Terrazza: un compromesso in città

Terrazzi tutti appartenenti ad un unico grande appartamento, che si affaccia, da un lato, su una piazza centrale.

L’architettura del Maroni appare come un lampo alla mia mente, quando mi arrampico in questa serie regolare di terrazzi a Bologna.
Tutto l’appartamento, anzi il palazzo, è stato ristrutturato in uno stile che mi ricorda le architetture degli anni della mia prima infanzia e di cui il Maroni, che ho ricordato, è stato un forte interprete. Colonne, archi, festoni stilizzati, ciotole per fiori adatte per gesti sacrificali di discinte vestali romane, (come le vedeva Cecil De Mille). Mazzi di saette legate da nodi savoiardi; mancano soltanto i grandi fasci stilizzati, o forse ci sono e mi sono sfuggiti?
Comunque, al primo impatto, nulla che mi ispiri più di tanto e sia famigliare al mio modo di vivere e concepire il verde, o quantomeno, per me comprensibile. Mi addentro con il proprietario, che tra l’altro è un amico, in questi vasti spazi: le zone da sistemare a giardino sono molte, e simmetriche (manco a dirlo!) tra loro e sfalsate su due differenti piani. Mentre guardo e fotografo rimugino tra me: dovrò per forza mediare, dovrò scegliere tra un giardino pensile tutto realizzato in stile anni ’30, riempito di immote forme regolari, originate dall’arte di Gaio Malzo, io, che ho sempre predicato ai miei allievi la naturalità. Dovrò, in ogni caso inserire piante forzate, pardon, stavo per dire in busti, in forme che si adattano all’architettura classicheggiante rinunciando un po’ al, per me, sensuale aspetto della vegetazione guidata verso forme più naturali.

Non posso, per rispetto a chi ha disegnato tale complesso, e che non ho ancora conosciuto, seguire il primo istinto: che sarebbe di nascondere il tutto tra cascate di rose, impenetrabili macchie di lentaggini e corbezzoli.
Dovrò evidenziare i pilastri, le colonne, gli archi e le scale con orge di tassi, (non parlo di naturalisti o di animali), bossi (non parlo di colui che vedo spesso in TV quando salto da un canale all’altro, ma della pianta), poi tornerò, pian piano, ai carpini, alle lentaggini, alle rose ricadenti, ai cari corbezzoli. Indulgerò, anche perché il proprietario ne possiede una vasta collezione, in un angolo un po’ esotico con yucche, palme di San Pietro e da datteri (tipiche, queste, di tanti cortili giardini nella Bologna umbertina). Ho finito il sopralluogo e una prima idea prende forma, seguirà la fase degli schizzi e delle note, poi quella del CAD. Non so ancora se la mia idea piacerà: ormai per me è una esigenza, un bisogno che debbo soddisfare al più presto: mi sento come un autore teatrale alla vigilia di una prima rappresentazione. Ecco i protagonisti di questa mia sceneggiata:

Le Piante delle quinte
Carpinus betulus (Carpino bianco); Viburnum tinus (Lentaggine).
Le forme obbligate
Taxus baccata (Tasso); Buxus balearica (Bosso).
Le piante per gli uccelli
Malus sylvestris (Meli ornamentali Dolgo, Georgeous, New York); Diospyros virginiana (Virginiana).
Le cadute di fiori
I gelsomini: Jasminum primulinum, J. nudiflorum, J. officinale, Trachelospermum jasminoides. Le rose: Ferdy, Alba Meidiland, Swany, Clair Matin.
Altri interpreti
I crochi, i narcisi, i timi, le mente, le lavande, le pervinche, le sassifraghe, Ficus pumila, Koelreuteria paniculata, Eleagnus x ebbingei.

Un ultimo dubbio: per questo giardino probabilmente non sono stati previsti arredi in legno, in onore della pietra e di quelle scelte immutabili ed eterne, proprie della architettura del Moroni.
Ma qui sono deciso a battermi: la scomodità non fa per i miei giardini. Chi li abita non deve soffrire. Le sofferenze e le gioie debbono venire dai protagonisti dei giardini: le piante, gli uccelli, le farfalle ed i bambini.
Progetto di Giardino Pensile in Bologna, nel Centro storico, redatto da Alessandro Chiusoli, con la collaborazione dello staff scientifico della Cattedra di Paesaggistica Parchi e Giardini della Università di Bologna e tecnico del Centro Ricerche Progettazione Paesaggio.