Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili



I.S.A. – Sezione Italiana
ASSOCIAZIONE ITALIANA DIRETTORI E TECNICI DEI PUBBLICI GIARDINI
CONVEGNO: “GLI ALBERI DELLA CITTA’ DEL FUTURO DALL’IMPIANTO AL RINNOVO
Padova, 15-16 settembre 2000

Il concetto di sicurezza
L’aspetto della sicurezza, intesa in senso globale, acquista sempre più rilevanza ed importanza in tutti gli ambiti di vita e di lavoro. Al di là del business che oggi ruota attorno al “pacchetto sicurezza”, è importante ricercarne la sostanza, sia a livello di concetti che di prassi.
E’ interessante innanzi tutto osservare come il concetto di sicurezza abbia subito nel tempo una graduale evoluzione, dettata dalla crescita degli agglomerati urbani e dal modificarsi della struttura e dell’organizzazione del lavoro.
Il 24 ottobre 1945 entrava in vigore la Carta Statutaria delle Nazioni Unite, che affidava al nuovo Organismo (O.N.U.) la protezione mondiale dei diritti dell’uomo e delle sue fondamentali libertà.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 ribadisce che nell’espressione “diritti dell’uomo” vengono comprese le facoltà riconosciute ad ogni individuo di esercitare i diritti inalienabili ed imprescrittibili afferenti le qualità di essere umano. In conseguenza di questi fondamentali principi, il 16 dicembre 1966 l’Assemblea Generale dell’O.N.U. ha adottato due Patti internazionali aventi carattere programmatico per l’attuazione della Dichiarazione; il Patto relativo ai diritti economici, sociali e culturali, regola anche i diritti del lavoro e fa espressa menzione alla sicurezza e igiene del lavoro.
A livello europeo, il Trattato di Roma, siglato il 25 marzo 1957, istituisce la Comunità Economica Europea (CEE). Dopo aver enunciato la volontà di migliorare il tenore di vita della collettività europea, sottolinea l’obbligo di promuovere il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.
Tutti questi richiami sono utili per comprendere l’evoluzione e lo svolgersi dell’attività legislativa nel tempo che, attraverso il Codice Civile, la Costituzione, vari Decreti e Leggi, le Direttive Comunitarie, ha portato alla definizione di precisi punti di riferimento in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro.
Per tornare al concreto del quotidiano, è interessante riportare, se pur in modo sintetico, qualche “flash” che non necessita di alcun commento. Città del Messico contava nel 1960 una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti, nel 1970 ha raggiunto quota 8,6 milioni, nel 1975 10,9 milioni e prevede con la fine del secolo di superare i 31 milioni di abitanti.
A livello mondiale 3 abitanti su 4 già vivono in città ed il rapporto città/campagna continua ad invertirsi nel mondo intero. Le previsioni portano a dire che entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale sarà urbana.
Altro dato: un solo ciclomotore con la marmitta sfondata che circoli alle sei del mattino su strade cittadine che attraversano aree densamente abitate può svegliare anche 100.000 persone; si comprende quindi facilmente, anche solo in riferimento ad un’unica fonte di inquinamento quale il rumore, quanto sia elevata l’entità dei possibili danni.
La CEE si era proposta di ridurre del 30% le vittime per incidenti stradali entro fine millennio; nei primi anni ’90, sulle strade dei dodici Paesi della CEE sono morte circa 50.000 persone all’anno ed oltre un milione e mezzo risultano i feriti più o meno gravi; nel ’91/’92 il 40% dei decessi per incidenti stradali si è verificato in aree urbane.
Da tutto ciò si comprende come il problema “sicurezza” sia nel contempo pressante e di non semplice ed immediata soluzione; certamente però deve essere affrontato in modo corretto ed efficiente, acquisendo innanzi tutto una forma mentale che consenta di operare nella direzione che comporti un’effettiva attività di prevenzione ed eliminazione o riduzione dei rischi, in tutti gli ambiti di vita e di lavoro.
La sicurezza, specialmente per chi opera sul territorio, manifesta in modo chiaro due facce: una che si chiama “lavoratore” e l’altra che si chiama “utente”.
Chi progetta, realizza e gestisce un’opera a verde deve fare in modo che “nessuno si faccia male”, sia chi lavora all’approntamento dell’opera e alla sua futura manutenzione, sia chi ne fruirà passeggiando, giocando, correndo o pedalando nel verde.
In ambiente urbano poi, il problema si complica, per il “concentrato di pericoli” che si registra in città, dove la risorsa più scarsa è lo spazio, a fronte di innumerevoli esigenze da soddisfare per una popolazione “accalcata” in un ambito che diventa sempre più ristretto.

