Potatura: gestione e manutenzione degli alberi monumentali

Quando ci si appresta ad intervenire su una pianta monumentale – che quindi per età, specie, dimensioni, bellezza e storia costituisce un esemplare unico nel suo genere – l’approccio non può essere certo identico a quello usato per intervenire su piante presenti lungo un viale cittadino o in un giardino di casa anche se queste conservano ugualmente la loro bellezza e raggiungono età considerevoli.
Consideriamo, per semplicità, "monumentali" le piante che hanno passato abbondantemente i cento anni di età, che hanno raggiunto dimensioni notevoli (circonferenza del fusto, ma anche ampiezza di chioma ed altezza) e che hanno avuto la possibilità di mantenere o di recuperare nel tempo l’habitus caratteristico della specie cui appartengono.
Occorre comunque ricordare che una pianta di cento e più anni non necessariamente è una pianta vecchia. Gli alberi, infatti, da un certo punto di vista, non invecchiano essendo capaci di ricostruirsi integralmente grazie ai meristemi apicali e cambiali. Rari sono, infatti, gli alberi che muoiono di vecchiaia, mentre molti muoiono in seguito al sopravvenire di modificazioni esterne che ne condizionano la vitalità (malattie, schianti, mutate situazioni ambientali, siccità, gelo, asfissia, interventi antropici errati ecc.).
Su queste piante, prima di iniziare un qualsiasi tipo di intervento (dalla concimazione, alla potatura, alla modificazione del microclima in seguito alla costruzione di edifici o all’abbattimento di piante vicine ecc.) è necessario sempre procedere attraverso una minuziosa analisi delle condizioni di salute e di stabilità della pianta in modo da valutare, in funzione di dati oggettivi, quali siano i provvedimenti migliori da adottare per salvaguardare l’esemplare in oggetto considerando sempre che i problemi strutturali e patologici di vetusti esemplari viaggiano spesso di pari passo e si amplificano in maniera esponenziale con il passare del tempo. Questo studio andrebbe fatto anche in mancanza di evidenti segnali di deperimento, in quanto la presenza degli stessi denoterebbe già una situazione di stress piuttosto accentuata.

Lo studio preliminare
Si parte perciò dalla perizia fitopatologica – strutturale che considera le condizioni ecologiche, climatiche e microlimatiche in cui l’esemplare cresce, le caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche del terreno, la distribuzione, l’attività, lo stato di salute e la stabilità dell’apparato radicale, del fusto e dell’intera chioma sia mediante analisi di campo che di laboratorio, per ottenere alla fine un check-up completo della pianta e delle condizioni ambientali nella quale è inserita così da intervenire successivamente in modo corretto e mirato.
Della pianta si considerano perciò, oltre i normali dati di rilievo biologico (specie, circonferenza, altezza, ampiezza chioma e apparato radicale ecc.), e le condizioni del luogo (aiuola, parco cittadino, parco privato, bosco, tipo di utilizzo dell’area, presenza o meno di irrigazione, presenza e tipologia di pavimentazione, presenza di potenziali bersagli ecc.) anche i più importanti problemi fitopatologici – strutturali in relazione alla specie considerata, agli interventi pregressi, all'ubicazione ecc. Di ogni esemplare arboreo si stila quindi un’apposita scheda di rilievo che esemplifica in maniera concisa quella che è la situazione contestuale generale dell’albero. Queste schede sono più o meno complesse a seconda dell’utilizzo e degli utilizzatori finali : si ritiene, in ogni modo, che per quanto concerne le piante monumentali debbano essere il più complete possibili in modo da permettere già ad una prima vista di capire quelle che sono le problematiche preminenti del soggetto in fase di studio (si veda Visual Tree Assessment (V. T. A.), cioè la fase di controllo visivo dove l’arboricoltore deve essere in grado di valutare – mediante analisi di quello che è il linguaggio corporeo della pianta e di quelli che sono i segnali e le condizioni dell’ambiente che circonda la pianta stessa – se sia opportuno procedere o no ad ulteriori analisi. L’analisi visiva su questi alberi, spesso, non può essere effettuata solo dal basso, poiché generalmente molti deficit strutturali e anche alcuni sintomi patologici possono essere mascherati dalle dimensioni dell’esemplare. In questo caso l’arboricoltore deve essere in grado di poter raggiungere ed ispezionare in maniera analitica tutte le parti della chioma. In questa situazione la tecnica del tree-climbing è senza dubbio la più idonea, poiché evita l’utilizzo di pesanti piattaforme aeree e permette un’analisi adeguata anche della parte interna della chioma senza produrre ulteriori traumi alla pianta stessa.
Tenendo conto che stiamo parlando di piante monumentali, difficilmente un semplice controllo visivo è sufficiente per valutare le condizioni biologiche, fisiologiche e meccaniche dell’esemplare (vedi tabella con principali problematiche degli alberi monumentali), anche perché molti sintomi possono essere nascosti o confusi da agenti eziologici di natura diversa; il più delle volte, quindi, arrivati a questo punto si procede con una serie di analisi di campo e di laboratorio molto specialistiche che elenchiamo brevemente di seguito:

