Prospettive per il terziario rurale e forestale

Un mercato in espansione per la filiera del paesaggio



INTRODUZIONE

Nel documento che segue si propongono delle ipotesi che riguardano l’evoluzione dell’economia del paesaggio italiano.
In primo luogo si desidera evidenziare come nei territori non edificati, di tipo sia rurale che forestale e naturale, soprattutto urbani e peri – urbani, si vadano diffondendo, in forme differenti, imprese che offrono servizi turistico – commerciali, culturali e socio – terapeutici, integrati, in misure diverse, con la produzione materiale di beni, alimentari e non, rispondendo ad una “domanda di ruralità” in crescita.
In particolare, nel terzo gruppo è possibile includere il mondo dell’agricoltura sociale, ovvero l’insieme dei contesti dove alla produzione agricola si associa la fornitura di servizi assistenziali rivolti a fasce deboli della comunità, dalla tossicodipendenza, all’esperienza carceraria, al mondo degli handicap di vario tipo, ai problemi legati all’età, molto bassa o molto elevata…….
Potenzialità d’offerta di servizi socio-terapeutici, si vanno manifestando anche nel mondo dei boschi e degli alberi, tanto da poter includere nel terzo gruppo anche una possibile “selvicoltura sociale”.
Nello stesso gruppo, per la sua rilevanza sociale, si suggerisce inoltre di includere anche il mondo della piccola e media agricoltura. Infatti, il piacere che il vivere la campagna offre può essere visto come un servizio sociale che il territorio permette.
In secondo luogo, si ipotizza che questo fenomeno, definibile “Terziario Rurale”, sia di particolare importanza per l’indotto di consumo che crea nella filiera del paesaggio, in tutti i suoi snodi, dalla produzione orti colturale, alle progettazione, alla gestione delle aree verdi ed alla distribuzione di beni e servizi, meritando per questo un’analisi approfondita da parte degli operatori del settore.
Si ipotizza infine che una regia attenta di questa trasformazione del paesaggio possa determinare esiti positivi per la sua qualità ecologica.

TAVOLA I:  TERZIARIO RURALE

A) Servizi turistico – commerciali:
agriturismo
sport nel verde (golf, ippica…..)
turismo naturalistico, escursionismo
caccia e pesca interna
B) Servizi culturali:
multifunzionalità culturale (musei della cultura materiale, eco musei…..)
arte e natura
verde ornamentale
C) Servizi socio – terapeutici:
Agricoltura sociale:
fattorie didattiche
fattorie sociali (servizi di reintegrazione, formazione, ospitalità……)
terapie e territorio (ippoterapia, onoterapia, giardini terapeutici…..)
selvicoltura sociale
Agricoltura hobbistica:
case in campagna
piccola e media agricoltura
orti urbani
COSA:

Per articolare queste ipotesi e valutarne la rilevanza socio – economica e paesaggistica, è necessario esplicitarne le singole componenti

A) SERVIZI TURISTICO – COMMERCIALI:

Agriturismo
L’agriturismo è stato il primo servizio a radicarsi nel territorio italiano.
La gamma di opportunità offerta dalle aziende va, da diversi anni, crescendo, ampliandosi dall’ospitalità e ristorazione in ambito rurale alla vendita diretta dei prodotti aziendali e non solo, a molteplici attività sportive.

Sport nel verde
Tra questa l’ippica è la principale, ma anche il golf si và diffondendo velocemente.

Turismo naturalistico
Sia alla scala di singole aziende che di interi comprensori, protetti e non, si va inoltre sviluppando il turismo naturalistico, vale a dire il percorrere le aree con i mezzi più diversi, dai propri piedi ai mezzi acquatici e volanti.

Caccia
La stessa caccia, senza entrare nel merito degli aspetti etici ed ecologici, può essere considerata un’attività di fruizione terziaria del territorio.
Le esigenze tecniche, come anche le valenze di status di tutte queste attività le rendono dei fenomenali creatori di domanda per beni e servizi, di cui molti ricadono nella filiera del paesaggio.

