A caccia di insalate

Quando non c’erano patate e fagioli e pomodori, si badava di più a ciò che cresceva dietro casa, e l’acetosa era una delle verdure preferite. Da noi è pressoché scomparsa dai mercati. Pochi mazzetti di fresche foglie in primavera sul banco di qualche erbivendolo appassionato richiamano antiche abitudini. Ma in Francia l’oseille è ancora, e come!, onorata sulle tavole umili e su quelle raffinate. Così come in Inghilterra, ove il sorrel entra in molti piatti. Chiamata erba brusca in antico e ancora oggi in molte parti dell’Italia del nord, in varie regioni ha nomi che si rifanno al sapore acidulo. Quindi ecco “erba agretta” in Liguria, “arzivola” in Piemonte, “zanzora” in Lombardia, “pan e vin” in Veneto e Friuli, “erba salada” in Emilia, “testa di bue” a Napoli e “aria-e-duci” in Sicilia. Importanti quasi come essa sono l’acetosa romana, detta anche acetosa tonda, e l’erba pazienza, o romice, o lapazzo (in Sicilia). Le acetose danno tutte un sapore agro, seppure variano in intensità e per una componente amara da specie a specie. Sono originarie dell’Europa e dell’Asia, anche se adesso crescono selvatiche pure nell’America del Nord. Preferiscono i terreni leggermente acidi, ricchi di torba.

Le specie

Rumex acetosa è frequente in ogni regione d’Italia nei luoghi erbosi e leggermente umidi. Le piante si presentano con un gruppo di foglie basali picciolate, ovato-oblunghe, dalle quali si levano steli alti fino a un metro ove sono inserite foglie di forma marcatamente astata e senza picciolo. I fiori, insignificanti, raccolti in pannocchie appaiono tra giugno e agosto.

Rumex scutatus si trova da noi nei terreni montani di natura silicea oltre che nei dirupi erbosi e aridi, riconoscibile per le foglie largamente triangolari-saettiformi, lobate alla base, un po’ grassette di sapore molto acido. Ha il vantaggio di crescere bene in terreni poveri e aridi, per cui lo si trova un po’ ovunque in Europa e in Asia.

Rumex acetosella si rinviene nel luoghi sterili e incolti della zona mediterranea dove fiorisce tra maggio e luglio. Si tratta di pianta perenne, con fusto sul mezzo metro con foglie picciolate di forma lanceolata e astato-tripartita.
Rumex patientia si rinviene coltivato o inselvatichito nelle zone centro-settentrionali, dove si presenta come pianta perenne dal fusto alto fino ad un metro e mezzo. Le foglie basali hanno forma ovata o ellittica, con margine ondulato e possono essere lunghe fino a 25 cm mentre le foglie del fusto, piuttosto lanceolate, hanno la base arrotondata. I fiori sono riuniti in grandi e lunghe inflorescenze.
Rumex crispus, infine, è comune nei prati umidi, ha fusto di circa un metro, con foglie lanceolate e arrotondate alla base. Anche qui le inflorescenze sono lunghe e appaiono tra maggio e luglio a seconda della latitudine. La radice è utilizzata per l’estrazione di vari principio attivi e sostanze tanniche.

Le proprietà

L’acetosa è una delle prime verdure a mettersi a vegetare in primavera, e non è infrequente trovare tenere foglioline nuove già in febbraio, a parte Sicilia e Calabria ove il raccolto va addirittura fatto tra novembre e gennaio.
Il sapore è deliziosamente rinfrescante, d’un acidulo che ricorda la buccia delle prugne. Una volta ragazzini e pastori rinfrescavano con i suoi steli la lingua secca per il troppo camminare, quando li trovavano in mezzo a un bel prato. E si sa che l’acetosa era il cibo comune presso Egizi, Greci e Romani. Oggi, ancora, in Egitto, in Francia l’acetosa è coltivata e appare spesso sulle tavole. In Inghilterra sono lontani i tempi medievali quando era di rigore nell’orto, e l’epoca dei Tudor quando erano tante le ricette per cucinarla bollita o ridotta in salsa per carni e pesci.
Andiamo a cercarle, allora, queste acetose nei prati e negli incolti umidi. Prendiamo le foglie centrali, verdine e tenerelle, magari dopo averne assaggiata una per scoprire se abbiamo indovinato o se è troppo acida o amarognola o insipida. Portiamole a casa e mischiamole alle verdure del solito minestrone, magari assieme a ortica e malva. Avremo il vantaggio di un insieme ricco in ferro e altri sali minerali e in vitamina C, ove l’acetosa attenua il sapore pesante del lardo e facilita la digestione delle altre verdure.

