Siepi

Ancora una volta affrontiamo problemi che superano i limiti ristretti del giardino per riversarsi sul paesaggio.

Oggi anche in Italia, si sta iniziando attivamente a ripiantare nelle campagne alberi ed arbusti per scopi non strettamente produttivi. Questa operazione, indispensabile per rientrare in un corretto modo di affrontare la gestione del territorio, viene adesso studiata e discussa tra tecnici. Queste note sono provocatorie, intendono mettere sul tavolo problemi pratici che i tecnici,sulla base di esperienze dirette che sono state condotte in questi anni, discuteranno. Impiantare siepi e alberi nelle campagne desertificate: questo è l’impegno degli anni ’90 per un 2000 più verde. Un tempo, fino agli anni ’60-’70, siepi ed alberi erano presenti ovunque nelle campagne, anche in quelle coltivate con elevata intensità, come la Padania. Poi, per molti motivi, gli alberi e gli arbusti sono scomparsi.

Siepi miste tradizionali nel paesaggio agrario. Una immagine che ormai appartiene al passato

 

Sviluppo spontaneo di Madreselva
(Lonicera caprifolium). In questo particolare caso la mancanza di manutenzione ha creato una siepe

E con loro, sono scomparsi i grandi animali, i rapaci, i trampolieri, quasi tutti gli altri uccelli, salvo piccioni e corvi, le farfalle, ma non sole: quasi tutti gli insetti, salvo mosche e zanzare e, poi, rettili, rane, pesci, gamberi.
L’ambiente agricolo ha raggiunto limiti di invivibilità che non possiamo più tollerare. Come nelle città ci si preoccupa di disinquinare l’ambiente, è ben tempo, forse tardi, per affrontare in modo globale questa operazione nelle campagne.
La scomparsa degli alberi è stata soprattutto legata alla produttività: in un sistema agricolo sempre più teso a ridurre l’impiego di manodopera e legato alla meccanizzazione, l’albero, la siepe, la macchia di arbusti, rappresentano un ostacolo alla rapida utilizzazione di macchine molto grandi e semplici e, pertanto, per anni, le piante da cui non si raccoglieva frutta, o che non si potevano vendere per fare compensati o cassette, sono state considerate come un lusso che l’agricoltore, preoccupato di far rendere la sua azienda o di ridurre il deficit dei propri bilanci, doveva eliminare per poter vivere.
In generale sono state le piccole proprietà e le medie-grandi proprietà di tipo agro-industriale speculativo, gestite da manager provenienti dal settore industriale o commerciale ad operare in questo modo, ma anche gli altri operatori, più o meno coscienti e consenzienti, hanno dovuto sottostare a questa legge del mercato.

Siepe regolare in carpino bianco (Carpinus betulus) in un giardino formale: scopo della siepe è la separazione e schermo delle aree di parcheggio dalle altre zone del giardino Siepe regolare di carpino in un giardino storico a Berlino

