Salvia leucantha

Si dice che le piante facili a riprodursi, quelle per intenderci le cui talee attecchiscono sempre in ogni terreno e in ogni periodo dell’anno, non vengono offerte dal mercato vivaistico proprio per questa ragione. Difficile affermare con sicurezza che si tratti di un’illazione, possiamo solo constatare che per una di queste, Salvia leucantha, la sua scarsa disponibilità nei vivai è altrimenti inspiegabile. Non convince l’ipotesi fatta da più parti che il tam-tam del passa-pianta tenderebbe a ridurre le richieste al minimo, perché se ci guardiamo attorno questa salvia la vediamo in pochissimi giardini mediterranei di amatori e di collezionisti.

A volte quello che sembrerebbe un espediente ingegnoso per favorire le vendite provoca invece un’immediata messa al bando di quella determinata pianta che si ritorce contro il buon funzionamento del mercato stesso. Perché nel caso di S. leucantha i motivi della sua scarsa diffusione nei giardini non sono certo dovuti a una carenza d’ornamentalità, tutt’altro, fa parte di quelle piante preziosissime che fioriscono dall’autunno fino a inverno inoltrato se non vengono turbate prima da una gelata precoce.

Forma all’apice dei rami delle lunghe spighe di fiorellini violetto cupo dai petali vellutati che prima di cadere emettono dal centro dei piccoli stendardi bianco puro. L’effetto è davvero superbo considerate le dimensioni e il portamento del suffrutice fin dal primo anno: supera il metro in altezza e altrettanto in larghezza.

 

Le foglie, leggermente aromatiche, sono lunghe, appuntite e strette, ma rade al punto da lasciare intravedere all’interno i rami robusti quanto basta per sostenersi da soli. Il comportamento è quello tipico delle erbacee perenni: alla fine della fioritura sono già pronti alla base i nuovi getti che porteranno fiori l’anno successivo.

Per tale motivo, e soprattutto dopo un inverno freddo, sarà necessario ritoccare con le forbici le giovani cacciate. Giova ricordare che S. leucantha è originaria del Messico e quindi poco avvezza alle temperature rigide; dove di solito le gelate superano i -5 °C è , indispensabile proteggere il terreno occupato dalle radici con uno spesso strato di pacciamatura; ciò nonostante piantine messe a dimora nel settembre-ottobre precedenti potrebbero soccombere.

Non sono molte le salvie subtropicali adatte al giardino mediterraneo se ci si basa sulle loro esigenze idriche: S. grahamii è senz’altro la più resistente alla siccità, mentre la bellissima S. rutilans dà inizio alla serie numerosa, delle vere e proprie idrovore in periodo estivo; S. leucantha invece è abbastanza adattabile richiedendo poche annaffiature. Tuttavia si è constatato nei giardini non irrigati che la pianta pur assumendo un’aria sofferente finché perdura la siccità, è capace di riprendersi e fiorire copiosamente dopo le prime piogge di settembre.

Nessuna esigenza nemmeno per quanto riguarda il terreno; certo, se esso è pesante lo sviluppo sarà più contenuto, ma in questo caso la resistenza ai venti, che potrebbero rompere le spighe fiorali, è superiore.
Essendo un suffrutice poco compatto ha bisogno per risaltare di uno sfondo non troppo scuro, un tronco di un olivo ad esempio e davanti arbustini uniformi che facciano da bordura nascondendo i vuoti in primavera dopo la potatura. Píttosporum tobira ‘Nano’ oppure l’Hebe ‘Mrs. Winders’ stanno molto bene soprattutto quando sono accostati a Westringia rosmariniformis che fiorisce in bianco nello stesso periodo.
Semplici indicazioni e non regole di cui in giardino non c’è bisogno; a ognuno il compito di fare meglio.

Rosa bracteata

I fiori semplici di Rosa bracteata

I fiori semplici di Rosa bracteata

Gli Inglesi la chiamano comunemente la rosa Macartney perché essa fu introdotta dalla Cina nel 1793 da lord Macartney.

Un altro botanico, Kingdon Ward, descrive l’emozione vissuta nello scoprire ampi costoni di ardesia che sovrastano il letto di un fiume che scorre ad alcune decine di chilometri da Myitkyina nella Cina meridionale ricoperti di rose selvatiche (R. bracteata) frammiste ad azalee cremisi (Rhododendron indicum).
In Inghilterra fu coltivata per anni tanto che la famosa botanica e proprietaria di tre giardini sparsi per l’Europa, Ellen Willmott, ne elencava parecchi ibridi assai colorati che oggi sembrano essere scomparsi, forse a causa della scarsa rusticità in Gran Bretagna.

Una rampicante sempreverde
È sempreverde o quasi, con bel fogliame piccolo e lucido. L’infiorescenza è a corolla semplice, bianca con centro di stami gialli, leggermente odorosa. Fiorisce dall’inizio dell’estate e ricordo di aver notato, un anno, fiori sbocciati a Natale contro il fronte della mia casa nel Biellese.
Gli Inglesi dicono che è più un arbusto che un rampicante. Infatti non emette rigidi sarmenti dal terreno o dal piede ma una vigorosa vegetazione che striscia propria delle rambler. Al roseto di Roma all’Aventino e a Villa Hambury a Ventimiglia notevoli esemplari ricoprono un’ampia pergola.
Lungo la strada che da Livorno sale al Santuario di Montenero vi è un lungo tratto che ricopre la recinzione a rete di una proprietà in apparente stato di abbandono. Sebbene venga brutalmente falciata dai mezzi di manutenzione del verde che borda le strade essa ricaccia e si riprende in maniera abbastanza soddisfacente.

La coltivazione
Considerando il suo portamento in natura la farei ricadere da ripidi costoni o da muraglioni ma anche potrebbe essere educata a grande arbusto avendo cura di potare o rivoltare la vegetazione che si allunga troppo. Non va soggetta a parassiti né animali né fungini, peccato che questo fattore genetico così importante non sia stato trasmesso al ben noto ibrido creato in Inghilterra nel 1918 che si chiama ‘Mermaid‘.
Questo rosaio non sopporta climi rigidi però io rischierei di piantarla anche nell’umida e fredda padana in un ampio sito protetto dai venti freddi. L’appellativo di bracteata si riferisce alle vistose brattee che circondano il fiore.
La propagazione non è difficoltosa con il metodo della propaggine bloccando al terreno con una forcella lo stelo coprendo con un po’ di terra i punti in cui s’intende far emettere radici. Dalla primavera all’autunno le radici saranno spuntate. La primavera successiva si possono recidere i punti di stelo tra una radicazione e l’altra e si avrà così ottenuto nuove piante che all’occorrenza possono essere ri-interrate in nuovo sito.
Questo rosaio supera i cinque metri di crescita dopo qualche anno ed è da considerarsi abbastanza invadente.

Carciofo: in erboristeria e in cucina

Il carciofo (Cynara scolymus) non cresce spontaneo: si pensa derivi da cardi selvatici che crescono abbondantemente nelle regioni mediterranee.
L’uomo, fin dai tempi remoti, provvide a selezionare le piante più grosse e più commestibili.

Impiego terapeutico
La parte più ricca di principi attivi è la foglia; da essa si estraggono i prodotti che sono comunemente usati in erboristeria.
Essa, quando è fresca, contiene cinarina, acido caffeico, acido glicerico, acido glicolico, glucoside A e B, sali di potassio e di magnesio, Vitamina A-B1-B2-C

Ipocolesterolemizzante
È la cinarina il principio attivo in grado di ridurre il colesterolo nel sangue (azione a volte preceduta da una breve fase ipercolesterolemica) agendo sulle cellule epatiche.
Assumendo derivati dal carciofo, si nota – inoltre – che il siero ha una maggiore capacità di mantenere in soluzione il colesterolo e di scioglierlo impedendo così che precipiti nei vari organi. È opportuno, comunque, seguire una dieta ipocalorica, limitando fortemente i lipidi e i glucidi.

Coleretico
La cinarina e l’acido caffeico aumentano la quantità di bile prodotta e facilitano l’espulsione di una notevole quantità di acidi biliari e di colesterolo.

Diuretico
I sali di potassio e di magnesio, i fiavonoidi contenuti nelle foglie basali, provocano un incremento delle urine che si manifesta dopo alcuni giorni dall’assunzione.

Per la bellezza
L’acqua di cottura dei carciofi si può usare per risciacquare i capelli dopo lo shampoo perché e ricca di sali minerali e li rende più robusti e lucidi. L’infuso di foglie, depurando l’organismo, rende la pelle più pura e luminosa.

