Viaggio ad Arcosanti – prima puntata

Sono arrivata all’aeroporto di Phoenix (Arizona) venerdì  sera tardi e c’era lo shuttle che avevo prenotato giorni addietro che mi aspettava, gentilissimi mi sono venuti a prendere all’uscita dell’aeroporto. Purtroppo a causa di un incidente c’era molto traffico sulla strada per Cordes Junction, località nel centro dell’Arizona dove si trova Arcosanti,  ero preoccupata che non avrei trovato nessuno a prendermi a causa del ritardo. Una volta arrivata con mio grande sollievo c’era Matteo, il workshop coordinator di Arcosanti, col quali avevo tenuto i contatti prima della partenza. Per fortuna lui era in diretto contatto con la compagnia dello shuttle che l’aveva informato del problema. Così dopo 13 ore di volo e 2 ore di pullman mi sono ritrovata sulla strada sterrata che porta ad Arcosanti. Sono arrivata che era buoi e non ho potuto vedere molto visto che li lampioni stradali non c’è ne sono, ci sono solo poche luci di percorso alimentate a energia solare. Sono andata subito a dormire e la mattina quando mi sono svegliata all’alba a causa del fuso orario mi sono trovata davanti agli occhi un posto stupendo, l’orizzonte era cosi lontano,il paesaggio fantastico e al contrario di quel che mi immaginavo pensando al deserto dell’Arizona, molto verde, d’altronde in Luglio c’è la stagione delle piogge.
Sono andata a farmi un giro per Arcosanti alla ricerca del cafè che si trova dalla parte opposta dei dormitori, è un’architettura molto interessanti su più piani, al piano terra ci sono della abitazioni,sopra le quali si trova il cafè stesso, uno spazio a doppia altezza  sul quale si affaccia la bakery e la gallery. È uno ambiente molto ampio con enormi vetrate circolari che si aprono sul paesaggio circostante dando una vista più naturale rispetto alle classiche vetrate rettangolari. Nella parte sud c’è un terrazzino che affaccia direttamente sulla mesa sottostante dove scorre l’Agua Fria river.
Per tutto il weekend ho fatto la turista accompagnata da altri ragazzi che erano già li da tempo a fare il workshop. Mi hanno fatto vedere la ceramic apse dove vengono create le wind bell, campane prodotte in argilla colata o in forme di gesso o nella terra del luogo, chiamata silt. Intorno all’anfiteatro, vicino ai dormitori per i workshopper ci sono molti spazi comuni, tra cui una stanza dove si trova un computer, la lavanderia, una piccola cucina e dove eventualmente si possono fare delle proiezioni. Poi c’è una sala con la biblioteca, una piccola palestra e giochi come il ping pong e il biliardo. Sullo stesso livello si trova anche un posto dove puoi trovare tutto quello che ti può servire dai vestiti da lavoro a borse … e il bello è che non c’è bisogno di pagare,tu prendi quello che ti serve e in cambio lasci quello che non ti serve. Al livello del palco dell’anfiteatro c’è la music room  dove si trova una televisione, un pianoforte e altri strumenti tutti a disposizione della comunità.
La piscina si trova più in basso e affaccia direttamente sulle guest room , un piccolo motel a disposizione degli ospiti.
Ancora più in basso a livello del fiume si trova il Camp, nucleo primario di Arcosanti dal quale Soleri e i primi workshop anno iniziato le costruzioni. È composto da tanti cubi prefabbricati in cemento armato realizzati  con la tecnica della formazione a terra in casseforme di legno. Questi cubi fungono da abitazione per coloro che finito il workshop e diventati residenti si vogliono fermare ancora un po’ e comprendono anche un’area comune con bagni e cucina. Attualmente il Camp è la zona agricola di Arcosanti dove vengono coltivate svariate piante da frutta e verdure che poi finiscono direttamente nella cucina del cafè. Purtroppo non bastano per soddisfare il bisogno alimentare di tutta la comunità quindi sono costretti a rifornirsi anche da fuori.  Nel Camp si trova anche un pollaio costruito in paglia e terra.
Il lunedì ho iniziato la mia scholarship, che consiste nel stare ad Arcosanti per 11 settimane, le prime sei settimane ti rendi utile in qualsiasi modo, io per esempio la mattina preparavo il self service della colazione e davo una mano in cucina per il pranzo, nella tarda mattinata andavo a pulire le camere degli ospiti. Passate queste sei settimane si ha la possibilità di accedere al workshop senza doverlo pagare. Questa è una soluzione molto valida per chi non si può permettere oltre alle spese di viaggio anche le spese di soggiorno e del workshop stesso, infatti è disponibile per pochi candidati che vengono selezionati tramite l’invio di curriculum, lettera motivazionale e lettere di raccomandazione.
Durante le mie prime 6 settimane fra cucina e camere ho avuto l’opportunità di conoscere meglio l’ambiente e le persone che lo abitano e ne sono rimasta molto affascinata. C’è un forte senso della comunità e del voler far qualcosa di importante tutti insieme, residenti e workshopper.

(continua)

Valentina Luccherini