Ceanothus thyrsiflorus repens

Ceanothus thyrsiflorus repens

Ceanothus thyrsiflorus repens

La particolare conformazione dei giardini mediterranei ha dato un’impronta particolare ai giardini popolari del centro-sud della penisola, dai quali possiamo ricavare idee interessanti. Ma alla sommità dei muretti e sui lati delle scale e scalette che collegano le zone pavimentate, c’è bisogno di piante dal portamento insolito che con i loro rami decombenti coprano alla vista gli spigoli e si protendano al di fuori come da un grande vaso.

Sono le piante prostrate o ricadenti, il cui impiego in questi casi è davvero indispensabile. Occorre conoscere però l’andamento che assumono da adulte per decidere dove collocarle: se il muretto è troppo basso rispetto alla lunghezza dei rami, questi ultimi si adageranno sul pavimento continuando a crescere in orizzontale con effetto spiacevole, mentre nel caso inverso la sproporzione fra pietrame e pianta produrrebbe una disarmonia fra le forme.
Ceanothus thyrsiflorus repens ad esempio, di crescita molto rapida, può allungare i suoi rami fino a m 1,5 e dato che non sopporta bene le potature, come tutti i Ceanothus a foglia sempreverde, conviene tenerne conto quando lo si utilizza.
Ha foglie piccole, ovali, lucidissime e verde scuro sopra e rami molto fitti che si intersecano fra di loro fino a formare un intreccio di vegetazione compatto alto anche 50-60 centimetri. Nella tarda primavera e nuovamente in autunno appaiono fiorellini azzurri riuniti in spighe all’apice dei rami.
È originario della California e quindi nel nostro clima si ambienta molto bene, accettando la vicinanza del mare, ma sopportando pure le temperature più rigide dell’interno. Vuole però terreni permeabili, non sassosi e poco calcarei, sebbene abbia una buona resistenza alla siccità. Il pieno sole è una sua prerogativa, eppure nonostante la presenza di tutte queste condizioni prima o poi perderete la vostra pianta, perché tutti i Ceanothus sono poco longevi e nella vostra vita vi potrà capitare di doverli sostituire più volte. Se non volete provare questo dispiacere non coltivateli, ma chi vi darà per due volte l’anno lo stesso splendido azzurro?

Amelanchier

Quando i primi colonizzatori europei sbarcarono sulle fertili coste atlantiche nell’America del Nord, trovarono molte piante spontanee dai frutti eduli coi quali cibarsi, ma le cose diventarono molto più difficili quando, lasciati i loro insediamenti costieri, si mossero verso I’Ovest attraverso le praterie immense e le inesplorate montagne. Ed in quel frangente fu loro di provvido aiuto una pianta arbustiva che cresceva ovunque ai margini delle praterie, lungo i fiumi, nei terreni rocciosi della montagna, una pianta resistente al vento ed al freddo, alla siccità ed al sole estivo, l’Amelanchier. I suoi piccoli frutti dolci e succosi fornirono spesso loro il cibo e la bevanda insieme. Del resto gli abitatori del paese conoscevano già molto bene il frutto di questa pianta, chiamato mis-sask-qua-too, (e per brevità saskatoon – Esiste anche una città chiamata Sasktown perché sorta in una zona molto ricca di Amelanchier) e usavano anche mescolarlo alla carne di bufalo e a grasso per farne una pasta chiamata “pennican”, il cibo che tutti i viaggiatori e cacciatori si portavano appresso nelle immense praterie. Anche gli europei adottarono il pennican e tutti ricordiamo di averne letto sui libri di avventure divorati nella nostra infanzia.
Amelanchier alnifolia spontaneo è stato oggi sostituito nelle coltivazioni da varietà a frutto più grande e di migliore qualità, e la sua coltura in America è stata largamente diffusa ovunque.
L’antica raccolta a mano è stata sostituita da quella meccanica e i frutti sono impiegati per fare bevande alcoliche, gelatine, marmellate e dolci vari.

