Prunus ornamentali: i ciliegi giapponesi, come coltivarli

Delicati e leggeri come le prime nuvole di primavera, i ciliegi giapponesi in fiore incantano a prima vista e ammantano di poesia ineguagliabile il giardino più semplice.

Verso la fine della fioritura, i loro petali vengono ghermiti dalle brezze malandrine e ricadono sull’erba verde tenero come magici fiocchi di neve. I pazienti ibridatori giapponesi hanno creato nel tempo moltissimi ibridi e varietà, uno più spettacolare dell’altro, diversi per portamento, epoca di fioritura, forma, dimensione e colore dei fiori, ma tutti di poche esigenze e facili da coltivare.

I ciliegi giapponesi si accontentano di poco: crescono in qualsiasi terreno, anche asciutto, acido o leggermente calcareo, purché ben drenato, poiché temono i ristagni idrici.

Nei terreni profondi, fertili, freschi e acidi, tuttavia, crescono meglio si sviluppano più velocemente e con maggiore vigore e incominciano a fiorire prima.

Vanno collocati al sole, ma Prunus mume tollera anche l’ombra leggera. Il periodo più indicato per il trapianto è fine inverno – inizio primavera; dal momento che hanno le radici superficiali, non vanno piantati in luoghi ventosi e per i primi due anni dopo il trapianto è consigliabile aiutarne l’affrancamento con un tutore. E’ importante che la legatura che unisce la pianta al tutore sia di gomma in corrispondenza del tronco, in modo che non ferisca la corteccia. Deve inoltre essere lassa, in modo da permettere una certa oscillazione sotto l’azione del vento, in quanto questa stimola la formazione di un buon apparato radicale.

I ciliegi giapponesi adulti, come del resto molti altri alberi ornamentali, ma non per esempio il robusto e facile agrifoglio (Ilex spp.), sopportano il trapianto solo se vengono preparati a partire da tre anni prima, con la zolla adeguata.
Per quanto riguarda invece la propagazione, i ciliegi giapponesi presentano invece qualche difficoltà: è possibile propagare per talea solo poche specie a fiore piccolo, come Prunus subhirtella e le sue varietà. Le talee, semilegnose e lunghe 8-10 cm, vengono prelevate in estate, in genere in luglio, da rami semimaturi: si pongono a radicare in territorio composto da torba e sabbia in parti uguali, alla temperatura di 16′-18’C. Appena hanno radicato, si rinvasano e si fanno svernare in letto freddo. A primavera le si rinvasa una seconda volta o le si trapianta in un appezzamento adibito a vivaio. Dopo 1-2 anni i giovani ciliegi possono essere posti a dimora. In quasi tutti i ciliegi giapponesi, però, le talee muoiono prima di emettere le radici, o, se vi riescono, non attecchiscono.

Li si riproduce perciò tramite innesto a gemma, che si esegue a fine inverno. Il portainnesto più comunemente utilizzato e compatibile con tutti gli ibridi e varietà provenienti dal Paese del Sol Levante è il ciliegio selvatico (Prunus avium). Il nesto a gemma viene inserito sul tronco del portainnesto ad altezze diverse, a seconda che si desideri ottenere una pianta a cespuglio o ad alberetto: nel primo caso si innesta motto in basso, quasi a livello del terreno, nel secondo al massimo a 1,80 m di altezza. Chi si sentisse incerto davanti alle insidie dell’innesto, non si preoccupi: le piante che si acquistano nei vivai sono infatti già innestate.

Superato il problema della riproduzione, i ciliegi giapponesi non presentano alcuna difficoltà nella coltivazione. Non soffrono di particolari malattie, a parte la gommosi, che si manifesta con emissione di una resina scura e appiccicosa, detta appunto “gomma”, dalla corteccia, in seguito a stress da trapianto o da attacco da parte di un fungo, Coryneum Bejerinkii. I ciliegi giapponesi sono inoltre facilmente attaccati, come gli altri Prunus, dagli afidi.

Data la tendenza delle radici a crescere in superficie, è bene evitare di vangare la terra intorno alle piante e, finché sono giovani, piantare erba, bulbose e specie annuali, per evitare pericolose competizioni per acqua e nutrimento, e ancora più pericolose ferite radicali, durante le operazioni colturali.

Negli esemplari adulti delle varietà dalla chioma molto sviluppata, allargata e ricadente, come ‘Shimidsu Sakura’ e ‘Shirotae’ è necessario sostenere le branche più lunghe e vigorose, che con l’età tendono a toccare il suolo. Nella scelta dei ciliegi da acquistare, ricordate una semplice regola per quanto riguarda l’epoca di fioritura: a parte alcune varietà che fioriscono già in ottobre-novembre, come P. subhirtella ‘Autumnalis’ e P. incisa  ‘Praecox’, e in gennaio-febbraio (ma talvolta anche prima), come P. ‘February Pink’, nelle regioni centrosettentrionali i ciliegi giapponesi fioriscono tra metà marzo e fine aprile, e più precocemente al Sud e lungo i litorali.

Dove acquistarli
Le varietà più conosciute possono essere reperite abbastanza facilmente, ma il vivaio che offre la più ricca e raffinata collezione di ciliegi da fiore, con ben 68 varietà, è Cappellini, a Carugo Brianza (Como), Tel. 031 761714, http://www.cappellinipiante.it/