In cucina
Si utilizzano i capolini in tantissimi modi, sia come contorno che condimento; ottimi per il risotto, le frittate.
Le foglie sono la parte della pianta più ricca di principi attivi, ma raramente sono usate in cucina perché sono molto amare; comunque, se si desidera consumarle, è indispensabile lavarle bene e ripetutamente per liberarle almeno in parte degli insetticidi, anticrittogamici, acaricidi che vengono utilizzati durante la coltivazione.

Piergiorgio Chiereghin in «Farmacia Verde» Ed. Calderini per abbassare i tassi di colesterolo ematico consiglia questa tisana e afferma che: «pur nella apparente banalità della sua formulazione, da tempo mi permette di constatare quanto affermo».
carciofo fgl. 30
orthosiphon fgl. 30
cicoria rad. 20
biancospino fiori 10
vischio fgl. 10
fagiolo baccelli 10
betulla fgl. 10
Un cucchiaio raso della miscela in infuso bollente per 10 minuti e per una tazza d’acqua. Bere dopo i pasti.
Nella mitologia greca si racconta di una bella fanciulla di nome Cynara trasformata da Giove innamorato respinto – in carciofo.
Secondo Columella, molto prosaicamente Cynara deriva da «cenere», sostanza utilizzata dagli orticoltori per conciliare il terreno.
Il carciofo è consigliato dal Mattioli, dal Durante, dal Boldo, dal Pisanelli: tutti ritenevano che avesse proprietà diuretiche, lassative, deodoranti e afrodisiache.

 

Abutilon megapotamicum

Sappiamo che il Brasile, territorio immenso esteso fra il Tropico del Capricorno e l’Equatore, gode di precipitazioni abbondanti e di temperature invernali molto miti. Le piante ornamentali di cui è ricco appaiono perciò difficilmente proponibili nei giardini mediterranei, a meno che non si abiti nella Riviera ligure, al Sud o nelle isole e si abbia la possibilità di irrigare il giardino senza restrizioni. Così sembrerebbe a rigor di logica, ma le condizioni climatiche di un Paese sono sempre definite per grandi linee e quindi non ha senso applicare un metodo con rigidità. Ci sono i microclimi, una sorta di fenomeni anomali rispetto alla situazione dominante e c’è la capacità di adattamento della pianta che è tutta da scoprire.

Insomma nella ricerca di nuove piante ornamentali da coltivare nei nostri giardini, è difficile stabilire dei limiti. Se lo avessimo fatto molte piante di grande bellezza provenienti dal Brasile sarebbero rimaste nei nostri sogni e invece per fortuna non è così.

Può capitare, è vero, di essere pessimisti sui risultati guardando la pianticella prima di metterla a dimora, come accade con Abutilon megapotamicum, così delicata ed elegante all’aspetto da farci subito pensare agli arbusti delle foreste pluviali. Ma la soddisfazione è ancora più forte allorché notiamo da subito la sua spiccata capacità di acclimatarsi.

Preferisce però le posizioni a mezz’ombra, perché le sue foglie larghe, molto appuntite e leggere, si afflosciano sotto i raggi insistenti del sole mediterraneo pur essendo sempreverdi.

Forma con estremo vigore e rapidità lunghi rami sarmentosi che gli conferiscono un portamento lasso, quasi prostrato, al punto che la sua collocazione in giardino presenta delle difficoltà. Il modo migliore per coltivarlo, tenendo conto anche della sua sensibilità aI gelo, è a spalliera come se fosse un rampicante.

Addossato a un muro caldo esposto a sud o sud-est, vicino ad un agrume, ad esempio, che possa ombreggiarlo nelle ore più calde, sviluppa rami di 4-5 metri che dovranno essere fissati alle pareti con appositi legacci. La vegetazione si fa in breve tempo fitta e lussureggiante e, fin dal primo anno, all’ascella delle foglie lungo i rametti laterali, appaiono graziosissimi fiori penduli a forma di lanterna di color rosso sangue con i bordi gialli dai quali fuoriesce un fascio di stami violacei. Non sono abbondanti e alcuni rimangono nascosti dietro l’esuberante fogliame, ma hanno il grande pregio di sbocciare in continuazione, anche in inverno.

Così protetto supera senza alcun danno alle foglie punte sporadiche di gelo fino a -8, -10 °C, ma la sua caratteristica che più stupisce in quanto contrasta con l’aspetto di pianta bisognosa d’acqua, è l’ottima resistenza alla siccità. Dopo il primo anno dall’impianto è già in grado di accettare annaffiature con una periodicità di 15-20 giorni una dall’altra. Non bisogna preoccuparsi della quotidiana perdita di turgore delle foglie nelle giornate di agosto durante il momento più caldo, perché verso sera ritornano nel loro stato normale. Lo farebbero comunque, anche se la pianta fosse inzuppata d’acqua, come accade alle ipomee.

Vuole un terreno permeabile, arricchito con letame e risponde bene alle potature in caso di necessità; si propaga per talea di fusto non lignificato sotto vetro, riparata in inverno.

Allium sativum

Al genere Allium appartengono tre specie comunemente coltivate nei nostri orti: la cipolla (Alllum cepa), l’aglio (Allium sativum) e il porro (Allium porrum), tutti forniti di bulbo.
L’aglio (Allium sativum) è una pianta erbacea, ormai naturalizzata nei Paesi mediterranei che, nella pratica orticola, è allevata come annuale.
La pianta è caratterizzata da un grosso bulbo composto da 8-14 bulbilli o spicchi arcuati, sessili, impiantati su un dischetto detto cormo. Le foglie sono basali, lineari acute, leggermente canaliculate; fusto (scapo fiorale) cilindrico alto 40-60 cm; spata univalva; fiori di colore bianco-rosato raccolti in una infiorescenza a ombrella.

Infiorescenza di Allium sativum

Infiorescenza di Allium sativum

La parte commestibile è costituita dai buibilli, ricchi di carboidrati caratterizzati dalla presenza di sostanze volatili che rendono il vegetale fortemente odoroso.

Clíma e terreno.

Coltura da clima temperato asciutto, l’aglio predilige terreni sciolti, ben drenati in quanto soffre in modo particolare della presenza di acqua, ben dotati di sostanza organica e di calcare.

Propagazione

La riproduzione avviene, in pratica, per bulbilli, utilizzando quelli della corona esterna che sono i meglio formati. Si hanno due momenti di semina: quello autunnale (ottobre-novembre) e quello di fine in inverno che è il più importante.

I bulbilli, posti nel terreno con la punta rivolta verso l’alto, vanno ricoperti con 3-5 cm di terra. Nei nostri climi il fotoperiodo non sufficientemente lungo impedisce spesso la fioritura o anche soltanto la maturazione del seme.

coltivare-aglio

I bulbilli (spicchi) vengono utilizzati per propagare l’aglio e vanno posti nel terreno con la punta rivolta verso l’alto

La coltura di questo ortaggio viene praticata su righe distanti tra loro 30-35 cm con una distanza sulla fila di circa 15 cm pari a un investimento per ogni mq di 20-25 piante.

Avvicendamento e consociazione

L’aglio non deve succedere a se stesso. Negli orti familiari viene frequentemente consociato con numerosi ortaggi quali lattughe, cavoli cappucci, ravanelli, sedano, carote, ecc.

Lavori di preparazione del terreno e concimazione

La somministrazione del letame (non oltre 100-200 q/ha), che deve essere ben maturo in quanto il letame fresco risulta dannoso, precede l’aratura. Fosforo e potassio antecedono la semina dei bulbilli. Le dosi di concimi minerali comunemente consigliate sono le seguenti: anidride fosforica 50 kg/ha, ossido di potassio circa 100 kg/ha, azoto circa 100 kg/ha. Il fosforo in dosi eccessive danneggia questa coltura. L’azoto è dato in copertura.

Lavori di coltivazione e irrigazione

Durante la primavera sono indispensabili frequenti scerbature e sarchiature per mantenere pulito il terreno dalle erbe infestanti, per arieggiare e, quando piove, favorire la penetrazione dell’acqua.
L’irrigazione normalmente non è praticata; si ricorre ad essa, ma sempre in modo limitato, solo nel caso di siccità prolungata.

Raccolta e conservazione

La raccolta principale avviene nel mesi di giugno-agosto quando le foglie sono secche. L’antica pratica di annodare le foglie della pianta giunta a maturazione è caduta in disuso. Prima dell’immagazzinamento le piante devono restare al sole ad asciugare.