Alcune parole-chiave
La parola-chiave in assoluto è Prevenzione, cardine di tutta la normativa in materia di sicurezza ed igiene. “Giocando d’anticipo”, spesso si riesce a “dribblare” il pericolo, evitandone le nefaste conseguenze. Tutto ciò che si dice e si scrive in materia è volto ad evitare quanto può danneggiare la salute dell’operatore o dell’utente, sia con un evento lesivo fortuito ed immediato (infortunio), sia provocando un danno prevalentemente diluito nel tempo (v. ad es. l’esposizione continuativa al rumore – malattia professionale).
L’infortunio si verifica in modo improvviso, violento, rapido. La velocità con cui accade l’evento è di molto maggiore rispetto alla normale capacità di ricezione dello stimolo esterno e conseguente elaborazione della risposta da parte del sistema nervoso centrale e successivo invio del messaggio agli organi periferici (30/45 centesimi di secondo sono i tempi normali dell’operazione).
Queste caratteristiche devono far mantenere sempre desta l’attenzione a ciò che si fa, il che vuol dire che il lavoratore è al tempo stesso obiettivo della tutela, ma anche strumento della tutela e deve sentirsi personalmente responsabilizzato mentre svolge le proprie mansioni.
Perché cresca la “cultura della sicurezza” sono necessarie la formazione e l’informazione, che costituiscono un preciso obbligo di legge per il Datore di lavoro: formare (insegnare il mestiere) e informare sui rischi cui si è esposti durante il lavoro; non meno importanti sono la sensibilizzazione e l’esempio, atteggiamenti legati al comportamento individuale, che denotano maturità nella comprensione del problema; tali aspetti comportamentali non sono certo meno importanti degli obblighi di legge.
Perché nella gerarchia del mondo del lavoro le cose possano funzionare, i ruoli devono essere compiutamente definiti e le responsabilità, ai vari livelli istituzionali, devono essere attribuite in modo chiaro, formalizzato, dimostrabile. Altro aspetto molto importante attiene al concetto di delega; in ogni struttura lavorativa, chi ha un livello di responsabilità elevata, non può certo fare tutto, ma è costretto a delegare ad altri tutta una serie di incombenze. Innanzi tutto è opportuno precisare subito che si delegano delle funzioni e mai delle responsabilità: chi delega è investito di una doppia responsabilità, “in eligendo” e “in vigilando”, in quanto deve individuare la persona giusta e verificare che svolga quanto richiesto. Perché la delega sia valida devono esistere, sempre e congiuntamente, tre requisiti fondamentali:
competenza specifica, autonomia, potere decisionale; la prima importante responsabilità, quindi, consiste proprio nell’individuare o formare personale qualificato cui delegare determinate mansioni.
Responsabilità e delega rivestono fondamentale importanza specialmente in funzione dell’aspetto penale. Non dimentichiamo che i canoni della colpa, che fanno attribuire la responsabilità specifica, sono: negligenza, imprudenza, imperizia. Ricevere un avviso di garanzia è molto facile in questo Paese, da lì ad essere condannato, la strada è lunga, perché deve essere comunque dimostrata l’esistenza di tutti e tre i canoni della colpa.
Tutto l’impianto della sicurezza si gioca, come già detto, sulla prevenzione, la quale va pensata, organizzata, attuata e coordinata a vari livelli.
La prevenzione deve infatti essere:

  • tecnica (macchine ed attrezzature a norma);
  • formativa (apprendimento delle specifiche mansioni);
  • informativa (rendere edotti sui rischi e sui modi per eliminarli o ridurli);
  • sanitaria (visite mediche preventive e periodiche);
  • individuale (il singolo lavoratore o utente deve essere tutelato);
  • collettiva (la squadra, nel suo complesso, deve essere opportunamente tutelata: ciò vuol significare, ad esempio, quanto sia importante scegliere una macchina o attrezzature a norma, considerato che la utilizzeranno operatori diversi);
  • organizzativa-procedurale (spesso il modo di organizzare il lavoro consente di attuare un’avveduta prevenzione come, ad esempio, la semplice rotazione degli operatori in mansioni diverse, dove ciò risulti possibile);
  • gestionale (l’aspetto più difficile è il coordinamento nel tempo di tutta l’attività prevenzionale, il che vuol dire non far calare mai l’attenzione al problema a livello quotidiano).