A) Esami sulle parti legnose:

  1. Esame dendrocronologico del tessuto legnoso su tre o più campioni del fusto e/o dei rami e/o delle radici (foto 1);

  2. Analisi accrescimento germogli;

  3. Valutazione formazione legno di reazione alle ferite;

  4. Esame dell'accumulo energetico negli anelli annuali a livello degli apparati radicali, del fusto e dei germogli;

  5. Valutazione elettronica della vitalità dell'albero mediante Shigometer (metodo Plant Efficiency Analysis (foto 2).

Foto 1

Foto 2

 

B) Esami su tessuti e organi:

  1. Ricerca in campo e in laboratorio di eventuali fisiopatie di origine biotica e/o abiotica su foglie, rami, tronco, colletto e radici;

  2. Valutazione presenza micorrize radicali.

C) Esami sul Terreno:

  1. Valutazione in campo con Gas Soil Analyser della percentuale di O2 e di CO2 presenti nel terreno a livello dell'apparato radicale (foto 3);

  2. Valutazione in campo del pH del terreno radicale;

  3. Valutazione in campo dell'attività degli ioni presenti nella soluzione circolante;

  4. Esame della compattezza del terreno con Soil Compaction Tester (foto 4);

  5. Esame del profilo terreno;

  6. Analisi del terreno in laboratorio.

Foto 3

Foto 4

 

D) Esami Strutturali:

  1. Valutazione della stabilità strutturale dei rami, delle branche, del tronco, del colletto e degli apparati radicali con utilizzo a seconda dei casi nei punti presentanti segnali di deficit strutturale di Radar, Arborsonic Decay Detector, Decay Detecting Drill, Resistografh, Densitomat, Portable Compression Strength Meter, etc. (foto 5);

  2. Utilizzo di Increment Borer e Fractometer per rilevare il Momento di rottura e l’Angolo di rottura dei tessuti legnosi nei punti critici (foto 6);

  3. Elaborazione dei dati strutturali.

Foto 5 Foto 6

 

Non sempre tutti questi esami sono necessari, anche perché, generalmente, si utilizzano metodologie a cascata, per cui, soprattutto a livello meccanico, si procede con analisi successive (via via più invasive rispetto ai tessuti interni della pianta) solo se le analisi precedenti hanno evidenziato parametri anormali rispetto a quelli richiesti per l’esemplare oggetto di studio (metodologia VTA, Valore Ornamentale della pianta stessa per cui, da un punto di vista meramente economico, può non essere vantaggioso il recupero dell’esemplare in questione.
Spesso, poi, il costo per il recupero della pianta connesso alle probabilità di riuscita dell’intervento costituiscono la base di decisione per iniziare l’opera di recupero o meno. In una situazione di parco questo criterio può essere, infatti, preponderante, poiché il rischio di danno in seguito a rotture della pianta può essere ridotto delimitando o escludendo il passaggio attraverso le zone dove maggiori sono i rischi per l’utenza; ma in ambiente urbano il più delle volte il fattore meccanico e quindi il rischio di danno costituisce uno dei fattori decisivo per valutare l’opportunità di un intervento.
In alcuni casi è utile procedere per gradi, attuando solo gli interventi più urgenti e valutando nel tempo la reazione della pianta in modo da decidere se proseguire nel recupero o meno dell’esemplare a seconda dei risultati conseguiti ritardando anche quelli che erano gli interventi previsti. Ciò può accadere più spesso di quanto non si pensi: la pianta, infatti, e l’ambiente circostante non sono immobili bensì reagiscono alle sollecitazioni che l’uomo o altri agenti esterni immettono nell’ambiente considerato. La pianta perciò costituisce un esemplare vivente che già da sé costituisce un complesso ecosistema in equilibrio dinamico con quanto lo circonda. Ogni alterazione di tale equilibrio può provocare risposte inattese anche perché alcuni fattori del sistema (temperatura, umidità, vento, agenti eziologici diversi da quelli rilevati etc), non direttamente sotto il nostro controllo, possono influenzare in maniera rilevante il risultato dei nostri interventi di recupero.
Ciò nonostante, una volta realizzato il piano di intervento e trovandosi nelle condizioni di intervenire, occorre eseguire tutte le operazioni che abbiamo deciso di realizzare nel massimo rispetto per l’entità arborea ed il suo ecosistema cercando altresì di limitare al massimo i danni che qualunque intervento umano può arrecare ad un sistema biologico così delicato ogni qualvolta decida di alterarlo per i suoi fini, siano essi anche i più apprezzabili e moralmente corretti possibili.

