Scegliere le specie degli alberi

La scelta delle specie degli alberi nelle diverse tipologie di spazi verdi deve obbedire, in ordine di importanza, a criteri ambientali (ecologici) e criteri estetici.

quercus peduncolata photo by giovanni poletti
Albero monumentale di Quercus peduncolata sito nel comune di Poggio Renatico (FE)

Il ciclo vitale di una pianta arborea è lungo e la sua durata supera la durata della vita dell’uomo, per cui i danni di una scelta sbagliata si hanno anche a decine di anni di distanza.
L’analisi ecologica è lo studio delle variabili ambientali relative una determinata zona. È la base della scelta delle specie nelle aree verdi.
Gli elementi da prendere in considerazione sono: clima, terreno, vegetazione potenziale e vegetazione reale.

Il clima, in particolare le temperature minime, determinano la distribuzione della vegetazione nel globo secondo le cosiddette fasce climatiche che sono dovute alla latitudine, all’altitudine e ad altri fattori modificativi come i venti, i bacini idrici, l’esposizione, ecc. Decisiva nella distribuzione della vegetazione è la piovosità e soprattutto la sua distribuzione nel corso dell’anno. Del terreno è necessario conoscere i principali caratteri fisici e chimici: tessitura, struttura, pH, umidità, salinità e contenuto di calcare e sostanza organica. Altri caratteri ambientali da conoscere, in particolare nelle zone cittadine sono:

– aria: inquinamento da anidride solforosa, ozono, fluoruri, polveri; salinità dell’aria nelle zone marine, umidità relativa;
– inquinamento del suolo: perdita di gas dalle tubature, eccesso di temperatura nel sottosuolo;
– disponibilità di luce: in molti casi nell’ambiente urbano è scarsa per la vicinanza degli edifici e perché filtrata dallo smog.

La vegetazione non è immutabile ma si modifica continuamente al modificarsi dell’ambiente e per opera  dell’uomo.

Vegetazione potenziale. È l’associazione vegetale presente in una determinata area prima delle modificazioni dovute all’uomo o quella che si tenderebbe a formare se l’azione dell’uomo venisse a cessare e in condizioni di costanza di clima.
Climax. È l’associazione vegetale finale e stabile di un determinato areale; è l’associazione più evoluta e matura. In Emilia Romagna, dal piano basale costiero e dell’entroterra passando alla collina e montagna, possiamo incontrare diversi climax. Nel piano basale (pianura e collina fino a circa 500-600 metri) troviamo il climax della roverella e della rovere nelle zone costiere o nei versanti più caldi e asciutti delle zone collinari; il climax del frassino nel quale ritroviamo anche il carpino bianco e la farnia si trova invece nei versanti più freschi o nelle pianure. Nel piano montano troviamo il climax del faggio, mentre nei piani più alti, là dove termina la vegetazione arborea e i versanti sono esposti ai venti delle alte quote, si incontra una fascia di arbusti prostrati, grandi distese di mirtilli e praterie di graminacee.
Si definisce specie autoctona in un determinato areale, una specie originaria dell’areale che fa parte della vegetazione potenziale del luogo e ivi si moltiplica spontaneamente.
La vegetazione reale è quella che si ha in un determinato luogo antropizzato per effetti diretti o indiretti dell’antropizzazione.
La scelta di una specie invece di un’altra dipende da molteplici fattori ambientali ed estetici, alcuni dei quali in contrapposizione con gli altri. Ad esempio, se è vero che le piante autoctone sono le più resistenti all’ambiente pedoclimatico, è pur vero che non sono sempre tutte resistenti all’ambiente cittadino e agli attacchi parassitari; ad esempio l’olmo non è più utilizzabile in quanto distrutto dalla grafiosi, il platano si sta avviando sulla stessa strada ad opera del cancro colorato, l’ippocastano non tollera l’inquinamento cittadino.