Un po’ di botanica

A. alnifolia, la specie americana più diffusa, fa parte di un genere che ne comprende almeno una ventina. Si tratta di arbusti o di piccoli alberi della famiglia delle Rosaceae per lo più americani (bartamiana, canadensis, florida, laevis, oblongifolia, prunifolia, sanguinea, sera, stolonifera, utahensis) delle regioni che vanno dal Canada sino all’Utah e al Nuovo Messico, dall’Ontario alle Montagne Rocciose dove vivono all’altitudine di 1500-1800 metri, sino alle coste dell’Oceano Pacifico. Non mancano tuttavia le specie asiatiche ed europee, come A. asiatica diffusa dalla Cina alla Corea sino al Giappone e A. ovalis (sin. interfolia, vulgaris) che si ritrova in Dalmazia e a Creta, ma presente anche in Italia. Il Fiori infatti la cita come diffusa nella zona delle Alpi e nelle maggiori nostre isole.

Le foglie di tutte le specie sono alterne, più o meno ovate, lunghe meno di 10 cm, sempre dentate, che nell’autunno assumono vistosi colori prima di cadere.

Amelanchier-autumn-brilliance

Amelanchier ‘Autumn Brilliance’

I fiori sono grandi, per solito bianchi o raramente rosati; esistono tuttavia anche tipi a fiori rossi, come A. grandiflora ‘Rubescens’. Essi sono riuniti per lo più in racemi terminali di una dozzina, ma qualche volta sono solitari o riuniti a due a due od a quattro. Ogni fiore è pentamero come in tutte le Rosaceae, e di un paio di cm di diametro, spesso assai più bello del fiore di un Malus.
La fioritura è sempre assai precoce ma la durata è spesso molto breve anche se talvolta spettacolare.


Ai fiori succedono piccoli pomi che a maturità, nell’autunno, assumono colori diversi; dal bianco al giallo crema sino al rosa e al rosso-violaceo. Una curiosità: le piante a frutto bianco o crema sono sterili, a meno che non intervenga nella fecondazione una pianta a frutto porpora o violetto.
Lo sviluppo delle piante è quanto mai vario e va da un solo metro di altezza a 7-8 metri a seconda della specie e dell’ambiente in cui vive. In ogni caso si tratta di vegetali quanto mai frugali e resistenti a qualsiasi condizione avversa e adatti per qualsiasi terreno.

Come si può utilizzare e coltivare 

In America Amelanchier è conosciuto più che altro come pianta da frutto e per questo largamente coltivato.
Da noi, oltre che per tale impiego, può servire molto bene in giardino per formare gruppi sul prato, per esemplari isolati, per siepi ornamentali. Un alberello in piena fioritura è veramente molto attraente, tanto più che i fiori sbocciano sempre prima della nascita delle foglie.
Ma anche i frutti sono altamente decorativi, specialmente quelli colorati, mentre le foglie assumono in autunno eleganti toni del giallo, del rosso e del porpora, dando al giardino colori quasi violenti.
Esistono diverse forme orticole indicate particolarmente per i giardini, soprattutto di A. grandiflora, oppure anche di A. alnifolia. Una di queste è A. ‘Altaglow’ a portamento colonnare e che può raggiungere i 5-7 metri, con frutti color crema.
I tipi compresi nella specie A. laevis invece danno piante più raccolte, dalle foglie e dai frutti policromi molto interessanti.
Si può dire che Amelanchier si adatti a qualsiasi terreno ma è evidente che il suo sviluppo sarà in relazione alla fertilità del suolo al quale sarà affidato. Le più belle piante, molto fiorifere (e fruttifere) saranno quelle poste in un suolo ricco, di medio impasto, sufficientemente fresco nell’estate ed in pieno sole.
La moltiplicazione dell’Amelanchier è molto facile perché la pianta si riproduce agevolmente per talea, margotta, propaggine, polloni radicali e anche per seme. Le talee di legno maturo e le margotte vanno fatte d’autunno, epoca nella quale si devono affidare al terreno anche i semi di fresco raccolto. Se infatti si lascia passare l’inverno, i semi impiegheranno due anni per nascere.
Le forme ibride e selezionate vanno invece riprodotte per innesto. Si sconsigliano il biancospino e il nespolo, mentre sono da preferire Amelanchier da seme e il cotogno. Con questa sintetica nota io spero di aver invogliato qualche lettore a introdurre nel suo giardino Amelanchier, questa pianta benemerita dei pionieri del West e così poco conosciuta da noi.
E se egli non ha posto in giardino, la metta almeno nell’orto, dove insieme al ribes, ai lamponi ed ai mirtilli americani gli darà molti piccoli frutti, sul finire dell’anno, per le consuete marmellate.

