Rosa bracteata

Rambler sempreverde, ha una corolla semplice, di fiori bianchi leggermenti profumati. Non conosce parassiti.

I fiori semplici di Rosa bracteata
I fiori semplici di Rosa bracteata

Gli Inglesi la chiamano comunemente la rosa Macartney perché essa fu introdotta dalla Cina nel 1793 da lord Macartney.

Un altro botanico, Kingdon Ward, descrive l’emozione vissuta nello scoprire ampi costoni di ardesia che sovrastano il letto di un fiume che scorre ad alcune decine di chilometri da Myitkyina nella Cina meridionale ricoperti di rose selvatiche (R. bracteata) frammiste ad azalee cremisi (Rhododendron indicum).
In Inghilterra fu coltivata per anni tanto che la famosa botanica e proprietaria di tre giardini sparsi per l’Europa, Ellen Willmott, ne elencava parecchi ibridi assai colorati che oggi sembrano essere scomparsi, forse a causa della scarsa rusticità in Gran Bretagna.

Una rampicante sempreverde
È sempreverde o quasi, con bel fogliame piccolo e lucido. L’infiorescenza è a corolla semplice, bianca con centro di stami gialli, leggermente odorosa. Fiorisce dall’inizio dell’estate e ricordo di aver notato, un anno, fiori sbocciati a Natale contro il fronte della mia casa nel Biellese.
Gli Inglesi dicono che è più un arbusto che un rampicante. Infatti non emette rigidi sarmenti dal terreno o dal piede ma una vigorosa vegetazione che striscia propria delle rambler. Al roseto di Roma all’Aventino e a Villa Hambury a Ventimiglia notevoli esemplari ricoprono un’ampia pergola.
Lungo la strada che da Livorno sale al Santuario di Montenero vi è un lungo tratto che ricopre la recinzione a rete di una proprietà in apparente stato di abbandono. Sebbene venga brutalmente falciata dai mezzi di manutenzione del verde che borda le strade essa ricaccia e si riprende in maniera abbastanza soddisfacente.

La coltivazione
Considerando il suo portamento in natura la farei ricadere da ripidi costoni o da muraglioni ma anche potrebbe essere educata a grande arbusto avendo cura di potare o rivoltare la vegetazione che si allunga troppo. Non va soggetta a parassiti né animali né fungini, peccato che questo fattore genetico così importante non sia stato trasmesso al ben noto ibrido creato in Inghilterra nel 1918 che si chiama ‘Mermaid‘.
Questo rosaio non sopporta climi rigidi però io rischierei di piantarla anche nell’umida e fredda padana in un ampio sito protetto dai venti freddi. L’appellativo di bracteata si riferisce alle vistose brattee che circondano il fiore.
La propagazione non è difficoltosa con il metodo della propaggine bloccando al terreno con una forcella lo stelo coprendo con un po’ di terra i punti in cui s’intende far emettere radici. Dalla primavera all’autunno le radici saranno spuntate. La primavera successiva si possono recidere i punti di stelo tra una radicazione e l’altra e si avrà così ottenuto nuove piante che all’occorrenza possono essere ri-interrate in nuovo sito.
Questo rosaio supera i cinque metri di crescita dopo qualche anno ed è da considerarsi abbastanza invadente.