B) SERVIZI CULTURALI

Multifunzionalità culturale
La curiosità e la nostalgia per il mondo rurale, come anche la consapevolezza dell’importanza della memoria storica, sono stati gli stimoli che hanno portato alla costituzione di molti musei della cultura materiale. Collezioni di attrezzature e macchinari del mondo rurale ed artigianale passato sono presenti in tutto il territorio, sia in musei dedicati che nelle singole aziende. Tanto più antica è la loro origine, tanto più autarchico il loro utilizzo, tanto maggiore è la curiosità che suscitano nell’uomo moderno, sempre più dipendente da sistemi complessi.

Eco Musei
La sensibilità per le problematiche ambientali sta sollecitando inoltre lo sviluppo di eco-musei.

Arte e Natura
A questi aspetti tecnici ed ecologici si và affiancando, più recentemente, il mondo dell’arte. Nascono infatti musei e gallerie di Arte nella Natura, dove creatività e sensibilità ambientale di associano nel produrre realizzazioni artistiche e servizi culturali.

Verde ornamentale
Lo stesso mondo del verde ornamentale, nelle sue varie declinazioni, storiche, urbanistiche, pubbliche e private, si è sviluppato per offrire un servizio culturale, cui oggi si associano importantissime funzioni ambientali e sociali. Nel suo insieme anche questa componente del Terziario Rurale contribuisce a creare domanda di  beni e servizi.

C) SERVIZI SOCIO – TERAPEUTICI

C.1) AGRICOLTURA SOCIALE

Fattorie didattiche
La consapevolezza delle potenzialità emozionali campagna e della povertà di stimoli nella città và dando luogo, da qualche anno, all’offerta di servizi di animazione in fattoria, mirati soprattutto ai bambini. Si diffondono negli agriturismi, ma anche in aree parco ed in contesti rurali peri-urbani, più vicini alla domanda potenziale.
Una recente declinazione di questa domanda si và configurando negli agri-asili.

Fattorie sociali p.d.
La necessità di promuovere il benessere di soggetti deboli e di valorizzare le loro energie, ma anche di formare e reintegrare nella società elementi che se ne fossero allontanati, entrando in tunnels quali la tossicodipendenza, sta, da qualche anno, cercando opportunità anche nel mondo rurale.
Alcune aziende hanno sviluppato questo aspetto, tanto da poter essere denominate, Fattorie Sociali.
Il contributo pubblico alla remunerazione dei lavoratori integrati evidenzia come l’attività si possa analizzare come servizio sociale offerto dall’azienda alla collettività.
Comunque, la produzione di beni, il loro consumo, dono o vendita, sono considerati come parte rilevante del processo di stimolo e formazione degli utenti. L’attività produttiva è quindi molto importante, ma in un’ottica sia primaria che terziaria.
In base a quanto detto si può sostenere che tanto più la struttura si avvicina all’attivo economico della produzione dei beni o dei servizi per il mercato, escluso il contributo pubblico, tanto maggiore è la sua efficacia anche nell’azione sociale e terapeutica per i lavoratori – utenti integrati.
In Italia queste realtà sono discretamente diffuse e si vanno ulteriormente sviluppando.
Concettualmente, contesti in cui gli utenti godono di servizi socio culturali legati al territorio, sebbene di natura particolare, sono anche i conventi ed i monasteri istituiti in ambito rurale.

Agricoltura terapeutica
La ricerca scientifica ha dimostrato che coltivare ed avere a che fare con il verde, la natura, gli animali, fa bene alla salute fisica e mentale di soggetti le cui condizioni siano, per età o condizione, non idonee al reinserimento produttivo. Questa consapevolezza sta dando luogo, nel mondo sanitario, a varie forme di terapia integrativa, tra cui Ippoterapia, Onoterapia, ed agricoltura terapeutica (Horticoltural Therapy).
Questi ultimo tipo di servizio sociale, il coltivare per l’attività in sé, positiva in termini ortopedici, fisiologici, neurologici, psicologici……, viene offerto valorizzando gli spazi verdi dei centri della salute, delle case di cura e riposo, ma anche creando appositi orti e giardini terapeutici nelle aree verdi delle città. In questo caso il risultato materiale, edule od ornamentale, è considerato decisamente secondario, ma, rimane valida l’idea che le attività di produzione, trasformazione, consumo, dono o vendita, possano avere efficacia positiva nel processo di stimolo, formazione e soddisfazione emozionale.
Con la stessa ottica, si vanno configurando iniziative pilota di ospitalità di soggetti anziani in strutture rurali.
Le esperienze italiane sono ancora poche, il principale fattore limitante appare essere l’identificazione della titolarità del settore, se sia cioè sanità, agricoltura o giardinaggio.

