Un muro come giardino: rampicanti, ricadenti, erbacee

La formazione di un giardino roccioso non è cosa da tutti, poich-è richiede grande pazienza, profonda conoscenza delle necessità delle singole specie, esperienza colturale, ma soprattutto una non comune capacità progettuale

La formazione di un giardino roccioso non è cosa da tutti, poiché richiede grande pazienza, profonda conoscenza delle necessità delle singole specie, esperienza colturale, ma soprattutto una non comune capacità progettuale e una buona abilità tecnico-manuale. Inoltre, è vero che nella sostanza la creazione di tale ambiente tende, sia pure solo idealmente, a riprodurre in scala ridotta le fattezze e la copertura vegetale di una montagna, tutta costellata di piante alpine (e non solo … ), ma è pur vero che l’efficacia della realizzazione sarà tanto più valida quanto più il paesaggista avrà agito con buon gusto, estro e fantasia e non certo sulla base di pedisseque regole ingegneristiche.

Giardinaggio verticale
Le maggiori difficoltà si incontrano soprattutto quando si intende dar vita al rock garden classico, cioè all’imitazione di un habitat alpino con tanto di rocce affioranti e magari acque correnti, ma in altri casi anche un semplice appassionato, con attenzione e costanza, può raggiungere obiettivi insperati. Ad esempio, una forma meno complessa di giardino roccioso è quella di erigere e decorare con piante un muro a secco, fra i cui interstizi possono radicare e prosperare decine e decine di specie, una più attraente dell’altra, colorate e profumate, anche più che in un parterre. In sintesi Si tratta di fare del giardinaggio su di un piano verticale, soprattutto la’ dove lo spazio per quello orizzontale è ridotto o non è abbastanza soddisfacente. La costruzione del muro, inoltre, può già risultare indispensabile per motivi di natura architettonica o idrogeologica: vedi il caso della separazione di due aree a quote differenti, specialmente nei giardini di collina e montagna.
Il muro, solitamente alto fra uno e due metri, può avere una pianta sia regolare che informale, diritta o curvilinea.
Esso però deve poggiare su fondamenta molto solide, anche in cemento, mentre le pietre, preferibilmente piatte, possono essere naturali o artificiali, ma pure i mattoni vanno bene. La regola essenziale prescrive che il muro non sia perfettamente verticale, ma anzi abbia una lieve pendenza a monte; a mano a mano che le singole pietre vengono sovrapposte, con la semplice separazione di terra fertile, si deve curare che ciascuna di esse abbia una certa inclinazione verso l’interno, così che nessuna possa fare da «tetto» a quella sottostante e che la superficie del muro risulti uniformemente piana. In tal modo l’acqua penetrerà nel terreno retrostante e non dilaverà né la terra fra gli interstizi né, di conseguenza, le piante. Sulla fila sommitale, quella con cui il muro termina, le pietre devono essere strettamente unite, possibilmente con cemento, mentre quelle inferiori devono risultare sfalsate fra loro così da evitare che le giunture si trovino l’una sopra l’altra. Una certa irregolarità nella misura stessa delle pietre conferirà una maggiore leggerezza a tutta la composizione.

 

 

Ficus pumila

La delicata fortuna di Saxifraga gloriana ‘Amitie’

 

La rigogliosa fioritura di Campanula poscharskyana ‘Lisduggan variety’

 