I criteri corretti di scelta dal punto di vista paesaggistico distinguono diverse situazioni: per interventi a carattere territoriale (rimboschimenti, consolidamento di zone franose, ricostruzione paesaggistica di cave, restauri paesaggistici, grandi parchi estensivi), nei quali si cerca di ricostruire un paesaggio e di ripristinare un equilibrio biologico, è vincolante l’uso di specie autoctone costituenti il paesaggio potenziale della zona sia per motivi biologici che estetici. Vanno infatti rispettate le vocazioni del territorio. Quale eccezione può essere consentita nell’utilizzo di specie pioniere, cioè preparatorie, in condizioni pedologiche particolarmente difficili, poiché le associazioni climax sono particolarmente esigenti.

Per interventi in parchi e giardini in zone extraurbane è ugualmente necessario lo studio del paesaggio e il rispetto delle vocazioni naturali. È bene rivolgersi per la maggior parte a specie autoctone che sono quelle che meglio si associano tra loro formando raggruppamenti stabili e di più facile manutenzione, con eventuali inserimenti di pochi esemplari esotici di particolare pregio con funzione estetica e di punto di attrazione.

Robina pseudoacacia photo by giovanni poletti
Robina pesudoacacia nel contesto urbanizzato della città di Berlino

Nell’ambiente urbano le condizioni sono diverse perché non c’è un rapporto diretto tra giardino e paesaggio vegetale circostante, per cui la scelta può essere più libera. Molte Amministrazioni Comunali, nei vincoli urbanistici, hanno predisposto elenchi di piante autoctone all’uso delle quali il progettista è vincolato almeno per una certa percentuale. In ambienti inquinati, inoltre, il problema è di usare piante resistenti; se è possibile trovarle tra quelle indigene, ci si rivolgerà a quelle, in caso contrario ci si rivolgerà anche a specie esotiche. Oggi esistono molti studi sulla resistenza degli alberi all’inquinamento; questi studi sono soprattutto americani per cui saggiano alberi di quegli areali.

D’altronde i gas inquinanti si modificano continuamente al variare delle tecnologie (riscaldamento delle abitazioni, tipi di carburanti per automobili, mezzi energetici per l’industria, ecc.), per cui molto spesso ci si basa ancora su dati empirici e sulle osservazioni su piante esistenti.

ALBERI PER LE CITTÀ
Impiego consigliato  
SPECIE Sempreverde o spogliante Varietà fastigiate Resistenza inquinamento Resistenza malattie Parchi Alberature stradali
Acer campestre S * 2 2 * *
Acer platanoides S * 2 2 * *
Acer pseudoplatanus S * 2 2 * *
Aesculus hippocastum S   0 1 *  
Aescus x carnea S   1 1 *  
Albizzia julibrissin S   1 2 * *
Catalpa S   1 1 *  
Carpinus betulus S * 1 2 *  
Cedrus atlantica E * 1 2 *  
Cedrus atl. ‘Glauca’ E * 1 2 *  
Cedrus deodara E * 0 2 *  
Cedrus libani E   0 2 *  
Celtis australis S   1 1 * *
Cercis siliquastrum S   2 2 * *
Crataegus S   1 1 *  
Fraxinus excelsior S * 1 2 * *
Fraxinus ornus S   1 2 * *
Ginkgo biloba S * 2 2 * *
Gleditschia triacanthos S * 2 2 * *
Laurus nobilis E   2 1 *  
Liquidambar S   1 2 * *
Magnolia grandiflora E   1 2 * *
Magnolia soulangeana S   1 2 *  
Ostrya carpinifolia S   1 2 *  
Pinus pinea E   0 1 * *
Pinus sylvestris E   1 1 *  
Platanus x acerifolia S   1 0 *  
Prunus ‘Pissardii’ S   2 2 * *
Quercus ilex E   2 1 * *
Quercus pubescens S   1 2 * *
Quercus robur S * 1 2 * *
Robinia pseudacacia S * 1 2 * *
Sophora japonica S * 2 2 * *
Tilia spp. S * 1 1 * *
Legenda: S = spogliante , E = sempreverde, 0= scarsa, 1 = media, 2 = alta
N.B.: Le cultivar piramidali sono tutte d’innesto.