Quercus suber

La sughera è un albero sempreverde, di straordinaria bellezza, amante del sole e resistente alla siccità, troppo poco usato nel clima mediterraneo

Mi sono spesso lamentato dell'indifferenza di tutti nei confronti delle piante nostrane, di una flora poco conosciuta quanto bistrattata e ingiustamente. Ma non tenevo conto del leccio: questo albero sembra possedere una sacralità che altri non hanno se è vero, come è vero, che non c'è giardinetto mediterraneo che non lo abbia e nuovo possessore di giardino che non lo voglia.
Un amore cosi spontaneo e incondizionato fa piacere, è innegabile, ma come ci si può esimere dal ricercarne il perché? Si tratta di un caso botanico senza spiegazione se ci si limita alle risposte della gente, prive in effetti dell'arcano che andiamo cercando. Ma una motivazione più profonda c'è, solo che non è cosciente.
Il leccio è prima di tutto l'idea dell'albero, quella originaria, dell'albero del paradiso terrestre, con una forma compatta, quasi sferica e foglioline lucenti, sempreverdi, così come lo ritroviamo nei paesaggi rappresentati dai grandi pittori del passato.

Spesso poi il leccio viene ancora potato a forma, per accentuare con l'artificiosità questo riferimento all'albero primordiale. La spontaneità dell'uomo non è mai priva di segni, di cultura, basta diffidare dell'apparenza Comunque questa storia del leccio mette in luce anche un altro aspetto, quello di una scelta uniforme, univoca, che non dà spazio a validi accostamenti o alternative. Eppure ci sono: basti pensare alla sughera, anch'essa quercia, anch'essa sempreverde, con un tronco e rami spesso contorti, bellissimi, ricoperti di una corteccia spugnosa, biancastra, molto decorativa. E’ un albero che non raggiunge grandi dimensioni e quindi può essere usato come il leccio, nei giardini di media dimensione. Di particolare attrattiva quando è fatto crescere a ceppaia: i rami lunghi e decombenti, le foglie minute e rade lo rendono elegante e brioso. Ama il sole, la vicinanza coi mare e i terreni aridi: perché allora non piantare una sughera?

Ricordatevi solo che rifiuta decisamente i terreni calcarei. Fra l'amatore di piante e il vivaista c'è una tensione che non va allentata; talvolta ognuno di noi pensa al vivaista dei suoi sogni e immagina un catalogo di migliaia di piante dove perdersi piacevolmente a fare grandi progetti. Ma non è così e non può essere così fintantoché il vivaista sarà costretto, per ragioni di mercato, a produrre piante di tutti i climi, invece di specializzarsi in essenze di una precisa fascia climatica o addirittura appartenenti ad una sola famiglia botanica. In Inghilterra le cose stanno così da tempo e non perché i vivaisti sono più bravi ed efficienti, ma perché gli amatori di piante rappresentano la maggioranza della popolazione. Noi possiamo continuare a sognare e nel frattempo trovare il modo di sopperire alla frustrazione di una ricerca infruttuosa, orientandoci verso la raccolta e lo scambio di semi.

Vi consiglio di cominciare con le piante spontanee della vostra zona: il bacino mediterraneo è ricco di specie di grande valore, molte delle quali ignorate dalla produzione vivaistica. Questo è il momento migliore per iniziare la raccolta dei primi semi già maturi: dotatevi di un buon libro sulla flora mediterranea e fate una selezione delle piante che meritano di essere coltivate; non lasciatevi prendere, nell'andare per boschi, dalla smania di portarvi a casa frutti di ogni genere, seppure belli e colorati, ma limitatevi a poche specie di sicura ornamentalità. Alcuni semi verranno messi subito in terra perché iniziano a germinare appena caduti; è il caso di tutte le querce, sia a foglia caduca che sempreverdi. Le ghiande vanno leggermente interrate, una per vasetto riempito con terriccio ben concimato, così eviterete di manipolare la piantina finché non è ben sviluppata. Tutti gli altri semi invece vanno conservati in luogo non umido, arieggiato, fino alla primavera successiva e seminati nello stesso modo. Produrre da se stessi le piante richiede molta pazienza: a volte occorre aspettare un anno per vedere spuntare il germoglio! Ma quando finalmente verranno messe a dimora in giardino, ci sembrerà di iniziare alla vita delle nostre creature.