Cosa dice la normativa
Quando si ha a che fare con la sicurezza non è così esatto parlare di “evoluzione ” del dettato legislativo nel tempo, è più veritiero e corretto rimarcare la “continuità” della normativa. In questa materia non si tratta di introdurre chissà quali nuovi concetti, modificare chissà in quale modo prassi acquisite, ecc., si tratta di affrontare in modo sempre migliore lo stesso problema, l’eliminazione dei rischi; anzi la questione si complica col tempo, perché nascono rapidamente nuovi lavori e sorgono di conseguenza nuovi rischi, si pensi che solo fino a non molti anni fa, nessuno si poneva il problema dell’uso dei computer e videoterminali; il D. Lgs. 626/94 dedica uno specifico ambito a tale situazione di lavoro. L’arduo compito consiste nell’attrezzarsi sempre più per migliorare il livello preventivo.
I concetti fondamentali ci sono già tutti nel Codice Civile (art. 2087), nella Costituzione (artt. 32, 35, 41).
Il “nucleo forte” della legislazione in materia di sicurezza sul lavoro, risale agli anni ’50 ed è riportato in tre D.P.R. fondamentali.
D.P.R. 547 del 27/4/55 che detta norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro con particolare riferimento a macchine o attrezzature;
D.P.R. 164 del 7/1/56 che riguarda la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni (dove si continua a registrare purtroppo un elevato numero di infortuni mortali);
D.P.R. 303 del 19/3/56 che entra nel merito dell’igiene del lavoro, in particolare per quanto concerne gli ambienti di lavoro, i locali, le visite mediche, l’uso di sostanze pericolose, ecc.
Con la Legge 20/5/70 n. 300 viene approvato lo Statuto dei diritti dei lavoratori, tassello importantissimo perché sancisce ciò che il buon senso detta da sempre: i lavoratori devono essere direttamente coinvolti nelle scelte che li riguardano e hanno il diritto di verificare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali; ogni macchina, attrezzatura, dispositivo di protezione individuale che viene acquistato, deve essere preventivamente scelto da chi direttamente lo impiega quotidianamente; in tal modo il lavoratore, nel vedere rispettati i suoi diritti, viene responsabilizzato nelle proprie scelte.
Con la Legge n. 833 del 23/12/78 viene istituito il Servizio Sanitario Nazionale e nascono le U.S.L., all’interno delle quali prendono corpo i S.I.S.S.L. (Servizi Igiene e Sicurezza sul lavoro) abilitati a svolgere funzioni ispettive e di controllo unitamente all’Ispettorato del lavoro. Il vantaggio apportato da questa legge consiste nel fatto di aver definito con chiarezza chi deve svolgere i controlli nei luoghi di lavoro, mentre prima del 1978 numerosi erano gli Enti e i Ministeri che, a vario titolo e con modalità diverse, visitavano i luoghi di lavoro, creando non poca confusione.
Nel frattempo la CEE lavora alla predisposizione di numerose direttive comunitarie in materia di sicurezza sul lavoro; tali direttive riportano sempre una premessa molto puntuale che va al cuore del problema di volta in volta affrontato, prima di passare al testo normativo vero e proprio, che è di largo respiro, in quanto è rivolto a tutti i Paesi della Comunità Europea che devono recepire le indicazioni europee con leggi nazionali.
Il D. Lgs. n. 277 del 15/8/91 recepisce le direttive comunitarie in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici, biologici (v. piombo, rumore, amianto): istituisce la figura del “Medico competente” e impone attente verifiche, nei luoghi di lavoro, del livello di rumorosità (essendo il rumore un agente inquinante tra i più diffusi, se non il più diffuso in assoluto), onde organizzare più attente forme di prevenzione.
Il D. Lgs. 4/12/92 n. 475 recepisce le direttive CEE in materia di produzione e vendita dei D.P.I. (Dispositivi di Protezione Individuale) che vengono finalmente normati e tutti devono essere contrassegnati con il marchio “CE”.
Il D. Lgs. n. 626/94, ormai a tutti noto, recepisce ben otto direttive CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro. Tale norma dà un solenne “scossone” a chi ha trascurato l’aspetto della sicurezza; in sé e per sé il decreto non dice molte cose nuove rispetto al passato (infatti la legislazione degli anni ’50 è tuttora in vigore, solo in minima parte è stata modificata); rende obbligatoria la redazione del documento relativo alla “valutazione dei rischi”; ribadisce la figura e potenzia le funzioni del Medico competente, istituisce il Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi, stabilisce l’elezione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, prevede una migliore organizzazione dell’emergenza, ribadisce l’obbligo, da parte del datore di lavoro, dell’informazione e formazione, pone ulteriormente l’accento sull’adeguamento dei luoghi di lavoro, idoneità delle attrezzature di lavoro, DPI, ecc., individua nuove aree di rischio: movimentazione manuale dei carichi (in realtà se ne parlava già negli anni ’50 in specifica legislazione a tutela delle lavoratrici madri e dei fanciulli) , videoterminali, agenti cancerogeni e biologici. A proposito di “valutazione dei rischi” è opportuno chiarire due concetti:
pericolo: proprietà intrinseca di un determinato fattore (attrezzatura, prodotto, modello organizzativo, postazione di lavoro) avente la potenzialità di causare danni;
