Prunus ornamentali: i ciliegi giapponesi

Prunus serrulata var. hupehensis
Prunus serrulata var. hupehensis

Un giardino giapponese non è un avvenimento che riguarda i bisogni sensoriali o pratici dell’uomo, ma è la manifestazione esteriore di un complesso mondo fatto soprattutto di valori morali e civili. Da queste premesse appare logico dedurre che se si riesce a interpretare in modo corretto e non banale gli elementi di quel giardino, posti in una sequenza coerentemente strutturata, automaticamente si riesce a cogliere il filo conduttore del pensiero che l’ha originato.
Ogni episodio è ben calcolato e per nulla lasciato al caso, cosi che ciascuna pianta, vialetto, prato, ponticello, pietra o corso d’acqua possiede un significato suo proprio che si giustifica se posto in relazione con gli elementi che lo circondano. Dimensioni, quantità e posizione nello spazio sono studiati in modo da giungere a una composizione equilibrata ed armoniosa, in grado di non tradire l’idea che ne è al fondo. Insomma, il giardino è il prodotto finale della cultura intera del popolo e delle relazioni che esso ha stabilito con l’ambiente naturale.

Prunus speciosa

 

Prunus serrulata ‘Tai hakù’

 

Prunus ‘Kanzan’

Prunus ‘Tai kakù’

Il giardino come corpo armonico
Ovviamente, in tale contesto un grande rilievo assumono le piante, che da millenni vengono coltivate, ibridate o manipolate in funzione di questi principi, così che nessun loro particolare viene trascurato, per far sì che contribuisca alla piena riuscita dell’organismo in cui viene inserito. Le specie maggiormente impiegate rientrano nelle categorie degli arbusti e degli alberi, senza tuttavia dimenticare le erbe, le felci, le rampicanti e persino i muschi. Una delle funzioni principali è assegnata alle caducifoglie da fiore, il cui compito è anche quello di compensare e integrare le variazioni tonali e formali delle sempreverdi, in particolare delle conifere. Così, tra Cryptomería, Thuja e Pinus di varie specie, non possono mancare i delicati e famosissimi ciliegi da fiore, che nella moderna sistematica sono registrati sotto il nome collettivo di gruppo ‘Sato-Zakura’.

Prunus horinji

 

Prunus Woshinoo

 

Cultivar di Prunus appartenente al gruppo Lannesiana

 

 

 

Le specie originarie
Le loro incredibili e abbondanti fioriture primaverili impreziosiscono i giardini giapponesi da tempo immemorabile, tanto che le vere origini botaniche quasi non sono più rintracciabili. Si pensa tuttavia che la maggior parte di loro sia derivata da una specie che fiorisce in Cina tra la fine di aprile e i primi di maggio: Prunus serrulata Lindl. Allo stato spontaneo questo ciliegio si presenta alto attorno ai 3 metri, ma possiede una chioma appiattita ed espansa che può toccare i 9 metri di diametro; le foglie sono delicate e un po’ lucenti, con una corta seghettatura ai margini; i fiori, in mazzetti di 3-5, sono doppi e completamente bianchi. Tuttavia è certo che, in un lontano e imprecisato passato, i primi coltivatori giapponesi non si servirono direttamente della specietipo cinese, ma di una sua varietà naturale, Prunus serrulata var. hupehensis Ingram., originaria di regioni come le Hupeh e lo Shensi. Tale varietà differisce dal tipo in primo luogo perché è assai più ampia e alta, ma soprattutto per il fatto che i suoi fiori, pure doppi, talvolta sono rosati, così che si è potuto ricavarne cuitivar attraenti proprio per il colore non necessariamente bianco.
Il gruppo  ‘Sato-Zakura’ peraltro è assai più complesso di quanto non sembri, poiché comprende diversi ciliegi ornamentali, alcuni chiaramente derivati da ignoti ibridi del passato, altri provenienti da cultivar di specie differenti, non tutte individuate in modo preciso. In quest’ultimo settore troviamo un’altra specie spontanea, questa volta giapponese: Prunus speciosa (Koidz.) lngram., una pianta alta fino a 12 metri, con fiori semplici, profumati e candidi. Infine non va dimenticato che nel gruppo ‘Sato-Zakura’ oggi si è soliti includere anche Prunus lannesiana, una denominazione che risultava equivoca, perché attribuita sia a un ciliegio di origine orticola a fiori semplici e rosa, sia a un intero gruppo di ciliegi coltivati, a fiori semplici e doppi, derivati dall’incrocio fra Prunus speciosa e P. jamasakura (sin. Prunus serrulata var. spontanea.)

Prunus ‘Fugenzo’

Prunus ‘Hata-zakura’

 

Prunus ‘Umineko’

 

Gli ibridi
Attualmente la tendenza è quella di radunare in un’unica categoria tutti i ciliegi che in qualche modo siano stati creati da ibridatori giapponesi servendosi delle specie o varietà sopra citate e di altre rimaste ignote. Trattandosi del frutto di un lavoro portato avanti da lunghissimo tempo, non c’è dubbio che, pur vantando tutti un forte valore ornamentale, queste piante possono presentare marcate differenze tra loro: alte o basse, sanciate od espanse, a foglie verdi o bronzee, a fiore semplice, semidoppio e doppio, con colori che partono dal bianco puro e arrivano quasi al rosso. Anche i periodi di fioritura risultano differenziati. Tra i più precoci abbiamo: ‘Hata-Zakura’, con fiori bianchi o appena rosati, semplici o semidoppi, a margine sfrangiato; ‘Kiku-Shidare-Zaku-ra’, con foglie bronzee e fiori di un rosa intenso, completamente doppi; ‘Washinoo’, bellissimo per il suo portamento vigoroso e sganciato, con fiori semplici, bianchi e leggermente profumati. (Una fioritura meno precoce attorno a metà aprile hanno: ‘Umineko’ (P. incisa x P. speciosa) con splendidi fiori bianchi e semplici, larghi 2.5 cm; ‘Hisakura’, piuttosto basso, con fiori doppi di color rosa intenso e foglie rossastrobronzee; ‘Horinji’, pure piccolo, ma con rami ascendenti, dai fiori semidoppi e delicatamente rosei, decisamente grandi; ‘Mikuruma-Gaeshi’, alto circa 7 metri, caratteristico per i ricchissimi mazzetti di fiori, semplici o semidoppi, larghi fino a 5 cm; ‘Ojochin’, simile al precedente, ma con foglie assai più grandi, bronzee quando sono giovani; ‘Tai-Haku’, dai fiori bianchissimi e semplici, forse il più attraente di questa categoria, anche perché raggiunge i 12 metri d’altezza; ‘Taoyame’, piccolo, con fiori rosati, semidoppi e profumati; ‘Kanzan’, di gran lunga il ciliegio giapponese da noi più conosciuto ed usato, per i suoi fiori doppi e rosati, ma anche per il fogliame rosso-bronzeo, mentre sorprendentemente in Giappone è quasi ignorato.
Infine, tra le forme a fioritura tardiva segnaliamo ‘Amanogawa’, che da noi sta conquistando popolarità anche per il portamento fastigiato (non più largo di 120 cm) e ‘Fugenzo’, una vera e propria cascata di fiori grandi, doppi, rosa intenso, raggruppati in mazzetti compattissimi.