Le piante per gli spazi verdi

giardino contemporaneoAlberi – Costituiscono l’ossatura del giardino e sono quelli che con la loro distribuzione ne determinano la struttura. Gli aspetti decorativi degli alberi sono il portamento, la forma della chioma, la persistenza o meno del fogliame, forma e colore delle foglie, eventuali fiori e frutti.
Il portamento dell’albero è un carattere molto importante che imprime al giardino stesso caratteristiche specifiche. Ad esempio, un portamento conico e compatto dai contorni rigidi come quello di un abete o di una magnolia si accompagna con le geometrie di un giardino formale basato su una divisione regolare degli spazi. Al contrario la chioma diffusa di un pioppo che si muove al vento evoca spazi aperti e imprime al giardino caratteri di naturalità.
Nel disegno sono illustrati i principali tipi di portamento degli alberi.

portamento degli alberi

Il portamento degli alberi: 1) fastigiato; 2) espanso o a ombrello (Pinus domestica); 3) ovoidale (Quercus); 4) arrotondato (Aesculus hippocastanum); 5) conico (Picea abies); 6) piangente (Salix babylonica)

Arbusti – Gli arbusti a motivo della estrema variabilità della forma, colori, portamento e dimensioni assumono volta a volta funzioni diverse a seconda della specie e delle modalità con cui sono usati:

  • schermo per mascherare visuali che non si desiderano vedere
  • gruppi di sfondo, collegamenti tra gli alberi e le superfici piane
  • punto di attrazione come da nota di colore (isolati o in gruppo)
  • frangivento

Con le specie striscianti si possono realizzare tappezzamenti di superfici in sostituzione del prato; dato il grande numero di specie e varietà è possibile avere scalarità di fioriture e aspetti decorativi durante tutto l’anno.

Erbacee perenni – Le aiuole o le bordure di erbacee perenni non sono ancora molto usato nei giardini italiani, in parte poiché legate a un gusto di giardino tipicamente inglese, in parte per il fatto che i nostri climi estivi sono spesso eccessivamente caldi e aridi, e infine perché richiedono una manutenzione piuttosto assidua. Le erbacee perenni vengono per lo più accostate in composizioni di diverse specie e varietà e i criteri di scelta delle piante devono rispondere ai seguenti parametri: la stagione in cui l’aiuola deve avere il massimo valore decorativo e la posizione ombreggiata o soleggiata.
Per ogni progettazione si devono considerare:

Aspetti estetici: portamento delle piante – altezza – accostamento dei colori.
Aspetti tecnici: esigenze di sole o ombra – epoca di valore estetico (in genere fioritura) – tipo di terriccio – messa a dimora e preparazione del terreno.

Se l’aiuola si può vedere da tutte le direzioni si metteranno al centro le piante alte, poi le medie e ai bordi le basse.
Per avere buone proporzioni l’altezza delle piante più alte non deve superare la metà della larghezza totale dell’aiuola. Se l’aiuola è addossata a un muro o comunque si vede da una sola parte mettere le piante alte sul fondo, poi le medie e le basse.
È consigliabile fare prima il disegno in scala per controllare bene l’equilibrio tra specie di diverso tipo e altezza.
Il numero delle specie va proporzionato alla superficie da ricoprire. Se la superficie è ridotta evitare di mettere molte specie che creeranno un’immagine di disordine.
Le distanze variano secondo le specie: piante alte come la Rudbekia e il Lupinus andranno posizionate a circa 40 centimetri di distanza; piante più piccole come l’Aubrietia e la Campanula andranno posizionate a 25 centimetri di distanza circa.
Gli accostamenti vanno fatti tra piante che hanno le medesime esigenze in fatto di terreno, clima ed esposizione armonizzando i colori.

