Zizyphus : le giuggiole, un rinnovato interesse

Per "giuggiola" si intendono sia i frutti dello Zizyphus sativa, Gaertn. (sin. Z vulgaris, Lam.) che quelli dello Zizyphus lotus, (L) Lam. e dello Z. jujuba, Lam.

Giuggiolo ebraico
Cominciamo con la specie più antica della nostra regione mediterranea: Zizyphus lotus, (L) Lam. "giuggiolo ebraico", "loto", "african date", originario delle zone costiere dell'Europa meridionale e dell'Africa del Nord. Esso sarebbe il loto degli antichi, tanto diffuso in quella che oggi è la Tunisia da far ricordare a Teofrastro (padre della botanica) che la spedizione romana sbarcata per distruggere Cartagine (III guerra Punica) e attestatasi a Zerbi (l'odierna Djerba) si nutrì per molti giorni coi soli frutti del "loto", tante erano le piante di giuggiole che vi crescevano. Ulteriore esempio della frugalità dei romani dell'epoca repubblicana, aggiungo io, perché per dirla con De Candolle "si doveva essere ben poveri o ben sobri perché bacche piccole come ciliegie sciape o mediamente zuccherine non acontenterebbero altri uomini". L'isola dei lotofagi di Omero, sarebbe quindi Djerba, tanto più che è prossima alla costa nord-africana dove poi Ulisse sbarcò per incontrarvi Circe. Da ricordare però la singolare teoria di un ex marinaio, tal Aristide Vincenti che sosteneva essere Ulisse andato alla deriva tra le isole jugoslave del medio Adriatico e che il paese dei lotofagi fosse la regione attorno a Dubrovnik ove abbonda il loto.

Le foglie sono composte da foglioline di forma ovale

Frutti maturi di giuggiolo

Z. lotus è un alberello spogliante, spesso in forma di cespuglio, con i rami che all'apice producono di volta in volta due getti uno lungo poco più di un centimetro, dritto, e l'altro di pochi millimetri, uncinato. Le foglie variano da ovato ellittiche a lanceolate, lunghe meno di 2 cm. Fiori insignificanti all'ascella delle foglie, frutti gialli, ovali o tondi di circa 1 cm a polpa farinosa, di sapore dolciastro che ricorda quello dei datteri poco polposi e poco zuccherini.
Nei secoli passati, e ancora oggi, i frutti del loto costituiscono una importante riserva alimentare in Nord-Africa grazie alla loro facile serbevolezza, mentre hanno perso l'importanza che avevano fino al secolo scorso in varie zone del mediterraneo rivierasco.

Le vere giuggiole
Zizyphus sativa, Gaertn. (sin. Z. vulgaris, Lam.) fornisce le vere giuggiole, delle dimensioni di una buona oliva, ossia lunghe quasi 3 cm, rosso scarlatto, a polpa dolce. Per quanto sia coltivato in Mediterraneo da tempo immemorabile, è storicamente provato che arrivò in Italia dalla Siria, secondo quanto riferisce Plinio, portatovi dal console Sesto Papinio verso la fine del regno di Augusto. In Siria era giunto dall'India settentrionale dove cresce sulle pendici dell'Himalaya fino a 2.000 m, naturalizzandosi sia in Medio Oriente che in Grecia, che nell'Italia meridionale sulle cui coste rocciose Gussone e Bertoloni lo rinvenivano spontaneo, e fin sulla Riviera. Nelle coste venete ed istriane probabilmente furono i veneziani a reintrodurlo all'epoca della loro sottomissione, traendolo dal Medio Oriente. Si tratta di un alberello i cui frutti sono migliorati sulle coste mediterranee divenendo più dolci di quanto non siano i parenti indiani, che risultano di sapore acidulo.
Secondo De Candolle però questa sarebbe specie di origine cinese dove è ben nota, e non già indiana.