In secondo luogo, l’autorità e la competenza tecnica dello Stato si sono rese sempre più latitanti nelle campagne. Il decentramento a regioni e provincie delle competenze centrali, ha avuto come conseguenza o un nulla di fatto, o un rivolo di iniziative, le più disparate e dispersivi. Negli ultimi 50 anni nessuno ha pensato (oppure, chi lo ha fatto, non ha potuto applicare il proprio pensiero in modo chiaro su tutto il territorio nazionale) sul come trovare una soluzione economica per evitare la distruzione del patrimonio arboreo e vegetazionale conseguente ad input produttivi vincolati dal sistema e, vorrei dire, legati alla inefficienza di uno Stato che non sembra aver mai pensato al domani se non, in termini di intrallazzo, attraverso grandi opere pubbliche che attraversano il territorio, lo snaturano. In questo Stato, nulla è stato fatto in modo organico, per ripristinare e migliorare l’ambiente. Col senno di poi, quando da decenni ricercatori e tecnici della sfera biologica denunciavano, malvisti come iettatori, questi episodi, si sta, a fatica, aprendo gli occhi e accorgendo dell’errore. Perché di errore si tratta: di un grave errore biologico, paesaggistico, ambientale. E’ ora di invertire la tendenza. Di ricominciare, e in fretta, a ripiantare. Ma, intendiamoci, non a piantare ovunque quel che capita, ma a piantare l’albero giusto e la siepe giusta al posto giusto. Da alcuni anni, ormai, la scelta e la verifica delle piante adatte ai differenti ambienti, alle zone più o meno inquinate, sono lo scopo delle attività di ricerca che si svolgono nell’Università di Bologna e, in particolare, delle Cattedre di Selvicoltura, di Paesaggistica, Parchi e Giardini e di Colture Protette. Sono ricerche che non hanno mai goduto di grande popolarità, cioè di grandi finanziamenti. Pur non avendo padrini di qualsiasi matrice, regione, colore e tendenza, si è sempre lavorato e si lavora.
Questo lavoro, questo impegno, deve accogliere molti e raccogliere il lavoro di tanti anni: ogni esperienza è importante, purché vissuta e sofferta sul territorio.
Riepiloghiamo in questa nota, che riprende un tema iniziato con una prima nota, pubblicata su questa rivista dodici anni or sono (gennaio 1981), proponendo una serie di domande e di risposte tecniche sui modi di rinaturalizzare il paesaggio. Abbiamo ripreso questi problemi generali sullo stesso Giardino Fiorito (n. 7, 1989). Definimmo allora gli “assi di vegetazione autoctona” come strutture di vegetazione a fascia con funzioni di schermo, protezione e collegamento. Gli “assi” sono costituiti da gruppi chiusi di specie arboree ed arbustive autoctone, con specie pioniere a rapida crescita (Populus) e specie più lente a carattere definitivo (Quercus). Riportiamo ora alcuni schemi, tratti da Soltner (1991) ed adattati al nostro ambiente.

Cipressi argentati (Cupressus glabra) impiegati come schermo lungo il tracciato di una autostrada. L’impiego per siepi di specie estranee alla vegetazione locale causa, come in questo caso, lacerazione di un quadro paesaggistico già continuamente offeso da attività edilizie. In alcuni Comuni l’impianto di siepi è regolamentato al fine di escludere l’impiego di specie estranee alla vegetazione della zona.
L’impianto di una siepe barriera mista al lati di un impianto sportivo: Farnie piramidali (Quercus robur var. pyramidalis), Berberis e lentaggini (Viburnum tinus) per la zona bassa.

 

Impianto di siepi e fasce arborate e arbustate (assi naturalizzanti)
o con filari di specie arboree autoctone naturalizzate (Ava) in zone agricole
SCOPI
Protezione microclimatica ed antierosiva. Ricreazione di una maglia frangivento nelle zone di pianura in cui esistevano le alberate.
Produzione a medio periodo di ramaglie per riscaldamento ecologico, per cippato da pacciamatura, e a lungo periodo di legname da opera.

Produzione accessoria di frutta secca (noci, nocciole, castagne, mandorle: a seconda zona climatica).
Riequilibrio biologico: insetti ausiliari, uccelli, fauna. Miglioramento visivo del paesaggio: schermo infrastrutture legate alla viabilità e di zone edificate o industriali.

ZONE DI IMPIANTO
Dove piantare
Bordi di strade, soprattutto lungo quelle di nuova realizzazione comprese aree di risulta ottenute da lavori di allargamento e/o rettifica di strade.
Confini di proprietà specie se derivanti da nuovi frazionamenti, ripristino di antiche siepi, sui bordi di nuovi fossi o canali. Lungo alvei di fiumi, torrenti, canali e scoli (lasciando spazio per una pista di manutenzione). Al bordo delle aree urbanizzate, abitazioni, case e villette sparse nella campagna. Crinali collinari e linee di cresta e di affilo in collina e montagna.
Filari arborati di separazione per marcare i terreni coltivati da quelli non lavorati o a pascolo.
Attorno a gruppi di alberi ormai isolati e stentati circondati da colture agricole in zone intensivamente coltivate.