La conservazione dei bulbi avviene in locali freschi, ben ventilati, non umidi, a una temperatura che non dovrebbe superare i 10°C. Buona è anche la conservazione in frigorifero alla temperatura di 0°C.

Acaena

Acaena anserinifolia

Acaena anserinifolia

Uno dei segreti più facili da proporre per la realizzazione di un giardino in vero stile anglosassone – un segreto però che è tra i più difficili da mettere in pratica, condizionati come siamo dalla nostra tradizione giardiniera all’italiana – è quello, come scriveva Vita Sackville-West, di “infoltire, infoltire, infoltire ogni recesso o fessura”, ricoprendo ogni più piccola area di terreno con un tappeto appropriato. A tale scopo, esperti e manuali hanno messo a punto una lunghissima lista di piante cosiddette tappezzanti – dalle comunissime edere e viole fino alle meno conosciute Arenaria o Mazus – che si prestano a svolgere questa funzione in modo egregio.

Una tappezzante, che da noi è ancora sottoutilizzata, ma che alcuni avveduti vivaisti stanno incentivando mediante la produzione di diverse specie, è Acaena, una rosacea davvero graziosa e dalle prestazioni sorprendenti.
Il genere Acaena comprende attualmente un centinaio di specie originarie in particolare dell’emisfero meridionale della Terra, con netta prevalenza di quelle provenienti dalla Nuova Zelanda e dall’America del Sud. Per quanto riguarda l’emisfero nord, invece, Acaena vivono in America centrale, Messico, California e Hawaii.

Introdotte in Europa fin dagli anni Venti del secolo passato, esse si sono anche naturalizzate, come Acaena anserinifolia, che non è difficile trovare qua e là in Inghilterra e in Irlanda. Sono piante che possiedono fusti a base legnosa pressoché striscianti, anche se per un tratto non lungo, quasi prostrati, rizomatosi e dotati di una grande facilità a ramificarsi. Le foglie, spesso sempreverdi, sono alterne e imparipennate, formate da foglioline a margine dentato dal colore verde, che però in più di un caso vira verso l’azzurro o l’argento, a causa di una folta pelosità.

Frutto di Acaena anserinifolia

Frutto di Acaena anserinifolia

I fiori sono molto piccoli, quasi insignificanti a motivo dell’assenza assoluta di corolla, raccolti in capolini o in spighe ascellari; molto più interessanti sono invece i frutti e in modo particolare quegli ‘aculei’ barbati, che in molti casi avvolgono gli acheni e che possono vagamente ricordare, in formato ridotto le infruttescenze degli anemoni di montagna o dei Geum.
Da un punto di vista botanico, il genere Acaena può essere suddiviso in due categorie, distinguendo appunto fra le specie dotate di capolini globosi o, al contrario, di spighe cilindriche interrotte, anche se sotto un profilo strettamente pratico è forse più semplice operare una ripartizione fondata sul colore e sulle dimensioni delle foglie.

Fra le specie caratterizzate dal colore azzurrastro o grigiastro, la più nota è Acaena anserinifolia, neozelandese e australiana, che in natura vive mescolata tra fasci di erbe alte, dalla pianura alla montagna. Il fusto principale è robusto e legnoso a maturità, alto sino a 1 metro, con rami lunghi una decina di cm e foglie con 9-13 segmenti. Il colore di queste ultime è solo apparentemente argenteo – grazie ai lunghi peli che le ricoprono – mentre in realtà è di uno strano verde-marrone. I capolini, portati da peduncoli della lunghezza di 10 cm, sono sferici e larghi 135 cm, compresi i famosi aculeii, di colore marrone o giallastro con alcune sfumature rosse.

Un tono ancor più accentuatamente metallico possiedono le foglioline di Acaena adscendens (chiamata anche A. affinis o A. decumbens), che vive nell’area della regione di Magellano e nelle Isole Falkland.
Provvista di un fusto principale pressoché legnoso e piuttosto robusto, la pianta forma tappeti larghi anche più di mezzo metro, con foglie di 6-12 cm colorate di grigio-azzurro sopra e più biancastre sotto.

Acaena adscendens

Acaena adscendens

Non meno attraente è Acaena magellanica, spontanea nei vasti territori meridionali di Cile e Argentina (Patagonia e Tierra del Fuego). I suoi fusti principali, spessi fino a 7 mm, sono pressoché legnosi e decombenti, solo raramente radicanti. Le foglie sono lunghe fino a 5 cm, di un chiaro grigio-verde, composte di 11-15 foglioline o anche più, con margini dentati profondamente e regolarmente.

acaena-magellanica

Acaena magellanica

Dotata di un fusto strisciante anche sotto terra e radicante, lungo circa mezzo metro, è Acaena buchananii, originaria della Nuova Zelanda dove cresce sulle montagne tra grossi ciuffi d’erba o anche sulle ghiaie dei fiumi. Le sue foglie, lunghe 2-5 cm e con 11-13 segmenti, hanno un colore grigio-verde non troppo intenso ma luminoso: ogni fogliolina, di forma oblungo-obovata, è pelosa sotto e ha un margine fortemente inciso. I capolini, quasi sessili e larghi fino a 2,5 cm, presentano setole che dapprima sono di un verde giallastro, poi diventano giallo-marrone alla fine dell’estate.

Acaena buchananii

Acaena buchananii

Un’ultima pianta contraddistinta dalle variazioni cromatiche delle foglie sui toni dell’argento e del grigio-azzurro è Acaena ‘Blue Haze’, i cui fusti principali sono robusti, decombenti, solo raramente radicanti, pronti a formare tappeti larghi fino a 1 metro. Le foglie, lunghe 3-10 cm e con 9-15 segmenti, presentano margini profondamente incisi e orlati da un’ombra sottile di rosso-violetto o bronzo. I capolini sono globosi e, al momento della fruttificazione, hanno un diametro di circa 2 cm, con aculei corti e rossastri. L’origine di questa pianta non è nota, anche se spesso è stata inserita nel gruppo di A. adscendens, oppure vista come un ibrido di origine pressoché ignota, ma con il quasi certo coinvolgimento di A. glabra. Alcuni avanzano anche l’ipotesi che essa non sia affatto un ibrido, ma una delle numerose forme sotto cui si presenta A. magellanica, a cui è davvero molto affine.

Acaena 'Blue-Haze'

Acaena ‘Blue-Haze’

Fra le specie provviste di foglie più risolutamente verdi primeggia, senza dubbio, Acaena novae-zealandiae, che nella sua terra d’origine è solita vivere tanto nelle praterie di montagna quanto negli spazi aperti di pianura. I suoi fusti principali sono forti e sempre più legnosi con il procedere degli anni, striscianti e radicanti sino a una lunghezza massima di circa 1 m. Le foglie sono lunghe 5 -10 cm e hanno 11-15 segmenti di forma arrotondata, con margini dentati in modo regolare, il cui colore varia fra il verde brillante della pagina superiore e quello più pallido della pagina inferiore. I capolini delle infruttescenze sono decisamente vistosi sia per il colore (gli aculei sono di un bel viola scuro) sia per le dimensioni (sino a 3,5 cm di diametro), anche perché sorretti da fusti alti una decina di cm.

Acaena novae-zealandiae

Acaena novae-zealandiae

Anche Acaena caesiiglauca, pure neozelandese, ha foglie di 3-5 cm, di un verde chiaro sopra e più grigio sotto, a causa della presenza di un fitto strato di peli setosi. Nel complesso, questa specie ha caratteri un po’ simili a quelli di A. novae-zealandiae, ma quasi sempre con dimensioni inferiori, tranne che nel peduncoli delle infruttescenze, alti una quindicina di cm. A questo proposito, va senz’altro citata un’altra specie, Acaena splendens, i cui fusti fioriferi possono alzarsi dal suolo anche per 25 cm, apparendo cosi come lunghe antenne emergenti da un basso tappeto di foglie; queste ultime possiedono segmenti con margini crenato-dentati, mentre il fusto principale tocca i 100 cm di lunghezza e il capolino ha un aspetto più cilindrico che non globoso.

Acaena splendes

Acaena splendens

Non rimane ora che accennare alle specie che mettono in mostra foglie di altro colore, perlopiù bronzeo o marrone: la più importante fra loro è certamente Acaena microphylla, che vive in Nuova Zelanda, nelle praterie e nei campi erbosi, ma anche fra le ghiaie dei fiumi di montagna. I fusticini sono abbastanza sottili, striscianti e radicanti fino a una sessantina di cm; le foglie sono piuttosto piccole – non più di 3 cm – composte di 7-13 segmenti rotondi a margine dentato. I capolini delle infiorescenze hanno un aspetto globoso, con antere bianche, mentre le infruttescenze sono provviste di aculei di un bel rosso vivo, su peduncoli di appena 1-2 cm.