Le tipologie di intervento
Normalmente le tipologie di intervento che si devono attuare per il recupero e la salvaguardia di un esemplare arboreo monumentale sono le seguenti:

  • potatura

  • consolidamento

  • rigenerazione degli apparati radicali

  • trattamenti fitosanitari

Ognuno di questi interventi è intimamente legato agli altri, vale a dire che nessuno di questi interventi può risanare da solo una pianta monumentale in condizioni fisiologiche, patologiche e strutturali carenti. Questa che può sembrare una affermazione ovvia, il più delle volte è invece misconosciuta, tanto che spesso si pensa che la potatura sia il rimedio a tutti i mali di una pianta vetusta o che sia sufficiente diminuire i rischi meccanici per garantire all’esemplare la vita per i secoli a venire.
Rari sono invece i casi in cui solo uno o alcuni di questi fattori devono essere considerati per garantire una adeguata vitalità e una sufficiente sicurezza meccanica dell’esemplare. Ciò è naturale se si considera che una pianta è un’entità vivente composta da più parti (apparato radicale, fusto e chioma) in stretta correlazione fra loro per espletare funzioni di assorbimento di elementi semplici, di produzione e immagazzinamento energia, di elaborazione di sostanze costitutive con funzioni meccaniche e metaboliche ed in grado di relazionare tra loro in qualsiasi momento per conoscere cosa sta avvenendo negli altri settori e reagire ed operare di conseguenza (rapporti chioma radice mediante scambio di messaggio ormonali).
Per questi motivi – accentuati anche dalla vetustà dell’esemplare e dalla sua maggiore sensibilità ad agenti eziologici di danno, abiotici o biotici – il più delle volte è necessario agire a più livelli e in tempi successivi per fare sì che la pianta stessa sia messa nelle condizioni migliori per recuperare e continuare a vivere per altri lunghi anni senza costituire pericolo per l’utenza. Anche questo è un fattore di importanza decisiva per affrontare in maniera corretta il recupero di un esemplare arboreo. L’uomo non deve sostituirsi alla pianta, ma deve fare in modo che la pianta sia messa in condizioni "ambientali" tali da poter reagire nel miglior modo possibile alle disfunzioni e agli stress che si sono accumulati nel tempo e che gli hanno impedito di esprimere al meglio le sue potenzialità.
In pratica la funzione dell’intervento umano è quella di riuscire ad invertire la spirale del deperimento (Manion P.D., vedi allegato 3) innescando una spirale virtuosa in cui la pianta abbia la possibilità di rigenerare sostanze di riserva anziché utilizzare quelle prodotte negli anni precedenti.
Si ritiene che questo tipo di intervento sia il più difficile da attuare poiché richiede un monitoraggio costante dello stato sanitario e meccanico della pianta ed un continuo aggiornamento degli interventi da effettuare per mantenere la pianta in buone condizioni fisiologiche, biologiche e strutturali. Richiede cioè un enorme dispendio di energia, superiore certamente a quello che la stessa pianta avrebbe utilizzato per mantenersi in condizioni ambientali favorevoli.
Nei prossimi aggiornamenti si elencheranno e si descriveranno quelle che sono le tipologie di intervento ricorrenti per gli alberi monumentali. Non tutte hanno la stessa efficacia e non tutte possono essere utilizzate sul medesimo esemplare. E’ l’arboricoltore che, caso per caso, deve decidere quale sia la maniera migliore per intervenire e quale sia la tecnica che in una determinata situazione può dare i migliori risultati tenendo anche conto delle interazioni positive o negative che possono svilupparsi in seguito all’esecuzione degli altri interventi di risanamento previsti.

