Quesiti: lotta alla processonaria

Da diversi anni, specie in questa stagione, su molti pini che ho in Toscana, nei pressi di S. Gimignano, compare la Processionaria. I rami bassi, attaccati da questo parassita, vengono […]

Da diversi anni, specie in questa stagione, su molti pini che ho in Toscana, nei pressi di S. Gimignano, compare la Processionaria.
I rami bassi, attaccati da questo parassita, vengono tagliati e bruciati; ai rami alti, invece, si sparano cartucce di veleno che ci vengono fornite dalla Forestale. È possibile evitare l'insorgenza di questo parassita? Quale anticrittogamico si può usare?

P. M., Milano

Il problema della lotta alla processionaria richiede soluzioni a livello sia strategico sia tattico. Come strategia a lungo termine è chiaro che solo un ridimensionamento della superficie occupata dalle pinete può consentire di ridurre il sostentamento a disposizione delle larve di questa farfalla: un'altra scelta di base è quella di evitare di porre a dimora, nei parchi e nei giardini, oltre che pini anche i cedri (le conifere, per intenderci), dato che entrambi i generi sono costituiti da specie tutte più o meno appetite dal parassita (oltre a tutto i cedri soffrono in misura particolare l'inquinamento atmosferico tipico delle città). A livello tattico sono possibili diversi tipi di lotta: non ha senso, a differenza di quanto dice il lettore, "tagliare e bruciare i rami bassi attaccati dal parassita": sarebbe come spararsi una fucilata in un piede per un'unghia incarnita. È opportuno munirsi di svettatoio (pertica con annessa cesoia terminale, manovrabile tramite un filo di collegamento, dal basso) e provvedere a tagliare solo la porzione di ramo immediatamente a monte del nido: il nido andrà eliminato col fuoco. Per i rami alti, so che si sparano fucilate (bastano cartucce comuni, senza veleni, che bene non fanno); certo che se i nidi sono numerosi si massacra la chioma dell'albero. Non è pensabile che si usi un "anticrittogamico" come ipotizzerebbe il lettore: gli anticrittogamici servono contro le malattie fungine, non contro gli insetti.

Esiste, in realtà, un preparato a base di Bacillus thuringiensis che è fortemente tossico per il parassita, se dato, alla giusta diluizione dell'acqua, al momento giusto, cioè quando le larve sono ancora molto piccole; oltre a tutto, questa sostanza è nociva solo contro gli animali che abbiano un ambiente basico nell'apparato digerente (le larve di farfalla, appunto); l'uomo e la quasi totalità degli altri animali hanno un ambiente acido e quindi ne sono immuni. Il problema è reperire il preparato e poi darlo sulla porzione elevata della chioma degli alberi attaccati. Io vedo questo rimedio come applicabile, su vaste superfici infestate, con l'elicottero, più da Enti pubblici (Comuni, Comunità Montane, Consorzi di Comuni per l'esercizio delle deleghe in agricoltura) che da privati. Sussiste comunque il problema della non totalità del trattamento: basta che il vicino non provveda e si può star certi che l'anno prossimo le processionarie si ripresenteranno.

Impiego di trappole ai feromoni (per monitoraggio o per catture massive) non hanno dato, secondo la mia esperienza personale, buoni risultati. Controproducenti risultano pure gli insetticidi generici, che inizialmente causano ecatombi generalizzate e poi inducono assuefazioni nelle generazioni successive. Tutto sommato, se il problema è serio e gli alberi aggrediti sono alti, sarebbe meglio pagare un "tree climber" perché provveda a tagliare le estremità dei rami che portano nidi all'inizio dell'inverno, o comunque quando questi cominciano ad essere evidenti, senza che le larve abbiano ancora iniziato le loro "mangerie". Vi sono ditte di potatori che hanno espressamente completato il loro organico con soggetti simili.