Welwitschia

Proviene dalla Namibia la pianta più strana del mondo.

Così viene spesso definita la Welwitschia mirabilis Hook f. date le rilevanti particolarità botaniche e gli adattamenti ecologici della specie. Essa infatti si colloca sistematicamente tra le Gymnospermae nell'ordine delle Gnetales e nella famiglia monospecifica delle Welwitschiaceae pur avendo caratteri che, invece, sono tipici delle Angiospermae come il nettare, l'impollinazione per mezzo di insetti, il tipo di legno ed altri ancora. Tali caratteristiche intermedie la portano ad essere considerata un "fossile vivente" rappresentante l'anello di congiunzione tra le due divisioni delle fanerogame.

Descrizione botanica
La pianta è formata da due uniche foglie nastriformi opposte, assai tenaci e che crescono di continuo dal tessuto meristematico che si trova al punto della loro inserzione sul fusto.
Quest'ultimo è costituito quasi esclusivamente dal solo ipocotile e può raggiungere i quattro metri di circonferenza nelle piante più vecchie. Le foglie, mentre dalla base crescono continuamente, all'apice seccano, si deteriorano e si disintegrano. Se questo incessante disfacimento apicale non avvenisse gli individui ultramillenari arriverebbero ad avere foglie lunghe più di 100-200 m!

Con l'età le foglie vengono anche sfrangiate dal vento e dalla curvatura che assume il meristema via via che il fusto cresce costringendole a dividersi in raggi. Questa specie è dioica e porta curiose infiorescenze, costituite da fiori raccolti in strobili ("pigne"), su insoliti peduncoli legnosi più o meno ramificati. Dagli strobili impollinati delle piante femminili voleranno poi via i semi, larghi da due a quattro centimetri e dotati di ali trasparenti e talmente morbide da sembrare di seta.

Diffusione
E' distribuita nel deserto del Namib, lungo una stretta fascia costiera detta Costa degli Scheletri a causa dei resti ossei di cetacei rinvenibili sulla battigia e dei relitti di vari naufragi causati dalla nebbia. Qui, infatti, tutte le notti una densa nebbia ricopre tutta la regione portando la vita in un luogo che di giorno è secchissimo e riarso dal sole. Questo fenomeno è causato dalle acque fredde della Corrente del Benguela che, proveniente dall'Antartide, arriva a lambire la costa namibiana facendo condensare le masse d'aria atlantiche che vi transitano sopra, richiamate dalla pressione più bassa all'interno del continente. La Welwitschia è ottimamente in grado di sfruttare questa caratteristica meteorologica assorbendo l'acqua della nebbia dalle foglie ricche di stomi su entrambe le pagine. La pianta è una freatofita e giunge a sfruttare l'acqua che si trova in profondità tramite un fittone di oltre 20-30 m. Inoltre ha anche molte radici superficiali capaci di sfruttare le minime precipitazioni che non arrivano a bagnare profondamente il terreno.

Come coltivarla
Non è poi così difficile ricreare un ambiente adatto a far crescere bene le piante di Welwitschia in coltivazione. Come substrato uso un terreno calcareo, aerato e quasi esclusivamente minerale, costituito approssimativamente da 25% di sabbia di marmo grossa e fine, 25% di sabbia silicea, 15% di terriccio universale fine, 20% di lava grossa e fine, 15% di terra calcarea di campo. Per quanto riguarda il contenitore è necessario l'utilizzo di vasi molto profondi o di segmenti di tubi di circa 50 cm adatti a consentire un certo sviluppo del fittone in profondità. Non mi risulta che, contrariamente a quanto si dice di solito, l'eventuale rottura del fittone causi la morte della pianta. In seguito a dei miei trapianti la rottura del fittone ha semplicemente portato ad un blocco della crescita di 20-30 giorni e nient'altro.

Le annaffiature vengono effettuate ogni 15-30 giorni durante i mesi più caldi mettendo il contenitore in un sottovaso pieno d'acqua per alcuni minuti e bagnando dall'alto solo 1-3 volte all'anno in estate. Qualche leggerissima nebulizzazione serale imita la nebbia del loro deserto. Durante l'inverno non le annaffio mai, ma un po' di calore le fa crescere ugualmente. Prima di annaffiare è comunque bene considerare che in fondo al contenitore il terreno asciuga molto più lentamente che in superficie e che la pianta gradisce una leggerissima ma costante umidità del substrato.
Dato l'ambiente del loro areale naturale è evidente che le piante gradiscano molta luce, anche il sole diretto se abituate.
Un invito quindi alla coltivazione di questa specie che, una volta soddisfattene le esigenze ambientali, ha poi pochissime necessità di interventi di manutenzione e che con gli anni può arrivare, anche in coltivazione, a fiorire e a fruttificare.