DOVE PIANTARE
Alberi
Sui confini di proprietà a distanze inferiori a quelle fissate dalle leggi (a meno di accordi scritti e registrati con il vicino.
Alberi fastigiati: a meno di 3 metri dal confine).

Alberi a chioma espansa: a meno di 3 metri dal confine: il vicino può richiedere il taglio dei rami che sporgono oltre il confine. Lungo linee ferroviarie: fare molta attenzione! In certi casi vengono asserviti anche 30 metri dal confine per l’impianto di alberi.
Lungo autostrade, strade statali, provinciali e comunali (prima di impiantare assicurarsi dall’ente che ha in gestione la strada quale sia la distanza minima).
Sotto linee elettriche e telefoniche e sopra ad oleodotti ed altre condotte sotterranee (verificare il tipo di servitù e la distanza dall’asse dell’opera asservente entro la quale non sono consentiti impianti arborei).

Siepi
Siepi fino a altezza di 2 m: a meno di cm 50 dal confine. Siepi oltre i 2 metri di altezza: a meno di 3 metri dal confine.

Precauzioni
Oltre alle distanze imposte dalle leggi, servitù e regolamenti particolari, è opportuno limitare gli impianti quando possono costituire pericolo per il traffico o impedimento alla manutenzione di canali.
Visibilità: incrocio di una strada: da 50 metri dall’incrocio mantenere la siepe ad altezza massima di cm 100. Lungo fossati e canali: mantenere banca di manutenzione larga 3 metri per transito di macchine operatrici (benne ed autocarri), mantenere tagliate le branche orizzontali fino a 4 metri dal suolo per non ostacolare il passaggio delle macchine operatrici.

SCELTA DELLE SPECIE
La scelta delle specie dipende: dal clima, dal tipo di terreno, dal tipo di siepe desiderata (libera o da mantenere in forma obbligata), dal tipo di produzione complementare (legno o frutta secca) eventualmente prevista, dal rischio di parassiti in fase epidemica.

Sempreverdi o caducifoglie
Nelle regioni settentrionali le sempreverdi sono sconsigliabili per differenti motivi:
effetto frangivento: la mancanza di permeabilità eleva il vento che poi ricade dopo 5-8 volte l’altezza dello schermo;
microclima: nella stagione invernale si creano sacche permanenti di umidità dannose specie in pianura (ristagno di nebbia); le sempreverdi, inoltre, impedendo la circolazione invernale dell’aria, possono anche causare dannose sacche di freddo;
accrescimento lento: l’accrescimento delle spoglianti è in genere più rapido di quello delle resinose; le prime si accrescono anche in spessore aumentando l’azione di rallentamento delle masse d’aria attraverso la superficie semi-permeabile dei rami e delle foglie senza creare turbolenza;
equilibrio biologico: le spoglianti sono più ricche dal punto di vista biologico, ospitano una micro fauna (insetti predatori e uccelli) e unica macro-fauna (mammiferi, selvatici in genere) più ricche che migliorano l’equilibrio ambientale;
ceduazione: le siepi sempreverdi sia cupressacee (cipresso, chamaecyparis, thuya, ginepro) sia pinacee (pini, abeti, picea) non possono venire ceduate periodicamente per rinnovare la chioma, con rigenerazione agamica da gemme che si sviluppano sulla ceppaia. La ceduazione è una operazione di rinnovamento molto importante per le siepi, specie quando le operazioni di manutenzione (potatura e lavorazioni al terreno per esportazione di specie infestanti o indesiderate (le clematidi, ad esempio) sono forzosamente limitate. Le siepi, infatti, col tempo, crescono troppo in altezza e si spogliano alla base. Anche in caso di danni climatici o fitopatologici (morte di parte della chioma) le siepi di resinose non possono essere tagliate alla base e rinnovarsi per via agamica e debbono essere ripiantate. Con la eccezione delle siepi di tasso, questa siepe infatti ha un comportamento particolare e può ricostruire la chioma in breve tempo partendo da gemme avventizie;
malattie specifiche: alcune cupressacee (thuye e cipressi) sono soggette a gravi alterazioni fitopatologiche;
resistenza ad avversità: in genere le conifere sono sensibili all’aridità del suolo.