rischio: probabilità che sia raggiunto il limite potenziale di danno nelle condizioni di impiego, ovvero di esposizione ad un determinato fattore;
valutazione del rischio: è data dal prodotto tra la probabilità di accadimento e la gravità dell’evento; per agevolare il difficile compito della valutazione dei rischi si può ricorrere a tabelle che evidenziano diversi gradi di probabilità e gravità e rappresentano quindi un metro di misura accettabile per ottenere dei dati di partenza attendibili.
Con il D. Lgs. n. 758 del 19/12/94 viene modificata la disciplina sanzionatoria in materia di sicurezza sul lavoro e le nuove Aziende Regionali – USL, attraverso gli SPRESAL (Servizi Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro) pongono le prescrizioni tecniche per adeguare macchine e attrezzature, lasciando un congruo margine di tempo per poter effettuare l’adeguamento richiesto.
Con il D.P.R. n. 459 del 24/7/96 vengono recepite le linee guida comunitarie in materia di sicurezza delle macchine, aspetto che vede ogni anno un elevatissimo numero di infortuni.
Il D. Lgs. n. 493 del 14/8/96 recepisce le prescrizioni impartite dalle Direttive CEE in materia di segnaletica di sicurezza: tenuto conto della massiccia presenza di lavoratori extracomunitari nei vari Paesi della Comunità Europea, la Direttiva privilegia l’impiego dell’immagine, perché abbatte le differenze di lingua, di cultura, di esperienza e di gestualità; i messaggi, visivi, acustici e gestuali devono poter essere recepiti da tutti i lavoratori senza problemi.
Con il D. Lgs 14/8/96 n. 494 (modificato ed integrato dal D.Lgs. 19/11/99 n. 528) viene finalmente recepita la Direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei e mobili (la cosiddetta “Direttiva cantieri”). A tal proposito è bene specificare che il D. Lgs. 494/96 si riferisce alle opere edili o di genio civile. Alla luce di ciò, le opere di manutenzione del verde (essenzialmente sfalcio erba e potature), non essendo opere “in cemento” non rientrano nell’ambito di applicazione del decreto, per cui non si rende necessaria la stesura di un Piano di Coordinamento e Sicurezza, ma si richiede alle imprese il Piano per la Sicurezza Fisica dei Lavoratori, ai sensi dell’art. 18 della Legge n. 55/90. Per le opere nuove, dove comunque si eseguono lavori, ad esempio di scavo o realizzazione di cavidotti di una certa complessità, o comunque opere di natura edile e si supera la soglia uomini/giorno prevista, si rientra nel regime del D. Lgs. n. 494/96 e quindi bisogna che un tecnico abilitato predisponga il Piano di Sicurezza e Coordinamento o il Piano Generale di Sicurezza (quando richiesto) per la progettazione e l’esecuzione dell’opera.
Se può essere utile, riporto la dicitura adottata dall’Ufficio tecnico del Comune di Torino, nelle deliberazioni di approvazione dei progetti di manutenzione ordinaria e straordinaria per tutti i settori di intervento: “In relazione al D. Lgs. N. 494/96 si dà atto che, ferma restando l’applicazione generale della norma in quanto i lavori rientrano nell’allegato 1 (artt. 1. e 2.), non sorge in capo al committente l’obbligo di designare il coordinatore per la progettazione (art. 3.3) e per l’esecuzione (art. 3.4) e quindi l’obbligo delle procedure ad essi connesse (artt. 4 e 5) in quanto l’intervento in oggetto non rientra nei casi obbligatori di cui all’art 3 lett. a – e.
Il Codice Penale completa il quadro, soprattutto con gli articoli n. 437 (Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro), n. 451 (Omissione colposa di cautela o difesa contro disastri o infortuni sul lavoro), n. 590 (Lesioni personali colpose).
Si evince che il “dolo” viene giustamente punito con maggiore severità, in quanto presuppone l’elemento intenzionale.
Infine, la Legge 18/11/98 n. 415 (Legge Merloni ter), che rappresenta la normativa quadro in materia di Lavori Pubblici, all’art. 31 entra nel merito della sicurezza, che deve essere studiata, “calibrata”, garantita e verificata per ogni specifico cantiere.
In particolare, quando non si è in regime di Decreto n. 494/96 l’impresa aggiudicataria di lavori pubblici, deve predisporre un “Piano di sicurezza sostitutivo”; quando invece si rientra nell’ambito di applicazione del Decreto n. 494/96, l’impresa è tenuta a produrre un “Piano operativo di sicurezza” per quanto attiene alle proprie scelte autonome ed organizzative, da considerare come piano complementare di dettaglio del Piano di sicurezza e coordinamento.
Con la pubblicazione del Regolamento di attuazione della Merloni ter, la Legge si può finalmente applicare integralmente, con meno incertezze rispetto a quelle che hanno accompagnato il suo travagliato iter, dalla prima versione, la Legge n. 109 dell’11/2/94, all’ultima. E’ auspicabile che la fase di incertezza, incompletezza e non chiarezza lasci presto il posto a normative chiare su tutti i fronti, in modo che Amministratori di Enti Pubblici, Tecnici, Amministrativi, Liberi Professionisti, possano lavorare quotidianamente con “continuativa serenità” e con “certezza di prassi”, senza vivere continuamente di interpretazioni ed attendere con ansia la prima fatidica sentenza che faccia capire che “aria tira”.

