Potature: scultura con le piante

Qual è la attuale definizione di "ars topiaria"?

Oggi si intende l'arte di potare le piante in forme determinate, geometriche o di fantasia, mentre il significato iniziale, cioè prima del primo secolo a. C., era la rappresentazione di paesaggi o piante attraverso bassorilievi o dipinti realizzati su pareti, in particolare su quelle perimetrali, con l'intento di dare l'illusione di trovarsi all'aperto, al centro di un giardino o in aperta campagna. Questo artificio consentiva in certo qual modo di ingrandire le dimensioni del giardino stesso, estendendolo nella casa; a seconda dei luoghi venivano rappresentati fiumi, marine, campagne, colline e per aumentare l'illusione venivano coltivati sullo sfondo del giardino alberi nanizzati proprio come ancor oggi nei giardini giapponesi. Più avanti la parola assunse il significato attuale e il topiarius, che inizialmente era il pittore specializzato nel riprodurre paesaggi, divenne il giardiniere che si occupava del giardino ornamentale in grado di scolpire le piante come fossero pietre, in qualche caso firmando anche l' opera intagliando nelle piante il proprio nome o il nome del proprietario del giardino.

Una selezione delle piante più adatte a realizzare topiari o siepi formali

Per circa 4 secoli, per tutto il periodo delle dominazioni, i romani coltivarono quest'arte estendendola in tutta l'Europa, servendosene e utilizzandola con la stessa fantasia mostrata, dopo di loro, dagli italiani nel 1400-1600 o dagli inglesi e olandesi nel 1600-1700, e dagli americani nel 1900. Che la fantasia sia l'unico limite ce lo conferma anche la storia del giardinaggio e dell'arte dei giardini; leggiamo infatti non solo di piante allevate nelle forme più disparate: geometriche come prismi, sfere, coni, piramidi, archi o combinazioni delle stesse, ma anche navi, templi, vasi, fontane, figure antropomorfiche, papi, angeli in preghiera, intere scene di battaglie o mitologiche con risultati a volte grotteschi o spettacolari come doveva essere il platano nel giardino di Caligola, i cui rami formavano palchi, gradini e una tavola che poteva ospitare 15 persone sedute a desinare. Questo utilizzo ha fatto dell'arte del giardino un'arte controversa, creata e utilizzata per suscitare sensazioni forti: consenso o amore o ripulsa e non solo perplessità, ma anche stupore e meraviglia, impressione di dominio dell'uomo sulla natura, di ordine e precisione, ma pure fantasia e ironia. Ironia e perplessità sono infatti spesso le reazioni di chi vede per la prima volta realizzazioni topiarie allevate in vaso in qualche vivaio. Nel momento di maggior fulgore, in epoca romana, la possibilità di intagliare figure bizzarre rispondeva non più tanto a esigenze architettoniche o di disegno del giardino, ma alla voglia di stupire gli ospiti o i visitatori, arte in cui i romani divennero maestri; questo è soltanto un aspetto, forse il più immediato, leggero, facile e divertente, ma soltanto parziale dell'arte topiaria, che nel medioevo, nei monasteri divenne nobile strumento per realizzare percorsi obbligati e labirinti da attraversare per penitenza o per esercitare la virtù della costanza o ancora per aiutare la concentrazione e la meditazione. Realizzazioni topiarie si ritrovano soltanto nei giardini dei castelli, piccoli e racchiusi, quasi il prototipo dei piccoli giardini moderni chiusi sui quattro lati, suddivisi in aiuole bordate da siepi, quasi sempre di bosso, timo, santolina Teucrium, all'interno delle quali si coltivavano piante per la loro utilità pratica: piante medicinali, piante aromatiche, piante da frutto o da fiore reciso, ortaggi. Si arriva poi al periodo di maggiore fulgore dell'arte dei giardini cosiddetti all'italiana, periodo che dura circa tre secoli, cioè dal 1400-1500 fino al 1600; periodo in cui nei trattati di architettura si parla anche di come deve essere strutturato un giardino e cosa è o deve significare un giardino, con una dicotomia tra architettura e natura meno forte di quella attuale. È in questo periodo che la topiaria si fa architettura: i giardini vengono strutturati come stanze all'aperto con vista, devono contenere luoghi segreti e appartati per il piacere di poeti e di filosofi e devono esprimere il dominio dell'uomo sulla natura. Niente deve essere lasciato al caso e alla natura selvaggia: nel giardino ideale infatti l'uomo utilizza la natura per strutturare e definire gli spazi, il giardino diventa una continuazione della casa all'aperto, segue lo stile architettonico della casa con assi, prospettive, terrazze, rampe e scale che dividono la proprietà in forme geometriche regolari.