 

Alta siepe regolare di Acer campestre Siepe regolare di acero campestre intercalata da Farnie: un raro esempio di paesaggio agrario tradizionale di pianura padana (Azienda Taion – Sanpieri a Volta di Reno (Bologna).

 

Siepi miste di alberi ed arbusti
SCOPI
Perché preferire una siepe mista ad un impianto monospecifico.

Una associazione di piante assicura una migliore utilizzazione dello spazio
SIEPI
Se si tratta di una siepe di arbusti, liberi o allevati in forma obbligata, alcune specie tendono a spogliarsi alla base (Ligustri, Prunus), altre specie, invece, tendono ad assumere un portamento espanso (nocciolo, lentaggine, rosa canina, ecc.). Unendo le specie che hanno le due tendenze si realizza un insieme molto più compatto e funzionale.

FRANGIVENTO
Nel caso di siepi frangivento riunire specie che hanno differenti caratteristiche è molto importante perché:
– gli alberi allevati alti assicurano una protezione in altezza;
– gli alberi ed i grandi arbusti cimati proteggono a livello intermedio;
– gli arbusti a portamento basso danno una protezione
– livello basso.

L ‘associazione di specie è più ricca dal punto di vista biologico
La fauna delle siepi e delle zone coltivate (insetti, uccelli, mammiferi) ha differenti esigenze di habitat per la nidificazione e la riproduzione in genere e differenti esigenze alimentari.
Gli animali, oltre a preferire di vivere in ambienti costituiti da specie spoglianti latifoglie rispetto alle resinose, in questi ambienti hanno maggiori possibilità di sopravvivenza, di svilupparsi, di farsi concorrenza tra loro, in altre parole, le diverse specie possono svilupparsi in modo tra loro armonico, senza pericolosi squilibri di una specie nel complesso di piante molto dissimili tra loro per quanto riguarda i differenti tipi di foglie, di scalarità nelle fioriture e nell’epoca di maturazione dei frutti.

L’associazione di specie è più longeva e poco vulnerabili
Nel paesaggio esistono esempi spettacolari e di grande effetto pittorico di filari di alberi o di siepi appartenenti ad una sola specie (si pensi ai filari di leccio o di cipresso nelle regioni a clima mite, alle siepi monumentali di acero campestre, agli allineamenti di salici, di ontani lungo fossati e corsi d’acqua nella pianura padana, ai filari di platani mantenuti a ceduo lungo i fossi nelle pianure venete e friulane), ma questi impianti sono molto vulnerabili in caso di attacchi di parassiti letali per una sola specie, come è accaduto nel caso del Corineo e cancro colorato del cipresso, la Saperde ed il Criptorrinco del pioppo, la grafiosi dell’olmo. In poco tempo specifici parassiti possono danneggiare fortemente o far scomparire, in pochi giorni, chilometri di siepi, filari e frangivento.
In caso di morte per queste cause non serve tagliare al piede, occorre ripiantare.
Per secoli le siepi miste sono sopravvissute resistendo a tutte le avversità naturali, si può dire che il loro nemico principale è stata, in gran parte, la meccanizzazione integrale nelle campagne.
Nelle siepi miste la rinnovazione naturale avveniva quasi sempre in modo autonomo per seme e non appena moriva una pianta abbastanza grande subito una nuova, non più dominata, la sostituiva.

