Un campo tutto per sé, il sogno delle agricoltrici

Una riflessione sul ruolo della donna in agricoltura. Uno dei problemi più grandi, quello che sembra accumunare una buona parte dei paesi in via di sviluppo nelle loro politiche di genere, è la scarsità di diritti che le donne hanno: spesso esse non possono comprare terra, nè possederla

L’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura ha dedicato due giorni alle donne ed al loro ruolo in agricoltura. Ben il 43% della forza lavoro in ambito agricolo nei paesi in via di sviluppo è rappresentato da donne, si legge nel rapporto Fao “Lo stato dell'alimentazione e dell'agricoltura” (Sofa 2010-11). Spingere i Governi ad attuare politiche che incentivino il lavoro di queste donne diventa quindi una necessità non per motivi prettamente di uguaglianza tra sessi ma perché aiutando le donne si aiuta il futuro dei Paesi.
Il rapporto analizza lo stato dell’agricoltura in vari Paesi e sottolinea quanto le problematiche che le donne agricoltrici debbono affrontare siano, in linea di massima, uguali nella maggior parte delle nazioni.
Una delle prime difficoltà che le donne devono affrontare è che di fatto esse non hanno le stesse opportunità che la loro controparte maschile ha, di conseguenza la loro produttività agricola è minore. Esse infatti hanno difficoltà di accesso a mezzi economici che permetterebbe loro di acquistare sementi migliori, fertilizzanti e macchinari adeguati.

La Fao calcola che se le donne che lavorano la terra avessero lo stesso accesso alle risorse che hanno gli uomini, la loro produzione potrebbe aumentare del 20/30 %. Questo potrebbe far aumentare la produzione agricola totale dei paesi in via di sviluppo del 2,5/4 %, fattore che a sua volta farebbe ridurre il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo del 12-17 %, vale a dire un calo di 100-150 milioni di persone.
Ma la problematica maggiore, quella che sembra accumunare una buona parte dei paesi in via di sviluppo nelle loro politiche di genere, è la scarsità di diritti che le donne hanno: spesso esse non possono comprare terra, né possederla. Ciò le rende cittadini estremamente vulnerabili e meno produttive; se si creassero delle leggi, o se si mettessero realmente in atto quelle esistenti, permettendo alle donne di avere diritti legali sulla terra ciò contribuirebbe in maniera significativa a modificare l’assetto dell’agricoltura mondiale.

Un campo tutto per sè rimane un sogno per le donne impiegate in agricoltura nella maggior parte dei Paesi.

Un’altra considerazione che occorre tener presente è che, spesso, le donne sono, a detta di Scandizzo, professore ordinario di Politica economica e finanziaria, Facoltà di economia, Università degli studi di Roma "Tor Vergata", ‘le guardiane della nostra frontiera ecologica’, tenutarie di saperi e conoscenze che permettono risultati senza distruggere l’equilibrio naturale della terra. Studiando le tecniche usate dalle donne, aiutandole ad avere più potere, a contare nelle riunioni di villaggio, nei centri di potere si potrà avere un’agricoltura non solo in grado di sfamare una popolazione mondiale crescente ma anche sostenibile dal punto di vista ambientale.
 

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