Selvicoltura ed arboricoltura sociale
L’espansione urbana va portando ad un incremento delle esigenze di arredo verde e di organizzazione paesaggistica, quindi all’aumento del numero di alberi nel territorio.
La loro gestione è denominabile nel suo insieme, selvicoltura urbana ed implica, nelle sue componenti operative, attività quali la manipolazione di attrezzi potenti, l’arrampicata ed il lavoro in pianta con l’ausilio di corde di sicurezza (tree climbing), l’utilizzo di automezzi da lavoro……..
Ovviamente poco idonee per chi abbia serie limitazioni fisiche, le attività della selvicoltura multifunzionale, ci sono apparse invece particolarmente idonee ad affrontare varie forme di disagio sociale e culturale, tra cui il “disagio d’identità”.
Con questo termine vorremmo indicare quella condizione di insoddisfazione per il proprio mondo culturale e sociale e ricerca di identità mitiche, nella quale vive una gran parte dei giovani italiani che, nei casi più gravi, diventa un serio fattore di blocco dell’inserimento sociale e lavorativo.
Comprensibilmente non vista come handicap dalla normativa, questa pulsione può essere però, il fattore predisponente per arrivare a scelte auto-aggressive ed anti-sociali, quali l’assunzione di stupefacenti, la criminalità od al contrario la chiusura in se stessi……
Per prevenirle è necessario fornire proposte d’identità positive, attraenti, ma non socialmente dannose, che rafforzino l’autostima e la sicurezza, diano opportunità di inserimento lavorativo e producano al contempo un’identità socialmente spendibile e vincente.
L’esperienza diretta nel settore ci permette di pensare che una di queste, per la sua visibilità e teatralità, può essere proprio la selvicoltura urbana, soprattutto quando implica azioni acrobatiche e cerimonie di vestizione particolari, come, ad esempio, necessario nella manutenzione degli alberi con il “tree climbing”.
Peraltro, collateralmente alle attività di cantiere, è sempre più frequente il coinvolgimento degli operatori in attività didattiche e di animazione indirizzate soprattutto ai bambini, quali il tree climbing ricreativo. In questo caso il servizio educativo ai fruitori rafforza l’efficacia del servizio sociale agli operatori stessi, permette infatti l’ulteriore consolidamento dell’identità e  dell’autostima.
Dato quanto detto possiamo parlare dell’esistenza di una possibile selvicoltura multifunzionale e sociale, ma la sua realtà e consistenza è ancora tutta da evidenziare.

C.2) AGRICOLTURA HOBBISTICA

La casa in campagna
Il piacere di avere a che fare con la terra e con il coltivare vanno dando luogo, da anni, al fenomeno della seconda casa in campagna. Gran parte di queste seconde e prime case sono dotate di spazio rurale coltivato, con orto, frutteto, oliveto……
I costi di queste attività agricole sono, in genere, molto più elevati del valore commerciale delle produzioni realizzate, ma non vengono per questo abbandonate, anzi si diffondono a macchia d’olio.
Si può quindi ipotizzare che chi le mette in atto, non abbia come obbiettivo primario la produzione di un reddito economico, ma di un proprio beneficio emotivo. Quindi, implicitamente il territorio dà al conduttore l’opportunità di fruire di un servizio, che paga con le cospicue spese che sostiene.
Frequentemente di questi servizi sociali impliciti godono, nel quadro della famiglia, soggetti deboli, bambini, anziani, diversamente abili etc. Contribuiscono, con le loro risorse, alle attività ed ottengono l’opportunità di rendersi utili, quindi integrarsi e migliorare la loro condizione emotiva.