Bordura mista erbacee perenni arbusti

Bordura mista con erbacee perenni e arbusti

Molto importante è la programmazione della scalarità di fioritura. Non è necessario che un’aiuola sia composta da sole erbacee perenni: si possono fare composizioni molto belle anche mescolando piccoli arbusti e conifere di ridotte dimensioni, in particolare piante con aspetti decorativi invernali.

L’equilibrio della composizione nel tempo va governato, a meno che non si preferisca abbandonare l’aiuola al rinselvatichimento il che può anche non essere sgradevole ma porterà alla dominanza di poche specie.
Mentre fino a qualche anno fa le erbacee perenni erano reperibili soltanto da pochi vivaisti, oggi sono molto diffuse e facili da trovare.
Le erbacee perenni sono piante abbastanza sensibili al microclima, per cui negli accostamenti vanno scelte con attenzione le specie a esigenze omogenee.
Le possibilità di scelta sono vastissime e questo rende indispensabile l’uso di un buon manuale di giardinaggio o del catalogo delle ditte produttrici più note.
La tabella mostra elenchi di  arbusti raggruppati a seconda dell’impiego consigliato.

IMPIEGO DEGLl ARBUSTI

Arbusti per terreni argillosi e calcarei:
Berberis, Buddleia, Buxus, Cornus sanguinea, Cotinus, Crataegus, Corylus, Forsythia, Hibiscus, Hypericum, Laburnum, Ligustrum, Malus, Philadelphus, Spiraea, Syringa

Arbusti per terreni umiferi e acidi:
Acer japonicum, Azalea, Calluna, Camellia, Erica, Hamamelis, Hydrangea, Pieris, Rhododendron, Skimmia

Arbusti per posizioni ombreggiate:
Aucuba, Berberis, Buxus, Cornus spp. Fuchsia, Hydrangea, Hypericum, Ilex, Laurus nobilis, Ligustrum, Prunus laurocerasus, Mahonia, Osmanthus, Philadelphus, Sambucus, Skimmia, Vinca, Hedera, Parthenocissus, Viburnum tinus

Arbusti per siepi spinose:
Berberis, Crataegus monogyna, Pyracantha, Ilex aquifolium, Prunus spinosa, rosa, Citrus triptera (Poncirus trifoliata)

Arbusti resistenti alla siccità:
Berberis, Spartium junceum, Hypericum, Spiraea, Corylus, Syringa

Arbusti a fioritura invernale:
Jasminum nudiflorum, Chimonanthus praecox, Hamamelis, Prunus subhirtella ‘autumnalis’, Camellia sasangua, Viburnum tinus

Arbusti a fioritura primaverile:
Azalea, Cornus, Deutzia, Forsythia, magnolie giapponesi da fiore, Malus, Prunus, Rosa, Syringa, Spiracea vanhouttei, Spiraea x arguta, Buddleia alternifolia, Philadelphus

Arbusti a fioritura estiva:
Lagerstroemia, Hibiscus, Hydrangea, rose rifiorenti, Spiraea bumalda ‘Antony Waterer’

 

Berberis sempreverdi

La famiglia delle Berberidaceae non è molto vasta – poiché comprende circa 15 generi e meno di 600 specie – ma ha acquistato una notevole fama, nel settore della flora ornamentale, grazie ad alcuni arbusti, quali Berberis, Nandina e Mahonia che s’impongono all’attenzione di tutti gli amatori di giardini, talvolta risolvendo situazioni “impossibili” con il loro fogliame molto spesso sempreverde e le loro infruttescenze colorate. In realtà, alla famiglia vanno ascritti anche alcuni alberi e, soprattutto, numerose erbacee perenni, che non sono per nulla da sottovalutare, come ad esempio Epimedium e Podophyllum, tappezzanti elegantissimi i primi e piante da bordura i secondi.
La distribuzione sulla Terra da parte delle berberidacee vede una decisa prevalenza nell’emisfero settentrionale, sia del Vecchio sia del Nuovo Mondo, con particolare preferenza per gli Stati Uniti, l’Europa e l’Asia centro-orientale; tuttavia, anche l’America del Sud non è trascurata, perché diverse specie, soprattutto arbustive, si estendono lungo tutta la dorsale andina, spingendosi fino alla Terra del Fuoco.