 

COME ORGANIZZARE LA SICUREZZA IN AMBIENTE URBANO, CON RIFERIMENTO ALLA GESTIONE E FRUIZIONE DELLE AREE VERDI.

Il verde, si sa, è bello, ma se sicuro diventa ancora più bello, per tutti, per chi vi opera e per chi ne fruisce.

Sicurezza per l’operatore
E’ fondamentale, anzi è un obbligo di legge, come già detto, e non più un optional, formare ed informare, anche con la sensibilizzazione e l’esempio, gli operatori che realizzano e gestiscono il verde urbano.
Il vero giardiniere non è un mero “manovale”, ma è un operatore dotato di esperienza e conoscenza, che sa svolgere il proprio lavoro con “intelligente manualità”: tenere una forbice da potare in mano è cosa che tutti sanno fare, sapere come effettuare il taglio e soprattutto quale ramo tagliare e quale lasciare, è patrimonio culturale del giardiniere e non di tutti.
Per svolgere bene, con soddisfazione e produttività questo lavoro, è utile impostare ed attuare una serie di procedure di sicurezza, con lo scopo ultimo di tornare alla propria casa alla sera “tutti interi”, pronti a ricominciare il giorno dopo; e allora regolamentare l’uso dei D.P.I., applicare la rotazione delle mansioni (quando possibile) per essere meno esposti a determinati rischi, impostare in modo razionale il cantiere di potatura su un’alberata cittadina, porre attenzione alla movimentazione manuale dei carichi, essere particolarmente vigili nei confronti del caotico traffico veicolare urbano, sapersi rapportare ai cittadini, sono tutti momenti che il giardiniere che opera sul verde pubblico deve vivere con consapevole serietà a tutela della propria salute ed anche del proprio ruolo.
Attraverso l’impegno costante è possibile raggiungere buoni livelli di qualità che si traducono, in ultima analisi, in un minor numero di infortuni e malattie professionali.

Sicurezza per l’utente
Impostare un cantiere di realizzazione di un’opera a verde o un cantiere di manutenzione (sfalcio erba, potatura alberate, predisposizione aiuola fiorita, ecc.) vuol dire delimitarlo e segnalarlo opportunamente; ciò va certamente a tutela dell’operatore, ma contemporaneamente dell’utente, al quale deve essere impedito di accedere al cantiere; una chiara e semplice informazione, a tal riguardo, non guasta.
Non dimentichiamo poi che bisogna assicurare l’accesso alle aree verdi da parte dei disabili che si spostano in carrozzella: devono quindi essere eliminate le barriere architettoniche, come prescritto da specifiche leggi, in particolare la Legge 30/3/71 n. 118 – Conversione in legge del D.L. 30/1/71 n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili e successivo Regolamento di attuazione, approvato con D.P.R. 27/4/78 n. 384.
E’ da menzionare la legge 3/2/92 – Legge quadro per assistenza , l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.
Altro aspetto concerne l’impostazione di un programma di monitoraggio delle alberate cittadine che deve consentire di verificare periodicamente le condizioni fitosanitarie e statiche delle alberate, evidenziando le situazioni pericolose, da rimuovere prontamente ed altre critiche da tenere sotto controllo. Ciò serve a dare più sicurezza ai cittadini che passeggiano lungo i filari alberati delle nostre città.
E’ noto a tutti che in città sono numerosi e molto diffusi i sottoservizi che garantiscono l’erogazione di beni considerati a tutti gli effetti primari (acqua, gas, luce, telefono, comandi tramviari, fibre ottiche, ecc.); frequenti sono le riparazioni o le ristrutturazioni ora dell’uno ora dell’altro servizio e spesso sono interessate aree verdi o addirittura alberate, dove certa è l’interferenza dei lavori di scavo (quasi sempre necessari) con gli apparati radicali. Regolamentare tali interventi, sorvegliare attentamente l’esecuzione degli stessi, ripristinare compiutamente il verde dopo l’intervento, sono compiti di primaria importanza, le cui modalità è bene siano specificate e raccolte in apposito regolamento che fornisca le indicazioni procedurali per limitare al massimo i danni e ricostituire quanto manomesso.