L’insolita Fallopia japonica

Gli accorgimenti più importanti
Anche la messa a dimora delle piante deve seguire semplici ma inderogabili norme, la più importante delle quali vuole che le essenze, tutte perenni, siano sistemate man mano che si costruisce il muro. Le radici vanno inserite con cura fra gli interstizi e le giunture, pressandovi sopra la terra e facendo in modo che esse raggiungano il terreno retrostante. Se invece si deve piantare in un muro già eretto in precedenza, allora è meglio ricorrere ai semi, che andranno posti nei più larghi tra gli spazi esistenti. Bisogna poi stare attenti a non esagerare con la quantità di specie, altrimenti si rischia di sovrapporre un «muro» variopinto a un muro vero: a quest’ultimo, in sostanza, deve essere lasciato uno spazio adeguato. Quanto poi all’ubicazione delle varie essenze, essa va fatta con gusto e sensibilità, evitando in primo luogo gli accostamenti di colori stridenti e poi di abbinare piante dal portamento tendenzialmente suffruticoso o arbustivo (come ad es. Lithodora) con piccoli e graziosi cuscini di erbacee (come Saxifraga) poiché queste verrebbero «soffocate» dalle prime. Un ultimo consiglio riguarda la terra da inserire fra le pietre: essa deve risultare sabbiosa o quasi ghiaiosa, con una buona percentuale di terriccio per assicurare una certa costanza di umidità. Se il muro è rivolto a meridione, su questo suolo e in tali condizioni ambientali possono vivere numerosissime piante, soprattutto di origine alpina, dai più svariati colori, forme e portamenti.

 

Teucrium massiliense

 

L’argenteo Cerastium tomentosum

 

Hippocrepis comosa

 

Gypsophila repens ‘Rosea’

Le maggiori ricadenti
Per nostra comodità, le possiamo dividere in tre categorie. La prima è formata da essenze con fusto legnoso e suffruticoso, che hanno la tendenza a mostrare un portamento espanso e/o fortemente ricadente, così da coprire buona parte dello spazio sottostante. A puro titolo esemplificativo, suggeriamo i classici Ficus pumila, Cotoneaster e Hedera, ma anche l’insolito Teucrium massiliense, un suffrutice di origine mediterranea che può toccare un metro di altezza, con numerosi fiorellini rosa-violacei.

 

L’aromatica Achillea erba-rotta spp. moschata

 

Corydalis lutea

 

Cymbalaria muralis

I cuscini più compatti
Un secondo gruppo e invece costituito da piante erbacee, che mantengono un portamento fortemente compatto, spesso in gruppi addensati o cuscinetti, soprattutto quando il loro sviluppo ha raggiunto il massimo della propria potenzialità: queste specie, se attentamente impiegate, conferiscono al muro un effetto ornamentale di prim’ordine. Qui citiamo: I’alpina Achillea erba-rotta spp. moschata, dalle infiorescenze aromatiche; le splendide e infinite cultivar di Aubrieta; i conosciutissimi Alyssum dai fiorellini gialli; Campanula poscharskyana, dall’imponente fioritura tardo-estiva; la bassa (fino a 15 cm) Armeria juniperifolia; il candido Cerastium tomentosum, che può formare cuscini di enormi proporzioni; i coloratissimi e allegri Helianthemum e Saxifraga, di cui spesso si scorgono solo i fiori, tanto abbondanti sono rispetto alle foglie; e poi ancora Sedum e Sempervivum (piante grasse), Veronica prostrata, Fallopia japonica, Iberis saxatilis, Thymus spp., Hypericum cerastioides, Hippocrepis comosa., Gypsophila repens, Erinus alpinus, Erica spp., e così via.

 

Cymbalaria muralis

 

Erigeron karvinskianus

 

Leontopodium alpinum

 

Oenothera speciosa

Le specie di grande effetto
Infine, un’ultima categoria comprende erbacee che si presentano in modo meno compatto o addirittura con individui isolati, ma che per varie ragioni possono offrire un contributo notevolissimo alla ricchezza floristica di un muro. Primo fra tutti va segnalato l’americano Erigeron karvinskianus, oggi spontaneizzatosi su muri e rupi di mezza Italia, di grandissimo effetto se distribuito in abbondanza; poi la rosea Oenothera speciosa, che si apre solo di giorno; la graziosa e gialla Potentilla hyparctica; la più famosa pianta delle nostre montagne, Leontopodium alpinum o stella alpina; i vistosissimi garofanini di Dianthus alpinus; le comunissime felci che possiamo trovare anche sui muri delle nostre vie, come Ceterach e Asplenium; la delicata Corydalis lutea e la celebre Cymbalaria muralis, che si diffonde rapidamente sul muro perché emette radichette ad ogni nodo.