L’associazione di specie si integra meglio nel paesaggio vegetazionale
A volte, in prossimità di abitazioni abbandonate in pianura, o disperse nel paesaggio in zone ex agricole non più coltivate in collina, esistono residui di antiche siepi. Questi sono in gran parte “naturali-, cioè composti da una associazione di differenti specie.
Quando ci si accinge a effettuare nuovi impianti è importante esaminare a fondo le potenzialità o i residui di antiche siepi per ricostruire il paesaggio naturalizzato su basi biologiche naturalistiche.

Quante specie associare
Non è indispensabile associare molte specie in ciascuna siepe.
I rischi fitosanitari degli impianti monospecifici si possono attenuare:
– con la molteplicità delle specie in un medesimo impianto;
– diversità dei tipi di siepe: se si fanno siepi dalla composizione molto semplice, cioè si usano poche (due o tre) specie, ipotizzando una maglia rettangolare di impianto, si possono usare associazioni differenti di specie a seconda dell’orientamento.

 

Siepe alta regolare in oppio
(Acer campestre)
Siepe mista tradizionale mantenuta potata con regolarità. Oppio (Acer campestre), Olmo (Ulmus minor), Marruca (Paliurus australis), Biancospino (Crataegus oxyacanta), Berretta da prete (Euonymus europaeus), Roverella (Quercus pubescens) ne sono tra le principali componenti

 

Siepi, filari misti, fasce ed assi naturalizzanti
SIEPI PERIMETRALI POTA TE IN FORIMA OBBLIGATA
Hanno prevalente funzione di difesa e chiusura: costituite esclusivamente di arbusti, caducifogli in prevalenza, o in parte sempreverdi, potate con regolarità su tre lati, con altezza da 1 a 2 m.
Cure colturali. potatura di ceduazione a scopo di rinnovazione (solo per le spoglianti), ogni 8-15 anni.

SIEPI LIBERE
Hanno funzione sia di difesa e chiusura sia di produrre anche un effetto decorativo con fiori, foglie, frutti.
Sono soprattutto impiegate in zone abitate (urbane, periferiche o centrali, di residenza estiva), costituite in prevalenza di arbusti di origine naturale e/o orticola, caducifogli o sempreverdi o i due tipi associati.
Cure colturali: sommaria potatura a scopo di contenimento dopo la fioritura.

SIEPI ALTE FRANGIVENTO
Oltre alle funzioni precedenti hanno lo scopo di proteggere dal vento le coltivazioni e/o le zone residenziali e gli edifici isolati nelle campagne.In molte zone della pianura padana, questa funzione non serve.
Cure colturali: solo potatura laterale. Potatura di ceduazione a scopo di rinnovazione (solo per le spoglianti), ogni 8-15 anni.

SIEPI FRANGIVENTO ALTE, MISTE DI ALBERI ED ARBUSTI
(O FASCE LINEARI BOSCATE)
Si tratta in effetti di fustaie lineari, in cui le grandi specie arboree allevate alte sono distanziate più o meno regolarmente tra loro e intercalate con arbusti autoctoni.
Cure colturali. potatura di contenimento laterale soltanto fino a 3 metri di altezza, potatura di ceduazione a scopo di rinnovazione degli arbusti (solo per le spoglianti), ogni 8-15 anni. Taglio raso degli alberi da legno ogni 30-60 anni.

FASCE BOSCATE
La fascia boscata deriva dalla sovrapposizione di parecchi livelli di alberi ed arbusti, per formare un piccolo bosco di forma allungata, largo almeno due metri e mediamente 6 metri.
Sono composte di una fascia alta di alberi (fascia dominante) allevati e governati a fustaia che possono produrre legno da opera, da assoggettare a taglio raso ogni 30-60 anni a seconda della specie.
Vi è poi una fascia intermedia come altezza di alberi governati a ceduo.
Cure colturali: potatura: taglio a ceduo ogni 8-15 anni a seconda della specie.
Un’ultima fascia bassa di arbusti autoctoni.
Cure colturali: potatura: taglio di rinnovazione a ceduo ogni 8-15 anni.