Berberis bergmanniae

Una delle principali caratteristiche che contraddistinguono le berberidacee riguarda le foglie, che sono quasi sempre alterne, da semplici a composte, ma, in quest’ultimo caso, sono pennate o ternate, solitamente senza stipole. I fiori sono raccolti in pannocchie, come in Nandina, ma anche in racemi o addirittura a fiori singoli, come in Jeffersonia. Essi sono molto regolari ed ermafroditi, con un perianzio costituito da diverse spirali di segmenti differenziati fra loro in modo vario: quelli più interni, o petali, sono ben distinti da quelli esterni, o sepali, anche per la presenza di sacche o scaglie nettarifere. Il frutto è succulento in tutti e tre i principali generi di arbusti e in Podophyllum, mentre è una capsule bivalve in Epimedium. Il genere Berberis, da solo, contribuisce per oltre quattro quinti alla formazione dell’intera famiglia, dal momento che in questo grande genere si contano ben 450 specie, ma più recenti studi parlano di 600, incrementando in tal modo il numero totale di tutte le berberidacee.

Berberis gagnepainii Berberis darwinii

Quasi cento specie vengono coltivate in Europa a fini decorativi, con una certa preponderanza degli arbusti sempreverdi, dei cui principali rappresentanti tracceremo qui un succinto panorama. In generale il portamento è eretto, ma in più di un caso ci si può trovare di fronte ad arbusti prostrati, comunque sempre con fusti abbondantemente ramificati e spesso arcuati, con un’altezza massima di circa 5 metri, raggiunta però solamente in casi limite.
Curiosamente dotati di un colore giallastro tanto nel legno quanto nella parte interna della corteccia, sono ben riconoscibili per le spine, quasi sempre raggruppate a 3, ma talvolta anche in numero variabile da 1 a 7.
Le specie sempreverdi hanno foglie piuttosto cuoiose e spesso lucide, ben consistenti ma flessibili, a margine intero o, più spesso, orlato da denti simili a piccole spine. I fiori, raggruppati all’ascella delle foglie, quasi sempre in pannocchie, racemi od ombrelle, ma talvolta anche solitari, hanno un colore giallo brillante, oppure anche arancione, mentre i frutti possono essere bacche sferiche o ellissoidali di colore rosso, nero o bluastro.

Berberis calliantha Berberis candidula

Prendendo in considerazione alcune fra le specie più note – ma anche meno note, purché dotate di un buon valore ornamentale – procediamo nella loro valutazione dopo averle suddivise in fasce d’altezza.
Fra le più basse (da 30 cm a 1 metro), troviamo la cinese B. candidula, un cespuglio che si assesta sui 50 cm, formando “collinette” dense e compatte. Dotato di spine corte, ha foglie molto consistenti, strettamente ellittiche, caratteristicamente scure di sopra e del tutto bianche, o quasi, di sotto. Questo è uno dei pochi Berberis che hanno fiori singoli, ma anche assai grandi e di un bel giallo, con un diametro di 1,5 cm, che si aprono alla fine della primavera.

Berberis gagnepainii Berberis kawakamii

Non molto più alto – fino a 80 cm – è B. calliantha, pure cinese, un arbusto compatto o talvolta un po’ aperto, con spine lunghe 1-2 cm. Le foglie sono ellittiche, a margine dentato, lucenti sopra e pressoché candide sotto; i fiori, di un bel giallo limone, singoli come nella specie precedente ma talvolta anche a 2-3, appaiono decisamente penduli e sono ancora più grandi di quelli di B. candidula, toccando i 2,5 cm di diametro.