Acaena-microphylla

Acaena microphylla

Questa pianta, inoltre, dispone di un corredo di numerose sottospecie di origine naturale, fra le quali è stata a lungo inserita una forma che invece oggi viene riconosciuta come specie a sé, Acaena inermis: essa è molto simile ad A. microphylla soprattutto nel fogliame, anche se la lunghezza della singola foglia può toccare i 5 cm. Il colore bronzeo-marrone che caratterizza questo gruppo di piante risulta particolarmente evidente in una bella cultivar, A. m. ‘Kupferteppich’ che, soprattutto al termine dell’inverno, si esprime con una tinta rosso-mattone particolarmente accentuata.

Acaena-Kupferteppich

Acaena microphylla ‘Kupferteppich’

Come già si è accennato, le Acaena sono coltivate e apprezzate in virtù delle loro qualità di formidabili tappezzanti, dal momento che, se le si lascia libere di espandersi, sono in grado di coprire vaste porzioni di terreno. Per lo stesso motivo, al contrario, è bene non utilizzarle nei giardini rocciosi di dimensioni troppo modeste, così come è necessario ricordare che non tutte le specie raggiungono i risultati voluti: tuttavia, sul mercato italiano sono poste in vendita solo le piante più belle e più efficaci come tappezzanti. Tutte le Acaena raggiungono il massimo della loro bellezza se poste in pieno sole o anche in mezz’ombra, mentre una maggiore tolleranza mostrano per la qualità del suolo, che tuttavia non dovrebbe essere troppo pesante, compatto e umido. Anche nei confronti delle temperature invernali non ci sono problemi, dal momento che le specie più comuni sopravvivono fino a -15°C, sia pur perdendo le foglie, che a temperature più elevate rimangono sempreverdi.

La moltiplicazione avviene per divisione dei fusti radicati o anche tramite semina autunnale o primaverile. Non va scordato che le Acaena, oltre che come tappezzanti, possono essere impiegate utilmente anche come rampicanti, facendole correre su fili, magari addossati a pareti, oppure per riempire gli spazi interposti fra le lastre delle pavimentazioni da giardino. Nella loro funzione primaria, esse sono adatte anche per ospitare tra il loro fogliame gruppi di bulbose; un altro bel modo di valorizzarle le vede accompagnate da esemplari di Hebe, come H. armostrongii o H. pinguifolia.

 

Acaena inermis purpurea

Acaena inermis ‘Purpurea’

Propagazione di Acaena (a cur DI Barbara Descovich)

Il genere Acaena comprende numerose specie di erbacee perenni anche se alcune si possono considerare piccoli arbusti. Molte hanno un portamento strisciante: i fusti si sviluppano sulla superficie del terreno (alcuni sono rizomatosi) e da questi si dipartono numerose radici e nuovi germogli tanto da coprire ampie superfici in breve tempo. Grazie alla facilità e alla spontanea capacità di formazione di radici avventizie, da molte delle specie di Acaena si possono ottenere nuovi esemplari mediante la moltiplicazione vegetativa, sia con la divisione dei cespi sia mediante il taleaggio dei fusti. Tale metodo permette di ottenere nuovi esemplari identici alle piante madri, in tempi ristretti e con mezzi limitati.
Questo genere si può propagare con ottimi successi anche con la semina senza che i semi subiscano particolari trattamenti per facilitare la germinazione. La semina si esegue in letto freddo, alla fine dell’estate (inizio settembre) o a fine inverno (inizio di marzo) con terriccio neutro, facendo particolare attenzione al drenaggio. La temperatura non dovrà superare i 20-25 °C e dopo circa due settimane si saranno sviluppate le prime foglioline. Non appena le giovani piante avranno generato almeno 3 o 4 nodi ed un apparato radicale sufficiente potranno essere ripichettate e messe a dimora in primavera (maggio). Non subiscono di solito danni da trapianto.
La divisione dei cespi si esegue prima della ripresa vegetativa, preferibilmente alla fine di febbraio oppure alla fine di agosto, prelevando dalla pianta madre – quei fusti più giovani o parti di essi in cui siano ben visibili le radici avventizie. Possono essere ripiantati direttamente a dimora senza particolari accorgimenti.

Amo uno snaturato? – Prunus campanulata

Leggere favole è un’attività dagli effetti perniciosissimi, non diversamente dall’essere contagiati da una malattia a lunga incubazione. Basta che nella prima età, la più recettiva, si venga a contatto con poche pagine e subito una selva di simboli si insinua e trova dimora negli spazi tra i desideri e le azioni, dove matura e si accresce legando figura a figura, emblema a emblema fino a manifestarsi concretamente in un nostro preciso atto che invece noi crediamo con arroganza frutto di una decisone ben ponderata o addirittura, al contrario, chiamiamo ingenuamente “moto spontaneo”.

Accade allora che certe precise parole (“color cremisi rubino intenso”) e non altre si stacchino per noi dense e luminose sulle righe scritte da Ippolito Pizzetti* nel descrivere le qualità del Prunus campanulata e ce lo facciano desiderare così intensamente da non sapervi rinunciare, solo perché molti anni prima cercavamo pure noi di figurarci le meraviglie viste da Aladino mentre, sceso nel sotterraneo alla ricerca della lampada magica, sosta nel giardino dagli alberi che hanno pietre preziose per frutti…

(Istoria di Aladdin, o la Lucerna maravigliosa, in Le Mille e una Notte. Novelle Arabe, tradotte in francese da Antonio Galland, versione italiana nuovamente emendata e corredata di note, Francesco Rossi Editore, Napoli, 1852, p. 461)

La follia, una volta dichiaratasi, non dà requie. Si sfogliano cataloghi, si visitano mostre, si frequentano vivai, si logorano vivaisti alla ricerca del nostro ideale fatto pianta, metodici e inesorabili. Con Prunus campanulata ho fortuna; introvabile sul mercato, scopro che ne crescono alcuni esemplari nel parco di Villa Taranto grazie a un articolo di Stelvio Coggiatti, che ne racconta la storia e ne spiega la rarità.

“È impossibile contare il numero di fiori di Prunus campanulata che tra metà gennaio e metà febbraio (nel mio giardino romano) formano una fitta, ampia nuvola rosa intenso. È il dono che anni fa ebbi a conclusione di un soggiorno a Villa Taranto dal nobile scozzese Neil McEacharn, capitano dei lancieri della regina; un suo antenato fu duca di Taranto, da cui il nome della Villa Taranto di Pallanza sul lago Maggiore. Di questa, negli anni Trenta, McEacharn è stato ideatore e progettista, coordinando finché visse (1964) l’acquisizione e l’impianto di quel selezionatissimo patrimonio botanico.
Meglio non si potrebbe descrivere Prunus campanulata se non con le parole adoperate da McEacharn nel suo volume “The Villa Taranto – A Scotsman’s Garden in Italy” Country Life Ltd., London 1954.
“È senza dubbio il più spettacolare ciliegio da fiore di villa Taranto; benché consigliato per climi più miti, a Pallanza, in un susseguirsi di inverni freddi, ha superato senza danno temperature che si alternavano tra -5 e -10 °C. In marzo, all’apparire dei fiori, l’albero dà spettacolo con una fitta nuvola rosa carminio che vince ogni altro ciliegio. Nel 1936, otto giovani esemplari alti mezzo metro mi vennero offerti dai Giardini Botanici di Kew; hanno fiorito fin dall’anno successivo, ma la fruttificazione che portò i primi semi avvenne soltanto nel 1951”.[…].
Nel clima di Roma, negli ultimi vent’anni la fioritura è avvenuta tra la seconda metà di gennaio ed inizio febbraio.”
(Stelvio Coggiatti, Con i suoi fiori luminosi annuncia la primavera, Gardenia, giugno 1994, n. 122, anno XI, pp. 126-127)

Immagine dal sito http://www.onlineplantguide.com/

Durante uno dei pellegrinaggi al Mini-Arboretum chiedo aiuto a Guido Piacenza, che, con grande disponibilità, fa in modo di ottenere alcune marze da Villa Taranto. Così che la primavera successiva – è il 1997 – entro finalmente in possesso di due giovani esemplari del ciliegio dai fiori color rubino. Che, per mettere alla prova la mia devozione, muoiono dopo pochissimi anni – forse per il portainnesto inadatto al terreno della Valpolicella, forse per un attacco di cancro rameale. Non potendo più affidarmi ai generosi uffici del Mini-Arboretum, che nel frattempo ha chiuso l’attività, mi rivolgo direttamente a Villa Taranto. Vengo a sapere che nei primi giorni d’apertura del parco sono messi in vendita gli esuberi delle piante moltiplicate dai giardinieri, comprese le varietà più rare. La settimana dopo parto, visito, acquisto e torno – soddisfatto e insieme apprensivo pensando che presto traslocherò portandomi dietro quanto possibile del vecchio giardino – Prunus campanulata compreso. Ma gli dei questa volta si mostrano benevoli e (gesti apotropaici) la nuova pianta cresce velocemente e fiorisce generosa. Anche sotto l’ultima neve.