Piccola e media agricoltura
E’ ipotizzabile che una valutazione simile possa essere applicata a molte piccole realtà rurali, condotte più come passione che come impresa.
Per capire la rilevanza sociale ed economica di questa realtà basti dire che nella Provincia di Roma, secondo il Censimento del 2000, su un totale di 59.900 imprese agricole quelle con superficie inferiore ai 5 Ha erano più del 90 % e di queste circa 34.000 avevano superficie inferiore ad 1 Ha.

Orti urbani
Una declinazione prettamente urbana della coltivazione hobbistica è rappresentata dagli orti di città. Molte città del nord Italia hanno organizzato il fenomeno, predisponendo aree e definendone le regole d’uso. Al centro – sud la realtà degli orti urbani è ancora spontanea, abusiva e di una certa rilevanza per la sussistenza.

CHI:

CHI COMPRA
Si può realisticamente immaginare che negli ambiti metropolitani vadano ad aumentare sia le esigenze commerciali che quelle culturali e socio – terapeutiche cui il territorio rurale, naturale e forestale, può dare risposte.

CHI OFFRE
Esistono quindi vasti spazi d’impresa e d’occupazione nell’offrire questi servizi.
Le imprese turistico commerciali hanno ormai una diffusione capillare nel territorio, mentre l’offerta di servizi culturali sembra essere ancora in crescita.
L’agricoltura sociale appare in crescita, con vaste opportunità di sviluppo, mentre l’agricoltura per hobby sembra essere in Italia un mondo ben consolidato.
Tutti i settori contribuiscono a dinamizzare l’economia dell’indotto. Valutando, ad esempio il numero di fiere, riviste, negozi per paleo e neo contadini,  servizi specialistici, terzisti, frantoi, consorzi agrari e simili……, si può pensare che la “domanda di campagna”  dia già motivo d’essere ad un significativo tessuto di imprese, soprattutto piccole e medie.
In questo insieme un ruolo di particolare rilievo viene svolto dalla filiera orticolturale e paesaggistica.

DOVE:

AMBITO TERRITORIALE
Le esigenze da soddisfare si manifestano soprattutto nelle aree urbanizzate, le iniziative del terziario rurale si concretizzano quindi, in diverse forme, sopratutto negli spazi aperti della città, nei territori limitrofi ed in misura decrescente nei territori extraurbani. Possiamo quindi dire che il Terziario rurale è un fenomeno soprattutto urbano e peri-urbano.

SPAZI UTILIZZABILI
Gli obbiettivi prevalentemente immateriali delle attività in oggetto permettono di valorizzare spazi e contesti che non sarebbero idonei alla produzione agricola e forestale primaria.

PERCHE’:

Il mondo descritto è culturalmente ed economicamente diverso da quello primario. In particolare, nel mondo del turismo territoriale e delle attività culturali non c’è produzione primaria agricola o forestale.
Nell’agricoltura sociale e per hobby il valore dei beni e dei servizi, direttamente od indirettamente acquistati dai coltivatori appare, in molti casi, superiore al valore della produzione di beni realizzati.
Si può quindi ipotizzare che chi usa il territorio in questo modo lo faccia sopratutto per ottenere benefici immateriali, quali, ad esempio, benessere fisico e psichico. Economicamente và quindi considerato un consumatore di servizi e solo in misura ridotta un produttore di beni.
In tutti questi i casi l’analisi economica dovrebbe essere rovesciata: si può ipotizzare che la ruralità turistica, culturale, sociale ed hobbistica sia, per il mercato, soprattutto una vitalissima forma di godimento terziario del territorio.
Si può inoltre ipotizzare che il suo sviluppo porti benefici sia per i soggetti che la vivono, sia per la collettività, come di seguito evidenziato.