Problematiche e malattie più comuni sugli alberi monumentali

  1. stress climatici

  2. stress nutrizionali

  3. stress idrici

  4. stress causati da compattamento del terreno

  5. stress causati da riporto terreno

  6. danni da inquinamento dell’aria

  7. danni da inquinamento del terreno

  8. danni meccanici all’apparato radicale

  9. danni meccanici al fusto

  10. danni meccanici alla chioma

  11. malattie virali o virus – simili

  12. batteriosi

  13. miceti agenti di danno al sistema vascolare (tracheomicosi)

  14. miceti agenti della degradazione del legno (carie)

  15. miceti agenti di marciumi radicali

  16. miceti agenti di cancri

  17. miceti agenti di danno diretto all’apparato fotosintetizzante

  18. insetti defogliatori (apparato boccale masticatore)

  19. insetti che sottraggono linfa (apparato boccale succhiante)

  20. insetti che si nutrono di legno (xilofagi)

  21. nematodi

 

 

 

(Allegato 1)

CENSIMENTO FITOPATOLOGICO – STRUTTURALE
SCHEDA DI RILEVAMENTO ALBERI

Committente: 35 Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Ispettore: A. Maroe'
Codice Mappale: 1 Alberi Monumentali
Data Inizio Ispezione: 28/03/97
Data Ultima Ispezione: 20/03/97
 

 

CARATTERISTICHE DELL'ALBERO

Cod. Albero: 1
Specie: Zeikova carpinifolia
Circonferenza fusto (cm): 775
Numero fusti: 1 2 o piú
Classe di Altezza: ceppaia, fino a 10 m., fino a 20 m., fino a 30 m.
Ampiezza Chioma:
Misura Dendrometrica: 40
Altezza Impalcatura:< 4 metri> 4 metri
Forma: simmetrica, leggermente simmetrica, asimmetrica, polloni, testa di salice
Classe: dominante, codominante, dominata
Percentuale chioma viva: >10%, >30%, >60%, >80%
Classe di età: giovane, matura, ultramatura
Potature precedenti: sì, no
Descrizione: rimonda
Interventi precedenti: si, no
Descrizione: dendrochirurgia e tiranti
Valore estetico: scarso, medio, buono, notevole, esemplare
 

 

CONDIZIONI DEL LUOGO

Caratteristiche: residenziale, commerciale, industriale, parco, bosco, viale
Potenziali bersagli: abitazioni, parcheggi, aree pedonali, aree ricreative, strade, nessuno
Condizioni del terreno: buone, sufficienti, scarse
Fertilità: compattato, superficiale, asfittico, sufficiente
Difficoltà operative: normali, elevate, notevoli
Utilizzo: occasionale, intermedio, frequente
% Chioma pavimentata: 0 %, 25 %, 50 %, 75 %, 100 %
Irrigazione: assente, inadeguata, eccessiva, corretta
Ostacoli: , no, traffico, illuminazione, segnaletica

 

STATO FITOSANITARIO
Cod. Albero …

Colore vegetazione:

ciorotíco

bronzato

normale

assenti

(0)

Densità fogliame:

eccessiva

rada

normale

assenti

(-1)

Dimensioni foglie:

malformate

ridotte

normale

assenti

(0)

Crescita annuale:

ottima

media

scarsa

 

(-3)

Sviluppo callo:

ottimo

medio

scarso

 

(-3)

Germogli epicormici:

fusto

branche

   

(-2)

Seccumi:

interni

esterni

   

(-5)

Morte apici:

primari

secondari

   

(-5)

Parassitosi chioma:

fungine

animali

virali

 

(-6)

Parassitosi radicali:

fungine

animali

virali

 

(-4)

Classe di vigore:

buona

sufficiente

scarsa

 

(-4)

Presenza micorrize:

ottima

media

scarsa

 

(-6)

Valore fitosanitario totale pesato (-3,9)

Valore fitosanitario totale: (-39)

 

STATO STRUTTURALE

Inclinazione:

naturale

Innaturale

     

(0)

Alterazioni radici:

cavita'

perdita corteccia

marciumi

tagli

ferite

(-4)

:

superficiali

radici strozzanti

sbilanciate

tumori

   

Alterazioni colletto

cavita'

Perdita corteccia

marciumi

tumori

carie

(-5)

 

ferite

radici strozzanti

       

Alterazioni tronco:

cavita'

perdita corteccia

monconi

tumori

carie

(-7)