La specie migliore
La specie però che fornisce frutti di miglior qualità sia per grossezza che per sapore è Zizyphus jujuba, Lam. detto "dattero cinese", "giuggiolo indiano", "ber" in lingua indù, nome comune in Medio Oriente anche agli israeliani, "masson" all'isola di Maurizio; De Candolle nel suo "L'Origine delle Piante Coltivate", considerando il gran numero delle varietà conosciute, ne arguiva un'origine antichissima ma non si pronunciava con certezza sui luoghi di provenienza, considerata la facilità con cui si dissemina spontaneamente. Egli propende per il paese dei Burmani (l'odierna Birmania o Siam) nelle cui foreste asciutte fu rinvenuto spontaneo già dal Wallich e dal Kurz. Beddone ammette la specie come spontanea anche dell'India settentrionale ma il Brandis avanzava dei dubbi avendolo rinvenuto solo nelle località dove si erano stabilite popolazioni.

Frutto di Zizyphus jujuba in fase di maturazione

Il frutto, alquanto zuccherino è ricco di mucillagine, contiene grassi e acido zizifico, che nella medicina cinese è prescritto come tonico, nutriente e sedativo dell'insonnia oltre che nella cura della bronchite e della neurastenia (un po' come altre specie di Rhamnaceae) va ricordato che tale acido è incompatibile, nella cura, con parti di piante della famiglia delle Minispermaceae come le varie specie di Cocculus che rilasciano alcaloidi ad effetto convulsivo. Da ricordare, ancora, che in Cina i frutti, snocciolati e a pezzi, sono mescolati al pane o servono per ottenere salse e bevande.
A sostegno della teoria dell'origine indiana stanno ben tre nomi sanscriti e 11 nelle lingue indiane moderne, mentre gli antichi autori cinesi non ne parlano. In Cina, secondo Pickering la pianta arrivò circa 1.300 anni fa dalla Persia. In Medio oriente e in Africa l'introduzione non risale a più di 200 anni fa. Mentre risale al 1903 la sua "scoperta" da parte di David Fairchild durante il soggiorno in Giappone, che spedì il carico di semi avuto da Frank Meyer dalla Cina (Shantung) direttamente a Chico in California per l'acclimatazione. La specie mostrò di adattarsi splendidamente a quel terreno e quel clima dal momento che, fiorendo tardi in primavera non era soggetto al geli tardivi. La diffusione dello Z. jujuba è proseguita negli Usa grazie alla stupefacente capacità di adattarsi a differenti tipi di clima in particolare sopportando benissimo sia il freddo sia la siccità.
La pianta ha un portamento cespuglioso, è spogliante e presenta rami glabri, disposti tipicamente a zig-zag, armati ad ogni angolo di due spine di cui una ricurva e corta. Le foglie sono ovali o oblanceolate lunghe 3-6 cm ad apice rotondo. I fiori giallastri, piccoli, sono riuniti in 2 o 3 alle ascelle fogliari e presentano brevi peduncoli; il frutto ovale, lungo da 1,5 a 3 cm è rosso scuro poi quasi nero a maturità.

Zizyphus jujuba, alcune proprietà:

Il frutto, alquanto zuccherino è ricco di mucillagine, contiene grassi e acido zizifico, che nella medicina cinese è prescritto come tonico, nutriente e sedativo dell'insonnia oltre che nella cura della bronchite e della neurastenia (un po' come altre specie di Rhamnaceae) va ricordato che tale acido è incompatibile, nella cura, con parti di piante della famiglia delle Minispermaceae come le varie specie di Cocculus che rilasciano alcaloidi ad effetto convulsivo. Da ricordare, ancora, che in Cina i frutti, snocciolati e a pezzi, sono mescolati al pane o servono per ottenere salse e bevande.

Tante varietà
La forma che cresce all'isola Mauritius e in India (Zizyphus mauritiana) differisce per essere sempreverde e a foglie e getti tomentosi.
Alto fino a 8-10 metri è un alberello munito di spine accanto al picciolo mentre i fiori piccoli e stellati compaiono in gruppi numerosi e sono profumati. I frutti che arrivano a 5 cm di lunghezza e sono larghi 2,5 cm sono di colore verde ialino da acerbi e giallo arancio maturi; la polpa, soda e bianca, ha un sapore variabile da acidulo a poco dolce. E' specie che vuole terra sabbiosa. Se ne conoscono almeno 5 cultivar locali.
In Cina, già Sturtevant, agli inizi di questo secolo, aveva rilevato quanto fosse diffuso e come ne esistessero molte varietà differenti per misura, forma e colore dei frutti. Una di esse dà i così detti "datteri cinesi" mentre in India le piante spontanee producono frutti più piccoli e quelle coltivate li danno oblunghi. La polpa, in tutti è mielosa, dolciastra, di piacevole sapore. Wallich cita una cultivar a frutti della misura di un uovo, di eccellente qualità mentre in Siam si predilige un tipo a frutti piccoli e aciduli e in Abissinia la polpa viene lavorata e ammassata ottenendo una pasta simile a formaggio stagionato.