Berberis kawakamii ‘Formosana’ Berberis pruinosa

Un altro arbusto di taglia inferiore è B. x stenophylla – un ibrido ottenuto incrociando B. empetrifolia con B. darwinii ma tale qualità si ha non con l’ibrido primario, bensì con alcune sue cultivar. Infatti, mentre l’altezza di B. x stenophylla si aggira sui 2-3 m, quella di B. x s. ‘Corallina Compacta’ non supera normalmente i 30 cm, pur conservando immutate diverse altre caratteristiche: soprattutto le foglie, che sono curiosamente strettissime, quasi lineari e con margine intero ma arrotolato su se stesso.
Molto rinomata è anche B. x ‘Irwinii, che secondo taluni è da considerarsi una cultivar di B. x stenophylla, mentre altri la ritengono un ibrido distinto da quello, pur vantando la medesima parentela: alto circa 1 metro, questo arbusto è ancora più compatto, con foglie leggermente più larghe e fiori giallo-arancione.
Un secondo ibrido, B. x wintonensis (B. bergmannae x B. replicata) si mantiene attorno al metro d’altezza, con un fogliame densamente compatto e costituito da foglie oblungo-ellittiche di 5 cm, a margine spinoso-dentato e con pagina inferiore verde; molto belle sono sia la fioritura, a motivo delle numerose infiorescenze pendule, sia la massa di frutti blu scuro che poi ne deriva. Per un nutrito gruppo di altre specie l’altezza massima si aggira fra i 100 e i 150 cm, consentendo in tal modo un impiego di queste piante nella formazione di macchie arbustive più consistenti e più importanti, nell’ambito di un giardino di medie dimensioni. A tale scopo molto utile può risultare il contributo di B. gagnepainii, che però raramente si trova in coltivazione nella sua specie-tipo, mentre assai più facile è trovare B. x hybrido-gagnepainii, un suo stretto parente. Con tale nome, infatti, si allude a un intero gruppo di piante ottenute mediante l’incrocio fra B. gagnepainii e B. verruculosa, con la conseguente nascita di diverse cultivar, come, ad esempio, ‘Chenault’, dai ramoscelli caratteristicamente ricoperti di verruche e dalle foglie oblunghe di 3 cm, azzurrastre sotto e fortemente spinoso-dentate.

Berberis x lologensis Berberis x lologensis ‘Mistery Fire’

Molto resistente ai geli è invece B. pruinosa, una specie cinese dal portamento piuttosto aperto, con ramoscelli giovani rossastri, spine molto lunghe (4 cm) e foglie rigide, dapprima brunastre e poi verde scuro, con pochissimi denti ai margini e pruinose sulla pagina inferiore.
Forse la specie più diffusa in Italia è invece B. julianae, la cui altezza però può superare quella sopra indicata, arrivando a toccare anche i 2 metri o più. Il portamento è ben compatto, con foglie cuoiose, ellittico-obovate, lunghe anche più di 5 cm, molto spinose ai margini; brillanti le fioriture gialle, in gruppi di 10-20 fiori, e non meno belle le infruttescenze di bacche nerastre, ma con una densa pruina biancastra che le ricopre.
Si entra così nel terzo e ultimo gruppo, formato da esemplari che raggiungono un’altezza notevolmente più marcata, superando, a volte anche abbondantemente, i 2 metri. B. kawakamii, ad esempio, riesce a limitarsi a tale misura, con una crescita eretta e un aspetto abbondantemente ramificato; molto interessanti sono poi le foglie, dalla forma ellittico-obovata, ben consistenti e spinose ai margini; le infiorescenze sono formate da gruppi semplici di fiori di un giallo intenso, che poi danno vita a bacche ovate di 4 mm, molto scure e pruinose.

Berberis manipurana Berberis valdiviana

Una delle specie più attraenti, e perciò oggi ricercata, è la sudamericana B. darwinii, la cui altezza può essere molto variabile, fra i 150 e i 250 (ma a volte anche 350 cm). Si tratta di un arbusto compatto, con spine piccole (fino a 1 cm) e foglie spesse, a forma obovato-esagonale, piccole, terminanti con un apice acutissimo, e dai margini dotati di un paio di spine; il punto di forza di questa specie è costituito però dai fiori con un bellissimo colore arancione, in numero di 10-30 per ogni racemo, che poi sono seguiti da nere bacche sferiche di 6-7 mm di diametro. Incrociando questa specie con B. linearifolia, si è ottenuto un ibrido non meno interessante, B. x lologensis, attualmente sul nostro mercato con un paio di cultivar, fra cui si distingue per bellezza B. x l. ‘Mystery Fire’, che sembra voler riprodurre le doti di B. darwinii, ma con fiori ancora più grandi, gialli e soffusi d’arancione.