E tutti vissero felici e contenti?
Direi di sì – tuttavia manca ancora la morale della favola: quel che a sinistra è raro, esotico e misterioso, a destra…

Un po’ di enciclopedia

Prunus campanulata cresce spontaneo sulle colline di Taiwan – da cui il nome inglese di Taiwan Cherry. La specie è diffusa anche nelle provincie costiere della Cina e nell’arcipelago delle Ryūkyū, ma non è sicuro se le popolazioni giapponesi siano spontanee o se invece derivino da esemplari introdotti in tempi lontani. In ogni caso, nella città di Nago, nella prefettura di Okinawa, il Kanhizakura (カンヒザクラ Ciliegio Scarlatto del Freddo), ha un posto preminente nella Festa dei Ciliegi: Nago è la località in cui la fioritura dei ciliegi inizia per poi spostarsi verso le regioni più fredde, seguita con passione dai giapponesi grazie ai bollettini quotidiani, e Prunus campanulata è il primo a fiorire tra tutti, e per questo molto amato, tanto che ne sono state selezionate oltre quindici varietà, alcune con fiori doppi, altre con petali rosa chiarissimo, queste derivate dall’incrocio con Prunus lannesiana, tutte con nomi dalla capacità evocativa tipicamente giapponese: Ciliegio del Giorno Più Freddo, Ciliegio del Primo Regno, Ciliegio del Primo Giorno di Primavera… Altre ancora – o forse le stesse, ma con diversi nomi, sono collezionate in Cina.
Più spesso a portamento arbustivo, può essere allevato come piccolo albero alto tra i cinque e i sette metri.
Le foglie assumono toni giallo aranciati negli autunni più miti – tuttavia, se le temperature cadono improvvisamente, virano subito al bronzo.
Analogamente, in primavera i fiori sviluppano petali più ampi quando le temperature e l’umidità dell’aria sono elevate, relativamente alla stagione precoce. È ospite specifico dei bruchi di una farfalla licenide endemica di Taiwan.
I frutti sono rossi, ogivali, di un paio di centimetri di lunghezza. Dalla California ci assicurano che the plums are either eaten fresh or used to make a delicious jelly. In Europa, per mancanza di impollinatori specifici, i frutti compaiono raramente. Oltre che da insetti, i fiori sono visitati da uccelli appartenenti al genere Zosterops (Z. japonicusZ. palpebrosus), attratti dal colore acceso dei fiori e soprattutto dal nettare abbondante disponibile già alla fine dell’inverno. Anche le cinciarelle che frequentano il mio giardino apprezzano molto il nettare del P. c., ma, non disponendo di un becco abbastanza lungo e sottile, per raggiungerlo strappano e stracciano i fiori. Ingrati uccelletti.

Le qualità ornamentali e la capacità di attirare gli uccelli hanno fatto conoscere a Prunus campanulata i giardini della costa occidentale degli Stati Uniti (per i colibrì), così come quelli d’Australia e ancor più quelli della Nuova Zelanda, dove sono selezionate le varietà ‘Felix Juri’ e ‘Superba’ e dove prende il nome di Tui-Tree, poiché è frequentato dal Tui (Prosthemadera novaeseelandiae), uccello popolare per l’intelligenza e la capacità di imitare i suoni – compresa la voce umana.
Proprio in Nuova Zelanda, tuttavia, il nobilissimo ciliegio diviene rapidamente una pianta infestante; il clima favorevole, la mancanza di competitori, la presenza di uccelli che favoriscono l’impollinazione e la dispersione dei semi fanno sì che P. c. invada macchie e margini dei boschi impedendo lo sviluppo delle piante locali e causando tali disordini che le autorità decidono di bandirlo dal regno estirpandolo o avvelenandolo di diserbante ovunque osi comparire.
A occhi spietati, il più bello degli alberi che crescono nel giardino della Lampada Meravigliosa  appare solo come un invasore. Di certo non avranno letto favole.
*”Pianta di notevole bellezza, è diverso da ogni altro Prunus le foglie sono obovate, i fiori, penduli, di squisita forma a campanula […], a gruppi di 2-6; hanno petali color cremisi rubino intenso a margine profondamente intagliato. Al centro spiccano gli stami con le antere giallo brillante; il calice ha colore più scuro dei petali. […]. Questa specie fu introdotta in Europa nel 1899, ma dopo alcuni anni andò perduta, e fu reintrodotta dal Giappone nel 1915. In Italia, a Villa Taranto, fu coltivata nel 1938.”
Enciclopedia dei fiori e delle piante, Garzanti – a cura di Ippolito Pizzetti.

Bulbose: colori di primavera

 

Tulipano Pappagallo «Estella Rijnveld»
(gruppo X)
Tulipano a fiore di giglio «Ballade»
(gruppo VII)

I giacinti e i tulipani sono per antonomasia i fiori della primavera. Donano profumi inconsueti, senso di freschezza, vivaci colori. E oltretutto si prestano a varie utilizzazioni: in vasi, ciotole o altri contenitori sono idonei per adornare balconi, terrazzi, cortili; in piena terra, in giardino, per formare aiuole e bordure o per creare macchie di colore mono o policromatiche; si possono, inoltre, sottoporre a forzatura, in coppe o apposite caraffe, per ottenere la fioritura in casa, durante l’inverno.

Tulipano Cottage frangiato
(gruppo VIII)
Tulipano Cottage «Maja»
(gruppo VIII)

Caratteri botanici
I giacinti (Hyacinthus orientale) hanno foglie lineari, erette, spesse, lucenti, tutte radicali. Tra esse si erge, alla fioritura, lo scapo che porta molti fiori profumati, riuniti in racemo. I singoli fiori, portati da corti pedicelli, hanno 6 lobi ricurvi e 6 stami. Vi sono molte varietà dai diversi colori: bianco, blu, rosa, giallo, viola, ardesia, blu-scuro, ecc.
I tulipani (Tulipa spp.) hanno foglie allungate e lanceolate. I fiori, a forma di coppa, sono formati da 6 tepali più o meno uguali, che racchiudono 6 stami. Lo scapo fioraie porta un solo fiore, ad esclusione delle varietà derivate da Tulipa praestans. I tulipani che oggi si coltivano derivano da diverse specie (Tulipa gesneriana, Tulipa suaveolens, Tulipa turcica, ecc.) e si denominano scientificamente Tulipa hybrida. L’incrocio fra le diverse specie ha dato luogo a migliaia di varietà e razze (si calcola oggi intorno alle 10.000) per cui si è sentita la necessità pratica di creare dei gruppi in base alle differenti caratteristiche. Secondo una classificazione internazionale i gruppi sono 15; li elenchiamo nella tabella

Tulipano Ibrido Darwin

Tulipano Ibrido Darwin (gruppo IV)

Gruppi Denominazione Cenni descrittivi Altezza pianta (cm) Periodo
di fioritura
Gr. I Precoci a fiori semplici fiori piccoli, appuntiti, a forma conica in boccio 15-30 mar.-apr.
Gr. II Precoci a fiori doppi fiori simili a peonie; tepali più di sei 30-40 mar.-apr.
Gr. III Mendel fiori tondeggianti su scapi sottili 40-50 apr.-mag.
Gr. IV Trionfo fiori angolosi su scapi robusti 50-60 aprile
Gr. V Ibridi Darwin fiori grossi con colori vivaci su scapi eretti e robusti (Darwin x T. foresteriana) 60-70 apr.-mag.
Gr. VI Darwin fiori tondeggianti, grandi, su scapi eretti e robusti; tepali arrotondati alla sommità 60-80 maggio
Gr. VII A fiori di giglio tepali con punta che si piega all’infuori 40-60 apr.-mag.
Gr. VIII Cottage fiori a forma di uovo allungato su scapi alti 70-80 apr.-mag.
Gr. IX Rembrandt maculature su fiori e piante dovute a virus; razze di tulipani Darwin virosati 60-80 maggio
Gr. X Pappagallo tepali attorcigliati e irregolarmente frangiati su scapi sottili e deboli 40-60 maggio
Gr. XI Tardivi a fiori doppi tepali più di sei su scapi rigidi 45-50 maggio
Gr. XII Der. da T. Kaufmanniana fiori bicolori che si aprono a stella 20-30 mar.-apr.
Gr. XIII Der. da T. Fosteriana fiori lucenti, sericei, con tepali a punta arrotondata, alla cui base internamente vi è quasi sempre una macchia scura. Antere nero-porpora 40-45 mar.-apr.
Gr. XIV Der. da T. Greigii tepali corti e appuntiti, retroflessi in punta, con base internamente nera o marrone. Foglie glauche, marmorizzate di porpora e bronzo 30-40 mar.-apr.
Gr. XV Specie botaniche sono classificate in questo gruppo anche le varietà derivate da T. praestans che hanno scapo portante da 2 a 5 fiori 30-50 mar.-apr