Facili da coltivare
A questo punto possiamo riassumere quanto di comune hanno queste tre specie: la facile coltivazione, data l'adattabilità a climi freddi, alla siccità, ai terreni poveri. La facile riproduzione che avviene sia per seme sia per talee e polloni, e la facile conservazione dei caratteri delle cultivar pregiate mediante l'innesto sia su franco sia sul nostro Zizyphus spina-christi. Queste caratteristiche così come avevano attirato l'attenzione agli inizi del secolo tra i nostri botanici preoccupati di suggerire specie adatte alle nostre aridissime colonie (uno di questi fu E. Fenzi) hanno oggi sollevato l'interesse degli israeliani alla ricerca di piante coltivabili nelle zone desertiche calde.
A Quetura si provano dalla seconda metà degli anni '80 varie piante di fruttiferi per zone aride come Casimiroa edulis, Carissa, Dovyalis caffra, vari, e Zizyphus mauritiana, cultivar "Gola" che, per aumentarne la resistenza alla siccità e al caldo, è stato innestato su Zizyphus spina-christi. Nell'ottobre scorso visitando il vivaio del Sig. Noaro a Camporosso,  (http://www.noarovivaio.it/) dove non manco mai di fare una capatina quando sono in Riviera di Ponente, vi ho rinvenuto un paio di piante di jujuba da innesto con frutti grossi come una susina, non ancora maturi e che provenivano da vivai francesi.

Le altre specie
Ma questo articolo non sarebbe completo se non accennassimo ad alcune delle altre più importanti specie (importanti dal punto di vista alimentare) del genere Zizyphus, che annovera circa 200 specie. Ecco così Zizyphus agrestis di Cina e Vietnam dalle rosse drupe. Poi Zizyphus joazeiro del Brasile che si raccomanda per essere in grado di fruttificare bene anche in regioni aride; così come Z. lycioides del Messico settentrionale e Texas, a bacche nere, astringenti, mentre quasi sciape sono le più grosse bacche di Z. obtusifolia, Gray, sempre del Texas. Dall'Africa centrale fino al Senegal viene Z. mucronata, Wilid. dai frutti eduli ed utilizzati per mescolarli al pane o per farne una piacevole bevanda.
Ancora dall'Africa, questa volta nordorientale, viene Z. spina-christi che divide con Paliurus spina-christi la leggenda di essere stato utilizzato per intrecciare la corona di spine di Gesù, a frutti oblunghi piccoli di piacevole sapore subacido. Dalle indie orientali vengono Zizyphus napeca, Wilid.; Z. rotundifolia, Lam. quest'ultimo dolce acidulo e che data l'abbondanza è stato d'aiuto nelle carestie; Z. rugosa, Lam. dal frutto di sapore particolare; e infine Z. xylopyrus Wild di cui si mangiano solo i noccioli.

Bibliografia
A.De Grande, L'origine delle piante coltivate, Milano F.lli Dumolard 1883
H.F.Chin & H.S. Yong, Malaisian fruits in color, Tropical Press SDN, Kuala Lumpur 1980
D. Fairchild, The world was my garden, C. Scribner's Sons, New York 1945
E.O. Fenzi Frutti tropicali e semitropicali, Istituto Agricolo Coloniale Italiano, Firenze 1916
E. Messariani, Erbe in Cina, Ediz. Scientifiche Internazionali, Milano 1981
A.Nerd, J.A.Aronson, Y. Mizrahi, Introduction and domesyication of rare and wild fruit and nut tree for dessert areas, in Advances in New Crops, Timber Press, Portand, USA
C.Pickering, Chronological history of plants, Boston 1879
Baron F. von Mueller, Select extra tropical plant readily eligible for industral culture or naturalization, G.S. Davis, Detroid 1884
Sturtevant's Notes On Edible Plants, edited by U.P.Hedric Albany, J.B.Lyon e Co State Printers 1919.