Rumex sanguineus

Rumex sanguineus

Essendo leggermente lassativa e depurativa può essere consumata da sola sia cotta ma meglio ancora aggiunta ad insalate per una più efficace azione eupeptica e diuretica, e per sfruttare e il prezioso contenuto in clorofilla e vitamina C. Per la ricchezza in ferro torna utile nella cura dell’anemia e dell’emofilia. Il decotto che se ne ricava è un depurativo del sangue, da utilizzarsi in caso di foruncolosi e avvelenamenti del sangue. Lo stesso si potrà usare per uso esterno in impacchi sulle dermatosi, mentre con le foglie si fanno cataplasmi per portare a maturazione foruncoli e ascessi. Ricordiamo, però, che reumatici e gottosi se ne devono astenere, dato che l’acido ossalico è controindicato per loro, e che comunque l’abuso risulta nocivo per tutti, in quanto troppo ossalato di calcio può causare lesioni renali.
Ma torniamo alla cucina. Una volta in mancanza di pentole in acciaio inossidabile, smaltate e in vetro, si raccomandava di non cuocere l’acetosa e di non tagliarla con utensili di ferro per non farle prendere sgradevole sapore metallico. Oggi il problema è di più facile soluzione ma occorre ricordarsene.


In cucina: le ricette

Le foglie giovani in insalata, spezzate a mano, unite a lattuga, malva, cicoria, tarassaco, dolcetta (o valerianella) e dadini di pane raffermo strofinati d’aglio, e condite con molto olio e poco sale danno uno di quei mangiari da re che ristora i nostri palati cittadini, disabituati ai sapori primigeni. Ma anche da sola non è male, come ben sanno i pastori delle nostre Alpi che la chiamano pan-e-vin e ne fanno il companatico di molte colazioni in alpeggio.

Altro modo di prepararla consiste nello sbianchire le foglie in acqua bollente e poi ripassarle con burro in padella, facendo però attenzione al fatto che sono ancora più inconsistenti degli spinaci e quindi ci vuole un niente per ritrovarle in purea.

In Francia è d’uso comune adagiare su un sottile letto di purea di queste foglie le sogliole con salsa olandese. Ma voglio ricordare che il rombo al vino bianco con burro verde è uno di quei piatti che difficilmente possono essere eguagliati. E siccome si può preparare anche con le più comuni (nel senso di reperibili) sogliole non voglio privarvi del piacere di prepararvelo. Dunque per un rombo di un chilo  e mezzo tagliato in tre pezzi, approntate una pirofila con tanto vino bianco e acqua in parti eguali quanto necessario per coprire il pesce.
Aggiungete una cipolla finemente affettata, due carote a fettine e un mazzetto di erbe composto da timo, alloro prezzemolo, sedano e rosmarino. Salate pepate e mettete a cuocere a fuoco medio finché non si alza il bollore, dopo di che abbassate la fiamma e lasciate a sobbollire per trenta minuti.
Adagiate il pesce su un piatto da portata ben caldo e irroratelo con la salsa che intanto avrete preparato così. Per 200 g di burro ammorbidito prendete due uova sode e passatele al setaccio, due spicchi d’aglio ben schiacciati e due cucchiai d’olio sopraffino e mischiate il tutto frullando finché la miscela non sarà diventata cremosa. Ad essa incorporate poi sei foglie di acetosa, sei di lattuga e sei di crescione oltre ad alcuni rametti di prezzemolo e due scalogni (o cipolline in mancanza) fatti bollire in acqua salata per tre minuti, e poi passati al setaccio. Nonché due cucchiai di capperi dissalati, mezzo cucchiaino d i senape e il succo di mezzo limone. Tornate a frullare il tutto per qualche secondo, aggiungendo se il composto fosse troppo denso una o due cucchiaiate del brodo di cottura, e aggiustando di sale e pepe.