Sicurezza delle aree gioco attrezzate
C’è una richiesta sempre maggiore di aree gioco attrezzate. Tali aree ospitano giochi di varia fattura, molto colorati e decisamente stimolanti per la loro conformazione e le possibilità ludiche che offrono per le varie fasce d’età dei bambini che li prendono d’assalto. I pedagogisti ci dicono che il gioco deve contenere sempre in sé una percentuale di rischio, perché attraverso il gioco ci si educa ai rischi veri e propri della vita; tutto ciò va bene, entro certi limiti, per cui le aree gioco vanno impostate con determinati criteri, installando innanzi tutto attrezzature ludiche rispondenti alle normative europee, sistemando pavimentazioni antishock, recintando le aree per delimitarle rispetto all’ambiente esterno, garantendo una regolare pulizia, ecc.
Nel progettare un’area gioco bisogna far riferimento alle norme europee EN 1176 ed EN 1177 pur non avendo lo stesso valore di legge, ma contenuto tecnico indicativo e non certo trascurabile.
La norma cerca di stabilire una connessione tra il rischio e l’età del bambino.
La norma EN 1176 è articolata in 7 punti: dal punto 1 al punto 6 entra nel merito della sicurezza delle attrezzature ludiche specifiche; il punto 7 affronta il problema importantissimo della manutenzione, che presuppone un accurato monitoraggio delle aree gioco; il problema consiste nello stabilire la periodicità dei controlli (settimanali, mensili, trimestrali, annuali), in quanto troppe variabili (il fenomeno del vandalismo in testa, l’uso scorretto del gioco da parte di ragazzi e adulti, ecc.) sfuggono ad ogni logica temporale, complicando l’esistenza. A tal riguardo è più che mai importante la conoscenza capillare del territorio, presupposto fondamentale per la programmazione di ogni azione.
La norma EN 1177 tratta delle pavimentazioni, strettamente connesse ai rischi di caduta. L’altezza di caduta condiziona evidentemente la scelta del tipo di pavimentazione. Ad esempio, per strutture di altezza inferiore a cm 60, la norma non indica alcun sottofondo, da cm 60 a 100, si considerano validi terra o erba, da cm 100 a 300 la pavimentazione deve essere costituita da sabbia o ghiaietto rotondo (per lo spessore da cm 20 a 30), o da corteccia oppure da materiali sintetici, realizzati in gomme e resine opportunamente miscelate tra di loro, la cui efficacia deve essere opportunamente testata in laboratorio.
Altro presupposto della sicurezza di un gioco è la corretta posa, che è bene venga effettuata dalla ditta costruttrice; infine, la recinzione è importante per separare la zona da altre del giardino a diverso uso.
Un’avveduta politica sulle aree gioco prevede una regolare manutenzione che garantisca anche le riparazioni di parti danneggiate, in tempi brevi, onde perseguire l’obiettivo di una sempre maggiore sicurezza per i bimbi che li usano.

Quale sicurezza per chi opera in tree climbing?
L’occasione è propizia per aiutarci a fare un salto di qualità, e mi spiego meglio.
La sicurezza viene ancora troppo spesso vissuta all’insegna della paura, del fare determinate cose per non incappare in modo spiacevole nelle maglie della Magistratura.
Ci si dimentica con frequenza che l’obiettivo primario da raggiungere è quello di “non farsi male”.
Bisogna dunque maturare la consapevolezza che ogni impresa, ogni tecnico, deve consapevolmente imparare a costruire le “proprie” procedure di sicurezza: nessuno, infatti, al di là di chi svolge un determinato lavoro, conosce la natura e i rischi di quello specifico lavoro.
Lo spirito del D. Lgs. N. 626/94, quando entra nel merito della valutazione dei rischi è proprio questo: la legge dice come deve essere strutturata la relazione sulla valutazione dei rischi, ma non entra nel merito della metodologia da adottare; ciò è materialmente impossibile. Gli indirizzi generali devono essere recepiti in modo cosciente, responsabile e calibrato per ogni specifica mansione. Del resto, già il D.P.R. 547/55, pur nella sua complessa articolazione non entra nel dettaglio più di tanto; quando al titolo X parla dei mezzi personali di protezione, non specifica, ad esempio per quanto concerne la protezione delle mani, quali guanti devono essere impiegati dal muratore, quali dall’elettricista, quali dall’operaio forestale, ecc., dice che bisogna utilizzare “appropriati mezzi di protezione”.
Il legislatore demanda ad Organismi Tecnici la definizione puntuale delle caratteristiche dei D.P.I. specifici per le varie mansioni (l’U.N.I. esiste proprio per questo).
Chi opera in tree climbing sa benissimo quali materiali e attrezzature utilizzare, conosce le modalità e le tecniche per salire in pianta, per operare in pianta e per discendere dalla pianta. Si deve costruire la “sua” procedura di sicurezza, in piena autonomia, naturalmente nel rispetto delle normative generali, applicarla correttamente e “difenderla”. Non c’è bisogno della superiore approvazione di nessuno, bisogna piuttosto essere in grado di dimostrare ad ogni Organo di Controllo che “facesse capolino in cantiere” , che ci si è attivati per garantire la propria sicurezza (per fornire una traccia, si riporta tra gli allegati una scheda impostata per operare in sicurezza con la motosega).