 

Esempi di composizione di siepi perimetrali potate in forma obbligata

SIEPE DI SPECIE CADUCIFOGLIE
Impianto in doppia fila. Distanza tra le file: da 0,30 a 0,40 m. Distanza tra le piante sulla fila: m 1,00.
Specie consigliate e n° di piante per 20 metri di siepe: Carpino bianco 14; Nocciolo 14; Prugnolo 14.

SIEPE DI SPECIE SEMPREVERDI (50%) E CADUCIFOGLIE (50%)
Impianto in doppia fila. Distanza tra le file: da 0,30 a 0,40 m. Distanza tra le piante sulla fila: m 1,00.
Specie consigliate e n° di piante per 20 metri di siepe: Carpino bianco 10; Acero campestre 10; Ligustro della Cina 5; Ligustrum ovalifolium 5; Lentaggine 5; Berberis julianae 5.

SIEPE DI SPECIE SEMPREVERDI (213) E CADUCIFOGLIE (113)
Impianto in doppia fila. Distanza tra le file: da 0,30 a 0,40 m. Distanza tra le piante sulla fila: m 1,00.
Specie consigliate e n° di piante per 20 metri di siepe: Ligustrum ovalifolium 5; Ligustrum sinensis 5; Lentaggine 5; Berberis julianae 5; Carpino bianco 10; Acero campestre 10.

SIEPE DI SOLE SPECIE SEMPREVERDI
Impianto in doppia fila. Distanza tra le file: da 0,30 a 0,40 m. Distanza tra le piante sulla fila: m 1,00.
Specie consigliate e n° di piante per 20 metri di siepe: Ligustrum ovalifolium 14; Lentaggine 14; Berberis julianae 14.

 

 

Tab. 1 – Elenco specie arboree ed arbustive idonee per siepi, filari, ava, elencate in ordine alfabetico
– Acer campestre oppio (*) – Acer monspessulanum Acero minore
– Acer opulifolium Opalo – Acer platanoides Acero riccio
– Acer pseudoplatanus Acero di monte (4) – Alnus cordata Ontano napoletano
– Alnus glutinosa Ontano nero (4) – Buxus sempervirens Bosso (3) (*)
– Carpinus betulus Carpino bianco (*) – Castanea sativa Castagno (4)
– Celtis australis Bagolaro – Cercis siliquastrum Albero di Giuda (2)
– Coronilla emerus Erba cornetta – Corylus avellana Nocciolo
– Comus mas Corniolo – Cornus sanguinea Sanguinello (*)
– Cotoneaster pyracantha Agazzino (1) (*) – Crataegus monogyna Biancospino (1) (*)
– Crataegus oxyacantha Biancospino (1) (*) – Cupressus sempervirens Cipresso (2) (3) (*)
– Euonymus europaeus Berretta da prete – Fagus sylvatica Faggio (4) (*)
– Ficus carica Fico (2) – Frangula alnus Frangola
– Fraxinus excelsior Frassino maggiore – Fraxinus omus Orniello
– Fraxjnus oxyphylla Frassino ossifillo – Hippophae rhamnoides Olivello spinoso (*)
– Ilex aquifolium Agrifoglio (3) (*) – Juglans nigra Noce nero
– Juglans regia Noce (4) – Juniperus communis Ginepro (3)
– Laburnum anagyroides Maggiociondolo – Laurus nobilis Alloro (2) (3) (*)
– Ligustrum volgare Ligustro (1) (*) – Malus sylvestris Melo selvatico (comprese varietà ornamentale)
– Morus alba Gelso bianco – Morus nega Gelso nero
– Paliurus australis Marruca (*) – Prunus avium Ciliegio
– Populus alba Pioppo bianco (4) – Populus canescens Pioppo bianco – simile (4)
– Populus nigra Pioppo nero (4) – Prunus spinosa Prugnolo (*)
– Pyrus pyraster Perastro – Quercus cerris Cerro (4) (*)
– Quercus ilex Leccio (2) (3) (*) – Quercus pubescens Roverella (*)
– Quercus robur Farnia (4) – Rosa arvensis Rosa selvatica
– Rosa canina Rosa selvatica – Rhamnus catharticus Spino cervino
– Salix alba Salice bianco (4) – Salix caprea Salicone (4)
– Saljx purpurea Salice rosso (4) – Sambucus nigra Sambuco
– Sorbus domestica Sorbo – Sorbus aria Sorbo montano (4)
– Ulmus minor Olmo minore (*) – Viburnum opulus Palla di neve
– Viburnum tinus Lentaggine (2) (3) (*)    
(1) Specie sensibile ad attacchi di Erwinia amilovora (fuoco batterico).
(2) Sensibile alle forti gelate, solo per zone riparate o vicino al mare.
(3) Sempreverde.
(4) Solo per terreni freschi o in zone con elevate precipitazioni.
(*) Tollera bene la forma obbligata.