 

aiuola bulbose primavera

Aiuola mista costituita da tulipani tardivi, Myosotis e Euphorbia in primavera


Tecnica di coltivazione

I giacinti e i tulipani amano terreni leggeri, soffici, profondi, freschi, permeabili. I terreni umidi possono procurare la marcescenza dei bulbi, per cui vanno opportunamente drenati; se poco fertili possono essere concimati con letame, a patto che questo sia ben maturo, cioè’ ridotto a terriccio, e che venga distribuito 2-3 mesi prima della piantagione. Qualche settimana prima dell’impianto sono utili i fertilizzanti chimici come il fosfato biammonico e il cloruro o solfato di potassio oppure i ternari ad alto titolo di fosforo e potassio. La cenere può sostituire i sali di potassio con risultati quasi identici. Durante la fase vegetativa e soprattutto prima e dopo la fioritura è consigliabile somministrare fertilizzanti azotati (nitrato o fosfato di ammonio) i quali, prima della fioritura, favoriscono lo sviluppo dei fiori, mentre dopo giovano all’accrescimento dei bulbi.
I bulbi si internano da settembre a novembre, alla profondità di 10-15 cm e alla distanza di 10-12 cm.
Se il tempo decorre siccitoso, bisogna ricorrere a opportune innaffiature, ma senza esagerare e intervenendo solo se c’è effettiva necessità, quando cioè il terreno comincia ad asciugarsi e ciò per evitare possibili marcescenze.
Giacinti e tulipani hanno bisogno di una fase di riposo che avviene nella stagione estiva, per cui dopo la fioritura e il successivo disseccamento delle foglie, i bulbi si tolgono dal terreno e si fanno seccare all’ombra. Si conservano poi in locali freschi e asciutti, previa esportazione di residui terrosi, radici e squame distaccate.
I bulbi di alcune specie di tulipani come Tulipa turkestanica, Tulipa tarda e di tutte le varietà derivate da Tulipa kaufmanniana si possono lasciare per sempre nel terreno ove si propagano spontaneamente. Anche i bulbi dei giacinti si possono lasciare nel terreno, ma solo se si avrà cura, nelle zone fredde, di coprirli durante l’inverno con paglia, foglie secche o torba.
I tulipani in ordine di fioritura

A fioritura precoce:
(marzo-aprile)
Tulipani derivati da Tulipa Kaufmanniana
Tulipani derivati da Tulipa fosteriana
Tulipani derivati da Tulipa praestans
Tulipani derivati da Tulipa greigii
Tulipani semplici precoci
Tulipani doppi precoci
A fioritura media:
(aprile)
Tulipani Mendel
Tulipani Trionfo
Tulipani Ibridi Darwin
A fioritura tardiva:
(maggio)
Tulipani Darwin Tulipani a fiore di giglio
Tulipani Cottage
Tulipani Rembrandt
Tulipani doppi tardivi
Tulipani Pappagallo

Dopo alcuni anni, comunque, i fiori degenerano cioè perdono le loro caratteristiche originali.
La moltiplicazione di ambedue le specie avviene per bulbilli che daranno piante fiorifere dopo alcuni anni, quando cioè si saranno sufficientemente ingrossati. Tra le cure colturali, oltre alle concimazioni e alle innaffiature, sono importanti: l’eliminazione delle erbacce, le zappettature e l’asportazione dei fiori appassiti. Quest’ultima pratica è necessaria per evitare la formazione dei frutti e dei semi che sottrarrebbero alla pianta molte sostanze nutritive, quelle sostanze indispensabili al normale accrescimento dei bulbi.
È utile ricordare che i bulbi più grossi daranno i fiori più belli, mentre quelli piccoli daranno fiori striminziti, ammesso anche che riescano a fiorire. Nell’impianto di aiuole, per ottenere un ottimo effetto decorativo, è bene accostare varietà della stessa altezza, dello stesso colore e del medesimo periodo di fioritura.

Giacinto ‘Blue Jacket’ Giacinto ‘Orange Boven’

TRA STORIA E LEGGENDE 
Il nome generico del giacintoHyacinthus – sembra derivare dal greco-albanese giak che significa sangue. È dal sangue del Giacinto, bellissimo giovane greco, secondo la leggenda, pare sia nato il fiore omonimo. Il Dio Apollo si era innamorato di questo giovane, ma involontariamente, mentre giocavano insieme, lo uccise con una piastrella. Dal sangue che ne scaturì, Apollo, per ricompensa e grande rimpianto, fece nascere un bellissimo e profumato fiore.
Il nome di tulipano sembra sia derivato dal turco tulban o turban per la somiglianza del fiore al turbante. L’etimologia, però, non è certa. Sono certe, invece, le vicende legate al tulipano che avvennero in Europa agli inizi del XVII secolo. L’amore per questo fiore orientale – si racconta colpì un gran numero di persone e si trasformò presto in una vera e propria mania (si chiamò tulipomania) tanto che in poco tempo il prezzo di qualche varietà salì alle stelle. Vi furono in seguito a ciò persone che accumularono ingenti ricchezze, mentre altre andarono in rovina.
Chi non aveva denaro contante scambiava con bulbi terre, palazzi e altri beni. Questa mania e la speculazione commerciale che ne, derivò giunse a tal punto che dovette intervenire il Governo olandese il quale il 27 aprile del 1637 fu costretto ad emanare un’apposita ordinanza per regolare tale commercio e mettere così fine alla paradossale speculazione.

 

Il tulipano

tulipa-angelique

Tulipano ‘Angelique’

La storia

Fiore meraviglioso, il tulipano è dotato di una storia affascinante, densa di episodi e di alterne vicende.
Pur non sapendo di preciso quando sia iniziata la sua coltivazione, si sa che il bulbo è di provenienza orientale e che in Persia cresceva spontaneo.
Fu l’ambasciatore Gislenio Busquenio a importare per primo  in Europa, dalla Turchia, bulbi e sementi di questa specie, facendone omaggio a Clusius. Le sorti dei bulbi furono inizialmente molto incerte, tanto che furono sottoposti anche a trattamenti culinari, a mo’ di esperimento: lo speziale viennese di Busquenio li mise sotto zucchero, e un commerciante di Anversa li fece friggere e servire conditi con olio e aceto. Dopo questi infelici tentativi, la coltivazione ornamentale si diffuse, inizialmente a Vienna dove il Gessner battezzò il fiore e lo disegnò per primo (in suo ricordo è rimasto Tulipa Gesneriana), poi in Inghilterra, dove però gli Inglesi sembra non si siano resi conto di quale tesoro fosse capitato loro per le mani, infine in Francia dove subito riscosse un enorme successo.
In questo paese le persone facoltose presero a cercare di procurarsi bulbi mediante i mercanti veneziani che compivano viaggi in Turchia; il colmo dell’eleganza della moda femminile francese era portare tulipani decorativi nelle scollature. Presto l’ascesa del tulipano divenne vertiginosa, il valore dei bulbi aumentava ogni giorno e la febbre da ‘tulipomania’ contagiò tutta l’Europa Centrale: fu Clusius che, molto probabilmente, introdusse la coltivazione del tulipano nei Paesi Bassi dove il fiore visse il suo periodo di massimo splendore. Nel giro di pochi anni tutti gli Olandesi furono invasi da una tale frenetica passione per i tulipani, che i bulbi diventarono oggetto di scambio e furono quotati sul mercato come vere e proprie azioni.
Mille episodi si potrebbero citare a testimonianza della follia che aveva invaso gli Olandesi nel riguardi di questa pianta: la Brasserie Tulipe a Lille ricorda che secoli or sono il suo padrone barattò la sua birreria con un solo bulbo di tulipano!