 

RIFLESSIONI CONCLUSIVE
Come si evince dall’esame degli argomenti affrontati, il “pacchetto sicurezza” non è certo problema da poco.
Si può comunque renderlo più “digeribile”, visto che si lavora nell’ambiente, attraverso una seria progettazione partecipata che, da tendenza, sta finalmente diventando realtà anche nel nostro Paese.
Il coinvolgimento dei cittadini nella progettazione ambientale, consente innanzi tutto di monitorare i problemi del territorio in modo corretto, collaborando con chi tali problemi li vive sulla propria pelle, ricercando congiuntamente le soluzioni più intelligenti, razionali e, perché no, creative.
La mancanza di “comunicazione progettuale” ha già causato troppi problemi e malintesi che si possono intelligentemente evitare.
Operando in tale direzione, tutta una serie di rischi diffusi nell’ambiente vengono portati alla luce, non solo, ma i cittadini più partecipi sono i primi alleati dei responsabili del verde pubblico, per la loro presenza vigile sul territorio, rispettano di più (perché lo conoscono) il lavoro del giardiniere, non valicano abusivamente la recinzione di cantiere, non sostano dove si sta potando un’alberata, ma imparano ad osservare a distanza di sicurezza, ecc.
Si può così dare ragione al proverbio cinese che dice: Ascolto e dimentico / Vedo e ricordo / Faccio e capisco

Per affrontare serenamente le problematiche su accennate, la sicurezza può essere vissuta non solo come un mero obbligo di legge al quale si deve timorosamente sottostare, ma anche come un’occasione di crescita per vivere e lavorare tutti in condizioni migliori.

 

Allegati
– Elenco leggi sulla sicurezza
– Vademecum per la redazione della relazione sulla valutazione dei rischi (D. Lgs. 626/94)
– Le procedure di sicurezza come parte integrante della valutazione dei rischi – Definizioni e obiettivi
– Bibliografia
– Impostazione di cantiere di potatura su alberata urbana, con particolare riferimento alla cartellonistica stradale (Riv. ACER)
– Regolamento per il ripristino delle aree verdi manomesse, approvato dalla Città di Torino.

Normativa sulla sicurezza
– Art. 2087 C.C. – Tutela delle condizioni di lavoro
– Costituzione: artt. 32, 35, 41
– D.P.R. 27/4/1955 n. 547 – Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro
– D.P.R. 7/1/1956 n. 164 – Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni
– D.P.R. 19/3/1956 n. 303 – Norme generali per l’igiene del lavoro
– L. 20/5/1970 n. 300 – Statuto dei lavoratori
– L. 23/12/1978 n. 833 – Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale
– D. Lgs. 15/8/1991 n. 277 – Attuazione Direttive CEE in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizioni ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro
– D. Lgs. 4/12/1992 n. 475 – Attuazione Direttiva CEE relativa ai D.P.I. (norme armonizzate – disposizioni tecni adottate da organismi di normazione europei – marchio di conformità “CE”
– D. Lgs. 19/9/1994 n. 626 – Attuazione di otto Direttive CEE, riguardanti il miglioramento della sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di lavoro
– D. Lgs. 19/12/1994 n. 758 – Modificazione disciplina sanzionatoria in materia di lavoro (ruolo più propositivo degli organi ispettivi delle U.S.L.)
– D.P.R. 24/7/1996 n. 459 – Recepimento delle Direttive CEE relative alle macchine
– D. Lgs. 14/8/1996 n. 493 – Attuazione della Direttiva 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro
– D. Lgs. 14/8/1996 n. 494 (modificato e integrato dal D.Lgs. 19/11/99 n. 528) – Attuazione della Direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili.

 

VADEMECUM PER LA REDAZIONE
DELLA RELAZIONE SULLA VALUTAZIONE
DEI RISCHI AI SENSI DEL D. Lgs. N. 626/94

Comune di Torino, giardinieri del Settore Verde Pubblico.