 

Tab. 2 – Le principali specie legnose idonee per siepi in forma obbligata (Pianura Padana).
– Acer campestre Oppio (*) – Acer monspessulanum Acero di Montpellier
– Buxus sempervirens Bosso (3) (*) – Carpinus betulus Carpino bianco (*)
– Cercis siliquastrum Albero di Giuda
(2 +)
– Cornus mas Corniolo (4) (*)
– Cornus sanguinea Sanguinello (*) – Cotoneaqster pyracantha Agazzino (*)
– Crataegus monogyna Biancospino (*) – Crataegus oxyacantha Biancospino (*)
– Cupressus sempervirens Cipresso ( 2) (3) (*) – Cydonia japonica Cotogno
– Euonymus europaeus Berretta da prete (*) – Fagus sylvatica Faggio (4) (*)
– Frangula alnus Frangola – Fraxinus excelsior Frassino maggiore
– Fraxinus ornus Orniello – Fraxinus oxyphylla Frassino ossifillo
– Ilex aquifolium Agrifoglio (3) (4) (*) – Laburnum anagyroides Maggiociondolo
– Laurus nobilis Alloro (3), (*) – Ligustrum ovalifolium Ligustro a foglie ovali (*)
– Ligustrum vulgare Ligustro (*) – Ligustrum sinensis Ligustro della Cina (*)
– Ligustrum japonicum Ligustro del Giappone (*) – Paliurus australis Spino cervino (*)
– Prunus spinosa Prugnolo (*) – Quercus cerris Cerro (terreni freschi, argiliosi) (*)
– Quercus ilex Leccio (3) (*) – Quercus pubescens Roverella (tollera aridità estiva)
– Quercus robur Farnia (terreni. freschi, medio impasto) (*) – Rosa arvensis Rosa selvatica (*)
– Rosa canina Rosa selvatica (*) – Rhamnus alaternus Alaterno o puzzolo (2) (*)
– Rhamnus catharticus Spino cervino (*) – Taxus baccata Tasso
– Ulmus minor Olmo minore (*) – Viburnum lantana Lantana
– Viburnum tinus Lentaggine (2 +) (*)    
(1)Specie sensibile ad attacchi di Erwinia amilovora (fuoco batterico).
(2)Sensibile alle forti gelate, solo per zone riparate o vicino al mare (+)Nell’ambito è specie abbastanza resistente a gelate.
(3)Sempreverde.
(4)Solo per terreni freschi o in zone con elevate precipitazioni.
(*) Tollera bene la forma obbligata.