Berberis x stenophylla Berberis x stenophylla ‘Irwinii’

Pure ricca di fiori gialli è la specie B. bergmanniae (altezza 1,5-2 m), dotata di foglie resistentissime e piuttosto piccole, mentre quelle dell’indiana B. manipurana sono più sottili e caratterizzate da una forma oblungo-ellittica, con margini molto spinosi: l’altezza di questa specie varia fra i 150 cm e i 3 m.
Un aspetto completamente differente dai B. che siamo soliti incontrare possiede invece la cilena B. valdiviana, con foglie oblungo-ovate, a margine intero o con spine minutissime, lucenti sulla pagina superiore e di un verde decisamente scuro: questa specie non è oggi sul mercato italiano, forse anche per la sua altezza, che può raggiungere i 5 metri, facendolo così rassomigliare maggiormente ad un piccolo albero che non ad un arbusto.

Arbusti in zona ombreggiata

Il muro esposto a sud delimita una zona particolarmente ombreggiata che gode di una breve illuminazione al mattino. La grande aiuola di arbusti occupa una fascia lungo questo vecchio muro di mattoni. Si tratta di un’aiuola molto articolata di larghezza variabile: in alcuni punti è molto stretta e formata da arbusti e rampicanti addossati alla parete; poi si allarga a formare un vero e proprio schermo di protezione visiva che raggiunge un piccolo spazio tranquillo con panchina. Le specie sono quelle che meglio tollerano l’ombra. Tra le sempreverdi Viburnum tinus, Osmanthus ilicifolius e Laurus nobilis. Un poco di colore è affidato alle ortensie a cespuglio e ortensie rampicanti. Nei piani bassi pungitopo e acanto.

Legenda

 

1) Osmanthus fragrans, 16 piante
2) Viburnum tinus, 27 piante a sx e 14 a dx
3) Hydrangea spp.
4) Celtis australis
5) Laurus nobilis
6) Lonicera caprifolium, 10 piante
7) Philadelphus coronarius, 14 piante
8) Ruscus aculeatus, 18 piante
9) Edera
10) Acanthus mollis
S panchina e tavolo per soggiorno all’aperto

 

Plumbago auriculata

Che cosa ci attira di una pianta? Perché diciamo che è bella? Mi accorgo che la risposta è soggettiva: alcuni preferiscono il fogliame e lo modellano ancora, come facevano gli antichi giardinieri romani, ricavandone archi, parallelepipedi, sfere o addirittura trasformando con le cesoie alberi e arbusti in sculture verdi. Altri privilegiano le dimensioni, affidando alle piante una funzione di utilità a scapito dell’ornamento, ma tutti, indistintamente, non sono insensibili di fronte al fenomeno più bello che ci offre il mondo vegetale, quello della fioritura.

Anche noi, come gli insetti e seppure per ragioni solo estetiche e di stimolazione dei nostri sensi, siamo attratti dal colore, dalla forma, dalla quantità e dal profumo dei fiori. Per i fiori siamo disposti a cedere sul resto, come quando ammiriamo, rapiti, il giallo luminoso delle forsizie pur sapendo che dopo, con le foglie, quegli arbusti si ritireranno in buon ordine fra le piante più scialbe del giardino, escluse dai nostri sguardi.

Lo stesso ci capita con Plumbago auriculata che sfoggia le sue vistose ombrelle di fiori celesti nei vecchi giardini costieri, oppure lungo i muri delle stazioni ferroviarie litoranee. Si tratta di un arbusto sarmentoso originario del Sud Africa che meriterebbe di essere più diffuso per l’inusitata nota di colore che può darci in estate in un lungo periodo.

Ha rami decombenti e un fogliame verde vivo, persistente dove gli inverni sono miti; preferisce terreni freschi, profondi e si adatta molto bene in vaso, in posizioni luminose, ma non troppo assolate.
Conviene tagliare alla base il plumbago all’uscita dall’inverno, quando non ci sono più rischi di gelate e dopo una buona concimazione vedrete che bella pianta si svilupperà di nuovo, pronta a fiorire fin da giugno.