Potatura, tree-climbing e gli alberi monumentali

 

Intervento dell'équipe di Verde Verticale su uno dei più vecchi Ginkgo biloba d'Europa presente nell'Orto Botanico di Padova.

Un ombra: l'uomo non deve imporsi sulla pianta e un buon intervento non lascia traccia. Foto scattata in cima ad un Cedrus deodara.

L'interesse per il verde urbano e per l'ambiente in generale ha permesso di migliorare le aspettative di privati ed amministratori pubblici riguardo alla gestione ed alla conservazione del patrimonio arboreo ornamentale. Ci si è accorti che gli alberi, i grandi alberi soprattutto, sono un patrimonio di tutti e che tale patrimonio deve essere tutelato, conservato e incrementato. Per raggiungere questi risultati è necessario disporre di personale con insostituibili conoscenze scientifiche e tecniche. Già in articoli precedenti abbiamo parlato di come la conoscenza e lo studio della struttura meccanica delle piante siano fondamentali per salvare un albero o per impedire che parti di questo causino danni a cose o persone. Nella serie di articoli che seguirà sui prossimi numeri, vedremo le nuove modalità di approccio al mondo albero da parte di una équipe di esperti, che ogni giorno lavorano a diretto contatto con questi giganti verdi. L'équipe che ci guiderà nel magico mondo degli alberi monumentali e ci porterà a scoprire alcuni dei suoi segreti, si chiama Verde Verticale, ed interviene su grandi esemplari di pregio, su piante plurisecolari, monumenti naturali, senza trascurare però anche alberi di misure ed età più comuni. E' uno studio professionale con una forte connotazione operativa che pone alla base del suo operare un nuovo modo di pensare e di affrontare i problemi degli alberi. In pratica è una clinica mobile, che raggiunge i suoi pazienti in loco, portando con sé la strumentazione, l'attrezzatura e l'abilita necessarie per effettuare diagnosi accurate e interventi mirati, partendo da una approfondita e sempre aggiornata conoscenza scientifica (biologia e fisiologia vegetale, botanica, fitopatologia, microbiologia, ma anche fisica, meccanica, chimica … ) e con l'apporto informativo dell'esperienza pratica maturata in oltre dieci anni di attività su scala nazionale. Il suo fondatore e un agronomo, specializzato in arboricoltura ornamentale, il dottor Andrea Maroè, ora in forza al Servizio Giardini del Comune di Genova; i suoi collaboratori sono due dottori forestali e due periti agrari. Tutti operano, dopo aver eseguito le opportune analisi, direttamente in pianta con la tecnica del tree-climbing (arrampicata in pianta), un metodo che consente di lavorare sull'albero percorrendolo e analizzandolo in tutta l'altezza e l'ampiezza della chioma rispettando al contempo la fisiologia, la biologia e la peculiare struttura dell'esemplare. In questo modo chi ha effettuato le analisi periziali sull'esemplare e anche colui che interviene, con precisa cognizione di causa, sulla pianta ammalata.

Educare ed amare: l'educazione a partire dai più piccoli è essenziali per far crescere una corretta cultura del verde.

Il tree-climbing permette di lavorare anche in condizioni molto particolari.

«Ancora troppo spesso accade – come precisa Maroè – che esemplari unici vengano magari analizzati da presunti tecnici che poi', però, non hanno mai toccato una pianta in vita loro e fanno eseguire le operazioni di posatura da ex muratori o da ditte del verde in cui il tecnico più vicino al settore è un geometra. Questo, senza voler polemizzare con nessuno, equivale ad un malato che si fa fare le analisi da un chirurgo di fama mondiale e si fa poi operare da un infermiere appena diplomato».
Gli alberi invece hanno bisogno di essere studiati, capiti, analizzati e curati in maniera particolare e con tanta maggior attenzione quanto più sono vecchi. Per questo l'orientamento pratico di Verde Verticale è così accentuato: anche un solo taglio errato di un ramo può portare a morte un esemplare secolare. In Maroè la passione per gli alberi e per un lavoro a contatto con essi è innata, innestandosi sull'esperienza quarantennale del padre che gestiva una azienda florovivaistica, ma si 'è manifestata oltre quindici anni fa quando per la prima volta ha iniziato, quasi per caso, a lavorare «in pianta». Ci racconta: «Stavo facendo il direttore di un cantiere di potatura, il recupero ed il restauro di un parco storico privato, quando mi sono accorto che gli operatori non capivano assolutamente quello che gli chiedevo di eseguire. A quel tempo praticavo speleologia e tree-climbing e applicando, con alcune modifiche queste tecniche alla scalata della pianta ho iniziato a lavorare su quegli alberi. Mi sono accorto che il sistema poteva funzionare, che si lavorava meglio la pianta e che si poteva raggiungere ogni parte della chioma senza provocare danni alla pianta stessa. Poi ho saputo del tree-climbing, tecnica americana per lavorare in sicurezza sugli alberi, che in quegli anni era appena stata importata in Italia. Con alcuni amici abbiamo assemblato i metodi speleologici con quelli puri del tree-climbing americano. E' nata così, dall'unione di varie esperienze, quella che viene definita la scuola italiana o europea del tree-climbing, ove rispetto al metodo americano prevalgono sistemi più tecnologici di autoassicurazione (maniglie autobloccanti, bloccanti ventrali, discensori ecc.) ed è meno rilevante il fattore atletico».

Una attenta osservazione ed uno stretto contatto con il mondo arboreo sono condizioni essenziali, oltre alle conoscenze tecniche e scientifiche, per affrontare in maniera corretta la cura degli alberi.

Da ramo a ramo… Il tree-climber può spostarsi da un punto all'altro della pianta coprendo anche distanze notevoli (nella foto un balzo di 15 metri). Le precise volate devono essere eseguite facendo uso corretto delle particolari corde e dell'attrezzatura di sicurezza.

Un ispezione in quota.

Esame densitometrico in chioma per valutare la stabilita di una branca.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti: il tree-climbing, inizialmente «deriso», sta acquisendo la sua giusta dignità e viene sempre più spesso richiesto per interventi su alberi di pregio. Ma occorre ricordare che il tree-climbing è un metodo di lavoro, non il fine. Il tree-climber deve possedere, oltre che la tecnica di arrampicata in sicurezza anche le conoscenze scientifiche per affrontare le problematiche sempre nuove che gli alberi presentano. Per questo l'arboricoltore non è esclusivamente un tree-climber ma e un profondo conoscitore del mondo albero, dell'ecosistema che lo sostiene e delle leggi che ne regolano la sopravvivenza. Su queste basi il dr. Maroè, dopo aver lavorato come tecnico per altre ditte, ha formato un gruppo di specialisti che si occupa esclusivamente del recupero di grandi alberi. Attualmente, dopo essere intervenuti presso l'orto Botanico di Padova per curare lesemplare di Ginkgo biloba più vecchio d'Europa e il primo Cedrus deodara piantato in Italia, l'équipe di Verde Verticale sta recuperando i monumenti naturali del Friuli Venezia Giulia, regione che ha stabilito, con la L.R. 35/93, di tutelare come monumenti naturali gli alberi autoctoni o di particolare pregio presenti sul territorio regionale. Il dr. Maroè ci parlerà di questi splendidi alberi e di altri che sono stati affidati alle sue cure, ma ci racconterà ancora di alberi monumentali non italiani, come le sequoie americane, che ha scalato e misurato, o degli splendidi piani aristata, i più vecchi del mondo, che con i loro 5.000 anni di storia rivelano le potenzialità di questo, purtroppo ancora poco conosciuto, incredibile mondo vegetale.