L’acetosa, assieme a cerfoglio ed erba cipollina costituisce uno squisito ripieno per quelle omelette per cui i francesi vanno tanto rinomati, mentre assieme al misto di erbe mediterranee dà un tocco diverso ai bouilloms ove far sobbollire quei pesci di acqua dolce o dei mari del Nord sempre un po’ sciapi. Aggiunta al brodo di. pollo ne migliora il sapore attenuando il sentore di pollaio. Inoltre lega benissimo con le zuppe di lenticchie o di patate, oltre che con i pomodori e i cetrioli.
In Inghilterra, sul finire del ‘600 una salsa classica per accompagnare il maiale era composta da pane e mele cotte con zucchero e aceto fino a disfarsi, passati poi in purea e mischiati a una purea di acetosa. Il gusto pungente e dolce era capace di far digerire qualsiasi grassume.
In Francia una salsa di acetosa si prepara facendo cuocere un pugno di foglie con un tocco di burro, aggiungendovi un bicchiere di panna prebollita per evitare che si raggrumi a contatto con l’acido dell’erba, e quindi portata alla liquidità voluta con qualche cucchiaiata del brodo di cottura della pietanza che si vuol guarnire, sia esso pollo, vitello o pesce.

Chiudiamo con la ricetta della minestra ghiacciata all’acetosella, meno nota del potage invernale, con la quale rinfrescare i vostri ospiti in una calda giornata estiva.
Dunque, si fanno bollire 250 g di acetosa tagliata a striscioline in un litro d’acqua per dieci minuti. Si aggiunge sale, poco pepe e un peperoncino rosso. Si lascia raffreddare aggiungendovi qualche fettina sottilissima di cetriolo, d’uovo sodo un po’ di succo di limone, due spicchi d’aglio e del prezzemolo tritatissimo, si mette in frigorifero per tre ore e si serve.

A primavera sboccia il Verde a Mondo Creativo.

Il Mondo Creativo è il Salone interamente dedicato alla creatività e al fai da te organizzato da BolognaFiere e giunto alla sua dodicesima edizione. La Manifestazione si svolge due volte l’anno: l’Edizione Autunnale a novembre, mentre a marzo l’ Edizione Primaverile.
L’edizione Autunno 2012 è stata un’occasione per creare nuovi sbocchi e opportunità di sviluppo per le aziende che operano nel settore creatività, affacciandosi su nuovi segmenti di mercato e creando nuove occasioni di business, registrando un incremento di visitatori pari al 35%.
La novità dell’edizione Primavera 2013 che si svolgerà dal 22 al 24 marzo sarà l’area Garden & Green: uno spazio speciale dedicato al Verde, dal balcone al giardino, all’orto, alla decorazione floreale per la tavola e per la casa e per gli eventi, che anticiperà le tendenze del settore, e dove sarà possibile ammirare e acquistare prodotti relativi al giardinaggio, all’orticoltura e alla composizione floreale e alla decorazione. Tanti consigli, dimostrazioni dal vivo, laboratori teorici e pratici, prodotti e idee per vivere il Verde dentro e fuori casa e creare delle piccole oasi in cui ritrovarsi.
Garden & Green è un luogo in cui fermarsi, incontrarsi e confrontarsi, trovare novità e anche grandi classici del mondo Green, scoprire le tecniche e i trucchi per comporre un centrotavola floreale di successo (non solo per stupire gli ospiti), imparare a rapportarsi con il Verde, coltivare con soddisfazione un piccolo orto anche sul balcone e realizzare un kitchen garden in miniatura.
Non mancheranno piccoli workshop a tema, pensati per imparare a conoscere le piante e i fiori, progettare piccoli spazi di giardino o di terrazzo, accordare forme e colori; un occhio particolare verrà dedicato alla didattica per i bambini e al rapporto del cittadino con il Verde urbano.
L’alta qualità dei prodotti esposti, i corsi, le dimostrazioni e gli eventi collaterali in programma godono di una buona risonanza anche al di fuori degli spazi espositivi, attirando l’attenzione dei media nazionali e del pubblico.
Il Mondo Creativo