Parte prima: LUOGHI DI LAVORO

  • Criteri valutativi suggeriti dalla CEE per i cantieri
  • Verifiche sulle superfici di transito nei cantieri
  • Verifiche sugli spazi di lavoro nei cantieri
  • Verifiche sull’uso delle scale nei cantieri
  • Verifiche sulla manipolazione degli oggetti nei cantieri
  • Verifiche sul ricovero attrezzi e stoccaggio dei materiali nei cantieri
  • Verifiche sui rischi elettrici nei cantieri
  • Verifiche dell’allestimento e organizzazione del lavoro nei cantieri
  • Verifiche sul carico di lavoro fisico
  • Verifiche sul carico di lavoro mentale nei cantieri

Parte seconda: ATTREZZATURE, IMPIANTI E MACCHINE

  • Criteri derivanti dagli orientamenti CEE per i cantieri
  • Ulteriori verifiche su macchine e impianti presenti nei cantieri
  • Verifiche su impianti e macchine idrauliche e pneumatiche di cantiere
  • Verifiche su attrezzature e dispositivi di sollevamento e trasporto
  • Verifiche sui veicoli di trasporto di persone e cose nei cantieri
  • Attrezzi manuali presenti nei cantieri

Parte terza: AGENTI FISICI, CHIMICI, BIOLOGICI

  • Verifiche sull’esposizione a rumore nei cantieri
  • Verifiche sul microclima nei cantieri; climatizzazione
  • Verifiche sul microclima nei cantieri: stress termico
  • Verifiche sul microclima nei cantieri: contatto con corpi ad alta o bassa temperatura
  • Verifiche sulle vibrazioni nei cantieri
  • Verifiche sull’illuminazione nei cantieri
  • Verifiche sulla movimentazione manuale dei carichi nei cantieri
  • Verifiche sul rischio chimico nei cantieri: sensibilizzanti e allergeni
  • Verifiche sul rischio biologico nei cantieri: esposizione non intenzionale a microorganismi

 

SCHEDA
ATTREZZATURE DI LAVORO – UTENSILI – MOTOSEGHE

RIFERIMENTI NORMATIVI APPLICABILI

  • D.P.R. 547/55
  • D.P.R. 303/56
  • D.Lgs. 277/91
  • D.L.gs. 626/94

RISCHI EVIDENZIATI DALL’ANALISI DEI PERICOLI E DELLE SITUAZIONI PERICOLOSE DURANTE IL LAVORO:

  • Tagli e abrasioni
  • Rumore
  • Proiezione schegge
  • Incendio

MISURE DI PREVENZIONE E ISTRUZIONI PER GLI ADDETTI
Prima dell’uso:

  • Verificare l’integrità della protezione per le mani
  • Verificare il funzionamento dei dispositivi di accensione e arresto
  • Controllare il dispositivo di funzionamento ad uomo presente
  • Verificare la tensione e l’integrità della catena
  • Verificare il livello del lubrificante specifico per la catena
  • Segnalare la zona di intervento esposta a livello di rumorosità elevato

Durante l’uso:

  • Eseguire il lavoro in condizioni di stabilità adeguata
  • Non manomettere le protezioni
  • Spegnere l’utensile nelle pause di lavoro
  • Non eseguire le operazioni di pulizia con organi in movimento
  • Evitare il rifornimento di carburante col motore in funzione e non fumare

Dopo l’uso:

  • Pulire la macchina
  • Controllare l’integrità dell’organo lavoratore
  • Provvedere alla registrazione e alla lubrificazione dell’utensile
  • Segnalare eventuali mal funzionamenti

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

  • Guanti
  • Occhiali e visiera
  • Calzature di sicurezza
  • Protettori auricolari
  • Elmetto

 

BIBLIOGRAFIA
AA.VV. – Atti del “Colloquio europeo sulla sicurezza dell’operatore nei lavori di manutenzione delle aree verdi” – ACER, n. 5/1990
Angelo Favata

DIZIONARIO DEI TERMINI GIURIDICI
Casa Editrice La Tribuna – Piacenza
Michele Lepore PREVENZIONE, INFORTUNI ED IGIENE DEL LAVORO
EPC – Editoria Professionale – Roma
(Testo base che raccoglie tutta la specifica normativa nazionale e comunitaria e riporta le più importanti sentenze della Corte di Cassazione in materia di sicurezza sul lavoro)
Marco Vigone

LA SICUREZZA DEL LAVORO – OBBLIGHI E RESPONSABILITA’ DELL’IMPRESA
I decreti legislativi n. 626/94 e n. 242/96
Pirola
Isidoro Scannavino – Marco Vigone

GUIDA ALLA SICUREZZA NEL CANTIERE E ALLA SEGNALAZIONE DI SICUREZZA
I decreti legislativi n. 493/96 e n. 494/96
Il Sole 24 ore – Pirola
AA.VV.

CONOSCERE PER PREVENIRE
Comitato paritetico territoriale per la prevenzione infortuni e l’ambiente di lavoro della Provincia di Torino
G. Bovo, F. Ceccon, G. Fogliato, P. Miglietta, O. Peano, A. Vanzo
REGOLAMENTAZIONE DEI LAVORI DI RIPRISTINO CONSEGUENTI A MANOMISSIONI DI AREE VERDI E ALBERATE
Acer, n. 1/95
S. Camisassa, P. Miglietta, A. Vanzo

IL CANTIERE DI POTATURA – TUTTI TRANQUILLI
Acer n. 6/98