiose o, anche, di ritardare la fioritura.

Infrangimento: rottura di un germoglio o di un ramo, spesso eseguita lasciando parzialmente attaccata e pendente la porzione terminale (Baldini e Scaramuzzi, I.c.). Questa operazione, a volte adottata nella coltivazione forzata della rosa, ha gli stessi effetti di una drastica potatura di ritorno favorendo lo sviluppo di nuovi getti verso la parte prossimale della pianta, senza peraltro privare la pianta stessa delle foglie.

Effetti provocati dai tagli
Nelle piante acrotone il raccorciamento di un ramo, effettuato prima della schiusura delle gemme, provoca l'emissione di numerosi germogli, destinati a divenire vigorosi rami, in prossimità della zona di taglio. Se il taglio è stato effettuato al di sopra di una gemma a legno, o (taglio di ritorno) al di sopra di un ramo, si svilupperà dalla gemma un vigoroso germoglio, o si allungheranno le parti più estreme del ramo. In genere, le operazioni di raccorciamento non si debbono effettuare su rami di un certo diametro, perché come abbiamo già accennato in precedenza, alcune specie sopportano male gli interventi di questo tipo. Inoltre perché, venendo a mancare la funzione di cima esercitata dalla gemma terminale, si interrompe il gradiente di vegetazione e, di conseguenza, da tutte le gemme dormienti situate in prossimità della zona di taglio si svilupperanno vigorosissimi rami che faranno assumere alla branca un caratteristico aspetto a scopa. Questi rami, molto vigorosi e vicini, non possono accrescersi in modo regolare, le loro inserzioni risultano quindi deboli e, anche dopo molti anni, sono soggetti a stroncarsi sotto l'azione del vento o della neve.
In seguito ad operazioni di diradamento, invece, lo sviluppo vegetativo successivo si distribuirà tra i rami superstiti in maniera equilibrata. Il diradamento è un'operazione indispensabile per correggere potature malfatte quali, appunto, i raccorciamenti di grandi branche.

Potatura di trasformazione e diradamento in olmi siberiani a Bolzano. Trasformando la forma di allevamento da obbligata a libera è spesso necessario diradare le piante al fine di consentire alla chioma un libero sviluppo non concorrenziale con quello degli alberi adiacenti.

Potatura intensa, ma «a tutta cima», per il trapianto di un tiglio in un parco a Bolzano. Pur alleggerendo la chioma del 40-50% dei rami, si è rispettata l'integrità delle branche principali e quindi, nel complesso, la funzionalità fisiologica e l'aspetto esteriore dell'albero.

Faggio allevato in forma libera messo a dimora in un parco in Belgio. Solo in Italia si continua troppo spesso ad impalcare le piante ornamentali. Tali tagli, spesso, causano danni alla chioma che se non corretti tempestivamente, possono danneggiare permanentemente l'albero.

Dendrochirurgia su Sophora japonica. La dendrochirurgia effettuata secondo le tecniche tedesche (senza riempimento delle cavità) sta dando ottimi risultati nell'Italia settentrionale ove, finora, è in prevalenza applicata

Tiglio curato con dendrochirurgia a Bolzano. La dendrochirurgia oltre che a Bolzano è stata introdotta in maniera massiccia anche a Modena

Operazioni complementari
Numerose operazioni colturali, come l'inclinazione, la curvatura e la piegatura dei rami, ecc., che modificano il successivo sviluppo di un ramo o di una branca variando la sua naturale inclinazione rispetto alla verticale, sono complementari alla pratica della potatura vera e propria. La inclinazione consiste nell'inclinare un ramo o una branca, fin dalla sua origine, senza curvatura. Gli effetti dell'inclinazione, differenti a seconda dell'intensità della inclinazione stessa, consistono in un diverso sviluppo dei rami che traggono origine sul ramo inclinato.
La curvatura si ottiene piegando ad arco un ramo. Gli effetti della curvatura si manifestano sullo sviluppo di rami che traggono origine dal ramo incurvato.
La piegatura è l'inclinazione verso il basso di un ramo fin dalla sua inserzione, ha effetti simili a quelli della inclinazione, ma più accentuati.

Frequenza ed epoche di potatura
La frequenza e l'intensità degli interventi di potatura variano a seconda che le specie arboree ed arbustive vengano lasciate sviluppare nella loro forma naturale (come frequentemente accade in parchi e giardini) o costrette in forme obbligate (a lato di viali, di canali, di piazze, o in giardini regolari).
Nel primo caso le potature si limitano a pochi interventi nella fase di allevamento e tendono pressoché ad annullarsi nella fase di mantenimento, rendendosi necessarie solo sotto forma di interventi straordinari in seguito a fenomeni naturali (rotture, ecc.) o per senescenza delle piante.
Per le forme obbligate, invece (siepi, quinte, viali a tunnel, pergole, ecc.), si rendono necessari numerosi e protratti interventi nel periodo di allevamento, a seconda della definitiva forma da raggiungere, e frequenti interventi nella fase di mantenimento.
A seconda dell'epoca in cui viene effettuata, la potatura si distingue in potatura invernale ed in potatura verde.
La potatura invernale viene effettuata nell'arco di tempo compreso tra il termine dell'attività vegetativa, nel tardo autunno, ed il risveglio vegetativo, alla primavera. Per le spoglianti, in linea di massima, questo periodo corrisponde con l'epoca in cui le piante sono prive di foglie.
La potatura verde è quella eseguita nel corso dell'attività vegetativa annuale (Baldini, Scaramuzzi, I.c.).

Rimarginazione di tagli e ferite
Qualsiasi taglio, stroncatura, scortecciatura o ferita, fatto su un fusto legnoso sano che possieda una buona attitudine allo sviluppo e intensa attività vegetativa, ha potenzialmente la possibilità di rimarginare più o meno rapidamente. Questa reazione che porta alla chiusura delle ferite e dei tagli, avviene per effetto di tessuti meristematici le cui cellule, specie durante la buona stagione, hanno la capacità di dividersi e moltiplicarsi rapidamente.
Queste cellule meristematiche che danno origine ad un tessuto simile ad un cambio, che alcuni Autori chiamano cambiforme, sono situate in uno strato sottile a forma di cilindro posto all'interno dei tessuti corticali.
Rapidamente, per divisione, producono una cerchia di tessuti che avvolgono i margini della ferita e con un continuo accrescimento a cerchio, in direzione centripeta, riducono sempre più la superficie della ferita ricoprendola poco a poco.
Il processo di guarigione è graduale e la sua velocità è direttamente proporzionale alla vigoria della pianta legnosa, albero o arbusto.