Tempo di topinambur, i figliolini del sole

Il poeta Andrea Zanzotto chiamava i topinambur figliolini del sole. Ne amava la spontaneità, la bellezza, il fiore che dipinge di oro giallo i giorni autunnali.
Bisogna distinguere i topinambur spontanei, una pianta considerata infestante, da quelli coltivati, che non si fanno ammirare per i fiori, che sembrano non avere, ma per le radici tuberose, che fanno molto bene e sono riscoperte dalla cucina, dopo che erano state quasi dimenticate, soppiantate dalla patata.
Sono ortaggi attualissimi al mangiare del nostro tempo, attento a diete e a calorie. Sono adatti e funzionali per chi vuole restare in forma e combattere il sovrappeso, o per chi ha problemi di digestione, di diabete, di glicemia, di gotta e di colesterolo.
La raccolta inizia in ottobre. Le radici bitorzolute, che si distinguono per la buccia gialla e la polpa bianca, quest’anno si presentano ricche, sane e compatte. Un po’ magre, rispetto allo standard ottimale a causa della siccità, ma questo non ne ha toccato la qualità e i valori nutritivi, dove si è potuto irrigare, si è salvata la produzione, e tutto fa pensare a una produzione stabile e conforme alle attese.

I topinambur si avvicinano per sapore al carciofo, tanto che in Inghilterra li chiamano Jerusalem artichoke, carciofi di Gerusalemme. Ma Jerusalem non c’entra niente con la città santa di Israele, sarebbe la storpiatura di girasole, parola con la quale i coloni italiani in America chiamavano i topinambur, conosciuti anche con altri nomi volgari: pera di terra, patata del Canadà, girasole tuberoso, tartufo di canna, tartufolo, fior di sole, ciapinambù, topinabò, picciriddi.

Fiore di Helianthus tuberosus

La pianta è originaria del Canada o comunque delle pianure americane. Prende il nome da una tribù di nativi cannibali del Brasile (tupinambàs), chiamati dai francesi topinambaux, nome con il quale, pur con tante variazioni, è generalmente conosciuta la pianta. Il nome scientifico è Helianthus tuberosus, fiore del sole (dal greco helios, sole, e anthos, fiore).

Oltre 1/4 degli Italiani possiede un orto domestico, purtroppo la maggior parte di loro improvvisa

Non è una novità, vuoi la crisi, vuoi la ricerca di un cibo più sano (o meno contaminato), vuoi il piacere di poter gustare i frutti del proprio lavoro, vuoi la riscoperta (finalmente) dei valori della tradizione contadina, aggiungiamo pure che prendersi cura di un orto (o di un giardino, ndr) rilassa, fatto sta che quelle dell’orto è ormai una moda divagante; se ne sono accorte persino le amministrazioni comunali: è di pochi giorni fa, infatti, la notizia che il comune di Milano ha approvato il progetto ColtivaMi per riportare l’agricoltura eco sostenibile a Milano attraverso le esperienze degli orti, con una particolare attenzione al coinvolgimento di persone anziane, individuando 9 aree (per un totale di 25.000 metri quadrati) destinate a ospitare 309 particelle ortive e attivando una rete di convenzioni con onlus e associazioni di cittadini o enti attivi nel volontariato.