Jan Davidsz de Heem – Festone con fiori e frutta (Anversa, 1670)
Rijksmuseum, Amsterdam

Questa forma di fanatismo influenzò anche la moda e l’arte: ogni stoffa, ogni pizzo possedeva un elemento che richiamava la forma del fiore. Nessun dipinto di natura morta dell’epoca, era privo di un riferimento al tulipano.
La speculazione sul mercato del tulipani e la passione per questa coltivazione tuttavia decaddero: i prezzi cominciarono a calare e molti che avevano investito capitali in bulbi andarono in rovina.
Lo splendore della coltivazione del tulipano si rifugiò, allora in Turchia dove, seppur già conosciuta in precedenza, non raggiunse mai come nel 1700 tale trionfale successo: il Gran Visir aveva nella sua corte uno sceicco coltivatore ufficiale di tulipani. Erano in grande auge le feste del Tulipano durante le quali il Gran Visir invitava il sultano e il suo seguito presso il suo palazzo: sembra che il giardino contenesse più di mezzo milione di tulipani e il fasto e le spese erano enormi. Anche questo lusso però, via via si affievolì e tramontò, ma il tulipano rimase sulla cresta dell’onda per tutto il secolo in Turchia.
Dall’oriente poi il fiore tornò a farsi conoscere in Inghilterra dove ottenne finalmente un successo pieno, anche se più compito e moderato, intonato al carattere del popolo inglese.

Specie e varietà
Il genere Tulipa comprende oggi, secondo Parey, circa 150 specie diffuse tra l’Asia orientale e quella centrale, il Nord-Africa e l’Europa.
I tulipani coltivati oggi hanno poco a che vedere con quelli dei secoli scorsi, quali si possono ritrovare nel dipinti olandesi del 1600. Nell’evoluzione estetica del fiore, come accade spesso, intervennero infezioni virali e mutazioni, le prime responsabili della nascita delle corolle plumate (quelle i cui petali hanno la punta di colore diverso) e fiammate (quelle la cui totalità dei petali è percorsa da strisce di colore diverso), le seconde di tutta una gamma di diversi caratteri estetici di valore ornamentale più o meno valido.

campi-tulipani

Una coltivazione di tulipani per la produzione di bulbi in Olanda

Esistono tulipani adatti a soddisfare qualsiasi gusto: varietà ibride a fiore molto grande e specie botaniche di tipo nano a fiori più piccoli ma molto graziosi, varietà a stelo lungo e altre a stelo corto o medio, a fiori semplici o doppi in un vario assortimento di forme e colori. In ogni tempo le attenzioni degli amatori e del ricercatori si sono rivolte all’ibridazione e alla selezione di nuove varietà e ancora oggi questa opera continua e ogni anno vengono poste in commercio numerose nuove varietà, sempre più interessanti.
Mentre negli anni passati la preferenza degli amatori si indirizzava verso tulipani a fiori screziati, oggi invece si preferiscono quelle di tinta unita o delicatamente sfumata.
Per potersi orientare nel gran numero delle varietà di tulipani reperibili in commercio, che provengono in massima parte dalle famose coltivazioni olandesi, bisogna distinguere alcune razze fondamentali che si differenziano principalmente per la forma dei fiori e l’epoca della fioritura.

Tulipani a fiori semplici

Tulipani a fiori semplici

Tulipani a fiori semplici

Le principali varietà di questo gruppo sono:

Tulipani semplici precoci
Caratteristici per il loro portamento spiccatamente nano e per la fioritura molto precoce; in coltura normale fioriscono già in marzo o al primi di aprile e in quella forzata fin dai primi di dicembre. I fiori risultano abbastanza grandi, anche se i singoli petali sono piuttosto corti e portati su steli che non superano i 20-25 cm. La generalità dei fiori presenta una colorazione in tinta unita, ma esistono anche varietà a petali sfumati.

Tulipani semiprecoci Mendel
Bellissime varietà (adatte per il giardino e per la forzatura), a fioritura piuttosto precoce, in ritardo solo di qualche giorno rispetto al semplici precoci. Gli steli sono rigidi, alti 30-40 cm e i fiori sono molto ornamentali grazie al petali grandi e alle tinte vivacissime e variamente sfumate.

Tulipani tardivi Darwin
Sono certamente i tulipani più coltivati nei giardini per l’eleganza del portamento e per la lunga durata dei fiori che sbocciano di solito nel mese di maggio; sono molto indicati per la produzione di fiori recisi; si distinguono per la robustezza e la lunghezza degli steli alti fino a 60 cm.

Tulipani semiprecoci Trionfo

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Tulipano ‘Black Parrot’

Derivano dall’incrocio tra i tulipani semplici precoci e quelli Darwin. Presentano una notevole vigoria nello stelo per cui si prestano soprattutto per il fiore reciso. Fioriscono verso la metà di aprile; i fiori grandi presentano tinte vivaci semplici, bicolori o sfumate con pregevoli combinazioni.

Tulipani tardivi Pappagallo

 

Sono anche chiamati ‘mostruosi’ per i loro fiori molto voluminosi e i petali piuttosto irregolari, ondulati e finemente frastagliati; la loro bellezza è rara ed elegante, accentuata dalle forme originali dei petali e dei fiori. Fioriscono tardi, nel mese di maggio. Gli steli alti 30-40 cm che sorgono da bulbi piuttosto piccoli, sono piuttosto deboli e si piegano sotto il peso del fiore.

Tulipani tardivi a fiore di giglio
Ottimi per la produzione di fiori recisi perché presentano steli molto forti, lunghi e rigidi. Fioriscono nel mese di maggio e i fiori hanno forma. caratteristica con petali lunghi e stretti spesso ricurvati verso l’esterno.

Tulipani tardivi Breeder
Rappresentano i tulipani più tardivi: fioriscono nella seconda quindicina di maggio; la caratteristica è una grande vigoria della pianta; i fiori sono molto grandi e si presentano con tinte particolarmente decorative e vivaci.

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Tulipani a fiore doppio

Tulipani a fiori doppi

Le più diffuse varietà di questo gruppo sono:

Tulipani doppi precoci
Fioriscono nel mese di aprile, subito dopo i tulipani semplici precoci, ma rispetto ad essi presentano una fioritura più duratura; gli steli sono alti 20-30 cm, i fiori grandi e doppi, con petali compatti; sono molto indicati per la forzatura e permettono di ottenere fiori recisi o vasi fioriti con grande anticipo rispetto alle altre varietà.

Tulipani a fior di peonia
Steli molto alti e vigorosi, fiori di grande effetto che ripetono un po’ le caratteristiche del tulipano Trionfo da cui si differenziano però per i fiori più grossi e doppi che sbocciano nella seconda quindicina di aprile.

Tulipani doppi tardivi
Questi fiori molto eleganti e sorretti da steli alti e rigidi, derivano dall’incrocio dei tulipani precoci con i tulipani Darwin.

tulipani-botanici

Tulipani botanici

Tulipani botanici
Queste razze di tulipani chiamati botanici si distinguono per la notevole rusticità, per l’eleganza delle forme e per l’originalità delle colorazioni; la loro taglia generalmente ridotta li rende indicatissimi per ornare giardini rocciosi, bordi misti. Sono i più precoci rispetto a tutti gli altri tulipani, e presentano una gamma vastissima di colori.

Tulipa Kaufmanniana
Steli cortissimi e fiori di media grandezza che sbocciano molto precocemente; le tinte più diffuse sono quelle sfumate in giallo, rosso e arancio.

Tulipa Clusiana
Originari dell’Asia Minore ma coltivati nelle nostre regioni fin dal Medio Evo, si sono naturalizzati in alcune località favorevoli alla loro ambientazione; i fiori sono delicati, affusolati, di colore bianco esternamente striati di rosso, sbocciano precocissimamente.

Tulipa Fosteriana
Si distinguono per i fiori molto grandi, di dimensioni talora superiori a quelle di certe varietà ibride; molto decorativi e di colore tipicamente rosso-scarlatto brillante. Si sono ottenute recentemente interessanti varietà di colore bianco puro o arancio.

Tulipa silvestris
Razza indigena delle nostre regioni, che presenta notevole interesse per i fiori molto profumati di colore giallo all’interno, sfumati di verde esternamente.

Tulipa Greigii
Fiori molto grandi di colore generalmente rosso, salmone o albicocca; caratteristiche sono le foglie striate di violetto.

