Spartium junceum

Si fa notare a cominciare da maggio con i suoi fiori profumati di color giallo carico

Per anni sono state escluse dai giardini ed ora, come spesso succede quando un protagonista della nostra storia ritorna alla ribalta, si vorrebbe che le piante mediterranee fossero diffuse ovunque.
Per evitare che il fenomeno cresca fino a diventare una moda e che sparisca con la stessa rapidità con cui è nato, occorrerebbe ridurre a ragione il facile entusiasmo che ci prende in questi casi, perché non è tutto così semplice: si sa quali sono le piante autoctone, basta usarle. In realtà gli ostacoli che il tecnico e il vivaista avveduto incontrano nel loro lavoro sono a volte insormontabili, essendo difficilissimo conciliare le scelte necessarie con le aspettative del cliente, di un cliente che, non va dimenticato, è sempre più sollecitato dai mass media piuttosto che dalla sua cultura botanica. Ci saranno allora piante spontanee che nonostante tutti i tentativi di farle conoscere rimarranno sempre in secondo piano ed altre, invece, il cui successo non tramonterà mai. Fatalità? Capricci del mercato? Niente di tutto questo. I motivi ci sono e vanno cercati, oltre che nel valore ornamentale della pianta, soprattutto nella sua capacità di prosperare nelle più diverse condizioni. Si arriverà perciò a considerare che piante di questo tipo non sono poi così numerose, tutt'altro, e che c'è una corrispondenza fra la loro diffusione in natura e quella nel verde ricostruito dall'uomo.
Spartium junceum è proprio una di queste. Si fa notare a cominciare da maggio anche dalle persone meno attente ai fenomeni del paesaggio, perché è impossibile non essere colpiti dal giallo brillante dei suoi fiori profumati che per oltre due mesi ammantano la pianta. Se si valuta l'intensità della sua presenza dalle coste alle colline e il largo uso che se ne è fatto nelle sistemazioni autostradali, si può ben dire che la ginestra illumini di giallo in quel periodo l'intero Bacino del Mediterraneo.

Si tratta di un arbusto così rustico che in Italia viene bene dappertutto, escluse le zone di alta montagna molto fredde. Pochi sanno che ha foglie caduche, perché sono talmente rare e piccole da non rappresentare un carattere evidente, mentre i rami giovani a forma di giunco, di colore grigio-verde, sono l'elemento distintivo della pianta in assenza di fiori.

La sua crescita è rapidissima, fino ad un'altezza massima di 3 m ed una larghezza di 2,5 m, ma se è lasciata a se stessa tende subito a sguarnirsi di rami alla base per cui in coltivazione converrà tagliare ogni anno, alla fine dell'inverno, uno-due fusti grossi alla base per favorire l'emissione di giovani gettate.

Oltre alla posizione in pieno sole, assolutamente necessaria, non ha nessun'altra esigenza: viene bene sia su terreni calcarei che acidi, purché caldi e secchi, essendo elevatissima la sua resistenza alla siccità e ai venti salsi. In giardino è l'arbusto giusto per le situazioni più difficili, ma non va escluso il suo impiego ovunque abbiamo bisogno di una lunga fioritura giallo squillante.
S. junceum è velenosa in tutte le sue parti, in particolare i semi, ma per quanto ci riguarda è un dato di scarso rilievo in quanto non possiede certo le caratteristiche di pianta alimentare.

Giova piuttosto sapere che i suoi rametti giovani vengono ancora usati nelle campagne come ottimi legacci per la vite e anche per intrecciare canestri. Ma l'aspetto più interessante della ginestra dal punto di vista industriale riguarda il suo legno, capace di essere trasformato in fibre tessili molto apprezzate perché imputrescibili in acqua. Forse il futuro dei nostri terreni marginali si chiama S. junceum!