 

tagli a raso

allargam. basale

cancri

ferite

rotture

 
 

deficit strutturali

         

Alterazioni branche

cavita'

perdita corteccia

monconi

tumori

carie

(-8)

 

ferite

allargam. basale

tagli a raso

cancri

rotture

 
 

deficit strutturali corteccia inclusa

Alterazioni rami

cavita'

perdita corteccia

monconi

tumori

carie

( -3 )

 

ferite

Ramificaz. multiple

tagli a raso

cancri

rotture

 
 

deficit strutturali

corteccia inclusa

ecc. peso

apicale

   

Corpi frutti fungini

radici

colletto

fusto

branche

rami

( -2 )

 

 

Valore meccanico-statico totale pesato: ( -4,51)

Valore meccanico-statico totale: ( -29)

 

INTERVENTI CONSIGLIATI

Tipologia Intervneto

Intensità

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

Rimonda

1

                   

Alleggerimento

2

       

X

       

X

Selezione

1.5

       

X

       

X

Ricostruzione

1

                   

Riduzione

1

                   

Perizia

1

 

X

   

X

   

X

   

Trattamenti in chioma

1

                   

Microiniezioni endox

1

                   

Interventi al terreno

1

 

X

   

X

   

X

   

Consolidamento branche

5

 

X

               

Consolidamento tronco

1

                   

Dendrochirurgia prev.

1

                   

Eliminazione

1

                   

Sostituzione

1

                   

Cippatura

1

       

X

       

X

Asporto materiale gr.

1

                   

 

(Allegato 2)

ANALISI MECCANICO-STRUTTURALE

Ia fase
Controllo visivo meccanico

Evidenzia la presenza di rotture, torsioni, accrescimenti disomogenei basandosi sulla conoscenza del linguaggio corporeo dell'albero. Si studiano:

  • Sintomi di deficit strutturale (rigonfiamento, costolature, ….)

  • Ferite

  • Fenditure

  • Collari rami

  • Abscissioni

  • Collari radici

  • Ingrossamenti

  • Fenditure del terreno

     

IIa fase
In presenza di sintomi di elevata intensità o difetti sospetti si eseguono analisi di tipo strumentale con metodi poco o nulla invasivi:

     

  • Valutazione presenza cavità (metodi sonici o ultrasonici o radar)

IIIa fase
In presenza di risultati che confermano stati di degradazione del legno o presenza di cavità si procede con analisi più approfondite di tipo strumentale ma con metodi abbastanza invasivi (diametro foro < 2 mm) per:

     

  • Valutare la quantità di tessuto sano presente (generalmente misurazioni puntiformi con strumenti densitometrici)

     

IVa fase
Se i risultati delle fasi precedenti denotano una quantità di tessuti sani per cui t/r < 0,3 si eseguono misurazione puntiformi molto più invasive (diametro fori > 8 mm) per

     

  • Esaminare la qualità dei tessuti presenti (prelievo carotina con succhiello di Pressler ed analisi con Frattometro)

Va fase
 

 

  • Elaborazione risultati rilevati

 

ANALISI FISIOLOGICA – PATOLOGICA

I fase
Controllo visivo biologico

Si analizzano i problemi fisiologici e patologici che possono alterare la vitalità della pianta considerando:

  • Accrescimento germogli

  • Accrescimento foglie

  • Guarigione ferite

  • Formazione legno di ferita

  • Formazione nuove radici

  • Formazione collari abscissione

  • Presenza sintomi fisiopatie do origine biotica o abiotica

IIa fase
Si approfondisce l'analisi relativa alla fase I con l'utilizzo di strumenti sia elettronici che meccanici:

  • Analisi della vitalità (metodi ohometrici)

  • Individuazione agenti patogeni o di danno (anche con camera umida e microscopio ottico)

  • Analisi condizioni esterne (venti dominanti, microclima, rilievo di precedenti scavi interessanti l’apparato radicale, presenza sorgenti inquinanti…)

  • Analisi del terreno (tessitura, pH, capacità di scambio, profilo, compattamento, presenza ossigeno e anidride carbonica, orizzonti impermeabili, strato biologicamente utile, analisi macro e micro elementi …)

  • Analisi fogliare

  • Valutazione grado micorrizzazione

IIIa fase
Prevede analisi di laboratorio per determinare la possibile capacità di reazione agli interventi previsti da parte dell’esemplare:

  • Analisi accrescimenti legnosi annuali

  • Analisi riserve di amido

     

IVa fase
Elaborazione dei risultati