A) BENEFICI ECONOMICI E SOCIALI
Si è già messo in evidenza come il terziario rurale possa essere rilevante per l’indotto che crea nella filiera del paesaggio.
Visto il costo minore di tante altre attività assistenziali, questi servizi potrebbero diventare anche un modo per ridurne i costi pubblici e privati e/o per migliorarne qualità e quantità.
Potrebbero inoltre valorizzare realtà aziendali che per la produzione primaria sarebbero di dimensioni troppo limitate, quindi fuori mercato e permettere l’avvio di nuove forme d’impresa, portando nuove energie in un mondo rurale con seri problemi di rinnovo funzionale e generazionale.
Peraltro le imprese in oggetto, dovendo rispondere ad una domanda locale non sarebbero minacciate dalla globalizzazione dell’economia.
Potendo valorizzare aree economicamente marginali urbane e peri-urbane, queste attività potrebbero anche diventare un fattore di presidio e controllo del territorio. Peraltro, la loro gestione potrebbe essere organizzata in modo tale da poter divenire un fattore di integrazione della stessa marginalità sociale.
Infine, fare in modo che il territorio possa offrire servizi non è assolutamente in conflitto con l’agricoltura primaria, anzi può essere sinergico. All’interno di un azienda multifunzionale la componente terziaria potrebbe infatti trainare quella primaria, con opportunità commerciali, quali la vendita diretta od il gruppo d’acquisto, o rafforzando l’identità del prodotto stesso. Analogo discorso potrebbe valere alla scala di un territorio multifunzionale.

B) BENEFICI AMBIENTALI
Si può ipotizzare che la combinazione della produzione di servizi e beni, la frequente maggiore rilevanza dei primi sui secondi e le stesse finalità sociali dei servizi svolti, possano spingere le imprese ad optare per modalità di produzione ad alta qualità, dalla coltivazione biologica, alla scelta di specie autoctone e di varietà antiche……
L’insieme delle esigenze culturali e colturali individuate potrebbe inoltre motivare un generale arricchimento degli spazi aziendali e del territorio con elementi verdi (alberi, arbusti, siepi…).

C) BENEFICI CULTURALI
Le opportunità descritte, permettendo un relazione individuale e di piccola scala con le cose materiali del nostro habitat potrebbero infine contribuire a conservare nella collettività sia la capacità di rapporto con il territorio, sia la memoria storica della ruralità e della cultura materiale.

COME:

PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI
Le tecniche di utilizzo e manipolazione dei fattori ambientali e produttivi cambiano radicalmente se il fine primario non è la realizzazione di un bene, bensì di un servizio o della somma dei due. L’accogliere questa logica porta alla necessità di nuovi approcci concettuali, quindi nuova ricerca, nella pianificazione territoriale, come anche nella selezione delle specie coltivate, nelle attrezzature impiegate, nelle metodologie di coltivazione, nell’organizzazione aziendale, nel sostegno pubblico all’economia del territorio ……

RAPPORTI CON IL TERRITORIO
Purtroppo, và evidenziato come superficialità, disinformazione e carenza di idonei stimoli culturali facciano, ancora oggi, si che il turismo territoriale, come anche l’agricoltura sociale e quella hobbistica producano notevoli impatti ambientali.
Seconde case ed orti abusivi, utilizzo improprio di territori protetti, appropriazioni di aree pubbliche, impiego irrazionale di materiali chimici, introduzione di specie esotiche infestanti, diffusione sul territorio di rifiuti, incendi, dolosi o meno, ed arroganze di vario tipo sono esempi di danno, sociale ed ambientale, ancora molto frequenti nei contesti in oggetto.

LE NECESSITA’

Il potenziale per una crescita corretta del fenomeno è quindi elevato, ma altrettanto elevate sono le esigenze di verifica. Perché il Terziario Rurale cresca e lo faccia in modo ecologicamente compatibile e socialmente utile deve essere difeso, stimolato e guidato con:
La ricerca;
La sperimentazione;
La divulgazione;
La formazione;
L’inquadramento legislativo;
Il sostegno;
L’organizzazione della domanda e dell’offerta;
La programmazione.

Lo spazio di ricerca è quindi notevolmente ampio. Evidenziarne le potenzialità in questa sede mira a sollecitare il dialogo tra i due poli di questo incontro possibilmente sinergico, mondo verde e mondo sociale – salute – benessere.

Franco Paolinelli (2005- 2009)