Tulipa-kaufmanniana

Tulipa Kaufmanniana

Coltivazione dei tulipani in piena terra
I tulipani crescono un po’ ovunque e nelle più diverse condizioni ambientali; richiedono però preferibilmente terreno ben drenato e di buona fertilità. La concimazione può essere eseguita aggiungendo terriccio di foglie o letame maturo oppure concime organico in polvere e torba. L’impianto dei tulipani si esegue nel periodo autunnale da metà settembre a metà novembre, su un terreno ben lavorato a una profondità di almeno 25 cm; i bulbi vanno interrati a 8- 10 centimetri: l’operazione è agevolata con l’impiego dell’apposito piantabulbi. Quando i fiori sono appassiti, si tagliano gli steli al di sopra delle foglie per favorire meglio l’ingrossamento dei bulbi, i quali si estirpano dal terreno quando le foglie sono completamente secche. Bisogna continuare le annaffiature delle piante sfiorite fin tanto che le foglie non diventano gialle.

tulipa orange princess

Tulipano a fiore doppio ‘Orange Princess’

Coltivazione in vaso

La coltivazione dei tulipani in vasi o cassette è molto facile e consente di ottenere splendide fioriture su balconi e terrazzi in un periodo in cui questi sono ancora piuttosto disadorni.
Si ottengono magnifici risultati anche preparando grandi ciotole di terracotta del diametro di 70-80 cm dove accanto al tulipani si pianteranno crochi, giacinti e altre bulbose. Per ottenere il miglior effetto decorativo, conviene realizzare grandi masse fiorite accostando nelle ciotole ai tulipani altre bulbose che fioriscono in periodi diversi, in modo da avere una fioritura più protratta nel tempo.
I vasi, in ogni caso, devono essere profondi e larghi almeno 20 cm: i bulbi si internano a circa un terzo di profondità, distanziandoli di 15 cm l’uno dall’altro. Per la coltura in vaso si prestano meglio le varietà a stelo corto e a fioritura precoce.
Quando i tulipani allevati in vaso non vengono sottoposti a forzatura, non necessitano di cure particolari: basterà non far mai mancare la necessaria umidità dalla piantagione sino al periodo precedente la fioritura.
Nelle zone più fredde conviene sistemare i vasi, durante l’inverno, nell’angolo più riparato del giardino o del balcone, ma di solito questa precauzione non è necessaria.

tulipa-mabel

Tulipano ‘Mabel’

 

Coltivazione forzata dei tulipani

Quando si vuole forzare la coltura del tulipano, per ottenere vasi fioriti dal mese di dicembre in avanti, e quindi con notevole anticipo sul periodo normale di fioritura, conviene prima di tutto scegliere le varietà precoci, cioè quelle che hanno un ciclo vegetativo il più breve possibile. La prima operazione è quella di predisporre un accurato drenaggio nei vasi che poi si colmeranno di terriccio soffice, ricco di sabbia e ben concimato con sostanza organica decomposta o concime organico in polvere. I bulbi si internano a partire da metà settembre in modo che la punta affiori alla superficie del terreno; le distanze sono ravvicinatissime tanto da avere i bulbi quasi accostati l’uno all’altro.
I vasi così preparati si infossano in giardino alla profondità di 15-20 cm, oppure si ricoprono di foglie o di paglia. Se ciò non fosse possibile, si possono anche collocare i vasi in una cantina fredda (temperatura tra i 5 e gli 8 gradi).
Quando, dopo almeno 30-40 giorni i bulbi avranno emesso un abbondante apparato radicale e il germoglio fiorale si sarà sviluppato, i vasi si porteranno in serra o in appartamento a temperatura non superiore ai 14-15 gradi, avendo cura di mantenere le piante ancora qualche giorno al buio, per favorire l’allungamento dello stelo. Successivamente si esporranno i vasi in piena luce e a temperatura di 18-20 gradi, annaffiando copiosamente. La fioritura avverrà dopo due o tre settimane.

 

Bulbi in vasi e contenitori

La coltivazione di piante e fiori in vasi e contenitori ha il vantaggio di ravvivare immediatamente qualunque luogo. I vasi e i contenitori offrono centinaia di modi per rendere degli spazi attraenti , l’unica condizione è che le piante tollerino il vento. Tra le piante da bulbo la scelta è vastissima, e copre tutto l’arco dell’anno, basta scegliere le specie che fioriscono nei differenti momenti mettendole a dimora al momento più opportuno. Ecco alcune indicazioni per ottenere risultati di grande effetto e prolungata fioritura.

• Piantare diversi tipi di bulbi che hanno differenti periodi di fioritura. Ciò comporta la messa a dimora dei bulbi su più strati, uno sopra l’altro. I bulbi a fioritura precoce sullo strato superiore e successivamente gli altri a seconda del periodo di fioritura. Il risultato saranno settimane sempre ricche di colore.
La “messa a dimora istantanea” può essere effettuata per i bulbi forzati che si piantano non appena il germoglio è visibile. Piantare alcuni di questi bulbi crea vasi e contenitori pieni di fiori pronti per sbocciare. Invece di utilizzare sempre le stesse varietà è possibile mescolare specie che stanno bene insieme e disporle seguendo motivi decorativi come cerchi concentrici. Ad esempio si possono utilizzare insieme l’Anemone blanda “Blue shades”, il Muscari armeniacum “Album” e il Tulipa praestans “Fusilier” e ancora realizzare una fantasia con all’esterno la Scilla mischtschenkoana e nel centro un gruppo di narcisi “Jack Snipe”
• Un altro modo per utilizzare vasi e contenitori che richiede più sforzo ma garantisce un bellissimo effetto è il mini garden: basta inserire nei vasi e nei contenitori arbusti a fioritura precoce accompagnati da bulbi istantanei e piante biennali come il Bellis e il Myosotis. Gli arbusti e le biennali daranno il loro meglio nelle prime 6/8 settimane. Contemporaneamente i bulbi dovranno essere sostituiti almeno una volta e il risultato sarà garantito.

Per la coltivazione in vaso, seguite questi semplici passaggi:

Fase 1
Il terriccio migliore per la coltivazione in vaso è la miscela che si trova normalmente in vendita nei garden center e nei supermercati con reparto giardinaggio. Rispetto alla terra del giardino questa è generalmente più ricca, leggera, pulita e priva di insetti e di agenti patogeni.
Una caratteristica importante del terriccio è la capacità di trattenere acqua per molto tempo. Ciò è molto importante perché evita al bulbo di seccarsi e assicura loro una buona crescita e fioritura. Se i bulbi sono stati piantati per un’unica fioritura, il terriccio fresco durerà per tutta la stagione. Quando si fanno le colture in vaso è importante arricchire il terreno con fertilizzanti. Un’altra opzione è sostituire ogni anno il terriccio con terriccio fresco prima di mettere fuori i vasi e i contenitori.
Fase 2
Le piante non possono sopravvivere in un terreno eccessivamente impregnato d’acqua, ma hanno bisogno di un buon drenaggio che assicuri la salute delle radici. Tutti i vasi devono perciò avere almeno un foro di drenaggio.
Fase 3
Scegliete contenitori abbastanza profondi per le piante che intendete coltivare(controllate le istruzioni sulla profondità di piantagione sull’etichetta della confezione dei bulbi).
Fase 4
Riempite il vaso fino a un quarto o un terzo della sua altezza con il terriccio, posizionate i bulbi alla profondità giusta e completate con del terriccio fino ad arrivare a circa 2,5 cm dall’orlo del vaso. Questa distanza vi permette di aggiungere uno strato di pacciame e di non far schizzare la terra fuori dal vaso quando lo innaffiate.
Fase 5
In autunno potete anche piantare più strati di bulbi in un solo vaso. Avrete così un intero giardino primaverile in un unico contenitore.  Se scegliete specie e varietà che fioriscono una di seguito all’altra avrete 100 giorni di fioriture ininterrotte. Ma potete anche optare per due soli tipi che fioriscono in contemporanea.
Fase 6

Potete lasciare il vaso così com’è, oppure inserirlo in un cache-pot. In questo caso assicuratevi che l’acqua in eccesso non si fermi nel vaso più grande, finendo per annegare i bulbi. Un utile trucco per evitare inconvenienti è sollevare il vaso interno su un mattone o un sottovaso capovolto: in questo modo il suo fondo sarà più al riparo dall’acqua.
Fase 7
Fra i vasi che si possono usare con successo ci sono quelli di terracotta, di plastica; e poi ancora mastelli di legno, cestini di vimini, vasi di ceramica, vecchie carriole, ecc.
Fase 8
Raggruppate i vasi per avere un effetto migliore e per minimizzare la fatica dell’innaffiatura.