Come possono essere diversificati i profili di una siepe o realizzato un esemplare isolato

Utilizzo della squadra di riscontro a inclinazione variabile, con filo a piombo e un'asta mobile incernierata

Il giardino cinquecentesco non solo è collegato alla villa cui è annesso, ma si apre sul paesaggio circostante con magnifiche prospettive, ecco allora l'arte topiaria sotto forma di grandi siepi, muraglie, spalliere, gallerie oltre che di bordure, labirinti, capanne, anfiteatri, parterre, grotte, teatri di verdura, cioè di elementi da costruzione in cui le piante sono formate nelle fogge volute per ottenere gli effetti cercati. Il clima italiano, la luminosità e il colore del cielo consentono l'utilizzo, e ben si accordano al loro fogliame, di cipressi, allori, lecci, bosso, mirto, Teucrium, laurotino, tutte piante che essendo sempreverdi partecipano inalterate alla composizione architettonica e consentono di mantenere inalterato il disegno del giardino. È la stagione in cui i giardini vengono disegnati dal Vignola (cui è da attribuirsi Villa Lante a Bagnaia), dal Tribolo, o dal Buontalenti (Villa Medici a Castello 1540), dal Bramante, Cortile del Belvedere nei Giardini Vaticani.

Varie fogge ottenibili con l'

ars topiaria

Forme foggiate di ligustro, con l'aiuto di una leggera struttura metallica su cui guidare i rami flessibili

Non bisogna farsi l'idea che questi giardini fossero soltanto verdi, poveri di colori o profumi; se non bastassero gli innumerevoli diversi toni di verde del fogliame delle piante appena elencate, vi si coltivavano profumatissimi agrumi, melograni e erbe aromatiche, caprifogli, rose, garofani, gigli, gelsomini o piccole piante da fiore selvatiche come viole bianche o violette, iris, ranuncoli, primule, ciclamini, narcisi, orchidee e nigelle in una festa di colori.
A partire dal seicento, quando si sviluppa il gusto per il pittoresco, maggiore diventa la presenza della natura libera e selvaggia e il giardino finisce col fondersi col paesaggio circostante fino ad esserne sommerso, ma si possono portare ad esempio alcuni dei più celebri giardini barocchi, in cui elementi topiari hanno ancora una grande rilevanza:

Camellia japonica, camelia

Quercus ilex, leccio

Villa Garzoni a Collodi, Villa Marlia a Lucca, Villa Rizzardi in Valpolicella e il Castello Balduino a Montalto vicino a Pavia: uno dei più eleganti giardini topiari italiani, esempio dello stile semplice e geometrico all'italiana, forme severe e massicce scolpite in fogge geometriche a metà-fine settecento, nulla hanno in comune con il parterre fiorito alla francese. Nel '700 in tutta Europa si fa sempre più sentire l'influenza dello stile francese più elaborato che rimpiazza lo stile italiano più semplice e geometrico. Sono pochi i giardini antichi sopravvissuti intatti fino ai nostri giorni a causa sia dell'incuria dei vari proprietari sia della passione ottocentesca per il giardino cosiddetto all'inglese o paesaggistico. In quest'ultimo, al disegno geometrico si preferivano grandi estensioni a prato e piante e aiuole distribuite in modo irregolare e naturalistico, secondo uno stile che ha dalla sua parte una tradizione e un clima ben diverso da quello italiano. Elementi di arte topiaria si ritrovano anche nei secoli successivi e in tutte le regioni italiane: parterre sempre più elaborati, berceaux, passeggiate ombrose con alberi dai rami intrecciati e grandi labirinti caratterizzano i giardini veneti del '700-'800. I giardini lombardi e piemontesi per la loro posizione geografica e clima (si pensi all'effetto della presenza dei grandi laghi) presentano una grande variabilità di stili, ma sempre si ritrovano parterre, gallerie verdi; vi si coltivano più spesso caducifoglie (carpini, faggi, acero campestre, biancospino), più adatte a crescere in regioni il cui cielo ha una luminosità diversa, più tenue, rispetto a quella che splende sui giardini toscani o laziali, oltre che più adatte a zone a clima invernale molto rigido o nevoso. Nonostante un certo declino dopo la seconda guerra mondiale l'arte dei giardini continua ad accompagnarsi con l'arte topiaria. Ne fanno un largo impiego due tra i più grandi progettisti di giardini del nostro secolo: l'italiano Pietro Porcinai e l'inglese Russel Page, entrambi autori di alcuni tra i più eleganti giardini del secondo dopoguerra. Nel nostro secolo, soprattutto nei giardini di piccole dimensioni in Olanda, Inghilterra, Svizzera, Danimarca, la tradizione per l'arte topiaria non è mai venuta meno come mostrano i giardini del cottage, sostanzialmente uguali da duecento anni a questa parte. Nel giardino contemporaneo, annesso alle case a schiera, o alle case per le vacanze o stretto tra le mura dei cortili di città, spesso caratterizzato da dimensioni anguste, dalla difficoltà di mascherare i confini o dal numero delle piante che vi si vorrebbero raccogliere, la topiaria riprende la sua funzione strutturale originaria; infatti eccelle proprio nel disegnare i piccoli spazi, nei quali con un uso sapiente di siepi o di bordure si può creare una struttura permanente decorativa anche senza i fiori di stagione. Basta infatti una sfera di bosso o una piramide di alloro o di tasso per dare un tocco speciale a un gruppo di arbusti o piante erbacee, oppure un parterre di bosso nano per dare un sapore antico a un giardinetto di erbe aromatiche, di rose, una spalliera al posto giusto per schermare con delicatezza.