Rosa ‘Honorine de Brabant’

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Rosa ‘Honorine de Brabant’

Di rose, di potature e forse di spine si parla oggi. Ma soprattutto di Rosa ‘Honorine de Brabant’. Che appartiene al gruppo delle Bourbon, nato nella prima metà dell’800, gruppo di cui ogni appassionato di rose antiche conosce la storia, riportata più o meno con gli stessi particolari su molte pagine web o cartacee (naturalmente senza che mai si facciano riferimenti almeno alle fonti, se non ai documenti originali, tanto che il resoconto tende a sfumare in leggenda); e allora, per non mettermi nelle fila dei “traduttori dei traduttor d’Omero” preferisco riportare la bella favola raccontata da Vita Sackville West:
“Se avete una natura romantica, tutte le rose vi devono sembrare piene di poesia, e se una rosa ha avuto origine su di un’isola, la poesia deve essere doppia, dato che un’isola è di per se stessa romantica.
L’isola a cui mi riferisco è al largo della costa africana sud-orientale, vicino alle Mauritius. Era chiamata un tempo isola Bourbon, oggi la chiamano Reunion. Gli abitanti di questa piccola isola avevano l’abitudine di usare le rose come siepi; ma solo di due tipi, la Rosa damascena e la Rosa cinese. Le due rose si sposarono in segreto; e un giorno, nel 1817, il direttore del giardino botanico dell’isola di Bourbon notò una piantina che trapiantò e fece crescere, un solitario piccolo bastardo che ha fatto da padre o da madre all’intera razza chiamata ora rose Bourbon.”1

Il racconto della S. W. dà evidenza all’origine spuria di un casato – glorioso! – i cui discendenti mostrano in effetti una notevole disomogeneità, dal momento che alcune Bourbon somigliano più alla rosa cinese, altre più alla rosa damascena, due specie che tra loro differiscono di molti gradi nel portamento come nell’aspetto di foglie e fiori – e spine! Disomogeneità che successivi incroci contribuiscono ad aumentare.

Acquistai il mio esemplare di Rosa ‘Honorine de Brabant’ nel 1999, al Mini-Arboretum, attratto dalla descrizione letta sul catalogo del vivaio (catalogo che conservo religiosamente): “Fiore rosa lilla con strisce e macchie mauve e cremisi, doppio, profumato di fragola“. Fragola! Già coltivavo rose dai sentori di tè, mirra, spezie… ma ancora nessuna ricordava qualche frutto in modo specifico; inoltre lo stile asciutto adottato da Guido Piacenza nel raccontare le “figlie predilette” faceva risaltare ancora di più il paragone con la fragola, sì spesso rappresentata come frutto del Paradiso, ma pure portatrice di sensualità – almeno da Hyeronimus Bosch in poi.

Pochi anni dopo l’acquisto cambiai casa, portando con me una parte del giardino; tolta dal terreno, ‘Honorine de Brabant’ rimase in vaso per un paio di stagioni prima di trovare una collocazione definitiva; forse per l’esaurimento dovuto ai trapianti, forse per la competizione con i cespugli vicini nel nuovo giardino sovraffollato, non ha ancora ripreso a crescere con la vitalità che aveva mostrato all’inizio. Tuttavia è sana e fiorifera come assicurano i sacri testi; non a fioritura continua ma rifiorente, più generosa in maggio, più colorata in settembre.

Honorine de Brabant’ è una varietà dai caratteri cinesi, più che damasceni; i fiori, non grandi, in boccio sono globosi, aperti formano una coppa; i petali sono sottili quasi come in ‘Souvenir de la Malmaison’ e quasi altrettanto soffrono il caldo o le piogge in eccesso; le foglie sono lucide, un poco allungate, acute, belle a vedersi; la pianta ha portamento eretto, con branche che in alto tendono a moltiplicare le ramificazioni, quasi senza lasciare gemme dormienti; se gli esemplari più robusti producono rami di media lunghezza che tendono a curvarsi sotto il peso dei fiori, tutti hanno la capacità di portare fiori fin sui rami più sottili – anche questo un carattere “cinese”. Una piacevolissima sorpresa sulla pianta adulta – poiché non descritti in alcuno dei cataloghi o testi che finora ho consultato – sono stati i cinorrodi: rosso geranio, numerosi, resistono per tutto l’inverno nonostante il gelo e il vento secco.

 

A differenza della gallica ‘Rosa Mundi’, i cui fiori sono frammentati in bianco avorio e magenta senza indecisoni, i petali di ‘H. de B.’ mostrano picchiettature e pennellate in vari toni intensi su uno sfondo soffuso di lilla, che, sulla pagina inferiore, ben in vista per la forma raccolta del fiore, si smorzano in un eco cromatico. In giardino allora, come capita talvolta anche altrove per i “bastardi”, possiede la capacità di legare i colori accesi e contrastanti di altre rose o delle peonie a cui si accompagna, temperandone l’effetto.


La poto appena, spuntando i rami fioriti l’anno prima o eliminando alla base quelli più vecchi; le spine sono poche, ma robuste e ricurve; le si dimentica mentre si governa la pianta – almeno finché non si ritira distrattamente la mano con un gesto troppo brusco…

Note: la data di introduzione di “H. de B.” è sconosciuta, così come la parentela (figlia di N.N.!).
Graham Stuart Thomas in The Old Shrub Roses (1955) la mette in relazione con ‘Commandant Beaurepaire’ (= ‘Panachée d’Angres’), del 1874.

1 Vita Sackville West, Del giardino, Milano, 1975. (Antologia postuma di articoli usciti sull’Observer tra il 1947 e il 1961).