Gli Italiani hanno (ri)scoperto il piacere della coltivazione e lo praticano dove possono: in giardini, su terrazzi e balconi.
Le stime della Cia, Confederazione italiana agricoltori, rivelano che nel nostro Paese sono ben 4,5 milioni le persone che hanno scelto di ospitare coltivazioni di ortaggi in ambiente domestico. Secondo uno studio condotto online da FoodSaver, marchio di riferimento nei sistemi di confezionamento sottovuoto, una buona parte degli intervistati (25,9%) dichiara di avere già un orto domestico e la quasi totalità di chi ancora non ne ha uno afferma che gli piacerebbe molto coltivare frutta, verdura ed erbe aromatiche in casa propria (72,2% del campione).

Verdure da mangiare a crudo o per insalate (30,7%), erbe aromatiche (27,6%), frutta (22.8%) e verdure da cuocere (18,9%) sono, nell’ordine, i prodotti che gli Italiani coltivano, o vorrebbero coltivare, nei propri orti domestici.
L’orto richiede cure costanti e una formazione personale adeguata, oltre a una certa dose di buon senso: la maggior parte degli intervistati, tuttavia, ha risposto di improvvisare (56,6%), mentre solo pochi dichiarano di aver seguito un corso di giardinaggio (13,2%) o di utilizzare una strumentazione idonea.

Non è facile orientarsi nella miriade di offerte proposte dalla rete e distinguere siti  / blog in cui ortolani più o meno improvvisati mettono a disposizione le loro esperienze, oppure tra l’altrettanto vasta offerta di libri, che (è il caso di dirlo) spuntano come funghi ogni giorno in libreria, o ancora soluzioni per l’orto casalingo  dalla dubbia sopravvivenza. Esistono riviste che da sempre si occupano della materia, enti di formazione storici che offrono corsi (anche brevi) tramite i quali imparare l’abc dell’orto, evitando spiacevoli delusioni.

Si colorano di blu i margini del fiume Piave

La patata blu cresce bene a Moriago della Battaglia, ai margini del fiume Piave, dove sembra avere trovato il suo habitat naturale. È una varietà antichissima che proviene dalle Ande peruviane, celebrata per la ricchezza di antiossidanti, sostanze  che, neutralizzando i radicali liberi, sono in grado di proteggere l’organismo  e di rallentarne quindi i processi di invecchiamento: per questo è chiamata anche patata salva salute.
Le sue proprietà benefiche e le sue virtù nutrizionali sono esaltate dalla tradizione officinale e alimentare e sono confermate da ricerche scientifiche del nostro tempo. Non è facile trovare la patata blu, un prodotto veramente di nicchia, poco coltivato perché non è redditizio. In compenso è una pianta molto forte, che resiste alle malattie e alla siccità e che quindi non richiede grandi cure. Ne è appassionato cultore Aurelio Codello, un orticoltore trevigiano di Moriago della Battaglia, che l’ha scoperta in Francia e si è impegnato a piantarla su terreni particolarmente felici per le patate. Sugli stessi campi crescono le Cornette, altra varietà tipica delle terre del Piave, immancabili nella cucina locale, le quali si avvicinano alle blu per  la forma: sono piuttosto piccole e bitorzolute. “È la passione che me le fa seminare – ci dice Aurelio Codello – perché se si badasse al risultato economico, non la si prenderebbe nemmeno in considerazione”.

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Chips di patata blu

Da un po’ di tempo la patata blu è valorizzata dall’alta cucina, che spesso utilizza cultivar simili, come le vitelotte francesi, coltivate in Piccardia, o le blu di San Gallo, nel Cantone Grigioni della Svizzera, o le blu di Margone di Vezzano, in provincia di Trento. È chiamata patata blu per il colore della buccia e della polpa, che è tra il blu marino e il violaceo. Il suo sapore è deciso, forte, originale e inconfondibile. In cucina si presta a piatti sapidi, dissueti e sorprendenti, che piacciono soprattutto a chi ama scoprire cose nuove e diverse. La patata blu è commercializzata, in particolare, da OPO Veneto, che la considera un prodotto interessante non tanto per i numeri, che sono veramente minimi, ma per il suo valore di ortaggio biodiverso, come segno di un’orticoltura che non si ferma solo alla massa o alla quantità, ma guarda alla qualità, alla varietà, alla compatibilità ambientale, alla sostenibilità.