 

Tab. 3 – Le principali specie legnose idonee per siepi libere (Pianura Padana).
Tutte le specie indicate per siepi in forma obbligata (Tab. 2) più le seguenti (naturalizzate ed esotiche):
– Amelanchier ovalis Pero corvino – Arbutus unedo Corbezzolo (2) (3)
– Cercis siliquastrum Albero di Giuda (2) – Colutea arborescens Vescicaria
– Coronilla emerus Coronilla – Corylus avellana Nocciolo
– Cytisus laburnum Ginestra dei carbonai – Crataegus azarolus Azzeruolo
– Elaeagnus angustifolia Olivello di Boemia – Elaeagnus x Ebbingei Eleagno argenteo ibrido
– Ficus carica Fico (2) – Hippophae rhamnoides Olivello spinoso
– Syrlnga vulgaris Lillà – Mespilus germanica Nespolo(2) (3)
– Nerium oleander Oleandro – Pistacia lentiscus Lentisco (*)
– Prunus armeniaca

Albicocco
( )

– Prunus avium Ciliegio selvatico
– Prunus cerasus Amarena – Prunus domestica Susino
– Prunus dulcis Mandorlo (2) – Prunus persica Pesco
– Prunus mahaleb Ciliegio di Santa Lucia – Prunus myrabolana Rusticano o Prugno selvatico
– Punica granatum Melograno (2) – Ribes nigrum Ribes nero
– Ribes rubrum Ribes rosso – Rosmarinus officinalis Rosmarino (2) (3)
– Saljx alba Salice bianco (‘) – Saljx caprea Salicone (4)
– Salix eleagnos Salice lanoso – Salix purpurea Salice rosso (4)
– Salix triandra Salice arbustivo – Sambucus nigra Sambuco
– Sorbus domestica Sorbo – Sorbus aria Sorbo montano
– Sorbus torminalis Ciavardello – Spartium junceum Ginestra di Spagna
– Tamarix gallica Tamerice    
(1) Specie sensibile ad attacchi di Erwinia amilovora (fuoco batterico).
(2) Sensibile alle forti gelate.
(3) Sempreverde.
(4) Solo per terreni freschi o in zone con elevate precipitazioni.
(*) Tollera bene la forma obbligata.

 

Tab. 4 – Le principali specie legnose idonee per siepi libere nei giardini del paesaggio urbano (Pianura Padana).
Oltre alle precedenti specie (Tabelle 2 e 3) per uso limitato alle zone urbane, o all’interno di parchi e giardini in zone aperte per non creare disarmonie esotiche, sono indicate le seguenti specie:
– Acer ginnala  
– Acer negundo  
– Agave ss.pp. (2) (3)  
– Aucuba (3)  
– Albizza julibrissin  
– Acacia di Costantinopoli  
– Buxus balearica (3) (*)  
– Buddleja  
– Callicarpa  
– Caryopteris  
– Ceanothus  
– Chimonanthus fragrans Calicanto d’inverno
– Chimonanthus floridus Calicanto d’estate
– Cotinus coggygria Scotano (a foglia verde e a foglia rossa)
– Cotoneaster (varietà di media e grande altezza) (1) (3)  
– Crataegus “Paul Scariet Biancospino a fiore rosso (1) (*)
– Deutzia  
– Hibiscus syriacus Altea (*)
– Kerria japonica  
– Kokwitzia  
– Lagerstroemia (*)  
– Magnolia (specie caducifoglie) – – –  
– Magnolia grandiflora Magnolia (*)
– Malus sylvestris Meli ornamentali
– Photinia (3)  
– Spiraea ss.pp. e cc.vv.  
– Symphoricarpus Sinforina
– Rhaphiolepis (2) (3)  
– Rhododendron (3) (4)  
– Viburnum opulus Pallon di Maggio
– Yucca (3)  
– Vitex agnus castus Agno casto
– Weigela  
(1)Specie sensibile ad attacchi di Erwinla amilovora (fuoco batterico).
(2)Sensibile alle forti gelate.
(3) Sempreverde.
(4) Solo per terreni freschi o in zonecon elevate precipitazioni.
(*)Tollera bene la forma obbligata.