La risaia sul tetto: le ultime frontiere delle coltivazioni in Cina

coltivazione risoTutto può servire per accrescere la produzione di riso in Cina. L’ultima novità viene da un villaggio nella regione di Zhejiang: sfruttare il tetto delle case per coltivare questo cereale, alimento base della popolazione.
Lo Zhejiang, regione costiera non lontana da Shanghai, è una delle più ricche del Paese ed è considerata la terra del riso: riveste pertanto un ruolo di primaria importanza nella strategia del governo di Pechino, che vuole potenziare e modernizzare il settore agricolo.

Il Global Times riporta come esempio da seguire quello di un contadino dello Zhejiang che ha potuto realizzare nelle scorse settimane un raccolto precoce di riso grazie a una risaia a secco creata sul tetto del compound dove abita. La mini-risaia ha una estensione di 133 metri quadrati e il raccolto è stato di circa cento chili.
È probabile, commenta il giornale, che questo metodo di coltivazione diventerà molto popolare.

I vantaggi? Non si ha bisogno di terreno in più per accrescere la superficie coltivata e si evita il rischio che erbacce e altre piante nocive si mescolino alle spighe di riso.

La produzione di cereali (riso e grano) è in continua crescita in Cina ma non è giudicata ancora sufficiente: 571 milioni di tonnellate nel 2011, è per questi motivi che il governo ha lanciato per il 2012 un grande piano nazionale per accrescere la produzione, migliorando la produttività delle fattorie. A tale scopo sono stati decisi un consistente aumento dei prezzi minimi garantiti e vari provvedimenti di stimolo, come facilitazioni per l’accesso al credito.

Il giardino aromatico

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Erba cipollina (Allium schoenoprasum)

Cosa sarebbe la nostra vita senza un tocco di erbe aromatiche? Una pizza senza origano, un pesto senza basilico? Da sempre sono state utilizzate per insaporire e aromatizzare i cibi.
Oggi ne facciamo un uso più limitato; restano sulla nostra tavola le più note, quelle che si trovano dagli ortolani o nei supermercati. Il loro gusto è indispensabile, ma di quante altre ne abbiamo perso la conoscenza e la fragranza! In quest’epoca di diete e di mancanza di sapori è piacevole disporre immediatamente di un aroma fresco, raccolto un attimo prima. Una salsa esotica à l’Estragone o al rafano è facile a farsi se si ha a portata di mano un ciuffo di dragoncello o la radice di cren; e cosa dire di una insalata dove spiccano i fiori azzurri di borragine o quelli giallo oro di calendola? Ma non ne vanno nemmeno dimenticate le proprietà curative.

Chi possiede un balcone può disporre vasi e cassette su una scaletta in legno Un grosso vaso in cotto è una simpatica soluzione per un orto in miniatura.

Negli orti del Medioevo
Nel Medioevo fu così importante la cura dell’orto, da indurre per primo l’imperatore Carlo Magno (742-814) a includere nella sua legislazione anche un elenco di tutte le piante che si dovevano coltivare negli orti: delle circa 73 piante nominate, circa un terzo sono aromatiche. Rientrano in questa categoria quelle piante fortemente profumate nelle loro parti, dalle quali si estraggono oli essenziali. Perché non proviamo a coltivarle per la nostra tavola, facendone al tempo stesso un giardino e, per chi abita in città , un terrazzo o un balcone? Dal punto di vista ornamentale sono molto piacevoli, parecchie di esse sono sempreverdi e resistono bene anche ai climi rigidi, se poste in posizioni riparate.

Numerose specie e varietà
Ne esistono in commercio numerose specie con colori, forme delle foglie e portamento molto diversi: salvia variegata o rosso cupo; basilico con foglie grandi come lattuga o piccole come un’unghia, verde o rosso; sfumature differenti nei profumi. Molte specie possiedono anche una suggestiva fioritura colorata o, nel suo complesso, appariscente: lavanda, timo, erba cipollina, camomilla, calendula; fogliame imponente come quello del rabarbaro; a frutti rossi come il peperoncino. Alloro, mirto, lavanda, ginepro, rosmarino costituiscono, se il clima lo consente, stupende siepi che possono essere potate; origano, timo, maggiorana (piccole e sempreverdi) sono ideali per bordure da vedersi in primo piano.
Le Umbelliferae perenni: angelica, finocchio, levistico e le annuali o biennali aneto, cumino, coriandolo per il loro sviluppo in altezza sono indicate per bordure poste in secondo piano o di sfondo.
Estremamente decorative, dove il clima lo permette, il cappero o il dittamo fiorito, alto fino a un metro o ancora il grigio argento dell’assenzio.
Per molte di queste aromatiche esistono in commercio varietà ornamentali come per l’Allium, la menta, il timo, l’origano.
In giardino e sul balcone
Premessa indispensabile per ottenere un discreto risultato: un luogo con alcune ore di sole, acqua e concime, qualche ora del nostro tempo.
Per organizzare un piccolo giardino aromatico bisogna prima considerare la forma, la posizione, la zona climatica e il paesaggio in cui si deve operare, evitando quelle specie che nella zona non si sviluppano bene e procurando che il terreno sia ben drenato. Dato l’uso limitato che si fa degli aromi se ne possono prelevare le quantità necessarie, recidendole, in posizioni dove non si danneggi la forma delle piante.
L’apparato radicale, in genere non eccessivamente sviluppato, ne facilita la coltivazione in vaso. Chi possiede un bel balcone può disporre le cassette su una scaletta di legno, in modo che possano godere tutte di una buona illuminazione. In un piccolo terrazzo soleggiato, grossi vasi in cotto sono una soluzione simpatica per contenere un discreto gruppo di aromatiche.
Il disegno del giardino può essere di vario tipo secondo la forma e lo spazio disponibili. Girolamo Porro nel 1591 per l’Orto Botanico di Padova, l’Horto dei semplici, propose la forma circolare, gli orti dei conventi erano rettangolari o quadrati; i tracciati dei vialetti ne disegnano le aiuole. Fin dalle più antiche scritture e incisioni rupestri, il quadrato ha avuto il significato di recinto, casa, campo, luogo protetto dalle forze negative che stanno all’esterno e il suo spazio può essere ancora diviso in quadrati; pare la forma più bella da suggerire per racchiudere tanti profumi.

1 Rosa ‘Dragmar Hastrup’
2 Rosa eglanteria
3 Hosta sieboldiana
4 Origano
5 Mentuccia
6 Cedronella
7 Barbaforte (Cochlearia)
8 Sanguisorba
9 Basilico
10 Prezzemolo
11 Aglio cipollino
12 Uva spina
13 Rubus trilobus
14 Paeonia officinalis
15 Aneto
16 Fragole
17 Rubus phoenicolasius
18 Finocchiella dolce
19 Chamaecyparis obtusa ‘Nana Gracilis’
20 Ilex ‘Veitchii’
21 Santoreggia (Satureia)
22 lssopo
23 Cerfoglio
24 Timo
25 Salvia
26 Lilium longiflorum
27 Rabarbaro
28 Petasites japonicus giganteus
29 Lavandula spica
30 Bruxus sempervirens
31 Rosa ‘Peace’
32 Ruta graveolens
33 Sedano di monte (Levisticum)
34 Acetosella
35 Asperula odorata
36 Finocchio
37 Vaccinium corymbosum
38 Juniperus squamata ‘Meyeri’
Disegno dal volume Il mio piccolo giardino, Edagricole, Bologna